Fate fuori il vostro capo: licenziatevi! Il making della cover di Roberto La Forgia [Intervista]

Fate fuori il vostro capo: licenziatevi! è un volume da poco uscito per la torinese Eris Edizioni; un saggio della scrittrice messicana Vivian Abenshushan che offre una visione alternativa del lavoro, controcorrente, ma quasi necessaria o rivelatrice, in questi tempi di crisi (QUI maggiori informazioni sul volume).

Per presentarlo in edizione italiana Eris ha scelto di affidare la copertina a Roberto La Forgia, fumettista e illustratore che negli ultimi tempi si sta distinguendo per i suoi lavori che accompagnano gli articoli di economia sul quotidiano Il Fatto.

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Per conoscere come è nata la copertina di Fate fuori il vostro capo: licenziatevi! noi abbiamo chiesto a La Forgia di mostrarci alcuni passaggi di lavorazione. Eccoli di seguito.

Abbiamo inoltre scambiato qualche parola con lui, per capire meglio come nascono questi suoi lavori che lo portano in terreni graficamente e tematicamente distanti dal fumetto, ma che mostrano un approccio estremamente narrativo, oltre che concettuale, alla composizione delle immagini.

Che tecniche hai usato per realizzare la copertina di Licenziatevi!?

In questo periodo tutte le mie illustrazioni nascono da un mix di disegno a mano, disegno in digitale e collage fotografico. Nella copertina di Licenziatevi! non ho inserito elementi fotografici semplicemente perché l’idea e la natura di quella immagine non lo richiedevano. Ho puntato più sul digitale per dare all’immagine un carattere più categorico in modo da assecondare l’imperativo nel titolo.

Mentre per quanto riguarda i lavori per Il Fatto?

Nelle illustrazioni che faccio per l’inserto economico del mercoledì su Il Fatto la fotografia è fondamentale (e anche molto nascosta perché miscelata con il resto). La collaborazione con Il Fatto è molto importante per me perché lì mi vedo crescere. Lavorandoci ogni settimana da due (o tre?) anni vedo come nell’ultimo periodo ho preso direzioni diverse, deviazioni, sperimentazioni. Quando ho cominciato sul Fatto non usavo ancora le fotografie. Ho iniziato con un approccio quasi metafisico-paesaggistico che tutto sommato è rimasto ma ha preso caratteri diversi, ora mi sembra ci sia un po’ glamour psichedelico.

Tecnicamente la mia collaborazione con Il Fatto funziona così: il vice direttore Stefano Feltri mi invia una traccia di quello che sarà l’articolo. Una traccia non più lunga di tre righe. Ovviamente trattandosi di articoli di economia e finanza si parla di crisi, di conflitti, di ricrescita, di domande sul futuro. Io cerco sempre una lettura pseudo-filosofica della traccia che ricevo. Evito il più possibile di inserire i simboli dell’economia (quello dell’euro, del dollaro, bilance, casse, sacchi di monete…) prima di tutto perché nella pagina precedente alla mia c’è un’infografica e prima ancora, sulla prima pagina dell’inserto economico c’è l’illustratore Emanuele Fucecchi che caratterizza le sue immagini con ritratti molto riconoscibili di personaggi noti, simboli di aziende e simboli dell’economia in generale. Nel suo caso ha senso perché lui ha la prima pagina, ha l’articolo più importante e occorre essere diretti, infatti riesce ad esserlo sempre. Il mio articolo invece è un commento e appare alla fine dell’inserto.

Mentre io disegno, l’articolista sta finendo di scrivere il pezzo. Il giorno dopo vediamo direttamente sulla carta cosa ha fatto l’altro. Ho un blog sul sito del Fatto in cui racconto come nascono le mie illustrazioni e divagazioni varie sul disegnare e sul guardare.

Sfoglia la galleria: Le illustrazioni di Roberto La Forgia per Il Fatto Quotidiano

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Hai sentito affinità con la tematica di Licenziatevi!? La tematica come ha influenzato il tuo approccio?

No, non ho sentito particolari affinità personali con il contenuto del libro (che non conosco a parte una scheda del libro e una chiacchierata con Sonny Partipilo, che ha curato l’edizione italiana). Non avendo un capo e un posto di lavoro di fisso non posso licenziarmi da niente. Mi è capitato di mandare a quel paese qualche cliente in passato ma si tratta davvero di piccole cose. Infatti la prima idea in bozza era un omino che al posto della testa ha una mano che fa il gesto del dito medio. Forse quello sono io qualche situazione di qualche anno fa (da giovinotti si è più litigiosi a lavoro, poi cresci e lasci che gli imbecilli imbecilliscano come vogliono).

Come lavori all’ispirazione, prima di crearle?

Per me è importante essere ispirato durante qualsiasi momento delle mie giornate. Non cerco ispirazione solo per il mio lavoro. Se così fosse, tutto si atrofizzerebbe e perderebbe senso. Non mi piace pensare che esista una scissione tra il mio lavoro e la mia vita (due parole – lavoro e vita – piuttosto noiose tra l’altro). La creatività o l’arte o come la vogliamo chiamare è un luogo in cui vivere. Io lavoro sulle mie illustrazioni e sulle mie storie a fumetti anche quando non sono seduto al tavolo, anche quando faccio la spesa o bevo il caffè e anche per questo mi sono abituato a vivere in un più o meno costante stato di ispirazione.

Ma per darti una risposta meno tra le nuvole potrei dirti che quando ho bisogno di accelerare i tempi perché ho una consegna vicina, metto su la musica che potrebbe abitare nell’illustrazione che ho fare. C’è tanta musica ambient, pop anni ’80, musica balinesiana, tanto Philip Glass e Ravi Shankar (soprattutto insieme), le splendide Symphonies for Planets e, per avvicinarci più ai giorni nostri, aggiungerei John Maus e i Karera Musication. Questa è la playlist per le illustrazioni.

Per il fumetto hai un approccio diverso?

Per il fumetto è tutta un altra roba. A parte la scrittura che va fatta in silenzio tombale, ci sono tante e tante tavole da fare, da rifare e da colorare quindi occorre stare coi piedi a terra. Io lavoro ogni giorno in compagnia di Vincenzo Filosa e ci facciamo delle playlist a base di comizi di Silvio Berlusconi, puntate di Porta a Porta, processi di Mafia, stagioni intere dei Soprano e documentari su Bettino Craxi. Inutile dire che ci divertiamo un mondo.