Il duro mestiere del reportage

Perle di saggezza da parte di Osamu Tezuka; con speranza affidiamo questa severa lezione al nostro cuore mentre la giornata del Labor Day sbiadisce nella nostra memoria. Ovviamente non stiamo parlando di un autoritratto; i pesanti e spessi contorni semmai ci ricordano Gatarō Man, uno dei più grandi mangaka alternativi degli anni Novanta, sebbene in realtà la prima cosa che viene in mente sia un altro lavoro dagli anni ’90 proveniente da un’altra nazione.

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L’immagine è tratta da The Untold Story of How Osamu Tezuka Created His Black Jack, un manga shonen biografico (!) scritto da Masaru Miyazaki e disegnato da Kouji Yoshimoto, in procinto di riprendere presto la pubblicazione sulle pagine di Weekly Shonen Champion, il magazine per ragazzi della Akita Shoten su cui, molti anni fa, veniva pubblicato proprio l’originale Black Jack di Tezuka (una serie che ha subito numerosi remake nel corso del tempo, incluso un riadattamento durante la metà degli anni 2000 da parte di Kenji Yamamoto, uno degli autori presenti nell’antologia pornografica curata da Glenn Danzing Verotika East, di cui ho fatto cenno in un articolo precedente).

Le immagini di seguito riportate sono state scansionate da un omnibus che la Akita Shoten ha realizzato nel 2010 in occasione del quarantesimo anno di uscita di Weekly Shonen Champion – una breve ed esaustiva panoramica delle pubblicazioni della rivista manga, che spaziava in sostanza dalle quasi nude eroine di Go Nagai alle quasi nude ragazze moe di Takahiro Seguchi – quindi la serie è databile perlomeno a quell’anno. Sembra che la produzione editoriale abbia avuto una forte accelerata a causa della notizia di un imminente adattamento televisivo in cui Tezuka sarà rappresentato da un membro della famosa boy band SMAP – una gran bella idea direi, visto che c’è davvero parecchio spazio per momenti hot e situazioni sexy quando si scrive e disegna un manga.

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Eppure “leggendo” il capitolo di The Untold Story incluso nell’omnibus, sono rimasto fortemente colpito dalla somiglianza con il lavoro di Joe Sacco, un altro grande fan dei contorni spessi; lo stile nel condurre il reportage attraverso il fumetto inoltre è molto simile: sono rappresentati numerosi resoconti di testimoni oculari degli eventi in questione, mentre raccontano le loro storie all’autore appena fuori dalle vignette (Sacco avrebbe disegnato se stesso, in verità, al posto dei testimoni) e a seguito di ciò il racconto prende il via, entrando in un vivido ritratto degli eventi descritti.

Generalmente, con questo stile di messa in scena super-letterale ‘ecco la persona che parla, ecco la loro storia’, traccerei una linea che collega Sacco a Harvey Pekar; lo stile della comunicazione diretta è fortemente ancorato a una vecchia tradizione del fumetto non-fiction  post-underground, il che fa sembrare Sacco una figura davvero imponente e parte della tradizione. Non conosco tuttavia lo sviluppo storico di questo stile nel manga, dal momento che nel mercato delle pubblicazioni in lingua inglese sono davvero poche le serie biografiche giunte a noi non accompagnate da deliziosi stratagemmi di marketing o da una vasta e impenetrabile nebbia di kitsch.

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Forse Tezuka rimane un autore sufficientemente importante perché un fumetto *su di lui* si preoccupi di cercare l’esatto equilibrio tra l’umano e il supereroico prima di tutto il resto; e ci si può davvero riuscire, se Miyazaki interroga i giusti testimoni dagli occhi sporgenti mentre Yoshimoto disegna manga no kamisama sudato abbastanza. Tutto quello che so è che se siamo riusciti a vedere un’autentica biografia di Hergé in inglese, l’affidabile mercato legato al nome di Tezuka potrebbe essere il primo a beneficiarne, dal momento che gran parte delle effettive opere di questo autore in via di traduzione saranno probabilmente pubblicate dalla DMP (Digital Manga Publishing). Hey, Weekly Shonen Champion stesso ha cambiato direzione dall’assenza di Black Jack; non c’è niente di male a imparare qualcosa da un mercato più grosso del nostro.


*L’articolo è apparso originariamente sul Comics Journal.  La traduzione è opera di Elena Cirillo.

Joe McCulloch, americano, è un critico e studioso di fumetto, collabora fra gli altri con Comics Journal e Comics Alliance.