Rusty Dogs, cani in rete [Intervista]

Rusty Dogs è un progetto nato nel 2009 dallo sceneggiatore Emiliano Longobardi – in collaborazione con l’editor Andrea Toscani e il grafico Mauro Mura – che prevede la pubblicazione sul web di 50 storie brevi di genere noir/hard boiled disegnate da altrettanti disegnatori. Al momento è arrivato al 41° episodio e sta volgendo alla conclusione. Ripubblichiamo di seguito un’intervista a Longobardi condotta da Laura Scarpa e pubblicata sulla rivista Scuola di Fumetto n. 97/98, ora in edicola.

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Una strana combinazione: un libraio che crea un elaborato webcomics… non ti sembra una contraddizione? Scherzi a parte hai detto che hai fatto un webcomics perché non avevi soldi per il cartaceo. Ma la differenza non sta solo nel costo stampa, anche nei tempi di produzione e anche nella scoperta di nuovi lettori, è comunque una diffusione diversa. Che ne pensi? Quali molle ti hanno spinto a pensare questo progetto in questa forma, agli inizi?

La prima molla è stata la voglia di lavorare con molti dei disegnatori che apprezzo maggiormente e di farlo su un progetto che esaltasse quella che – a mio avviso – era un’assonanza più o meno evidente fra tutti, ossia una certa propensione ai neri di un certo tipo, alla linea scura. O comunque una buona predisposizione a questa. Successivamente, mi sono posto il problema della fattibilità e immaginare non da editore un progetto troppo articolato avrebbe significato di sicuro il naufragio della cosa. Da qui, il passo a puntare sulla breve distanza di ogni episodio è stato piuttosto breve e questa scelta ha definitivamente inquadrato Internet come la dimensione ideale in cui poter sviluppare un progetto come Rusty Dogs, che – pur a termine – è a tutti gli effetti una serie, composta da 50 episodi. Fermo restando, poi, che ho sempre avuto voglia di farlo arrivare ai lettori il prima possibile e con il minor numero possibile di tappe intermedie e rallentamenti.

Non è un caso, direi, che – per quanto webcomics – il formato delle pagine sia piuttosto un classico formato rivista (o libro), non so se hai pensato a una possibile, successiva o straniera, pubblicazione cartacea, ma certo il concept è legato al formato tradizionale. D’altra parte anche Zerocalcare o altri stanno pubblicando in rete in formato classico “cartaceo”, mentre possono avere delle difficoltà su carta i webcomics come quelli di Makkox o di Verticalismi. Come vedi oggi il futuro, almeno immediato, del fumetto in rete?

Come lo vedevo quando siamo partiti: come una serie di possibilità da cogliere, sia in senso espressivo riguardo le potenzialità del mezzo e le direzioni che può prendere, l’evoluzione linguistica che può subire (per diventare anche altro, ovviamente), sia dal punto di vista dello scambio fra autori stessi, sia più specificamente produttivo. Web e carta possono dialogare molto virtuosamente, se non ci si aspetta dal web che faccia il lavoro della carta e viceversa.

Quanto ti sono servite le precedenti esperienze di sceneggiatore (cartaceo) per arrivare a questo progetto? Sono state positive o negative? Perché renderti un cane libero?

Tutte le esperienze passate, per quanto minime, hanno costituito un bagaglio prezioso. Sia quando si è trattato di esperienze che hanno avuto un minimo di riscontro (l’esordio su Xiola per la Liberty di Ade Capone, ad esempio, o il ritorno alla scrittura con una storia brevissima pubblicata come bonus-track a Donnell & Grace, una felice autoproduzione di Massimo Dall’Oglio) sia quando queste esperienze non hanno trovato una pubblicazione. Riguardo queste ultime, ricordo ancora con grandissimo piacere una severissima strigliata che mi fece Ade Capone quando feci delle prove per il suo Lazarus Ledd: mi fece capire la differenza fra sentirsi uno sceneggiatore ed esserlo. Un po’ la stessa differenza che passa fra Tex e un cosplayer dello stesso e io, in quel momento, stavo più facendo il cosplayer. Per fortuna, sono convinto che poi sia scattato qualcosa di importante che ho cercato di custodire e alimentare al meglio negli anni successivi e – soprattutto – di essere sempre onesto nei confronti di quel qualcosa. Onestamente, non so cosa significhi essere un cane libero, come dici tu. Cerco solo di scrivere ciò che ho bisogno di scrivere e di farlo concretamente nel modo più vicino possibile a come lo immagino e desidero, ma la cosa non esclude che potrei lavorare – com’è successo, come sta succedendo e come non escludo succederà – a progetti che non partono da mie necessità o su commissione. Penso si tratterebbe solo di trovare il punto di equilibrio migliore fra le proprie e altrui esigenze ed essendo io solo sceneggiatore, non potendo disegnare io le mie cose, già questo stato di partenza non modificabile mi pone costantemente nella posizione di dover sempre mediare. Alla fine, ciò che in qualsiasi ambito conta sempre e comunque più di ogni altro aspetto è solo ed esclusivamente la storia. O – almeno – per me così dovrebbe essere.

Il tuo è un progetto con una forte struttura molto regolare. Le storie di Rusty Dogs hanno tutte la stessa lunghezza, 4 tavole. Sono storie particolarmente brevi, soprattutto considerando che non sono mai comiche. Chi scrive fumetti sa quanto sia difficile, e tu ne stai scrivendo ben 50 diverse, con protagonisti, ambientazioni e situazioni diverse. Non ti è mai venuta voglia di trasgredire la misura di 4? Perché questo limite preciso?

Il limite di 4 pagine si è imposto già dopo pochissimo che avevo cominciato a scrivere Rusty Dogs: quando inizialmente avevo cominciato a coinvolgere i disegnatori, pensavo che le storie avrebbero avuto una lunghezza variabile fra la pagina singola e le 4. Dopo la scrittura dei primissimi episodi, però, mi sono reso conto dell’estrema difficoltà cui tu stesso hai accennato nella domanda e ho preferito una distanza che garantisse agli episodi un respiro almeno minimo.

La tentazione di superare quel limite è venuta spesso, soprattutto riguardo l’arco narrativo di quattro episodi che chiuderà la serie, ma è stata sempre più forte la voglia di rimanere fedele a quel canone. La serialità, fra i tanti codici di cui è fatta, che la caratterizzano, ha anche quello della lunghezza fissa e ho voluto interpretarlo nella maniera più estrema, senza eccezione alcuna, perché volevo che in qualche modo (spero più positivo che negativo) determinasse e condizionasse il modo di scrivere la serie stessa. Ora che ho terminato la scrittura di tutti gli episodi e che ne manca solo una manciata da disegnare, posso dire che sono contento della scelta fatta perché il risultato finale è molto molto vicino a quello che ho sempre immaginato.

Rusty Dogs Benevento

Rusty Dogs #7, disegni di Michele Benevento

Come si affronta la scelta del soggetto in casi di storie così brevi? Si adatta il soggetto alla lunghezza o serve ideare la storia che nasce proprio per essere così asciutta?

Ogni episodio è nato in funzione della semplice voglia o della necessità di continuity di raccontare quella storia. A volte ho dovuto scartare l’idea perché non sarei mai riuscito a svilupparla in 4 pagine, il più delle volte è andata bene. Non è stato sempre facile, tutt’altro, anche perché oltre a questo paletto, ce ne sono stati altri due piuttosto rilevanti: è vero che ogni episodio è leggibile singolarmente, ma allo stesso tempo è inserito in un contesto narrativo più ampio (e alcuni episodi sono connessi più di altri); infine, ma non per importanza, ho sempre cercato di scrivere episodi specificamente adatti per ogni disegnatore e per le sue caratteristiche. In altri casi, invece, quando mi è capitato di scrivere l’episodio prima di avere il disegnatore che lo disegnasse, ho poi fatto in modo di coinvolgerne uno cui potesse andare bene realizzare quell’episodio in particolare.

Dopo il soggetto viene la sceneggiatura. Ma in questi racconti viene da pensare che spesso nascano praticamente assieme. Come funziona la scrittura del fumetto quando lo spazio a disposizione è così ridotto? Lavori per sottrazione eliminando il superfluo fino a rientrare nella lunghezza prevista e per essere padrone delle lunghezze e dei ritmi realizzi mai uno storyboard?

Tecnicamente, un soggetto si potrebbe desumere dalla storia finita, ma non pre-esiste alla sceneggiatura, anche perché le storie sono a) molto statiche e b) molto dialogate. E lo sono per una scelta ben precisa fatta all’inizio del percorso. Per statiche intendo che si risolvono il più delle volte in un unico ambiente e – per un’ulteriore e precisa scelta narrativa – in un determinato lasso di tempo (al netto dei flashback e a volte flashforward che uso per “nascondere” quel lasso di tempo).

All’inizio, ho cercato di tenere tutto sotto controllo con un blocco ad anelli su cui prendevo qualsiasi tipo di appunto, suggestione, flash, spunto, frase, idea potesse essere utile: ogni personaggio/episodio aveva le sue pagine dedicate e per un bel po’ ho seguito questo metodo per far crescere simultaneamente tanto gli episodi singoli quanto la visione d’insieme, le connessioni fra i vari episodi, la cosiddetta continuity. Dopo qualche tempo, però, ho preferito distaccarmi e andare più a orecchio, per poi tornare solo dopo la scrittura a verificare grazie al blocco-appunti se quell’episodio tornasse col resto.

In ogni caso, una volta immaginato cosa voglio raccontare, butto giù i dialoghi e in base a quelli gestisco la regia vera e propria, facendo sempre ricorso a layout che comprendo solo io, ma che sono fondamentali per costruire visivamente la scena e per gestire i tempi di lettura, il montaggio.

Una volta terminata questa fase, passo alla sceneggiatura vera e propria, momento in cui limo ulteriormente i dialoghi e magari apporto qualche altra modifica. Ultimata la sceneggiatura, la invio ad Andrea Toscani, che mi fa da editor e il cui apporto è di vitale rilevanza, dato che supervisiona ciò che scrivo con una certa severità e precisione. Oltre ad Andrea, legge le sceneggiature anche Mauro Mura, che non è solo il letterista della serie, ma il curatore grafico di tutto il progetto e il fixer di qualsiasi rogna tecnica. La “redazione” di Rusty Dogs si esaurisce qui, ma ha una grande rilevanza per me lo scambio che ho con un “gruppo d’ascolto” di persone del cui parere mi strafido e di cui fanno parte due sceneggiatori come Leonardo Valenti e Luca Blengino e soprattutto Gianfranco Giardina, che è uno dei disegnatori della serie, ma che si trova anche nell’ingrato ruolo di ascoltare ogni mia insicurezza, idea, insofferenza riguardo la gestione del progetto e che spessissimo mi restituisce degli stimoli vincenti e delle suggestioni decisive.

Il fumetto per raccontare il noir. Quali sono i pregi e i difetti del fumetto rispetto al libro o al cinema?

Ognuno dei tre linguaggi ha caratteristiche specifiche che lo rendono diversissimo dagli altri. I punti sovrapponibili sono a mio avviso meno di quanto possa sembrare: si tratta di linguaggi che vengono usati (anche) per raccontare, ma le caratteristiche di ognuno possono incidere in maniera determinante tanto sul come quanto sul cosa viene raccontato. Io, Rusty Dogs, l’ho sempre immaginato, pensato e concepito a fumetti e non mi sono mai posto il problema di vederlo raccontato attraverso un linguaggio diverso.

Rusty Dogs Marco Soldi

Rusty Dogs #21, disegni di Marco Soldi

Quali autori (di fumetti, libri o film) ami di più o ti hanno in qualche modo influenzato? E il tuo lavoro di libraio, ha qualche riflesso nel tuo lavoro di sceneggiatore?

Partendo dagli autori: una marea, davvero. Mi limito al mondo del fumetto con un’unica eccezione perché rischierei solo di affastellare nomi su nomi. È chiaro che ogni prima volta come lettore è decisiva e fondamentale, anche quando qualcosa non ci piace, magari pure in maniera particolare. Ogni lettura, oltre che un’esperienza estetica, ha costituito nel tempo un elemento di confronto andando a formare il bagaglio di letture a cui attingo più o meno consapevolmente anche da sceneggiatore, ma non con intenzioni citazionistiche, che non m’appartengono se non in maniera eccezionalmente sporadica, bensì in forma di metabolizzazione e restituzione all’interno di un percorso personale. I capolavori condivisi sono quei fari che illuminano e guidano le rotte di tutti (in questo senso, anche solo fare nomi come quelli di Will Eisner o Frank Miller sembra quasi un’ovvietà), ma hanno lo stesso peso anche esperienze di lettura meno “scontate”. In questo senso, una figura che ha guidato il mio sguardo e le mie scelte attraverso la sua attività su più livelli nel mondo dell’editoria, è stato Luigi Bernardi; in particolare, la rivista «Nero» di Granata Press, ma – soprattutto – una delle storie serializzate in quel contesto, ossia Storia di cani di Peppe Ferrandino e Giancarlo Caracuzzo (e coinvolgerlo in Rusty Dogs è stato per questo un bisogno fondante). Storia di cani è stata decisiva e fondamentale per me come lettore esattamente come lo è stata per me come sceneggiatore. E – insieme a questa – ha avuto il medesimo peso Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy, che mi ha letteralmente fatto esplodere il cervello e ha innescato un bisogno espressivo che poi ha preso la forma di Rusty Dogs. Ecco, queste sono due delle colonne fondanti del mio immaginario di lettore e di persona esattamente come sono due dei focolai delle mie necessità espressive.

Riguardo al fatto che faccio il libraio, infine, devo dire che la possibilità di accedere a molta documentazione, leggere o rileggere dei libri e fumetti che non possiedo (più), è un’opportunità di importanza incalcolabile.

In Rusty Dogs spesso non ci sono gli elementi narrativi considerati indispensabili nella narrazione. Non c’è azione, non c’è climax. Tutta la storia è incentrata sulla descrizione, spesso attraverso il dialogo, del lato oscuro dei personaggi. In pratica, secondo alcuni teorici, il tuo è un nero purissimo, senza contaminazioni di qualunque altro genere. Che ne pensi di questa analisi?

Sono ovviamente d’accordo sull’analisi tecnica e in parte l’ho anticipata io stesso poco sopra.

Riguardo la presunta purezza del nero della serie, invece, non so a quali teorici ti riferisca, però potrei fare il paraculo e accettarla senza commentare, ma non penso che sarebbe onestissimo perché so che Rusty Dogs è invece contaminato da tanti generi e linguaggi quanti hanno contaminato me e la mia formazione di lettore, spettatore o appassionato di musica. Non voglio derogare all’impegno che ho preso prima di non mitragliare nomi su nomi, ma alla base di Rusty Dogs e innervate e sminuzzate in Rusty Dogs ci sono tonnellate di musica, cinema, fotografia e romanzi di qualsiasi genere. E non potrebbe essere altrimenti. Come tutti questi ingredienti possano poi trovare equilibrio nelle atmosfere che caratterizzano la serie, nel mood che alimenta gli episodi, penso sia difficile da razionalizzare e mi capita molto più spesso di accorgermene a lavoro finito e pubblicato, dopo un po’ di tempo.

Il progetto ti ha reso giocoforza un editore. Un editore che ha rapporti con 50 tra i più bravi disegnatori italiani. Come li hai scelti? Hai adattato le storie al disegnatore, o sapevi per chi scrivevi? Quanto influisce il segno sul racconto?

Non so se posso essere considerato in alcun modo un editore. Anzi, penso proprio di no. Sono uno sceneggiatore che ha avuto un’idea ed è riuscito a coinvolgere 50 disegnatori (più un editor e un grafico/letterista/fixer) nel realizzarla nella maniera più semplice e immediata.

Ogni disegnatore è stato scelto perché mi piaceva e perché nei suoi lavori vedevo una certa predisposizione inespressa, inclinazione, predilezione o addirittura passione pornografica per certe atmosfere, certi toni e un certo genere come il nero. Proprio per rispettare, però, le specificità individuali di ogni disegnatore, ho sempre cercato di scrivere per ognuno di loro un episodio che lo divertisse, coinvolgesse e gli permettesse di esprimere quella certa predisposizione inespressa, inclinazione, predilezione o addirittura passione pornografica per certe atmosfere, il tutto coerentemente con e nel rispetto delle caratteristiche fondanti del progetto.

Rusty Dogs Palumbo

Anteprima di Rusty Dogs #48, disegnato da Giuseppe Palumbo

Quanto è difficile gestire i rapporti con professionisti che hanno una fitta agenda di impegni e rapporti con editori decisamente più grandi di te? Molti si sono offerti, ma certo spesso le tempistiche non vengono mantenute. Questo ha impedito, soprattutto  a un certo punto, una regolarità nelle uscite. Agiresti diversamente oggi, per poter mantenere i tempi che mantengono a loro volta fedeltà nei lettori?

Partendo dal presupposto che – a tutt’oggi – sono estremamente soddisfatto di come sta venendo Rusty Dogs e che così com’è è estremamente vicino a come avrei voluto che fosse, ti rispondo che non agirei in maniera molto diversa. Va bene così, con tutte le difficoltà (enormi, anche) che ci sono e che ci sono state nel cercare di mantenere un minimo di continui-tà credibile nella frequenza della pubblicazione degli episodi. Magari avrei potuto mettere in lavorazione molti più episodi prima di partire con la pubblicazione online, questo sì. Ma se mio nonno aveva le ruote, era una carriola, no?

I disegnatori con cui lavori sono spesso professionisti della carta stampata. Hanno mai avuto problemi con il digitale? Sono state necessarie modifiche in alcuni casi?

Hanno tutti lavorato come se il loro episodio dovesse essere stampato su carta, quindi nessuno ha lavorato in maniera diversa dal solito, sotto il profilo tecnico. Riguardo le modifiche, sì, certo, in alcuni casi ho chiesto delle correzioni e in altri ho modificato io le sceneggiature.

Le pagine, pure essendo un webcomics, sembrano, almeno in gran parte, chiamare la stampa su carta. Quando hai progettato Rusty Dogs a che cosa hai fatto riferimento?

Rusty Dogs è nato per stare su Internet ed essere un webcomic, ma è stato pensato in maniera tale che un’eventuale edizione cartacea non avrebbe comportato ripensamenti e rimodulazioni sanguinose. Il formato cartaceo, eventualmente, sarebbe quello comic-book.

La stessa Internet è cambiata in questi anni. Siamo passati dalla email e i forum ai social e wetransfer. Come utilizzi a supporto oggi questi social?

Rusty Dogs viene discusso via mail, gli episodi vengono inviati a me dai disegnatori e da me a Mauro tramite wetransfer, impaginati da Mauro su Issuu e pubblicati sulla piattaforma per blog Blogspot.com, poi vengono diramati i comunicati stampa attraverso indirizzari raccolti in mailing-list e viene pubblicizzata/spammata l’uscita su Facebook, Twitter e Instagram. Direi che c’è il tanto per parlare di uso massivo di qualsiasi cosa possa aiutare nella realizzazione e amplificare la visibilità della serie.

E hai qualche nuovo progetto dopo il 50?

Sì. Qualcuno. Quelli più avviati, in ordine crescente di concretizzazione e previsione di uscita, sono quattro. Una storia lunga lunga ambientata in Messico e sulla quale ho raccolto in questi anni giga di documentazione e che in questo momento esiste solo in quella forma (che è come dire che ancora non esiste nulla se non la voglia grande di farla). Un altro webcomic che stiamo sviluppando insieme ad Antonio Solinas (editor Panini, ma sceneggiatore con cui ho coscritto l’albo dell’esordio, Xiola) e Andrea Gadaldi (Gizmo, John Doe e autore di uno degli episodi di Rusty Dogs). Once Were Criminals, altra storia lunga sulla quale abbiamo iniziato a lavorare un po’ di anni fa con Gianfranco Giardina e che poi ha avuto una battuta d’arresto, ma di cui esistono soggetto, quasi metà della sceneggiatura e un po’ di pagine disegnate. Infine Leonardo Da Vinci, biografia del genio toscano che farò per la collana Prodigi fra le nuvole della Kleiner Fug e di cui per ora ho scritto soggetto e trattamento.

Rusty Dogs Andrea Gadaldi

Rusty Dogs #1, disegni di Andrea Gadaldi

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Elenco di tutti i disegnatori di Rusty Dogs:

Paolo Armitano, Elisabetta Barletta, Antonello Becciu, Michele Benevento, Giacomo Bevilacqua, Lelio Bonaccorso, Riccardo Burchielli, Giancarlo Caracuzzo, Raul Cestaro, Luca Claretti, Massimo Dall’Oglio, Davide De Cubellis, Andrea Del Campo, Werther Dell’Edera, Fabio Detullio, Fabrizio des Dorides, Michele Duch, Andrea Gadaldi, Pier Gallo, Davide Garota, Gianfranco Giardina, Giuliano Giunta, Simone Guglielmini, Giuseppe Marinello, Alberto Massaggia, Francesco Mortarino, Guido Nieddu, Lorenzo Palloni, Giuseppe Palumbo, Davide Pascutti, Michele Petrucci, Rossano Piccioni, Giorgio Pontrelli, Paolo Raffaelli, Maurizio Ribichini, Andrea Rossetto, Armando Rossi, Lorenzo Ruggiero, Antonio Sarchione, Marco Soldi, Cristiano Spadoni, Claudio Stassi, Joachim Tilloca, Riccardo Torti, Jacopo Vecchio e Walter Venturi.