Focus Profili "Tex è come gli AC/DC". Tex Willer secondo Roberto Recchioni

“Tex è come gli AC/DC”. Tex Willer secondo Roberto Recchioni [Intervista]

«Sergio mi aveva chiesto di provare a scrivere il personaggio». È dall’imprimatur dell’editore che è nata l’avventura di Roberto Recchioni con Tex. L’anno scorso una sua breve storia era comparsa in Color Tex n.6. Ma da domani avremo a disposizione un’intera storia lunga (160 pagine) con cui misurare il tasso di ‘texianità’ di Recchioni. Nell’arco di un paio di anni, tra Orfani e Dylan Dog, lo sceneggiatore romano sembra avere fatto di Bonelli Editore la propria ‘casa’ al punto da impegnarsi anche sull’icona per eccellenza del fumetto italiano. E la sfida, da quanto ci racconta, sembra concentrarsi intorno al ruolo dei dialoghi e della formula del Color Tex, la più recente collana del ranger, affidata alle cure di autori meno tradizionali(sti).

Leggi l’anteprima di Color Tex n.7 – La strada per Serenity

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Copertina di ‘Color Tex’ n.7, disegnata da Claudio Villa | © Sergio Bonelli Editore

Quella contenuta in Color Tex n.7 sarà la tua seconda storia del personaggio pubblicata, ma la prima di una certa lunghezza (dopo il racconto breve del 2014 per Color Tex n.6). E in realtà, la prima che hai scritto, mentre eri ancora al lavoro su John Doe, Orfani e I Fiori del massacro. Come è nata la tua collaborazione con Tex?

Sergio mi aveva chiesto di provare a scrivere il personaggio. Poi, tra una cosa e l’altra, non c’era mai stato tempo e modo. Dopo la sua morte Mauro Marcheselli, Mauro Boselli e io ci siamo sentiti un poco in colpa per questo, e abbiamo provato a rimediare. Ne è nata una prima storia lunga per il Color e poi una breve.

Tempo fa, durante la lavorazione, notavi che “per scrivere le avventure di Aquila della Notte devi entrare nel suo linguaggio”. Quali caratteristiche di questo linguaggio sono quelle che più ti colpiscono? E in quali sei ‘entrato’ più facilmente o, viceversa, con più fatica? 

Gian Luigi Bonelli (padre di Sergio e fondatore della casa editrice ndr) ha creato un personaggio incredibile che non aveva eguali al suo tempo e non ne ha tutt’ora. A uno sguardo superficiale Tex non sembra un personaggio poi così innovativo, ma quando lo osservi meglio e ti accorgi che i suoi veri padri stanno più nella letteratura hard boiled di Mickey Spillane che nel cinema western di John Ford, cominci a capire che è qualcosa di speciale. Quando poi ti metti a leggere i dialoghi (quelli di Gianluigi erano praticamente tutte one line da incorniciare) non puoi che restare del tutto ammirato. Tex è pura narrazione dinamica, senza compromesso alcuno. A confronto di Tex, Jack Bauer è una mammoletta. Solo Tex può fare certe cose e non doverne pagare il peso morale perché, nel suo DNA, Gian Luigi gli ha dato il superpotere più forte di tutti: è infallibile.

La cosa più difficile da capire nello scrivere Tex è che ti devi fare da parte e lasciare che sia il personaggio a dirti come si comporterà. Tu crei l’intreccio, poi ci metti dentro Tex e il resto deve venire in maniera naturale. Se forzi Tex ad agire in maniera diversa da quella che è la sua, si vede. Fortuna che una parte di questa lezione l’avevo già appresa con l’altra grande icona del fumetto italiano: Diabolik.

Tex è anche e soprattutto un’icona ‘morale’, l’eroe “tutto d’un pezzo” per eccellenza nel fumetto italiano. L’esatto contrario dei personaggi che sei abituato a scrivere. Cosa pensi sia rimasto nel ‘filtro’ fra il tuo approccio e i rigidi canoni del western texiano?

I suoi dialoghi. Il fatto che sia sempre l’azione a definire il personaggio. I pard e la maniera in cui interagoscono tra loro.

Quanto conta la coralità della serie – con Tiger, Carson e Kit – nell’economia della tua storia?

Molto. Nella creazione dei pard e nel suo utilizzo narrativo credo che Gian Luigi Bonelli si sia rifatto a quanto faceva Burroghs sulle pagine del suo Tarzan. Avere un cast ampio ti permette di operare tutta una serie di stacchi di montaggio che permettono di tenere alto il ritmo e la tensione narrativa. In più, quando li riunisci tutti insieme, è come far cavalcare i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse.

Color Tex n.7 è disegnato da Pasquale Del Vecchio. Come hanno interagito il suo stile classico e il tuo?

Questa è più una domanda che dovresti fare a lui. Non sapevo a quale disegnatore sarebbe stata affidata la storia, quindi ho usato il trucco che uso sempre in queste occasioni: mi immagino le pagine del fumetto disegnate dal disegnatore che più, secondo me, saprebbe valorizzarle. Nel caso di questa storia avevo due scelte: Galeppini o Ticci. Il Tex di Del Vecchio, a mio modo di vedere, ha molti punti in comune con quello di Galeppini, quindi direi che sono stato fortunato.

Una tavola da 'Color Tex' n.7, disegni di Pasquale del Vecchio, colori di GFB Comics | ©Sergio Bonelli Editore
Una tavola da ‘Color Tex’ n.7, disegni di Pasquale del Vecchio, colori di GFB Comics | © Sergio Bonelli Editore

Tex è una serie seguita soprattutto da un pubblico ‘anziano’. Credi che tra dieci o vent’anni sarà ancora il fumetto più letto d’Italia?

Più che altro, non credo che Tex sia seguita solo principalmente da un pubblico anziano. Ho sentito questa storia sin da quando ero ragazzino e mi chiedo come facciano a essere ancora vivi quei lettori “vecchi” che seguivano Tex quando io avevo dieci anni, visto che adesso ne ho quarantadue. In realtà, io credo che Tex sia come gli Ac/Dc e si tramandi di padre in figlio.

Proprio a partire dal Color Tex precedente è sembrato di vedere una volontà di sperimentare nuovi stili grafici e di scrittura sul personaggio, più freschi. Pensi che esista un modo, con il colore – e al di là di esso – per provare a parlare con generazioni di lettori più giovani rispetto a quelle della collana regolare?

Continuo a pensare che quello dell’età non sia un problema, per Tex. Credo però che degli spazi dove sperimentare siano una cosa buona e interessante. Quindi penso che sia un bene che ci sia il Color Tex con le storie brevi, e penso che sia fantastico che si sia data vita a una collana come quella che ha ospitato il Tex di Serpieri (e che ospiterà altre interessanti interpretazioni di Tex).

Gli Stati Uniti hanno Batman. La Francia ha Astérix. Il Belgio ha Tintin. L’Italia ha Tex. Domandona: perché Tex è diventato e continua ad essere il nostro bestseller fumettistico nazionale?

Ci sono interi saggi sull’argomento, non posso dare una risposta esaustiva a una domanda del genere. In supersintesi: perché Tex è stato concepito come un personaggio anomalo; perché è stato scritto per anni da quello che era un genio della sceneggiatura (anche se in pochi gli tributano i giusti omaggi), ovvero Gian Luigi Bonelli; perché è sempre stato disegnato dai migliori autori sulla piazza; e perché è una serie che è stata sempre curata con un’attenzione maniacale.

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