Rubriche Radar Radar. 5 fumetti da non perdere usciti questa settimana

Radar. 5 fumetti da non perdere usciti questa settimana

Edomae no shun – Il sushi nello stile Edo (Hazard Edizioni). Il sottotitolo di questo fumetto fa il lavoro al posto mio: i fondamenti del sushi e tutto quello che c’è da sapere sul pesce.

È la storia di un ragazzo, Yanagiba Shun, destinato a succedere al padre nella gestione del prestigioso ristorante di Ginza, “Yanagi-zushi”. Per conquistare la palma di miglior chef, dovrà affrontare varie avversità e sbaragliare i rivali con le sue sensazionali creazioni, in un crescendo di emozioni che metteranno duramente alla prova tutto il suo straordinario talento.

Ricorda un po’ la storia del povero Yoshikazu Ono (raga, se non avete mai visto Jiro Dreams of Sushi, la vostra vita è davvero misera).

Sembra un manga davvero ganzo, che promette di insegnarci un sacco di cose sul sushi così da poterci elevare al di sopra dei cafoni lampadati che incontriamo a pranzo al giapponese schifido all-you-can-eat.

edomaenoshun

Doomsday.1 (Panini Comics). Mini-serie in 4 parti scritta e disegnata da John Byrne e originariamente pubblicata nel 2013 da IDW, da non confondersi con Doomsday+1, serie Charlton degli anni ’70 nota per essere stata uno dei primissimi lavori di Byrne nell’industria fumettistica.

Mi puzza di mega-ciofeca, però alla persona a cui il mondo deve alcune delle più belle storie a fumetti mai scritte per gli X-Men e per i Fantastici Quattro una chance la voglio dare.

Di che parla? “Sette astronauti in orbita intorno al nostro pianeta osservano con orrore una catastrofe mondiale provocata da un brillamento solare. L’equipaggio dovrà ritornare sulla Terra e sopravvivere, affrontando tutte le minacce di un pianeta irriconoscibile.”

Multiversity #7 (RW-Lion). Il ritornello è sempre lo stesso: l’estate scorsa ho perso sanità mentale e ore di sonno districandomi fra le interviste di Grant Morrison per provare a spiegarvi cosa fosse Multiversity. Il risultato lo trovate qui, vi prego, andate a leggerlo e non fatemi tornare laggiù.

Aggiungo parte I: questo numero è disegnato nientepopodimeno che da Jim Lee e racconta di un universo dove i Nazisti hanno vinto la guerra e hanno dominato il mondo per oltre sessant’anni grazie a un’arma aliena.

Aggiungo parte II: che settimana per Grant Morrison. L’avete letto no, che è stato nominato editor-in-chief di Heavy Metal? E che ha idee piuttosto bellicose?

Aggiungo parte III: per tutti voi fan di Grant Morrison là fuori o per tutti voi eretici che non l’hanno mai letto, qualche settimana fa mi sono fatto una scorpacciata dei suoi X-Men e poi ho preparato un’agile guida al binge-reading.

Dall’estero:

Fantasy Sports vol. 1 (Nobrow). ‘sta settimana voglio esagerare, e vi consiglio un fumetto estero che ho addirittura letto. L’ho comprato all’ELCAF, dove è apparentemente andato a ruba. È una specie di Slam Dunk meets Dragon Ball, con un torneo di basket soprannaturale giocato all’interno di un tempio. L’autore è Sam Bosma, guardate che ganze le sue illustrazioni.

fantasysportsbosma

Crickets #4 (autoprodotto). Il nuovo numero della serie personale di Sammy Harkham, uno dei più bravi fumettisti attualmente in circolazione.

Classe 1980, nato a LA ma formato nell’adolescenza in Australia dove si trasferì con la famiglia a 14 anni, è la mente dietro a Crickets ma soprattutto dietro a Kramers Ergot, proteiforme e fondamentale antologia di fumetti indipendenti, giunta ormai al numero 8 (col 9 previsto per marzo 2016) e che dalla sua nascita (nel 2000) ha raccolto alcuni fra i più importanti autori underground (e non) mondiali (Gary Panter, C.F., Johnny Ryan ma anche Dash Shaw, Chris Ware, Daniel Clowes, Jaime Hernandez e Adrian Tomine) e proposto soluzioni editoriali fra il folle e l’innovativo (il numero 7 della serie aveva dimensione 40×55 cm, 96 pagine e costo 125$; il numero 8 è un volume pregiatissimo pieno di fumetti poveri).

Doppia natura, dunque, quella di editor e quella di autore, una sorta di novello Art Spiegelman, con cui Harkham condivide, oltre all’essere un aggregatore di talenti e un – termine orrendo, perdonatemelo – trend-setter, le ascendenze ebraiche, risonanti in alcune delle storie raccolte in Golem Stories, unico suo lavoro al momento pubblicato in Italia (da Coconino).

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