Mercurio Loi, uno Sherlock Holmes alla romana [Recensione]

Mercurio Loi di Alessandro Bilotta e Matteo Mosca, 28esimo volume della collana Le Storie (Sergio Bonelli Editore), è uno degli albi migliori della serie. Il fumetto, ambientato a Roma nel 1825, anno dell’esecuzione dei carbonari Targhini e Montanari raccontata nel film Nell’anno del Signore, offre lo spunto per esplorare l’atmosfera peculiare della Capitale all’inizio dell’800, colma di sotterranei fermenti rivoluzionari e leggendarie suggestioni soprannaturali.

mercurio loi bonelli

Il protagonista, che dà il titolo al volume, è un dichiarato omaggio alla figura di Sherlock Holmes. Eppure, nella sua eleganza ossessiva, nei suoi modi da dandy e nella sua cultura versatile, si ritrovano i tratti di un altro grande personaggio della letteratura gialla: quel Philo Vance, creato dalla fantasia di S.S.Van Dine, che dell’eroe di Conan Doyle è una sorta di figlio ribelle.

Fin dal nome, l’investigatore rivela il suo profilo intellettuale, insieme laico ed esoterico, comune a tanti esponenti dell’intellighenzia dell’epoca: Mercurio, oltre ad essere l’elemento mobile per definizione e il simbolo unificatore dei processi alchemici, è il nome del dio latino dell’eloquenza, della comunicazione col mondo occulto, il messaggero della conoscenza divina; Loi ci riporta alla definizione di loico, l’attributo che Dante conferisce a Federico di Svevia: campione della logica e dell’arte della dialettica. Il linguaggio forbito, le deduzioni logiche – appunto alla Sherlock Holmes – e le misteriosi doti sensitive sono infatti le caratteristiche salienti del nostro personaggio.

Nei panni corrispondenti all’inevitabile Watson, incontriamo il giovane Ottone, studente avventuroso e idealista, allievo promettente e svogliato dello stesso Loi. Non può certo mancare il Moriarty della situazione, l’antagonista geniale, aristocratico e follemente crudele… ma lascio al lettore il gusto della scoperta.

mercurio loi bonelli

Nello svolgimento della storia, come da tradizione bonelliana, troviamo tutti i tòpoi dell’ambientazione prescelta, in questo caso colti con intelligenza dal grande calderone del folklore e delle leggende storiche romane: ecco quindi le strofe popolari di Meo Patacca; l’infaticabile e crudele boia Mastro Titta; la malinconia de Er Barcarolo; il rituale cruento dei Lupercalia (celebrazioni di purificazione e fertilità); le riunioni dei carbonari; l’amore cortigiano e le esecuzioni a Castel S.Angelo.

Ricorrente, soprattutto, è l’apparizione del fantasma di Beatrice Cenci, la giovane giustiziata nel 1599, dopo il  parricidio indotto dalle continue violenze paterne, il cui percorso verso il patibolo fu cosparso dai fiori gettati ai suoi piedi dal popolo commosso. Beatrice Cenci è forse il più personaggio storico più affascinante e commovente delle leggende della Roma moderna: la sua storia d’innocenza violata e spietata vendetta ha ispirato nomi di spicco della letteratura europea. Citerei il grande Stendhal, Shelley, Dumas padre, Artaud, soprattutto, fino a Moravia e, curiosamente, addirittura Alfred Nobel, il chimico filantropo inventore dell’omonimo Premio, che alla sventurata dedicò la tragedia Nemesis. Insomma, per chi, come il sottoscritto, è appassionato di storie e leggende romane il fumetto è senza dubbio un intrattenimento gradevole (al netto di un anacronismo sulle sorelle prodigio Milanollo, che abboniamo volentieri).

mercurio loi bonelli bilotta

L’impianto di riferimenti della sceneggiatura di Bilotta, pur appesantito dagli eccessi didascalici tipici della narrazione bonelliana, è ben costruito e trova una valida interpretazione nei disegni di Matteo Mosca. Non è facile restituire la Roma papalina di inizio XIX secolo, che abbiamo imparato a conoscere a menadito nei film di Luigi Magni e Mario Monicelli, senza incappare in stucchevoli stereotipi in salsa amatriciana. Per quanto le vedute del Piranesi siano l’inevitabile riferimento grafico per la rappresentazione di quel periodo capitolino (per l’esattezza immediatamente precedente), Mosca riesce comunque ad esprimere una sua riconoscibile personalità autoriale. Al di là dell’ingenuità di certe espressioni un po’ melodrammatiche dei personaggi, l’atmosfera notturna della Roma infestata da fantasmi, prostitute e assassini dietro ogni angolo è resa con tratti vividi e convincenti. La tentazione della cartolina da Roma sparita è sempre presente, ma il ritmo vivace della storia e alcune tavole gestite con buona tensione teatrale scongiurano ogni rischio di prevedibilità.

In conclusione, pur all’interno dei limiti e delle convenzioni della narrazione bonelliana classica, Mercurio Loi è un volume intrigante e complessivamente riuscito.

Mercurio Loi
di Alessandro Bilotta e Matteo Mosca
Sergio Bonelli Editore, 2015
116 pagine, 3.80€