Nello studio di Linda Cavallini

di Stefania Nebularina

Questa settimana, per la rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio di Linda Cavallini, vicino Firenze. Illustratrice per l’infanzia e colorista, Cavallini è attualmente al lavoro assieme a Emanuele Tenderini su Lùmina. Al solito, abbiamo fatto cinque domande e scattato parecchie foto.

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Quali sono i progetti a cui stai lavorando attualmente?

In questo periodo sto lavorando molto intensamente a Lùmina, un progetto di libro a fumetti, ideato e realizzato insieme a Emanuele Tenderini. Quando lavoro come illustratrice per l’infanzia posso portare avanti anche due o tre lavori contemporaneamente (un po’ stressata, ma ce la faccio) ma in questo caso mi sarebbe impossibile, Lùmina è troppo impegnativo, non è solo questione di disegnare al meglio o di mantenere lo stile, si tratta di condurre una continua ricerca, un continuo spingersi verso i propri limiti con l’obiettivo di superarli, è una cosa che assorbe completamente tutti i miei pensieri. Senza contare la mancanza di tempo, in effetti. Lùmina verrà realizzato grazie alla (emozionantissima) vittoria di un crowdfunding, tutto quello che di solito fa un editore quindi dobbiamo organizzarlo noi, dalla stampa alla distribuzione. Sono cose che se vuoi farle bene ti portano via veramente tanto tempo.

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Quali sono gli strumenti che usi per disegnare?

Da quando tre anni fa mi sono comprata la Cintiq quello è il mio principale mezzo. Cintiq e Photoshop sono gli strumenti con cui lavoro praticamente sempre, non solo per il vantaggio in comodità e tempistiche, ma anche perché il mio stile si adatta molto bene al digitale. Non ho mai amato le tecniche tradizionali, quando (ormai quasi 10 anni fa!) ho iniziato a lavorare con la tavoletta grafica mi si è aperto un universo e da allora ho iniziato a studiare e sperimentare i risultati che si potevano ottenere, proprio come si studia e sperimenta un medium classico come acquerello, acrilico ecc. Il digitale non è un metodo che deve necessariamente “imitare” le tecniche tradizionali, offre una gamma molto ampia di risultati validi originali altrimenti irraggiungibili.

Uso molto anche gli sketchbook per disegnare nei momenti di relax, o magari quando sono fuoricasa. Niente mi rilassa come staccare la testa e tracciare sul foglio solo quello che decide il mio istinto in quel momento. In quel caso ho un astuccio (rigorosamente con gattini stampati) che contiene tutta una serie di pennarellini jap, trattopen, lapis vari, ma la cosa che uso praticamente sempre è la classica penna pilotGt!

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C’è qualche forma di abitudine che ami predisporre prima di metterti a disegnare? Hai degli orari particolari in cui ti metti al lavoro?

In realtà non è che ho proprio un’abitudine particolare, diciamo che spesso la mattina prima di lavorare sono costretta a riordinare un po’ la scrivania dalla baraonda di robe accumulate il giorno prima. Che potrà mai esserci sul tavolo di una che disegna solo con la cintiq? eh, boh non me lo spiego neanche io, eppure la mattina non c’è mai spazio per rigirarsi! Tazzine e tazze di caffè, tè e varie, chiavi nemmeno abitassi in un castello, fogli di tutti i tipi, ma sopratutto bollette e depliant di pizzerie a domicilio, appunti su appunti di numeri di telefono che poi non capisco più di chi sono e perché li avevo segnati, promemoria che mi scrivo perché tanto lo so che poi mi dimentico tutto. e poi un sacco di cianfrusaglie inspiegabili.

Quando non devo fare un lavoro particolarmente impegnativo ascolto le puntate delle serie tv. Le ascolto, perché se le guardassi non lavorerei. Ma alcune si seguono benissimo anche così. Ecco, la mattina prima di lavorare mi preparo anche quelle, mentre riordino.
I miei orari, invece, sono che inizio a lavorare quando mi sveglio, cioè quasi sempre sulle 900, (ho lo studio a casa) interrompo per mangiare, per andare in palestra o per fare la spesa, ma poi in generale lavoro sempre, fino alla sera verso le 10-11, quando mi costringo a staccare per giocare con la play o per uscire un pò. non lavoro più la notte, ho troppissimo sonno….

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Quali sono i tuoi autori di riferimento? E ci sono testi che devono essere a portata di mano mentre disegni?

Ehhh, tantissimi! In realtà sono così tanti da non poterne quasi nominare due o tre speciali, perché la mia tendenza è ammirare le varie singole opere, non la completa produzione di un artista… quando ero ragazzina adoravo i classici Klimt, Rackham, Dulac, Mucha e al tempo stesso autori “manga” come Murata, ma anche Otomo, Katsura. Veri e propri maestri. Ma quindi come non nominare i grandi come Miyazaki e Moebius, ma anche Toppi, o la Wendling. Ho amato e amo Pedrosa, Bengal, Fernandez ma anche Amelie Flechais, Clement Lefevre, e una miriade di altri autori che magari trovo in giro sul web, di cui non so assolutamente il nome ma che mi incantano per ore e ore.

Per quanto riguarda i testi invece, non ho manuali precisi che devo sempre avere con me. In generale mi piace studiare le opere degli altri autori ma poi non le tengo sott’occhio per prenderne meccanicamente spunto. Mi illudo di riuscire ad “assorbire” attraverso l’osservazione quello che mi è piaciuto e di poterlo poi rifiltrare inconsciamente nei miei lavori solo successivamente. A meno che non ci sia un motivo specifico o una qualche soluzione che non riesco davvero a trovare da sola, perchè magari proprio fuori dalle mie corde. Ad esempio se devo disegnare una bici o un’auto, per quante bici o auto io possa osservare nel dettaglio poi quando vado per disegnarle non c’è proprio verso che non sembrino una schifezza stortignaccola. Là per forza devo avere un riferimento.

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Ci parleresti di questa bellissima gatta che abbiamo trovato con te? Sappiamo che il suo nome è molto importante e particolare, immaginiamo che sia tutto correlato, ci racconti un po’ di lei?

Ho trovato questa gattina quando aveva appena un mese, piangeva intrappolata nel motore di un’auto qua fuori da casa nel pieno della notte. Ho svegliato Emanuele e assieme siamo riusciti a liberarla. Lui non aveva mai avuto un micio, io almeno dieci, è stato per entrambi amore a prima vista. In quel periodo stavamo già lavorando al progetto Lùmina, parlo di un paio di anni fa ormai, eravamo all’inizio ma già molto determinati e immersi nelle sue atmosfere. Abbiamo preso in considerazione qualche altro nome ma nessuno ci sembrava abbastanza potente, l’idea in realtà è stata di Emanuele, mi ha detto semplicemente “dovremo chiamarla proprio Lumina” e sembrava ovvio così. Da quel giorno Lumi è la nostra -splendida ma ferocissima- mascotte.

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