La distopia italiana di Golem, il “progetto di mondo” di LRNZ [Recensione]

Lo ammetto: quando mi hanno chiesto di scrivere una recensione di Golem ho cominciato a sudare freddo. Perché conoscendo Lorenzo Ceccotti e sapendo quanto metta di sé in quello che fa, giudicare un suo lavoro è un po’ come giudicare lui stesso, ovvero il metodo che ha scelto per lavorare .

Ho letto il primo episodio di Golem nel 2010, quando uscì sulla rivista PicNic, autoprodotta dal collettivo dei Superamici di cui anche LRNZ faceva parte, e già all’epoca c’erano buone premesse per una saga colossale, di quelle che restano impresse a lungo nella memoria. Il progetto si interruppe dopo il primo numero, ma in realtà Golem era in gestazione nella mente e tra gli appunti di Lorenzo Ceccotti da molti anni, cercando solo il modo giusto per venire fuori. Bao Publishing si è presa il merito di averlo costretto a stare seduto a lavorare a quell’unico progetto per sei mesi di fila, periodo di vera e propria reclusione (modus operandi tipico dell’autore), in cui tutte le forme che Golem aveva assunto nel tempo, dopo innumerevoli rivisitazioni, cambiamenti, aggiustamenti e miglioramenti, sono diventate una. Non più una serie, quindi, bensì un fumetto lungo e autoconclusivo, o graphic novel che dir si voglia.

Leggi un’anteprima di Golem

Golem Lrnz Bao copertina

E così, finalmente, possiamo leggere il prodotto di una mente folle ed enciclopedica, che ha generato un unicum nel panorama del fumetto italiano: un esercizio di worldbuilding articolato, persino ambizioso, di certo ricco di un’immaginazione bulimica.

Rispetto allo scenario del fumetto italiano di oggi, LRNZ entra come un caterpillar in un’affermata quanto recente tradizione in cui, eccezion fatta per il fumetto seriale di genere, a farla da padrone è il cosiddetto macrogenere “slice of life”, ovvero piccole-grandi storie ‘locali’, epopee del quotidiano e squarci di contemporaneità a volte intima e personale. Ecco: dimenticatevi tutto questo. Dimenticatevi soprattutto l’idea di Italia-come-la-conosciamo e calatevi piuttosto in una sua versione futuristica, distopica e nonostante ciò altamente plausibile. Una visione che LRNZ ha costruito mattone dopo mattone, ovvero simbolo dopo simbolo, dettaglio dopo dettaglio, logo dopo logo (un indizio della complessità del progetto: Ceccotti ha disegnato decine di marchi, per le numerose corporations che affollano la storia, fondendo i suoi due ‘mestieri’: fumettista e designer). Affrontare Golem vuol dire immergersi in un mondo.

Lo scheletro del racconto è essenziale, come nelle favole classiche o nei film hollywoodiani (che si rifanno alle favole classiche): boy meets girl. Due ragazzini fanno amicizia a scuola e si trovano coinvolti in qualcosa decisamente più grande di loro. Uno spunto come tanti, che dà inizio all’avventura. Ma intorno ad esso, sopra, sotto, dentro, l’autore incastra molti e diversi piani di lettura (sei ‘dimensioni narrative’ in totale) in cui tecnologia e natura, popolo e stato, verità e menzogna, idealismo e capitalismo, sogno e realtà, libertà e controllo, si incontrano e si scontrano furiosamente pagina dopo pagina, senza un attimo di tregua. È evidente e quasi palpabile l’urgenza che ha LRNZ di raccontare questa storia, la fretta di far conoscere questo futuro creato ad arte, a costo di sacrificare vignette ed elidere passaggi per non rallentare l’azione.

In 270 pagine si accavallano almeno venti personaggi, tutti studiati nei minimi dettagli, dal nome di battesimo alla maglietta che indossano. Ci sono i due ragazzi protagonisti, Steno e Rosabella, inconsapevoli discendenti di un manipolo di formidabili scienziati; i loro genitori, coinvolti in prima persona nella creazione del presente distopico in cui si svolge l’azione; il Presidente Oudeis, burattinaio e signor “nessuno”; il Generale X, futuristico Crying Freeman spietato ma dall’anima dilaniata dal dolore; i dodici Shorai, terroristi/ribelli votati alla rivoluzione. E infine il golem, naturalmente.

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Sviscerare troppo la trama significherebbe privare il lettore del (mal)sano piacere (e stupore) nel vedere pagina dopo pagina un’Italia irriconoscibile, falsamente opulenta, governata da grandi aziende senza scrupoli, che incoraggiano un consumismo forsennato, e da un’ottusa obbedienza (ma è poi così irriconoscibile?). Un’Italia in cui prodigi tecnologici di ogni sorta, probabilmente non così lontani dall’essere inventati nella realtà, dominano ogni attimo della vita di tutti i giorni, formando un coloratissimo quanto inquietante caleidoscopio pop, punk e cyberpunk, il cui cuore pulsa intorno a una delle questioni centrali del nostro (inquieto) presente: il controllo. A pensarci bene, Golem potrebbe essere una sorta di Black Mirror (la serie tv) a fumetti, una realtà inventata e distorta ma molto prossima, ricca di elementi distopici ma forse non così implausibili.

Le ispirazioni e i debiti sono tanti e a volte riconoscibili, di certo non solo giapponesi (come giustamente afferma anche Adriano Ercolani nella postfazione del libro), ma l’unica cosa a cui ho istintivamente pensato mentre leggevo è una celebre serie che LRNZ non ha mai visto, Evangelion. Lì troviamo l’Albero delle Sephirot, qui l’esoterismo alchemico. Lì l’A.T. Field degli angeli, qui l’Active Denial System di X. Evangelion è una saga in cui l’universo creato non lascia nulla al caso, e in cui si fondono mitologia e cabala, religione e scienza, disseminando di input nascosti le pieghe delle pagine e della trama. Proprio come Golem.

Anche in Golem, come – per certi versi, persino in modo più ossessivo – in Evangelion, non c’è nulla di casuale; qualsiasi logo, qualsiasi nome, qualsiasi simbolo o dettaglio è un pezzo del puzzle. Un insieme di quelli che acquistano spessore alla seconda lettura. Non a caso, ancora, Lrnz ha dotato il volume di un chip NFC per renderlo interattivo e “navigabile” mediante una app elaborata per l’occasione, e nuovi spin off e storie collaterali verranno rilasciate nei sei mesi successivi all’uscita. Come nella migliore ‘tradizione’ dei grandi progetti di worldbuilding narrativo, Golem è uno dei rari fumetti italiani che riesce a far percepire lo spessore del proprio mondo, aperto a potenziali rivoli, integrazioni e declinazioni transmediali (non solo fumetti, ma anche video, musiche, mini-games).

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270 pagine sembrano perciò andare strette a un’opera dal respiro amplissimo, in cui non tutti i temi godono del risalto che meriterebbero. Ad esempio la religione, che è quasi del tutto assente nonostante esista la corporazione del Vaticano, con il suo bel logo che campeggia sui palazzi. L’impressione è che non ci fosse abbastanza spazio, o tempo, per approfondire anche questo aspetto, che nell’episodio pilota del 2010 era invece tra quelli preponderanti. La verità è che Golem, con tutti i suoi personaggi e la complessità delle tematiche che tratta, insieme alla miriade di riferimenti simbolici sparsi nelle pagine, riempirebbe agevolmente una cinquantina di albi monografici o una serie animata di 26 episodi.

La resa grafica è, al contempo, totalmente al servizio della storia e un tour de force stilistico affascinante di per se stesso. È nota, per chi conosce il lavoro di LRNZ, la sua abitudine a fondare un linguaggio visivo a seconda del contesto in cui è utilizzato. Che si tratti di un video, una pubblicità, un’illustrazione o un semplice logo, LRNZ studia la tecnica più adatta per rendere al meglio l’idea, il concetto alla base. In Golem le tecniche utilizzate sono almeno quattro, e sono fondamentali per capire, senza bisogno di didascalie o espedienti narrativi, quello che stiamo vedendo in quel momento.

Chi ha familiarità con lo stile di LRNZ, inoltre, riconoscerà facilmente alcuni dei suoi “feticci” grafici, come gli elementi lunghi e tubolari (una sorta di “vermoni”), gli esseri giganti fuori scala rispetto all’ambiente circostante, la schiuma densa (qui una vera e propria arma), il lavoro certosino sulle onomatopee e sul dinamismo dei corpi. Le tavole raramente sono racchiuse nella classica gabbia: quasi sempre l’azione si svolge sia su uno sfondo al vivo, in cui le immagini prendono tutto lo spazio della pagina, sia nelle singole vignette ad esso collegate. È come se il disegno deflagrasse, e l’effetto più impressionante si ha naturalmente nelle tavole doppie. I colori luminosissimi e la composizione fanno il resto. Golem è, insomma, anche una gioia per gli occhi.

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Il mio giudizio, se proprio devo provare a darne uno sintetico, è che siamo di fronte a un esperimento di immaginazione pop ottimamente riuscito, in grado di rappresentare, nella scena del fumetto italiano contemporaneo, un precedente importante con cui fare i conti d’ora in avanti. E in questo caso, il confronto sarà anche – ed ecco la difficoltà di scindere l’opera dal suo autore – con la mente e il metodo progettuale di Lorenzo Ceccotti, un autore il cui slancio di immaginazione  si mescola al rigore nella costruzione e nella cura per i dettagli, realizzati con un amore paragonabile a quello di un padre per il figlio. Come direbbe il Presidente Oudeis.

Golem
di LRNZ
Bao Publishing
280 pagine, 25€

  • Lino Grandi

    Bellissima recensione per una pubblicazione che brilla unica nel nostro panorama fumettistico. Grandissimo LRNZ!

  • Luca Spadoni

    LRNZ TOTALE