‘Qui’ di Richard McGuire: questa stanza non ha più pareti [Recensione]

È possibile cambiare per sempre la storia del fumetto con sole 36 vignette? Sono poche, appena sei pagine, eppure è quanto è bastato nel 1989 a Richard McGuire per entrare direttamente con un singolo balzo nell’Olimpo dell’arte illustrata grazie a Here (Qui, nella traduzione italiana di Rizzoli Lizard).

Leggi l’intervista a Richard McGuire, l’autore di Qui

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Ma andiamo per ordine: è il 1989 e sul n.1 della seconda serie di Raw, la storica rivista statunitense dedicata al fumetto curata da Art Spiegelman e Françoise Mouly, appare una breve storia in bianco e nero intitolata semplicemente Here. In sole 36 vignette, visibili integralmente qui, McGuire scardina completamente la tradizionale narrazione lineare imponendo su uno sfondo spaziale fisso, una semplice stanza, diverse finestre temporali parallele e collegate tra loro.

Here - Richard McGuire 1989

La versione originale di “Here” in bianco e nero, 1989

In Here – che ha ispirato anche un cortometraggio sperimentale visibile qui – la storia è ambientata in una sola stanza, un unico ambiente che attraversa avanti e indietro il tempo, dando così la possibilità al lettore di avere una vista multidimensionale dello scorrere del tempo vignetta dopo vignetta. Provate a immaginare una pagina di Here come la scrivania del vostro computer, con molte finestre sovrapposte e diversi pop-up sparsi qua e là per lo schermo (non siete i soli: anche McGuire ebbe l’ispirazione originaria di Here guardando l’interfaccia grafica dell’allora neonato sistema operativo Windows. Se conoscete Adobe Photoshop questa modalità di interazione visiva – con più livelli grafici sovrapposti che formano strati diversi e autonomi – dovrebbe suonarvi decisamente familiare).

Siete confusi? Lo era anche quel genio di Chris Ware – l’autore di capolavori come Jimmy Corrigan e Building Stories, a loro volta profondamente influenzati dall’opera di McGuire – che quando lesse per la prima volta Here rimase di stucco e in seguito dichiarò:

«Here è uno dei fumetti più belli che siano mai stati fatti. La prima volta che l’ho visto è stato come se all’improvviso avessero disseppellito un edificio che era in gran parte sepolto. Mi sono detto: “Allora si può fare molto più di quello che pensavo.” Non riesco a trovare nessun altro singolo fumetto che abbia cambiato il mio pensiero in modo più radicale. E so che molti altri fumettisti, grazie a Here, hanno iniziato a pensare a quello che potevano fare. Ogni tanto arriva un artista che prende il potenziale accumulato dalla propria disciplina e lo riformula in un modo del tutto nuovo di vedere o sentire: credo che Richard McGuire abbia fatto questo per il fumetto. Penso che Here abbia rivoluzionato le possibilità narrative del fumetto. McGuire è un genio e quello che ha dato a ogni lettore con Here è stato un modo personale e singolare di guardare la vita. Here è un’opera letteraria e artistica diversa da qualunque altra cosa abbiate mai visto o letto. Un libro così esce una volta ogni decade, forse ogni secolo.»

Da allora Richard McGuire – artista e creativo poliedrico – ha fatto molte altre cose tra cui suonare il basso per il gruppo postpunk Liquid Liquid, dirigere il film d’animazione Peur(s) du noir con colleghi del calibro di Lorenzo Mattotti, Charles Burns e Blutch, disegnare copertine per il New Yorker (come questa, dedicata proprio a Here), e illustrare diversi libri per ragazzi di successo. Nonostante queste numerose imprese creative, McGuire non ha mai dimenticato la stanza di Here e dopo 25 anni ha deciso di espandere la breve storia originale in bianco e nero del 1989 trasformandola in un nuovo libro a colori di 300 pagine uscito a dicembre 2014 per Pantheon Books e appena pubblicato anche in Italia sotto il logo Rizzoli Lizard e il titolo Qui.

Leggi un’anteprima di Qui

Fortunatamente per noi lettori la nuova versione di Here studiata da McGuire (qui potete vedere alcune fasi di lavorazione del libro) non è la semplice espansione a colori di un’idea già di per sé rivoluzionaria, ma una completa rivisitazione, un ampliamento del concetto originario che sta alla vecchia versione in bianco e nero del 1989 come una sinfonia di Beethoven – strutturata ritmicamente con crescendo, climax, diminuendo e pause – sta al breve tema musicale iniziale.

Leggi un’analisi della prima versione a colori di Qui pubblicata nel 2000

Here - Richard McGuire

Here è una storia possibile solo a fumetti e dimostra in maniera esemplare l’immensa potenza narrativa del medium. Aprite il libro e nella prima pagina troverete un’inquadratura a prospettiva fissa su una stanza immersa nella luce rosa soffusa che entra da sinistra. Una stanza normale con un camino e un quadro appeso al muro sul lato destro, un divano e delle sedie sul lato sinistro. In mezzo una lampada, una culla e alcuni giochi da bambino. Il vostro sguardo vaga per la pagina, notando a malapena la finezza cartografica della piega del libro che coincide con l’asse prospettico della stanza, finchè non incontra in alto a sinistra una piccola didascalia che riporta una data: 1957. Ci siete, avete trovato l’elemento narrativo chiave del libro, il Virgilio che vi accompagnerà nel lungo viaggio. Ora siete pronti a girare la pagina e a saltare nel tempo rimanendo nello stesso spazio: benvenuti nel 1942.

Non vi siete mai mossi, siete sempre stati qui e lo sarete sempre. Siete a casa.

«Longest way round is the shortest way home.»

James Joyce, Ulysses

Here - Richard McGuire

La stanza in cui state viaggiando è il salotto dell’infanzia di Richard McGuire, nato proprio nel 1957 a Perth Amboy nel New Jersey, e quello a cui state per assistere è un meraviglioso intreccio tra la microstoria personale di McGuire, fatta di immagini e ricordi (qui potete vedere molti dei materiali d’archivio e degli spunti visivi usati da McGuire per riallestire Here), e la grande storia, l’affresco che comprende ogni evento dalla nascita dell’universo fino al lontano futuro. L’idea geniale di McGuire – che stilisticamente alterna disegni a mano colorati con Photoshop e chiaramenti influenzati dalla pittura di Edward Hopper, acquerelli per le splash page e grafica vettoriale per l’arredo della stanza – trasporta il lettore avanti e indietro attraverso la quarta dimensione, il tempo, lasciando inalterate le altre tre dimensioni, quelle ordinarie dello spazio.

«Per entrare in noi un essere è obbligato a prendere la forma, a piegarsi alla cornice del tempo. Apparendoci soltanto per momenti successivi non ha mai potuto darci di sé che un solo aspetto per volta, non ha mai potuto fornirci di sé che una sola fotografia.»

Marcel Proust, La fuggitiva – Alla ricerca del tempo perduto

Here - Richard McGuire

Attraverso lo scorrere degli eventi e la sovrapposizione di strati temporali diversi possiamo scoprire contemporaneamente il passato e il futuro della stanza di McGuire: scorrono rapidamente davanti ai nostri occhi i mammut dell’era glaciale di circa 50 mila anni fa, una coppia di nativi americani in un bosco nel 1609, una festa in costume del 1990, un gatto nero che passeggia placido per la stanza nel 1999, una visita di Benjamin Franklin al figlio nel 1775, un’escursione turistica guidata del 2213 su un pianeta irriconoscibile a causa del cambiamento climatico e moltissimi altri eventi e personaggi. Nell’ultima pagina del libro si torna finalmente al 1957, l’anno di partenza, in un processo narrativo perfettamente circolare.

«La più grande distanza tra due punti non è lo spazio, è il tempo.»

Tennessee Williams, Lo zoo di vetro

Here - Richard McGuire

Persone che ballano, coppie che si salutano, donne che puliscono stanze e uomini che costruiscono case: sono solo alcuni dei personaggi di questa fantastico viaggio psicogeografico attraverso il tempo, il vero protagonista principale di Here. Ognuno di loro rappresenta uno strato cronologico della cartografia temporale disegnata da McGuire, una mappa multidimensionale del tempo piena di consonanze e corrispondenze segrete tra diversi universi temporali: scorrendo il libro con  attenzione vi accorgerete che spesso ciò che accade nel passato “parla” e interagisce con ciò che accade nel futuro (e viceversa) e che alcune frasi e gesti trovano il loro corrispettivo in un differente pannello temporale adiacente.

Mettendo in collisione tra loro diversi piani temporali – ognuno caratterizzato dal proprio stile grafico e dalla propria palette cromatica – l’esperimento narrativo di McGuire mette in crisi la narrazione diacronica classica e la frammenta in mille pezzi facendola diventare totalmente combinatoria come le carte tradizionali dei Tarocchi, che giustapposte tra loro creano di volta in volta nuovi significati.

«Tutto il tempo è tutto il tempo. Non cambia. Non si presta ad avvertimenti o spiegazioni. È e basta. Lo prenda momento per momento e vedrà che siamo tutti, come ho detto prima, insetti nell’ambra. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno. I tralfamadoriani possono guardare ai diversi momenti come noi guardiamo un tratto delle Montagne Rocciose. Possono vedere come siano permanenti i vari momenti e guardare ogni momento che loro interessi. È solo una nostra illusione di terrestri quella di credere che a un momento ne segue un altro, come nodi su una corda, e che una volta che un istante è trascorso è trascorso per sempre.»

Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5

Here - Richard McGuire

Il mondo del fumetto non è nuovo a questo tipo di esplorazioni temporali: basti pensare al celebre quarto capitolo di Watchmen di Alan Moore, “L’orologiaio“, dove assistiamo alla percezione olistica del tempo del Dottor Manhattan, oppure alla Breve Storia d’America di Robert Crumb che dieci anni prima di Here, nel 1979, disegna magistralmente l’impatto dello scorrere del tempo su un piccolo angolo di suolo statunitense.

Tuttavia nessuno come McGuire che probabilmente conosce e apprezza la famosa frase del regista Jean-Luc Godard «Un film deve avere un inizio, un centro e una fine, ma non necessariamente in quest’ordine»  è stato in grado finora di piegare per i propri scopi artistici la classica freccia del tempo, quella che secondo la fisica classica ci trasporta dal passato verso il futuro, e di farci percepire con occhi nuovi il fluire del tempo creando l’illusione di una sinfonia temporale tridimensionale su un supporto cartaceo bidimensionale.

«Avete mai sentito parlare della Teoria-M, detective? In questo universo noi elaboriamo il tempo come fosse una linea che avanza ma al di fuori del nostro spazio-tempo, da quella che sarebbe una prospettiva a quattro dimensioni, il tempo non esisterebbe e da quella posizione, potessimo raggiungerla, vedremmo il nostro spaziotempo come appiattito, come una singola scultura la cui materia sia in una superposizione di tutti i luoghi che abbia mai occupato, la nostra coscienza che ripercorre ciclicamente le nostre vite come carri su una pista. Capite? Ogni cosa al di fuori della nostra dimensione è l’eternità, è l’eternità che guarda in basso verso di noi. Per noi è una sfera, ma per loro è un cerchio.»

Rust Cohle, True Detective

Here - Richard McGuire

Here, con il suo palcoscenico a prospettiva fissa sul grande teatro della vita, non solo è l’equivalente visivo di saltare attraverso le pieghe infinite del tempo rimanendo contemporaneamente fermi nello stesso identico punto ma rispecchia anche molto fedelmente il nostro modo di pensare quotidiano, mai fermo sull’attimo presente ma sempre diviso tra i ricordi del passato e le speranze per il futuro.

– Hai notato quante persone dicano continuamente “Cattura l’attimo?” Io tendo a pensare il contrario: è l’attimo che ci cattura.

–  Sì, è una condizione incessante. Il tempo… è come continuamente fuori, capisci?

Richard Linklater, Boyhood

Here - Richard McGuire

L’opera di McGuire, raffigurando gli esseri umani come elementi irrilevanti nel grande schema naturale che conduce inesorabilmente all’entropia finale, è soprattutto e più di ogni altra cosa un’elegia malinconica e tremendamente efficace sull’impermanenza di ogni cosa ed essere vivente su questo pianeta.

«Tempo presente e tempo passato sono forse entrambi presenti nel tempo futuro e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato. Se tutto il tempo è eternamente presente tutto il tempo è irredimibile.»

T.S. Eliot, Burnt Norton – I quattro quartetti

Here - Richard McGuire

Il remix digitale di Here: la struttura narrativa del libro ora è nelle nostre mani

Se c’è un’opera editoriale che più di ogni altra si presta all’esperimento dell’e-reading è proprio Here. Dev’essere quello che ha pensato anche Richard McGuire che, con l’aiuto dello sviluppatore web Stephen Betts, ne ha creato una versione eBook (qui potete vedere un breve video di presentazione) che sfrutta al massimo l’esperienza multi-screen originale della storia trasportandola sui nuovi strumenti digitali e rendendola completamente interattiva: nella versione eBook (per ora disponibile solo per iPad) con un semplice tocco delle dita è possibile spostare i diversi riquadri temporali (molti dei quali contengono delle animazioni GIF che rispondono attivamente al tocco dell’utente) e rimescolare l’ordine cronologico delle pagine, creando così in assoluta modalità casuale nuove combinazioni visuali dotate di significato narrativo.

Grazie allo strumento digitale, dopo 25 anni dalla sua creazione Here ha trovato finalmente la sua piena realizzazione concettuale mettendo in crisi l’idea editoriale di “storia originale” – una storia definita una volta per tutte dall’autore e pubblicata poi in modo permanente su carta – e consegnando le chiavi narrative dell’opera ai lettori, che potranno così di volta in volta godere di un’esperienza visiva infinitamente personalizzabile.

Qui
Richard McGuire
Rizzoli Lizard, 2015
304 pagine,  25 €