Tra molti mondi: l’intensità etica di Leo Lionni

Cosa sono le storie di Leo Lionni?

Alcuni le considerano ancora oggi “favole politiche”. Ci sono stati anni, che Leo Lionni ha vissuto in pieno, in cui tutto era politico. In quegli stessi anni tutto quello che veniva indicato con l’aggettivo “pedagogico” non poteva che essere portatore di plagio, fisico e mentale, alienazione, oppressione e riproduzione. Per questo potremmo dire, in via preliminare, che Lionni si presenta a noi, anche a distanza di molti anni, ancora come un antipedagogo, come lo è stato Emanuele Luzzati, suo grande amico, o Gianni Rodari, esempio affine e contiguo di un narratore che ha scelto, non per ripiego, i bambini come interlocutori privilegiati del suo discorso, politico e letterario. Un discorso le cui ragioni affondano nella sua storia personale e in una idea, in merito al ruolo dell’artista nella società, maturata in una vita di incontri, scoperte e sperimentazioni: una vita che Lionni narra con la perizia dello scrittore di razza nella propria autobiografia, Tra i miei mondi.

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L’autobiografia di Lionni non è però soltanto una miniera di informazioni, spesso curiose e divertenti, altre volte dolorose, utili per ricostruire le ragioni e i temi della sua opera, di artista, in generale, e di narratore per bambini nello specifico. Leggere Tra i miei mondi consente infatti di compiere un viaggio nella storia della cultura occidentale del XX secolo, colta attraverso gli occhi e la memoria di un uomo che ha fatto dello sguardo uno dei suoi principali strumenti di comprensione del mondo: dalla natia Olanda all’Italia dell’adolescenza e della giovinezza, agli Stati Uniti dove sarebbe diventato uno dei più apprezzati e originali graphic designer degli anni Quaranta e Cinquanta, fino al ritorno in Italia e al mestiere dell’artista, lungamente sognato e infine pienamente vissuto negli ultimi decenni della propria esistenza.

Tra i miei mondi è così un titolo che racchiude, nella sua ambiguità, il nocciolo dell’esperienza umana e artistica di Lionni: indica, infatti, i molti e diversi luoghi reali – spazi fisici, paesaggi, ma anche ambienti culturali – nei quali ebbe l’avventura di vivere, ma rimanda anche, inevitabilmente, ai diversi campi dell’esperienza, lavorativa e artistica, nei quali si cimentò.

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Nonostante una dedizione a tutto campo al mondo dell’arte, fortemente legata all’amore per il fare e non solo per il progettare, per il confronto diretto con i materiali e le suggestioni formali che questi offrono all’occhio e alle mani dell’artista, è infatti nell’ambito del racconto fatto di immagini e parole – soprattutto se rivolto ai bambini – che Lionni è stato capace di imprimere un segno indelebile, indicando la strada per una vera e propria svolta estetica e culturale. Personaggi come Piccolo blu e Piccolo giallo, Guizzino e Federico sono familiari a tantissimi bambini, soprattutto nella scuola dell’infanzia, ed è molto facile incontrarne delle rivisitazioni fatte dai bambini stessi in classe o appese lungo i corridoi delle scuole. Le sue storie, infatti, hanno saputo mantenere, nonostante il passare dei decenni, la capacità di parlare ai lettori di tutte le età e i suoi libri – da piccolo blu e piccolo giallo (1959) a Il sogno di Matteo (1991), passando per Guizzino (1963), Federico (1967), Alessandro e il topo meccanico (1969) e Pezzettino (1975) – rappresentano delle vere e proprie pietre miliari nell’ambito della storia dell’albo illustrato: è con i suoi albi – e con quelli altrettanto rivoluzionari di Iela Mari – che Rosellina Archinto, nel 1967, ha esordito con la sua Emme Edizioni, il cui ruolo sarebbe stato decisivo nell’evoluzione dell’editoria italiana rivolta ai lettori più giovani.

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Il rilievo del contributo di Lionni alla letteratura per l’infanzia, tuttavia, non dipende unicamente dalle innovazioni di natura formale ed espressiva che contraddistinguono i suoi lavori, ma anche dall’intensità etica che li permea, avvicinando lettori giovanissimi a temi di fondamentale importanza nello sviluppo del soggetto: dall’amicizia all’accettazione della ricchezza insita nella diversità, dalla solidarietà all’importanza delle parole e della poesia, dal rispetto del punto di vista altrui all’idea della pace. Temi che Lionni non affronta mai in modo pedante: le sue storie hanno sempre una propria dignità narrativa, sono belle in sé e per sé, trasportano in altri mondi – luoghi legati alla sua esperienza infantile del mondo e della natura, luoghi a misura di bambino – dove personaggi, cose e animali vivono esperienze paurose o divertenti, emozionanti o sorprendenti che finiscono sempre con l’avere “anche” una valenza formativa. Sono dunque storie che, come avrebbe detto Walter Benjamin, suscitano meraviglia e riflessioni, ed è in questo senso che hanno una dimensione educativa.

Martino Negri e Francesco Cappa // Hamelin Associazione Culturale