Focus Profili Qui, ora e sempre. La simultaneità del fumetto secondo Richard McGuire

Qui, ora e sempre. La simultaneità del fumetto secondo Richard McGuire [Intervista]

Richard McGuire è una persona riservata e gentile. Nella sua carriera artistica ha intrapreso molte strade diverse: graphic design, libri per bambini, giocattoli, film di animazione, musica e pittura. Il mondo del fumetto lo conosce per Here (Qui, nella traduzione italiana di Rizzoli Lizard), una breve storia in bianco e nero del 1989 che di recente è stata trasformata – o meglio, radicalmente re-immaginata – dall’autore nella forma di una poderosa opera concettuale. Un graphic novel a colori di oltre 300 pagine ambientato in una unica “stanza” che è certamente uno dei fumetti dell’anno.

Dopo aver recensito qualche tempo fa il suo libro, ho colto l’occasione della breve visita di McGuire all’edizione 2015 del Salone del Libro di Torino per discutere con lui dei temi affrontati da Qui e della genesi dell’opera. Tra le altre cose abbiamo parlato del funzionamento caotico della memoria umana, della forte componente autobiografica presente nel libro, dell’importanza della musica per la struttura e il ritmo dell’opera e del fatto che Qui è sia un audace esperimento narrativo postmoderno sia un libro che affonda le sue radici filosofiche nella bizzarra visione del tempo offerta dalla meccanica quantistica.

Leggi la recensione di Qui

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Da fumettofili non possiamo che partire da una constatazione: le pagine di Qui sono molto diverse dallo standard compositivo tradizionale dei fumetti. Somigliano invece a un “multistrato” composto da più livelli grafici sovrapposti che ci fa pensare ad autori come Fred, Marc-Antoine Mathieu o Gianni De Luca. In che modo era tua intenzione sottolineare il ruolo del layout?

Be’, l’intera storia di Qui è costruita con questa struttura che non è certo convenzionale per un fumetto. Ma è proprio questa la caratteristica più sorprendente e l’aspetto più importante del medium fumetto in quanto tale: puoi creare una visione simultanea di qualcosa, un risultato particolare che non puoi ottenere in questo modo in nessun altro medium. Se tu dovessi scrivere un romanzo per ottenere un risultato analogo saresti costretto a usare una lunga descrizione testuale come introduzione e poi a scrivere continuamente “nel frattempo…”, “nel frattempo…”, “nel frattempo…” e così via. Neanche nei film puoi ottenere un risultato simile: presentare la costante contemporaneità di molti eventi su pellicola alla fine produce molta confusione nello spettatore. È proprio questa totale simultaneità, a mio avviso, la vera forza del medium fumetto.

Quali sono le principali influenze artistiche che hai avuto per il tuo lavoro su Qui? Personalmente ho pensato a Edward Hopper e alla sua particolare palette cromatica (ma anche un po’ al pittore olandese Jan Vermeer). E tu?

Hopper senz’altro ha influito sul mio lavoro, ma ci sono così tante influenze artistiche diverse che mi è difficile citarle tutte così su due piedi. Posso dirti che quando lavoravo a Qui come riferimenti visivi ho usato soprattutto le mie foto di famiglia. Ma adesso che me lo chiedi… mi è molto difficile elencare altri artisti che hanno avuto un effetto particolare sul mio libro: ce ne sono così tanti! (ride). Devo davvero pensarci, sono talmente tanti gli spunti artistici diversi per questo libro che ora come ora mi è proprio difficile risponderti: non sono preparato, lo ammetto!

Quello che ti posso dire però è che per creare Qui non ho avuto influenze artistiche dirette dal mondo del fumetto, e che questo libro secondo me è in qualche modo distante e diverso anche rispetto a tutto il resto della mia produzione artistica. Mi dispiace perché mi rendo conto ora che questa che ti ho appena dato non è una buona risposta a una domanda eccellente a cui avrei dovuto invece saper rispondere in modo adeguato. (ride)

Leggi un’analisi della prima versione a colori di Qui pubblicata nel 2000

Richard McGuire - Here
Richard McGuire al Salone di Torino

Questa versione “espansa” di Qui secondo te è un’evoluzione artistica della striscia originale pubblicata su Raw nel 1989 o, più semplicemente, una variazione moderna sullo stesso tema iniziale?

Penso che ci sia una grande differenza tra le due versioni. La prima la vedo più come un esercizio formale di stile, mentre la seconda – dato che ora sono più vecchio, ho molta più esperienza artistica e spero di essere anche più saggio – ha un connotazione emotiva decisamente più intensa. Dal 1989 a oggi ho fatto molte esperienze di vita e di lavoro, e ho visto e vissuto molte cose durante la mia carriera artistica. Ecco perché la seconda versione di Qui è molto più ricca e profonda a livello emotivo. E poi, diciamocelo: non volevo ripetermi e continuare a disegnare con lo stile che usavo 25 anni fa. Ecco perché ho preferito reinventare tutto dall’inizio per quest’ultima versione di Qui.

Quando fu pubblicato, Qui era molto avanti sui tempi dal punto di vista grafico e concettuale. Al giorno d’oggi gli schermi di computer affollati da decine di finestre e pop-up sono la norma e siamo molto più abituati a interfacce grafiche come Photoshop, basate sull’approccio visivo “multistrato”. Pensi che per questo motivo la nostra interpretazione e il nostro approccio come lettori a Qui siano cambiati dal 1989 a oggi?

Sì, assolutamente. Proprio tutto quello che hai appena detto, il fatto che tutti ora sono abituati a un’esperienza visiva multischermo, rende molto più facile l’accettazione e la ricezione di Qui. Nel 1989 le persone si arrovellavano non poco per capire questo strano libro; ora invece credo davvero che sia molto, molto più semplice da capire per i lettori.

In che modo il tuo percorso artistico multiforme (musica, animazione, giocattoli, libri illustrati, pittura) ha influenzato il tuo approccio specifico e personale al fumetto?

Personalmente non mi considero un autore di fumetti in senso stretto. Ogni volta che inizio un lavoro artistico mi sembra di essere al punto zero e di dover ricostruire un mondo intero a partire dalle fondamenta. Quello che posso dirti è che senz’altro essere un musicista ha influenzato profondamente la struttura di Qui, rendendo il libro sostanzialmente simile a una sinfonia.

All’inizio del libro ho faticato molto per costruire una narrazione coesa e coerente perché pensavo ci fosse bisogno di un protagonista principale. Poi, lavorando al libro, l’opera stessa ha iniziato a dischiudersi pian piano di fronte ai miei occhi e a rivelarmi quale doveva essere la sua struttura narrativa finale, ma ci ho messo un po’ ad arrivare a quel punto. Per aiutarmi avevo incollato tutte le tavole di Qui su un grande muro nel mio studio e di volta in volta cercavo di ristrutturare la sequenza delle pagine proprio come uno spartito musicale.

Here - Richard McGuire

Quali sono i tuoi autori di fumetti contemporanei favoriti? Conosci qualche fumettista italiano?

Uhm, direi di no. Non mi tengo molto aggiornato – e forse invece dovrei – sul mondo attuale dei fumetti e dei suoi autori. Sì certo, conosco Chris Ware che è un mio caro amico personale, ma a parte lui non molti altri. Potrei aggiungere Gabrielle Bell – trovo il suo lavoro originale e interessante dal punto di vista della scrittura – o Ben Katchor, anche lui molto bravo con l’uso della scrittura per immagini. Potrei dirti che sono loro due i miei autori di fumetti preferiti, ma la verità è che sono miei cari amici prima di tutto.

Quindi non si può dire esattamente che tu sia “dentro” la scena attuale del fumetto, giusto?

No, è più come se fossi “vicino”, ma non proprio “dentro” il mondo del fumetto. Ci sono tribù diverse dal punto di vista artistico nel fumetto ed io non appartengo a nessuna di esse in particolare. Diciamo che sono più che altro un membro onorario trasversale di alcune di queste tribù, ecco tutto! (ride)

Il regista Jean-Luc Godard una volta disse: «Un film dovrebbe avere un inizio, uno svolgimento e una fine, ma non necessariamente in quest’ordine». Pensi che questo sia vero anche per i fumetti?

Sì, senz’altro. Non c’è nessuna ragione per seguire un ordine narrativo classico. Il fumetto è più esperienziale di qualunque altra cosa. L’ho capito ancora meglio quando ho preparato la versione digitale interattiva di Qui: non c’è una vera e propria fine dell’opera, in un certo senso riguarda tutto il tempo contemporaneamente, fino alla fine del mondo. (ride)

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Già, il remix digitale interattivo di Qui. Con questa mossa hai lasciato il potere sulla struttura della storia interamente nelle mani dei lettori: pensi che la logica combinatoria di Qui e il rimescolamento continuo di piani temporali siano adatti a questo esperimento digitale?

Sì, direi proprio di sì. La versione digitale interattiva di Qui è come un remix audio: la casualità combinatoria crea nuove connessioni improvvise che non avevi notato a un primo sguardo e che producono reazioni inaspettate a una seconda lettura. Una cosa che mi entusiasma molto, ora come ora, è il pensiero che quando tornerò a New York dovrò parlare con qualcuno che mi ha contattato qualche tempo fa per creare una versione virtuale di Qui basata sulla tecnologia Oculus Rift: sarebbe fantastico proiettare il lettore direttamente dentro la stanza principale del libro per vedere cosa succede! (ride)

Einstein una volta disse: «Le persone come noi che credono nella fisica sanno che la distinzione fra passato, presente e futuro non è altro che una persistente e cocciuta illusione». Mi sbaglio se dico che l’unico vero protagonista di Qui è lo scorrere del tempo, la freccia degli eventi che corre senza tregua?

No non sbagli, è senz’altro così. È il tempo il vero protagonista di Qui. In origine pensavo che il protagonista fosse la stanza, ma la stanza in molte epoche non c’è nemmeno così mi sono reso conto che la stanza è soltanto un palcoscenico teatrale e che è il tempo in realtà a condurre tutta la storia. Sai, anch’io penso che il tempo e il suo fluire siano un’illusione e che tutto il tempo in qualche modo esista contemporaneamente.

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A proposito della nostra percezione dello scorrere del tempo: hai avuto modo di vedere l’ultimo film di Richard Linklater, Boyhood? Penso specialmente all’ultima frase del film: «Hai notato quante persone dicano continuamente “Cattura l’attimo?” Io tendo a pensare il contrario: è l’attimo che ci cattura».

Sì, l’ho visto: mi ha emozionato davvero molto, e ci ho visto una profonda connessione concettuale e spirituale con il mio lavoro artistico in Qui.

Che progetti hai per i prossimi anni? Altri libri?

Ho alcune cose su cui sto lavorando al momento. Non ne parlo in modo approfondito perché sono ancora a un livello iniziale della progettazione. Ho anche un’idea per un lungometraggio, ma non credo che sarà una cosa che vedrà la luce nell’immediato futuro. Ci sono un sacco di cose che mi piace fare ed esplorare! (ride)

Leggi un’anteprima di Qui

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