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Lo scaffale di Alessio Spataro

Per la rubrica Lo scaffale di…  a raccontarci le sue letture recenti questa settimana abbiamo con noi Alessio Spataro, fumettista noto per la sua satira – autore, tra gli altri, di La ministronza e del recente Heil Beppe –  che a maggio sarà in libreria col volume Il biliardino (Bao publishing). Quest’ultimo è la storia di Alejandro Finisterre, l’uomo cui si deve la versione moderna di quello che forse è il gioco più diffuso al mondo: il biliardino; già in parte leggibile in anteprima su un blog apposito.

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Grandes Preguntas, Anders Nilsen (Sins Entido)

L’ex pittore statunitense Nilsen con l’edizione spagnola del suo libro mi pone tre grandi domande. Possibile che ormai la vecchia scuola franco belga debba prendere lezioni di linea chiara persino da uno yankee? Qualcuno potrebbe rassicurarmi che presto in Italia verrà pubblicato questo libro per intero, in tutte le sue seicento pagine, oltre quella parte già uscita nel 2006 grazie al gruppo Canicola? Un top gun è più stronzo di un uccello solo quando si schianta in un luogo deserto e isolato oppure a prescindere dal contesto in cui si trova?

max

Vapor, di Max (La Cupula)

La linea chiara che più dovrebbe far schiattare d’invidia la scuola franco belga ad occhio e croce è quella di Max (Francesc Capdevila), autore catalano che esordisce nel periodo florido della Spagna del post franchismo con Peter Pank mostrando una chiara influenza della linea chiara del francese Yves Chaland (il quale, non so per quale congiunzione astrale, è chiaramente Matteo Stefanelli senza barba). Con “Vapor” Max dona al pubblico un ottimo libro che supera i suoi già eccellenti lavori precedenti (donare nel senso che il suo talento non ha prezzo). Due edizioni in castigliano e catalano per un volume che ha richiesto tre anni di lavorazione, un processo creativo dettagliatamente spiegato in un apposito blog curato dallo stesso autore.

PianetaPerdutoBacilieri

Sul pianeta perduto, di Paolo Bacilieri e Antonio Serra (Sergio Bonelli Editore)

Qualora dovesse capitarmi di non trovare soddisfazione in autori stranieri nella ricerca perenne e faticosa della maledetta linea chiara perfetta, allungo la mano e trovo accanto alla scrivania il bel fumetto di Bacilieri e Serra, gustoso come storia fantascientifica e gradevolissimo per gli occhi. Il disegnatore in questo volume credo trovi un limite perfetto in questa sceneggiatura: né troppo vincolante (come immagino sia in altre storie interpretate dal suo segno in altri fumetti seriali fatti per Bonelli) né troppo personale (come nei suoi ottimi libri di cui è autore unico editi da Coconino, Rizzoli o altri).

RocaDestino

I solchi del destino, di Paco Roca (Tunuè)

L’unica pecca di questo libro è la copertina: non mi piace (quella edita in Italia da Tunuè è uguale all’originale spagnola), molto meglio le versioni francese e tedesca. A parte questo mi appello a qualche insegnante illuminato: procuri subito questo libro alla scuola secondaria in cui insegna. È in italiano, è una vicenda affascinante proprio perché reale, è interessantissima la ricerca dell’autore, è fondamentale per far capire a chi comincia a studiare storia della complessità della materia e, soprattutto, c’è solo una breve scena di sesso soft, tranquillamente adattabile all’attenzione di maggiori di quattordici anni. Tenere lontano da chi insegna religione cattolica finché la religione cattolica non è tenuta lontano dalla scuola pubblica.

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Cronaca degli insetti umani, Osamu Tezuka (001 Edizioni)

Giusta la scelta di pubblicare in un unico volume questo gioiello del grande Tezuka, se non altro perché così posso prestarlo alle persone care in modo più pratico, senza temere per la dispersione dei singoli volumi. I fumetti più sono belli e più si devono prestare, l’ho fatto con i cinque libri della “La Storia dei tre Adolf”, lo farò anche con “Cronaca degli insetti umani”. Qui Tezuka non raggiunge i suoi massimi livelli di drammaticità e tensione, ma è ugualmente un bellissimo thriller realistico tragicamente verosimile. Solo una pecca: tra le centinaia di immagini della bellissima protagonista, perché impaginare nel dorso di copertina l’unico errore anatomico di Tezuka?

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