Chi era Paolo Piffarerio (1924 – 2015), il disegnatore innamorato della Storia

Probabilmente quello di Paolo Piffarerio non è uno dei nomi più noti al grande pubblico: non ha creato nessun personaggio di successo, non ha dato vita a riviste o case editrici, ma la sua opera ha attraversato il fumetto del dopoguerra grazie a una carriera lunghissima e poliedrica, iniziata nel 1943 e conclusasi nel nuovo millennio. I suoi disegni hanno accompagnato generazioni di lettori, soprattutto su Alan Ford e Il Giornalino, ma anche su moltissimi altri progetti che ha impreziosito con il suo segno leggero e ricco di dettagli.

Durante il suo funerale, don Antonio Tarzia, a lungo direttore del Giornalino, per la sua modestia e la passione serena che metteva nel suo lavoro, lo ha paragonato a un monaco amanuense che ha passato la vita a realizzare meraviglie lontano dalla confusione del mondo.

piffarerio

Paolo, detto Nino, nato a Milano nel 1924, esordisce a soli 16 anni per la Nuova Aurora di Alberto Traini. Mentre sta ancora studiando all’Accademia di Brera inchiostra le matite dell’amico Gino Gavioli e crea il personaggio di Capitan Falco. Per tutti gli anni Quaranta lavora per varie case editrici, alternando lo stile umoristico di Ridolini a quello avventuroso degli Albi dell’Intrepido o delle serie per l’Audace di Bonelli, illustrando addirittura una serie dedicata al calciatore Giuseppe Meazza.

Nel 1953 insieme ai fratelli Gavioli fonda la Gamma film, casa di produzione che si specializza in Caroselli. Mentre Roberto Gavioli si occupa della produzione e della regia e Gino realizza i vari personaggi (Cimabue, il vigile, Caio Gregorio, Trinchetto…), Piffarerio è il direttore tecnico della maggior parte degli spot, se non lo sceneggiatore o il regista. Non sono i suoi disegni a prendere vita sullo schermo, quindi, ma la sua è una presenza costante all’interno della Gamma. Si occupa della fotografia, del montaggio, sovrintende ai lavori, detta la linea per una produzione sterminata di cortometraggi animati e dal vero che quotidianamente entra nelle case degli italiani.

L’obiettivo è realizzare animazione di qualità, anche se televisiva, senza fare una brutta copia dei cartoni animati che arrivano dagli Stati Uniti, soprattutto Disney, o di quelli dei fratelli Pagot. Lo stile Gamma, sotto la guida di Gino e Paolo, è quindi molto più sintetico, stilizzato, modernissimo, simile piuttosto a quello della UPA.


La parola alla strada, Carosello per il Brodo Lombardi

Dai primi anni Sessanta collabora con la neonata Editoriale Corno per realizzare serie in costume e western su testi di Luciano Secchi, il futuro Max Bunker. Primula Verde, Milord, El Gringo, Maschera Nera sono alcuni dei titoli che disegna, firmando sempre con pseudonimi come Paul Payne o Mike Saver. Il suo tratto già maturo soffre della poca cura che può dedicare alle opere, realizzate spesso di fretta a causa della mole di lavoro, ma il gusto nella regia è già evidente nelle inquadrature, modernissime per l’epoca, che sceglie per le sue sequenze.

Maschera Nera Piffarerio
Maschera Nera, testi di Ellesse (Luciano Secchi)

La collaborazione con Secchi prosegue negli anni raggiungendo il punto più alto nel 1973, quando i due autori uniscono le proprie passioni, lo studio della storia della Francia rivoluzionaria per lo sceneggiatore e il disegno di personaggi in costume. L’unione di questi due amori crea il Fouché, uscito a puntate su Eureka, storia della Rivoluzione e dell’Era Napoleonica raccontati attraverso le vicende del politico Joseph Fouché. L’opera è ineccepibile dal punto di vista della ricerca storica, rigorosa nei testi quanto nei disegni, per i quali Piffarerio si ispira a acqueforti, stampe e dipinti d’epoca per ritrarre al meglio i costumi e gli ambienti. Il suo segno è leggero e prezioso, arricchito da un tratteggio fittissimo che caratterizza quasi tutta la sua produzione.

Fouché, testi di Luciano Secchi
Fouché, testi di Luciano Secchi

L’eccezione è proprio, per assurdo, il personaggio a cui il suo nome è più legato, Alan Ford. Nel settembre del 1975, infatti, con il numero 75 si rompe il sodalizio tra Bunker e Magnus, con l’abbandono della testata da parte di quest’ultimo. Secchi si rivolge quindi all’amico Paolo per portare avanti la serie, un ripiego che, nelle intenzioni dei due autori, non sarebbe dovuto durare a lungo. In fondo Piffarerio non amava disegnare storie ambientate nella modernità: “Meglio disegnare una catacomba che un cellulare” era solito ripetere negli ultimi anni. Disegnerà 100 albi del Gruppo TNT più una manciata di speciali…

Alan Ford
Alan Ford, testi di Max Bunker (Luciano Secchi), matite di Paolo Piffarerio, chine di Giuliano Piccininno. Si ringrazia Giuliano Piccininno per l’immagine

Alla fine degli anni Settanta è tra gli autori coinvolti nella realizzazione della Storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi. A lui vengono assegnati capitoli di ambientazione seicentesca e settecentesca, in cui riversa la cura per i dettagli e la passione per la storia che già aveva mostrato con Fouché. Ma le opere su cui Piffarerio riversa tutta la sua arte sono certamente le riduzioni a fumetti dei classici della letteratura per Il Giornalino, testata con la quale collabora dagli anni Settanta.

È del 1977 La maschera di ferro, tratto da Dumas, di cui scrive anche i testi. Negli anni seguiranno l’Odissea, i Miserabili (ristampati di recente dall’Associazione Culturale Allagalla) e una trilogia di opere di Goldoni.

In questo corpus spiccano certamente I promessi sposi, su sceneggiatura di Claudio Nizzi. È proprio Piffarerio a proporre l’opera al direttore del Giornalino, per festeggiare nel 1985 i 200 anni dalla nascita di Alessandro Manzoni. Ancora una volta alla base dei disegni c’è un lavoro di ricerca accuratissimo, svolto sia su libri e quadri per rappresentare la Milano del 1630, sia all’aria aperta nei dintorni di Lecco, per cercare di ricostruire il paesaggio di 300 anni prima.

Promessi Sposi
Una veduta del Lago di Como dai Promessi sposi, testi di Claudio Nizzi

Alle riduzioni di opere della letteratura, Paolo alterna i disegni per una serie di ambientazione medievale, Adalberto di Cuorsincero, scritta da Giuseppe Ramello, alle biografie a fumetti di santi e personaggi storici. Tra le ultime opere pubblicate, le biografie di Giuseppe Verdi e di Arturo Toscanini, che uniscono la sua passione per il fumetto storico all’amore per la musica.

Giuseppe Verdi a fumetti, testi di Giuseppe Ramello
Giuseppe Verdi a fumetti, testi di Giuseppe Ramello

Paolo Piffarerio è scomparso nella notte tra il 29 e il 30 giugno, in agosto avrebbe compiuto 91 anni. Aveva smesso di disegnare solo da pochi anni, quando la mano e l’occhio non glielo hanno più permesso.

La sua carriera è stata tra le più lunghe e prolifiche del fumetto italiano. “Storico di professione” secondo don Tarzia per la cura che metteva nella ricerca iconografica, “Innamorato della Storia” per don Stefano Gorla, attuale direttore del Giornalino, è stato certamente uno dei massimi disegnatori di fumetti in costume. Un autore grandissimo, troppo poco celebrato in vita e ancora da riscoprire.