Ritorno alla natura: Nausicaä di Hayao Miyazaki

In questi giorni, il 5, 6 e 7 ottobre è possibile vedere nei cinema italiani Nausicaä della Valle del Vento, da molti considerato il primo capolavoro di Hayao Myazaki. Pur essendo il secondo lungometraggio animato del maestro giapponese (dopo Lupin III – il castello di Cagliostro del 1979 su soggetto di Monkey Punch), il film del 1984 è per molti versi il capostipite della produzione classica dell’autore.

Da un punto di vista squisitamente tecnico è il primo lungometraggio interamente scritto da Miyazaki. Ha di fatto segnato (poco dopo) l’inizio dello Studio Ghibli ed è stata la prima collaborazione col compositore Joe Hisaishi, che in seguito realizzerà le colonne sonore di ben dieci film del regista. Ma è soprattutto nello stile e nelle tematiche che Nausicaä assurge a prima grande opera myazakiana.

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Fin dall’inizio, infatti, compaiono le grandi visioni post-apocalittiche, alternate a meravigliosi dettagli naturalistici, la contrapposizione tra idillio e catastrofe che ha negli anni rappresentato la cifra stilistica del genio nipponico. Nel film, ritroviamo tutti i temi e i tòpoi delle successive opere dell’autore: il disastro ecologico e la conseguente catastrofica vendetta della Natura; l’ottusità miope e belligerante degli esseri umani; una principessa fiera e innocente, in connessione spontanea con gli elementi naturali, contrapposta a una conquistatrice spietata e calcolatrice; le sagge figure degli anziani come ultimi custodi di un sapere smarrito; una purissima forma d’amore, inesplicato, come unica via per riconciliare schieramenti avversi, o disinnescarne il conflitto.

E, poi, a livello sia concettuale che meramente grafico, è qui che si sperimentano i grandi leitmotiv delle opere successive: la passione per i velivoli come veicoli di esplorazione e lotta celeste; l’assalto in massa delle forze furiose della Natura; il potere taumaturgico dei filamenti emersi da animali magici; le fughe rocambolesche da nemici apparentemente invincibili; il fuoco come elemento tecnologico primigenio, portatore di morte, contrapposto al vento e all’acqua, giocosi e spontanei portatori di vita.

Il film è in primo luogo un manifesto ecologico. Mostra le conseguenze devastanti del delirante “progresso” umano, e l’unica possibilità di redenzione attraverso un contatto profondo, amorevole, energetico con la Natura. Non è certo casuale che sia stato presentato ufficialmente alla sua uscita nel 1984 dal WWF.

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Nausicaa miyazaki

Ma c’è molto di più. Nausicaä (il cui nome nasce da un equivoco idealizzante sul personaggio omerico, poiché Miyazaki ne aveva letto una descrizione che lo aveva incantato, ma non aveva ancora studiato l’Odissea) è evidentemente una figura messianica. Il suo elemento è il vento, brezza spirituale, e riscopre l’acqua pura, simbolo di vita. Al di là del compimento, riconosciuto da tutto il suo popolo, dell’antica profezia, Nausicaä s’impone come una figura cristica femminile, erede di antichissimi archetipi orientali, come la fanciulla guerriera.

La dinamica finale di morte/sacrificio salvifico e resurrezione/rinascita collettiva è quanto di più esplicito uno spettatore occidentale possa attendersi. Alcuni critici hanno evocato il tema della Caduta, intesa come apocalisse ecologica e morale dell’uomo. Non si tratta solo di una catastrofe ecologica, ma di un disastro etico: un classico tema gnostico, che vede nella Caduta la condizione ontologica stessa del genere umano. Soltanto il puro sacrifico d’amore di un Eletto può redimere l’umanità dal vicolo cieco autodistruttivo a cui essa stessa si è condannata.

Ora, che questi siano precisi riferimenti culturali myazakiani, o piuttosto il riemergere inconscio di narrazioni tradizionali della cultura orientale (e universale) non è nodo da sciogliere in questa sede. L’invito è quello di andare al cinema, e non perdere la rara occasione per smarrirvi nella bellezza delle visioni di Myazaki sul grande schermo.