Focus 10 documentari e ½ sul fumetto

10 documentari e ½ sul fumetto

Se i primi dodici documentari sul fumetto non vi sono bastati, è tempo di un’altra abbuffata di storie su tutto ciò che riguarda l’universo delle nuvolette.

La precedente lista rimaneva sul classico, sul noto e forse persino un po’ sul pedante; questa volta i limiti sono stati infranti, dal lungo al breve, passando per quattro continenti e cento anni di Storia, accogliendo ogni declinazione possibile del fumetto.

1. Herblock – Una matita al veleno (2013)

Herblock – Una matita al veleno è un prodotto che ha grande gusto nel ritrarre la figura di un artista seminale, Herbert Lawrence Block (detto Herblock), il vignettista del Washington Post che coniò il termine ‘maccartismo’ e fu un acuto osservatore delle vicende politiche del proprio paese. Come per Thomas Nast, il potere iconico che deteneva era temuto dai presidenti statunitensi, Nixon in particolare, che nel documentario viene sorpreso a dichiarare di «non curarmi degli articoli, ma non mi riesce di togliermi dalla mente le immagini di Herblock».

Nelle sue vignette ha trattato i grandi temi della scena USA, come la regolamentazione della detenzione di armi, l’integrazione e gli scandali presidenziali, ed è stato fonte di ispirazione per figure chiavi della comicità politica alla Stephen Colbert o Jon Stewart.

Trasmesso di recente dal canale Sky Arte, Herblock esce dalla fucina HBO, quindi grande cura nella confezione e zelo nel cogliere lo spirito dell’autore che, passato a miglior vita, compare in alcuni intermezzi interpretato dall’attore Alan Mandell; una ricostruzione che si avverte in realtà poco necessaria visto che dagli archivi si sarebbe anche potuto riesumare qualcosa (se volete un’esperienza più di prima mano qui c’è una lunga intervista del 1993), ma che funge anche da puntello alla narrazione, in parallelo, della crisi del giornalismo.

2. Dear Mr. Watterson (2014)

Bill Watterson è un’entità mitica e irraggiungibile quanto Mew in Pokemon Blu. Per conoscerlo, ci sono i saggi (pochi), le interviste (sporadiche) o gli scritti dell’autore (rari). Poi, i documentari. Un assaggio della voce di Watterson già lo si era avuto in Stripped, il film sul mondo delle strisce a fumetti.

L’anno scorso, gli appassionato hanno trovato un sollievo moderato con Dear Mr. Watterson, lettera aperta al fumettista che racconta dei suoi primi lavori, dellla nascita di Calvin & Hobbes, della battaglia per le tavole domenicali, che il fumettista voleva libere da vincoli, e dello sfruttamento collaterale, sempre osteggiato. Come la gran parte del materiale dedicato a Watterson, anche Dear Mr. Watterson lavora in absentia e le testimonianze altrui fanno emergere in negativo il profilo di un fumettista mai soddisfatto (a un certo punto il regista tiene tra le mani una striscia originale ed è piena di ripensamenti e cancellature) e ossessionato dal controllo. Nonostante fosse seduto su una miniera d’oro (continue le richieste di Spielberg, Lucas e la Disney per adattare la striscia in un film), non ha mai concesso licenze per paura di vedere deformate le proprie creazioni.

Mirabile il segmento in cui Stephan Pastis, l’autore di Perle ai porci, spiega con grande lucidità perché Watterson non abbia mai voluto concedere e concedersi – anche a torto, ed è questo il vero discrimine secondo Pastis – al mercato. E cosa non andasse in quelli che, al mercato, hanno venduto l’anima (Peanuts, Garfield).

3. EDMOND, un portrait de Baudoin (2014)

Finanziato tramite la piattaforma ulule, il documentario Edmond (a quanto pare tradotto con Baudoin, elogio dell’impotenza) traccia il profilo di uno dei più rinomati autori francesi, Edmond Baudoin. Dopo una carriera come ragioniere, negli anni Settanta Baudoin ha intrapreso la strada del disegno, firmando circa 50 fumetti per le più importanti case editrici d’oltralpe. In Italia sono stati pubblicati Veronica (1999, Rasputin), I quattro fiumi (2010, Einaudi), Piero (2010, Coconino Press), Viva la vida (2012, Coconino Press), Insalata nizzarda (2013, Coconino Press) e Dalí secondo Baudoin (2013, Panini 9L).

4. White Scripts and Black Supermen (2010)

Nel gergo dell’industria dell’intrattenimento esiste la cosiddetta ‘regola dei tre’. Se un qualsiasi film, fumetto, libro o serie tv presenta tra i suoi protagonisti tre (o più) personaggi di colore allora quel prodotto sarà automaticamente etichettato come ‘un prodotto per neri’, fatto cioè per attrarre quella determinata fascia di pubblico.

White Scripts and Black Supermen affronta questo e tanti altri problemi, particolarmente sentiti negli Stati Uniti, concernenti la rappresentazione della popolazione nera all’interno dei fumetti. Con interviste ad autori di colori e approfondimenti sui personaggi neri creati tra il 1965 e il 1977, il documentario allarga lo spettro al racconto delle etnicità nei comic book, il bilico tra il razzismo e il politicamente corretto.

5. Manga Mad (2008)

Mi sento in imbarazzo a inserire questo documentario nella lista. Non perché non l’abbia guardato, ma perché è un po’ come il cieco che ti consiglia una retrospettiva di Rothko. «Gentile da parte sua, però che ne vuole sapere?»

Manga Mad (lo trovate completo qui) analizza il successo del fumetto giapponese in patria, con interventi di maestri come Leiji Matsumoto, e questo è allo stesso tempo punto di forza e debolezza, perché permette un maggior approfondimento sul rapporto che il mezzo ha con la propria cultura ma non prende in considerazione l’enorme popolarità del manga nel resto del mondo.

Trattando dell’Oriente, il lungometraggio ha il gusto un po’ off e sfasato per i parametri occidentali dei prodotti giapponesi, con il più assurdo finale mai visto in un documentario – anche se l’uso di doppiatori non madrelingua che rendono incomprensibile la traduzione degli intervistati potrebbe semplicemente significare una ristrettezza di mezzi. E, sì, si parla di hentai e del significato sociologico delle tette grosse (e soprattutto perché tutte le ragazze in quei fumetti hanno espressioni che vanno dall’imbarazzato al sofferente). La risposta potrebbe sorprendervi.

6. Graphic Novels! Melbourne! (2012)

Non si vive di solo Dylan Horrocks, Eddie Campbell o Ben Templesmith. Parerà strano, ma dall’altra parte del mondo, in quell’angolo sperduto di Terra chiamato Oceania, non lavora solo l’autore di Hicksville (che poi tecnicamente è neozelandese, ma se questo sito si chiama ‘Fumettologica’ e non ‘Limes’ un motivo ci sarà). Graphic Novels! Melbourne! racconta il fumetto australiano analizzando i lavori di quattro artisti: Nicki Greenberg, autrice degli adattamenti fumettistici de Il grande Gatsby e Amleto, Mandy Ord (Trouble), Bruce Mutard (Street Smell) e Pat Grant (Blue, di cui ha scritto Evil Monkey).

I quattro profili sono intrecciati con il più ampio panorama dei graphic novel di Melbourne e dintorni, con l’intento di far scoprire un paese altrimenti conosciuto per Mr. Crocodile Dundee, Cate Blanchett e l’indirizzo P. Sherman, 42 Wallaby Way.

7. She Makes Comics (2014)

Dei movimenti a impronta femminile nel fumetto già ne abbiamo parlato. She Makes Comics si muove sugli stessi binari ma guarda ai comic book dalla prospettiva della donna che i fumetti, oltre a leggerli, li scrive e disegna (e edita) anche. Un po’ lezione di storia, con la cronologia delle donne che sono riuscite a farsi strada in un ambiente ad alto tasso testosteronico, un po’ punto della situazione sulla condizione femminile nel settore, è il seguito spirituale di un titolo del 1991, Funny Ladies: A Portrait of Women Cartoonists, che parte dalle stesse premesse ma guarda al mondo delle strisce a fumetti.

8. The Masters of Comic Book Art (1987)

http://www.youtube.com/watch?v=sM29i3eYSDc

Verità: avrei voluto segnalare Will Eisner: Portrait of a Sequential Artist, il migliore dei documentari sul creatore di Spirit. Ma siccome l’idea è che possiate realmente vederli da qualche parte, questi titoli, senza per forza doverli acquistare, la scelta è ricaduta sul più reperibile The Masters of Comic Book Art, un documentario del 1987 narrato dallo scrittore Harlan Ellison che vede succedersi i contributi di Will Eisner, Harvey Kurtzman, Jack Kirby, Steve Ditko, Neal Adams, Bernie Wrightson, Moebius, Frank Miller, Dave Sim e Art Spiegelman. Una parata di star di cui Eisner è l’apripista: nei pochi minuti concessigli, l’artista racconta le sue ispirazioni, le sue influenze e il suo modo di comporre testi e disegni.

9. The Mindscape of Alan Moore (2003)

Qualcuno m’aveva pure bacchettato per non averlo inserito nella precedente lista (ma era tra i ‘consigliati’, se non leggete per intero quello che scrivo la colpa non è mia); la verità è che, pur colmo di ottimi contenuti, The Mindscape of Alan Moore non è granché strutturato come documentario. Si tratta in essenza di una camera fissa su Moore che parla mentre continue dissolvenze – non a stella! – fanno la spola tra le immagini dei fumetti e le ascelle scoperte dell’autore. Ed è anche del 2003, per cui è fermo a parecchi anni fa.

Mindscape parte in realtà da un landscape, da un profilo paesaggistico, quello di Northampton, luogo natio dell’autore, per poi abbandonare qualsiasi coordinata geospaziale e immergersi nei meandri del pensiero mooriano, dai fumetti alle sue convinzioni su magia e scienza. Se immaginato come un testo base per il corso ‘Alan Moore 101’, Mindscape rimane un’ottima alternativa a chiunque sia troppo pigro per leggere.

10. The Line King: The Al Hirschfeld Story (1996)

«Quello che fa Hirschfeld con il disegno lo fa Fred Astaire con la danza: hanno la stessa grazia, la stessa leggerezza e lo stesso ingegno.» Sono le parole del fumettista Jules Feiffer ad aprire il documentario The Line King: The Al Hirschfeld Story dedicato all’artista statunitense famoso per le sue caricature.

Nominato agli Oscar del 1996 (perse contro We Were King, mai sconfitta fu più dignitosa), The Line King è uno sguardo a uno degli artisti più caratteristici del Novecento. La pellicola esamina la carriera di Hirschfeld, il cui talento nel catturare i tratti salienti di una figura con il minimo numero possibile di linee lo rese uno degli autori di riferimento per il genere, ma allo stesso tempo lo imprigionò in un gabbia. Si parla dei suoi vezzi, la ‘Nina’ (il nome della figlia) che inseriva in ogni disegno, degli altri caricaturisti celebri – tra cui Ralph Steadman, il compagno di merende di Hunter S. Thompson – e delle influenze. Quelle subite dal coetaneo Miguel Covarrubias, le cui estreme stilizzazioni furono un’importante fonte di ispirazione, e quelle riflesse: negli anni Novanta, ormai raggiunto lo stato di icona, l’animatore Disney Eric Goldberg lo citò come musa per la creazione del Genio di Aladdin e del corto Rapsodia in Blu.

10 ½. Comic Book Heaven (2014)

Comic Book Heaven è il docu-corto che ogni proprietario di una fumetteria dovrebbe vedere. Joe Leisner è l’ottantenne gestore della Comic Book Heaven, la fumetteria del Queens ripresa negli ultimi mesi di attività, mentre Leisner rammenta le sue origini e la storia del locale, nonché i cambiamenti del settore e i lasciti del suo retaggio.

Tra una sparata sul business («Gli agricoltori negli anni Trenta usavano i fumetti per pulircisi il culo, ora l’America ha trovato il modo di fare soldi anche dalla spazzatura») e apprezzamenti sulla clientela («Spiace dirlo, ma la gran parte di quelli che vengono qui rientrano nella categoria ‘persone di merda’»), Leisner sembra sempre sul punto di chiederti se lo trovi buffo, con quel suo accento marcato e l’atteggiamento rude.

Diretto da E.J. McLeavey-Fisher, regista commerciale per Microsoft, MTV e Vice, Comic Book Heaven è un ottimo esempio di realtà filtrata nel forma di racconto che riesce a scolpire un personaggio memorabile nello spazio ristretto di dieci minuti e di un monolocale con cantina.

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