La scimmia di Hartlepool: una leggenda a fumetti sul pregiudizio [Recensione]

Quello della Scimmia di Hartlepool è un racconto tradizionale britannico, una bizzarra leggenda secondo la quale, durante le Guerre Napoleoniche, nella cittadina di Hartlepool (situata sulla costa centro orientale dell’Inghilterra, nota per aver dato i natali a Reg Smythe, l’autore di Andy Capp) la popolazione avrebbe impiccato una scimmia, dopo che un pescatore l’aveva trovata su una nave alla deriva.

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Perché prendersi la briga di giustiziare un animale apparentemente innocuo e tradizionalmente ritenuto tra i più “simpatici” in natura? Be’, semplicemente per ignoranza, pare. Sì, infatti – come oggi ci racconta l’adattamento a fumetti di Wilfrid Lupano e Jérémie Moreau – agli inizi del Diciannovesimo secolo gli inglesi di Hartlepool avrebbero scambiato la scimmia per un cittadino francese, e per dare una lezione ai nemici la impiccarono. E pare proprio sia una storia vera.

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Il libro di Lupano e Moreau (uscito in Francia nel 2014) rivisita questo racconto popolare dandogli i toni di una favola moderna, con figure dalle rotondità e dalla buffa goffaggine tipica di certa illustrazione per ragazzi classica o dei cartoon, più che della bédé (Moreau ha infatti lavorato anche nel mondo dell’animazione). Inizia in mare, tra violenti marinai e un mozzo bambino sul ponte di una nave francese che viene presto travolta da una tempesta; si sposta poi a Hartlepool, mostrando la realtà di una popolazione impaurita quanto bigotta, a fianco della quotidianità di un gruppo di bambini del paese. Loro non vedono differenze quando incontrano sulla spiaggia il mozzo bambino sopravvissuto alla tempesta che ha travolto la nave. Gli abitanti adulti, invece, si accaniscono sull’altro sopravvissuto dell’imbarcazione francese: una scimmia.
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La parabola di La Scimmia di Hartlepool cerca una morale moderna in un racconto del passato; mostra l’assurdità di vedere differenze in popoli e individui separati magari soltanto da una striscia di mare. In realtà, all’interno del contesto della storia in questione, seppur giusta, la morale dell’anti-razzismo e del rifiuto della diversità può apparire addirittura un po’ forzata. Dopo tutto, il folle gesto di impiccare la scimmia scambiandola per francese, seppur frutto dell’ignoranza, pare nascere, più che dal razzismo, dalla paura degli invasori e della guerra. Ci troviamo proprio sul finire delle Guerre Napoleoniche (1903 – 1815), per gli stati vicini, la Francia è un paese uscito da una violenta rivolta popolare (la Rivoluzione Francese) e che ora è governato dal potente Napoleone. Soprattutto, per gli inglesi la Francia è un nemico aspirante invasore, essendo la Gran Bretagna rimasta in guerra con Napoleone.

Il fumetto è illustrato con segno sottile che rende figure particolarmente dinamiche e distorte, vivaci e allegoriche, caricaturali quanto basta a sottolineare i tratti particolarmente bizzarri della vicenda. I colori, spesso cupi e intensi, rimandano suggestivamente a quell’epoca, quasi a riprendere i toni dei dipinti del Diciannovesimo secolo; raramente lasciano spazio alla luce e le variazioni di tono sono leggere, creando immagini dense, talvolta come avvolte da una patina che le rende come distanti nella memoria.

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L’edizione è ottimamente curata (unica pecca un lettering con font davvero molto sottili, e talvolta di difficile lettura). Il volume cartonato contiene pagine patinate che ben riproducono i colori delle tavole; in calce, un saggio – sempre illustrato da Moreau, ma scritto dal docente parigino Pierre Senna – approfondisce il tema della leggenda della scimmia di Hartlepool.

La scimmia di Hartlepool
di Wilfrid Lupano e Jérémie Moreau
Tunuè 2015
124 pag. – 16,90 €

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