Focus La storia (e il business) dei manga pirata

La storia (e il business) dei manga pirata

Spesso, quando si pubblicano le classifiche di fine anno, si elencano i record editoriali o si fanno paragoni tra periodi storici, si tende a confondere l’espressione ‘il fumetto più venduto’ con ‘il fumetto più letto’, ma le due cose di rado coincidono. La causa? La pirateria, mondo in cui dominano i manga (e in parte i comic book statunitensi).

La spiegazione è facile: sono prodotti che puntano a un pubblico giovane, avvezzo alla tecnologia e che, nella maggior parte dei casi, sa come reperire i prodotti desiderati senza sborsare il prezzo del volume. Spesso, però, è anche una necessità. Solo una piccola parte delle produzioni orientali viene tradotta per l’Europa e le Americhe, e, quand’anche avviene, i lettori non hanno la pazienza di attendere l’uscita degli adattamenti.

Si è venuta così a creare una nuova figura, lo scanlator (parola macedonia tra ‘scan’ e ‘translator’ che potremmo tradurre con ‘scanduttore’). Il più celebre è Mune, ventiseienne svedese che, secondo la piattaforma di Vice Motherboard, «ha trasformato la pirateria in poesia» e si è guadagnato il rispetto degli otaku. La sua prosa, dicono i lettori, è vivida e accurata. La sua ufficiosità, dicono gli editori, è contestata. Il suo costo, dice lui, è nullo.

naruto

Sotto il nickname ‘EvilGenius’, Mune vanta gli standard più alti del settore – se di settore si può parlare – e con i suoi cinque collaboratori fa tutto: scansiona, traduce e edita. Basta una versione di Photoshop e un dizionario di giapponese. E tempo, molto tempo. Ci vogliono circa trenta ore per ‘scandurre’ un manga.

Durante il liceo, Mune iniziò a frequentare corsi di giapponese, spinto dalla sua passione per i videogiochi nipponici. Raggiunto un livello accettabile, comprò il suo primo manga in lingua, Naruto. «Mentre leggevo le pagine, pensai che fosse davvero facile comprendere il giapponese.» Nel 2004, trovò la sua prima raw, una copia grezza – cioè un manga scansionato ma non ancora tradotto – e sperimentò Photoshop con i suoi amici del corso. Tradotto e caricato sul forum NarutoFan, il primo lavoro di Mune era compiuto. Otto anni dopo, Mune prese il comando di Berserk, curandone la traduzione illegale. Con il suo gruppo, il ragazzo si è guadagnato la stima dei lettori per la stessa ragione che attira la stima di un vero appassionato: la scrupolosità. Mune e il suo team, infatti, non si limitano a tradurre e digitare il nuovo testo nelle nuvole, ma adattano i balloon alla prosa inglese, ridisegnandoli se necessario e colmando il vuoto dello sfondo che si crea nel processo.

Il fenomeno nacque a metà degli anni Novanta, dopo l’entrata dei manga nella coscienza culturale dell’Occidente. Secondo Gum, fondatore del sito Inside Scanlation e storico delle ‘scanduzioni’, la madre di tutte le ‘scanduzioni’ è il The Ranma ½ Project, nato nel 1996 per mano di Jason Satoru Doyama, tre anni dopo la pubblicazione statunitense del fumetto di Rumiko Takahashi, che stava avvenendo a ritmi frustranti. Si lavorava con Paint e altri software primitivi, le linee cinetiche si aggrovigliavano spesso in un polpettone di pixel e il lettering era incerto e raffazzonato. Ma era già qualcosa.

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Con il passare degli anni, però, sempre più prodotti hanno trovato spazio nelle fumetterie e gli editori hanno accorciato i tempi di attesa. Gli ‘scanduttori’ hanno trovato una nuova ragion d’essere: offrire traduzioni migliori. Secondo molti, gli adattamenti professionali non sono degni di questo nome e questi utenti credono di partecipare alla diffusione del manga su un territorio più vasto, contribuendo all’economia dell’industria. «Gente come noi», dice Mune, «porta i fan a comprare dei fumetti legalmente.» Autori e editori non sono d’accordo: oltre a perdite monetarie, queste versioni piratate comportano una perdita di qualità che sminuisce il loro lavoro. Nel 2010, Rei Hiroe, creatore di Black Lagoon, augurò su Twitter che gli otaku che piratavano i suoi lavori contraessero un cancro pancreatico. Ricevette plauso e supporto da Kouta Hirano (Coyote, Hellsing). Le case editrici si limitarono a inviare lettere di diffida.

Il progetto del ministero dell’economia giapponese MAG (Manga-Anime Guardians) ha diffuso dati secondo cui oltre il 50% dei fruitori di manga e anime consumano materiale pirata. Le perdite stimate si aggirano intorno ai venti miliardi di dollari (ma non è dato sapere le entrate generate dai nuovi fan arrivati attraverso il materiale illegale).

E anche se le critiche sulla bassa qualità delle immagini rimangono in piedi, i fan replicano che non è più bassa di quella delle traduzioni ufficiali, che spesso trivializzano il senso o sostituiscono un riferimento alla cultura dell’autore con uno a quella della lingua d’arrivo (‘ramen’ che diventa ‘spaghetti’, ma volendo giocare in casa anche ‘Percy Dovetonsils’ che diventa ‘Cristiano Malgioglio‘).

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Nel 2007, quando i seguaci delle ‘scanduzioni’ aumentarono considerevolmente, il mercato dei manga in America toccò i 200 milioni di introiti. Gum quantifica che le ‘scanduzioni’ incrementarono del 100%, con oltre cento nuove uscite al giorno. I manga persero terreno fino a quando, nel 2013, non arrivò L’attacco dei Giganti a risollevarli. L’analista e amministratore di ICv2 Milton Griep ha stimato che la quantità di manga pubblicati nel Nord America è passata dai 1.500 titoli del 2007 ai 695 del 2011. Benché sia difficile dimostrare una relazione diretta tra il collasso del mercato e l’ascesa dei siti di ‘scanduzioni’, nella lista dei mille siti più visitati degli anni 2000 appare l’aggregatore di manga piratati Onemanga.com. E i comic book non sono da meno: quando nel 2010 chiuse HTML Comics, l’FBI diffuse cifre secondo cui i server del sito contenevano più di 5.700 serie, con una media di visite giornaliere pari a un milione e seicentomila.

C’è chi vorrebbe vedere legalizzate queste attività, a beneficio di tutte le parti. Come NJT, l’amministratore di MangaHelpers, un sito che mira a diventare il Napster dei manga ritradotti o uno Spotify per otaku. Un giorno NJT ci andò pure a parlare con una delle case editrici, la Shueisha, che detiene il 30% del mercato dei manga in Giappone. Forte delle cifre – il suo sito contava più di sei milioni di visite al mese, e la Shueisha dichiarava per la prima volta una perdita di quarantanove milioni di dollari – NJT non trovò l’appoggio degli editori: «Ce lo aspettavamo. Eccoci qui, dei pirati che vanno negli uffici della Shueisha a dire ‘Ehi, abbiamo piratato il vostro materiale, come ve la passate?’.»

Mune e i suoi continuano a sostenere che il loro lavoro attrae nuovi adepti al culto del manga e molti di questi potrebbero diventare acquirenti effettivi. Mune stesso è diventato un acquirente dei manga che ha tradotto illegalmente. La traduzione ufficiale di Berserk è stipata sugli scaffali, la sua fluttua nell’internet. Le ha mai confrontate? «Hanno ancora la plastica sopra, non le ho mai lette.»

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