Da Spider-Man a Batman, le versioni manga dei supereroi americani

Nonostante il mito del supereroe sia prettamente statunitense, il Giappone ne è stato sempre affascinato. Al punto da avere provato più volte, sin dagli anni Settanta, a fornirne una propria declinazione – perlopiù televisiva, all’interno della tradizione dei cosiddetti tokusatsu – con serie (alcune delle quali trasmesse anche in Italia) quali Megaloman, Ultraman e Kamen Raider. E i Power Rangers, eh già. Ma nel fumetto?

L’editoria di comics, di solito, ci racconta soprattutto quanto accaduto sulle ‘nostre’ sponde occidentali. Ovvero il fatto che a partire dagli anni Novanta, gli stessi autori ed editori americani di supereroi abbiano assorbito in maniera crescente l’influenza degli stilemi visivi (e talvolta narrativi) di manga e anime. Sul fronte del disegno, basti pensare a nomi come Joe Madureira o Humberto Ramos. Sul piano editoriale, è invece il caso di alcuni mangaka direttamente coinvolti dalle major dei comics USA nelle proprie produzioni: come Kia Asamiya (autore di Silent Möbius o Compiler), che nel 2002 disegnò un ciclo di storie per la collana Uncanny X-Men; o di Katsuhiro Otomo, che nel 1996 realizzò una storia breve di Batman per l’antologico in bianco e nero intitolato Black & White.

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Ma l’interesse nipponico per i supereroi, in effetti, non è stato solo limitato alla tv. Anche l’editoria di manga si è mostrata più volte permeabile alle super-icone americane. Fin dagli anni Sessanta, infatti, sono stati prodotti alcuni fumetti giapponesi i cui protagonisti erano, in tutto e per tutto, i più famosi eroi americani. Manga prodotti su licenza dei legittimi editori USA, insomma. Alcuni piuttosto fedeli, altri – come accaduto, in fondo, a certi (dimenticati) ‘spaghetti-manga’ degli anni Ottanta – ne riscrivevano profondamente le caratteristiche. Quali?

Abbiamo provato a raccogliere una buona manciata – sette – di casi. Alcuni dei quali persino ri-tradotti in Occidente, negli Stati Uniti o persino in Italia. E con una certa curiosità, ne abbiamo letto diversi episodi. Risultato: una sensazione di straniamento, parecchie dosi di kitsch, e alcune belle trovate. Che vi raccontiamo qui di seguito.

Bat-Manga (Shōnen Gahōsha, 1966)

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Nel 1966, dopo il successo della serie tv con Adam West e Burt Ward, la Shōnen Gahōsha chiese alla DC i diritti per la pubblicazione di storie di Batman prodotte interamente in Giappone. La realizzazione fu affidata interamente a Jiro Kuwata, che aveva già avuto a che fare con i supereroi, in particolare con Gekko Kamen (un personaggio noto anche da noi grazie alla trasposizione animata). L’adattamento era abbastanza fedele nello spirito (e nel carachter design dei personaggi), ma raccontava storie del tutto inedite. Passata la moda della serie tv, nel 1967 la casa editrice interruppe la serie.

La curiosità principale legata a tale serie è che, molti anni dopo, essa fu scoperta da David Mazzucchelli (il disegnatore di Batman: Anno Uno) durante un suo soggiorno in Giappone. Il disegnatore americano la fece così conoscere al suo amico designer (e anche lui autore di fumetti) Chip Kidd, che, da grande appassionato di Batman, nel 2008 pubblicò in Inghilterra il libro Bat-Manga!: The Secret History of Batman in Japan (Pantheon Books), realizzato con il contributo del collezionista Saul Ferris (che possedeva copie del manga) e del fotografo Geoff Spear, dando alla vicenda dei contorni quasi mitologici.

Nel 2010, esordì invece negli Stati Uniti la serie Batman, Inc. di Grant Morrison, che presentava diverse varianti di Batman (finanziate da Bruce Wayne) al di fuori degli Stati Uniti. Tra queste, c’era anche un Uomo Pipistrello giapponese, mentre tra i personaggi di contorno spiccavano un Lord Death Man (analogo di un personaggio apparso anche nel manga) e tale Jiro Osamu, il cui nome omaggiava i mangaka Jiro Kuwata e Osamu Tezuka.

Spider-Man: The Manga (Kodansha, 1970)

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Nel 1970, Kodansha – il più grande editore giapponese di fumetti – acquisì dalla Marvel i diritti per la creazione di storie dell’Uomo Ragno. Queste erano ambientate in Giappone, e Peter Parker era sostituito dal giovane Yu Komori, mentre zia May diveniva Mei. Il tono della serie – serializzata da gennaio 1970 a settembre 1971 su Monthly Shōnen Magazine – era più cupo di quello della corrispettiva americana, e le ultime storie presentavano addirittura contenuti sessuali o scene particolarmente cruente. Gli avversari del protagonista, invece, erano più o meno gli stessi, da Electro a Lizard, anche se rivisti in chiave giapponese.

Alle sceneggiature si alternarono Kōsei Ono e Kazumasa Hirai, mentre i disegni furono affidati a Ryoichi Ikegami, disegnatore dal tratto fortemente realistico molto noto anche in Italia, grazie a manga come Mai la ragazza psichicaSanctuary e soprattutto Crying Freeman. La serie fu poi ristampata negli Stati Uniti a fine anni Novanta, e fu pubblicata anche nel nostro Paese da Marvel Italia nel 1998, in tre volumi.

Questo manga è stato di recente “canonizzato” dalla Marvel: è stata infatti creata una Terra parallela ufficiale in cui ha luogo la serie (Terra-70091) e durante il recente crossover Ragnoverso Yu Komori è apparso tra i vari Spider-Man alternativi.

Hulk: The Manga (Kodansha, 1970)

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Insieme a Spider-Man, Kodansha acquisì i diritti anche di un altro personaggio Marvel: Hulk. La storia non era ambientata in Giappone, ma il protagonista proveniva da lì: al posto di Bruce Banner, c’era infatti il Dottor Araki. La cosa più interessante fu che la casa editrice e gli autori tentarono di contestualizzare il personaggio al di fuori dello scenario da Guerra Fredda in cui era nato. Araki infatti era originario di Hiroshima e i suoi genitori erano stati uccisi dall’esplosione della bomba atomica sganciata nel 1945 dagli Stati Uniti. Era questo il motivo che l’aveva spinto a studiare l’energia gamma e a trasferirsi negli Stati Uniti, per la precisione in Nevada, per effettuare dei test.

Le origini invece erano pressoché identiche, con il giovane Ricky Tenda (al posto del più noto Rick Jones) che si intrufolava per gioco sul sito di un test della bomba gamma e lo scienziato che nel tentativo di salvarlo finiva per essere colpito dalle radiazioni. Il mostruoso “Haruku” finiva così per essere perseguitato dall’esercito. Rispetto alla serie di Spider-Man, quella di Hulk aveva un taglio decisamente più infantile.

Serializzata tra il 1970 e il 1971 su Weekly Bokura Magazine, la versione manga di Hulk durò per ben 23 episodi, più di quelli di Spider-Man, e fu realizzata dagli sceneggiatori Kazuo Koike (l’autore di Lone Wolf & Cub) e Yukio Togawa e dai disegnatori Kosei Saigo e Yoshihiro Morito (che ripresero anche alcuni stralci della serie americana realizzati da Herb Trimpe).

X-Men: The Manga (Bamboo Comics, 1998)

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A fine anni Novanta, con gli X-Men che vendevano centinaia di migliaia di copie negli Stati Uniti ed erano diventati famosi in tutto il mondo grazie a una serie animata di successo di qualche anno prima, la Marvel tentò di esportare i propri personaggi anche in Giappone. Diede così vita a una partnership con la casa editrice nipponica Bamboo Comics per la realizzazione di un manga sugli X-Men. I protagonisti, erano quelli in voga proprio negli anni Novanta: l’immancabile Wolverine, Ciclope, Tempesta, Rogue, Gambit, Jubilee, Alfiere, Cable, tutti con i look ideati qualche anno prima da Jim Lee, Whilce Portacio e Rob Liefeld… ma con gli occhioni luccicanti.

La serie durò 13 volumi e vide all’opera diversi autori, tra cui Hiroshi Higuchi, Miyako Kojima e Koji Yasue. Nel 1998, inoltre, fu tradotta e venduta anche negli Stati Uniti (in 26 uscite mensili).

Batman: Child of Dreams (Kodansha, 2000)

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Da una collaborazione tra DC Comics e Kodansha nacque invece Batman: Child of Dreams (pubblicato in Italia da Goen proprio nel maggio di quest’anno), manga realizzato da Kia Asamiya, autore che non ha mai nascosto la sua passione per i supereroi americani.

Il Batman di questa storia è proprio quello della continuity ufficiale, anche se il personaggio in copertina ricorda molto la versione cinematografica interpretata nel 1989 da Michael Keaton. La storia è ambientata tra Gotham City e Tokyo, e il cattivo principale della vicenda è Due-Facce. Per rendere il tutto più appetibile ai lettori giapponesi, fu aggiunta come co-protagonista la giornalista Yuuko Yagi.

La prima versione della storia apparve sulla rivista Magazine Z, per poi essere raccolta, come di consueto, in due tankobon. L’edizione americana fu invece ribaltata e proposta con lettura all’Occidentale.

Spider-Man J (Kodansha, 2004)

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Di tenore completamente opposto era invece la serie Spider-Man J, anch’essa pubblicata da Kodansha e realizzata da Yamanaka Akira. Serializzato su Comic Bom Bom tra novembre 2004 e maggio 2005, il manga era un classico shōnen – ovvero un fumetto indirizzato a un pubblico prettamente maschile di età scolare – pieno di azione e con personaggi in stile super-deformed.

Il protagonista era Sho Amano, un quindicenne con abilità paranormali che per combattere utilizzava numerose armi create con i propri lancia-ragnatele. Aveva anche tre animali da compagnia, un gatto (Leo), un cane (Par) e un uccello (Don). I nomi dei tre, aggregati, formavano Leopardon, come il robottone della serie tv live-action su Spider-Man (anzi, “Supaidaman“) trasmessa in Giappone tra il 1978 e il 1979. Il suo avversario principale era invece l’inedito Lord Gokibu, ma nel corso della serie apparivano classici personaggi Marvel (in versione giapponesizzata) come Elektra, il Dottor Destino e i Fantastici Quattro.

Dopo essere stato tradotto per il mercato statunitense, anche Spider-Man J di recente è entrato a far parte della continuity Marvel con l’evento intitolato Ragnoverso. Il suo universo è indicato come Terra-7041.

Avengers Age of Ultron (Kodansha, 2015)

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Molto più recente è invece l’uscita in Giappone di un prequel a fumetti del lungometraggio dei Marvel Studios Avengers: Age of Ultron, distribuito nelle sale italiane ad aprile e arrivato nel paese orientale solo il 4 luglio. Ad affidare a Kodansha la realizzazione del manga è stata proprio la Walt Disney (proprietaria della Marvel, come noto), per un’operazione di marketing già provata in passato con i Pirati dei Caraibi e Wall-E.

A occuparsi della realizzazione è stato invece il mangaka Yūsaku Komiyama (autore inedito in Italia). Questo episodio “zero” è apparso l’1 luglio sulle pagine del trentunesimo numero della rivista Shonen Magazine e ha avuto per protagonista Tony Stark, alle prese con i dubbi con cui lo ritroviamo all’inizio della pellicola.