Focus La misteriosa, magnifica Merry Marvel Marchin' Society

La misteriosa, magnifica Merry Marvel Marchin’ Society

Se pensiamo alla Marvel oggi, pensiamo a un colosso dell’intrattenimento in tutte le sue forme. Complice anche la mano di mamma Disney, sua proprietaria dal 2009, i supereroi della Casa delle Idee (appellativo coniato dal sempre modesto, e sempre sorridente, Stan Lee) vengono ormai stampati tanto su carta quanto su magliette, trasformati in giochi e action figures, decorati sulle confezioni di innumerevoli prodotti, trasposti al cinema in kolossal deca-milionari e, nel tempo libero, sono anche protagonisti di albi a fumetti.

Ma c’è stato un tempo in cui la Marvel era solo una piccola casa editrice di belle speranze, sorta dalle ceneri della Timely, poi Atlas, e che stava iniziando ad affacciarsi sul mercato con un pugno di personaggi con qualcosa di diverso. No, non starò a menarvela per l’ennesima volta con la storia dei supereroi con superproblemi: ormai la faranno studiare pure a scuola. Piuttosto, potrebbe essere interessante concentrarci su un dettaglio: i redazionali dell’epoca, ovvero le pagine non a fumetti e non pubblicitarie.

L’idea del solito Stan, all’epoca, fu di far entrare virtualmente i lettori nella redazione Marvel, rendendo famigliari i nomi dei disegnatori, del colorista, del letterista. E soprattutto, inserendosi in una tendenza che allora attraversava anche i periodici europei (si pensi alle leggendarie rubriche “En direct de la rédaction” di Delporte e Franquin su Spirou, o ai “Dingodossiers” di Goscinny e Gotlib, sulle pagine di Pilote), dare l’idea di un posto incasinato e divertente, una gabbia di matti pieni di talento che confezionava con genio e sregolatezza i colorati comic book che stavano dando vita all’Era Marvel del fumetto. Il nome scelto da Lee per questa singola pagina di informazioni e frammenti di vita redazionale, fu Marvel Bullpen Bulletins, e debuttò su The Amazing Spider-Man #31 nel dicembre 1965.

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Il primo Marvel Bullpen Bulletins

La realtà, però, era ben diversa: gli autori se ne stavano nelle rispettive case, passando in redazione (all’epoca al 625 di Madison Avenue, New York City) solo al momento di consegnare le tavole. Presenze fisse degli uffici erano, in realtà, l’onnipresente Stan e la sua assistente Flo Steinberg, assunta proprio quando iniziarono a fioccare le lettere dei fan.

Sono anni ricchi di entusiasmo. E c’è un Mito da costruire, un piccolo universo narrativo parallelo a quello delle pagine con supereroi e nuvolette. Una specie di “Terra-616 redazionale” (e questa sì, la capiranno in quattro). Così Stan Lee persevera nella sua redazione di fantasia e inizia a pensare che il successo dei fumetti vada in qualche modo fatto fruttare. Non dimentichiamo che la Marvel dei Sixties è assai più ingenua di quella di oggi: per parecchi anni avrà l’abitudine di cedere le licenze dei suoi eroi per il proverbiale tozzo di pane, e il più delle volte a perfetti incapaci.

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Ma c’è un collectible, per usare la terminologia inglese, che Marvel realizza in casa, probabilmente anche con l’idea di corroborare la visione di Madison Avenue data nei redazionali. Si tratta del secondo gadget realizzato con gli eroi Marvel, un annetto dopo il costume di Spider-Man rosso-giallo-blu prodotto dalla Ben Cooper di cui ho raccontato qui. Si tratta di un fan club, un gruppo, una società, anzi una Merry Marvel Marchin’ Society.

La tessera ufficiale

Il nome giunge probabilmente dal prolifico Stan, che ama le allitterazioni quasi quanto le definizioni tronfie. Per un dollaro, il Marvel fan del 1964 poteva ricevere nell’ordine: una spilla, una serie di adesivi, la tessera d’iscrizione, un certificato di appartenenza alla gloriosa M.M.M.S. e un disco 33 giri.

Soffermiamoci ora sull’ultimo oggetto in elenco, il disco con il quale i fan avrebbero potuto sentirsi parte del gioioso Marvel Bullpen, ascoltando e riascoltando le voci di Stan Lee, Jack Kirby e tutta la combriccola: “The Voices of Marvel”. Di cosa mai discuterà il Bullpen? Del numero di scarpe dell’Uomo Ragno? O di quanto solleva Hulk alla panca libera? No, su un copione scritto da Stan medesimo, il gruppetto si produsse in una serie di battute piuttosto scarse, recitate con poca convinzione in una luuuuunga giornata di prove e di sessioni davanti al microfono.

voices-of-marvel-cover

Ma chi sono i fortunati che parteciparono alla simpatica scampagnata in uno studio di registrazione? Oltre a Lee e Kirby e ad altri disegnatori (come Wally Wood e Don Heck), si prestarono alla recita anche Flo Steinberg, il responsabile della produzione Sol Brodsky e persino i letteristi. Nel gruppo c’è un’assenza significativa, quella di Steve Ditko. Il silenzioso e poco socievole Sturdy Steve aveva già iniziato il suo progressivo distacco dalla Marvel, decidendo quindi di non partecipare alla registrazione. Stan Lee decide di ringraziarlo inserendo nel copione un paio di scambi di battute che sanno molto di sfottò:

STAN: Ehi, cos’è tutto quel trambusto là fuori, Sol?
SOL: E’ quel timidone di Steve Ditko. Ha sentito che vuoi fare un disco e ha paura del microfono. Ooops! Eccolo!
STAN: Un’altra volta fuori dalla finestra? Comincio a pensare che sia lui Spider-Man.

Se questi ameni dialoghi vi hanno solleticato, non dovete fare altro che ascoltare l’intero disco. Nonostante l’assenza di Ditko, il kit della M.M.M.S. venne distribuito, riscuotendo pure un notevole successo. Gli iscritti furono oltre cinquantamila, vennero aperte sezioni anche in college come Oxford e Cambridge, e i verdoni fioccarono copiosi in redazione, tanto che la povera Flo Steinverg si trovò costretta a lavorare sette giorni su sette.

L’iniziativa proseguì fino al 1969, anno in cui la M.M.M.S. fu inglobata nel nuovo fan club Marvelmania International, gestito da un imprenditore di nome Don Wallace, che per 10.000 dollari si era accaparrato i diritti di merchandising sugli eroi Marvel. Eh sì, oggi come oggi non vi potete più iscrivere alla M.M.M.S. Ma, per consolarvi, un’ultima chicca. Nel 1967 fu prodotto un nuovo disco, intitolato “Scream along with Marvel”, contenente ben due imperdibili pezzi: “The Marvel Super Heroes Have Arrived” e “M.M.M.S. Theme Song”. Lo so, non vedete l’ora di ascoltarli per godere dei gloriosi cori e delle epiche orchestrazioni. Più o meno. Excelsior!

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