Recensioni Novità Reinventare She-Hulk (e molto bene)

Reinventare She-Hulk (e molto bene)

Al di là di tutti i suoi limiti – ripetitività delle trame, infantilismo, rigurgiti cripto fascisti ecc. – il fumetto supereroico americano (e non solo) riesce ancora a realizzare delle opere sorprendenti che sfruttano appieno le potenzialità del fumetto, inteso come forma di narrazione prettamente grafica, dove invece più osannati graphic novel si appiattiscono su sterili e spesso ripetitivi modelli di derivazione letteraria. Questo primato è particolarmente evidente in opere in cui, in estrema sintesi, l’utilizzo di layout o gabbie “anomali” e il ricorso a un segno poco più che minimale fanno sentire prepotentemente il loro peso, senza che però questa scelta risulti artefatta, appiccicaticcia o, peggio, arty. Entrando in questi campo non si può che parlare dell’ottima serie di Occhio di Falco firmata da Matt Fraction e, fra gli altri, soprattutto, David Aja.

Una pagina di David Aja per Hawkeye

Ancora oggi, nel fumetto popolare, specialmente di matrice supereroica, non è raro trovare pattern anomali e complessi. Sulle pagine delle decine di fumetti di genere che vengono pubblicati ogni mese, la sperimentazione e l’innovazione hanno ancora il loro spazio, anche se raramente organizzate all’interno dei confini di uno specifico progetto editoriale. Più frequentemente, per trovare delle perle, bisogna cercarle nelle pubblicazioni speciali, laterali, in occasione di un What If o di un qualche numero celebrativo.

La giustamente osannata serie Occhio di Falco, del duo Matt Fraction (ai testi) e David Aja (e altri, ai disegni) rappresenta una pregevole eccezione. Il disegno minimale di Aja – che ha ben recepito e rielaborato la lezione di David Mazzucchelli e soprattutto Chris Ware – e il layout della tavola, che si sviluppa come e integra suggestioni dall’estetica e dalla logica organizzativa delle infografiche, sposta la fruizione della storia dalla lettura alla visione, facendo con il fumetto quello che solo il fumetto può fare, inglobando, in contemporaneità con lo sviluppo della trama principale, trame secondarie, sottotesti, accenni, suggestioni. Tutti elementi questi che, grazie anche alla colorazione intelligente e non decorativa di Matt Hollingsworth, creano delle proprie traiettorie visual-narrative all’interno della pagina che combattono e resistono nei confronti della linea temporale principale, senza però interromperla.

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La copertina del primo volume dell’edizione italiana della She-Hulk di Pulido

Occhio di Falco è una delle poche serie popolari attualmente edite che si concedono un tale livello di innovazione, ma qualcosa sta cambiando. Il fumetto supereroico, specialmente quello made in Marvel (ma non scordiamoci la già citata serie DC Batwoman, disegnata dall’ottimo J.H Williams III) sta attraversando una, per ora timida, fase di cambiamento, che passa anche attraverso l’apporto di un gruppo di talentuosi e giovani disegnatori spagnoli come Javier Pulido, Marcos Martin e lo stesso Aja. L’ondata spagnola non si limita a lambire il fumetto supereroico americano. Si pensi solo all’eccellente rivisitazione postmoderna del mito di Eracle realizzata da David Rubín nei due volumi de L’Eroe. L’utilizzo molto consapevole delle possibilità del fumetto messo in atto da questi e da altri autori contemporanei, nello specifico del fumetto popolare e di genere, può servire da viatico per attirare un nuovo pubblico di fruitori che troverebbero il mezzo altrimenti poco attraente, grazie sia alla riconoscibilità del segno e dell’impostazione grafica, sia alle strizzate d’occhio che le tavole, ad esempio di Aja, fanno all’universo più ampio e generale della grafica contemporanea. Allo stesso modo in cui, decenni prima, autori come Guido Crepax, con le loro invenzioni, la loro capacità di contaminare il mezzo senza tradirlo e di operare non nella nostalgia ma nel pieno della modernità, riuscirono ad interessare alle loro opere un pubblico di non appassionati.

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Marcos Martin: The Amazing Spider Man

Paragonare il lavoro di Aja a quello di Javier Pulido, principale disegnatore della nuova serie di She-Hulk (di cui è uscito in Italia il primo volume), è certamente un azzardo. I due sembrerebbero venire da universi parecchio distanti. Il primo, Aja, ha interiorizzato la lezione del Mazzucchelli supereroico fondendola con le sperimentazioni sull’impaginazione della tavola, consapevolmente retrò, di Chris Ware. Un miscuglio che potrebbe sembrare davvero mal progettato, ma che dà come risultato una narrazione trasparente e fluida, che integra con incredibile coerenza gabbie classiche, infografiche, subsequenze stroboscopiche, influenze videoludiche e molti altri elementi. Pulido sembra invece guardare altrove. Tra i suoi ispiratori, soprattutto per quello che riguarda il segno, ci sono sicuramente John Romita Jr. e Mike Allred. Le sue tavole, equilibratissime ma al tempo stesso scanzonate, sono un tripudio pop in cui l’influenza, pur molto evidente, di un gigante come Kirby viene stemperata attraverso una personale rilettura giocata tutta attraverso la sintesi e la sottrazione. Gli sfondi si riducono al minimo, fino, spesso, a scomparire, l’azione è tutta concentrata sui personaggi o, meglio, sui loro volti. resi con pochi e significativi tratti. Eppure due mondi così distanti riescono a imporre la loro impronta nello stesso, coerente universo.

Una pagina di Pulido per She-Hulk
Una pagina di Pulido per She-Hulk

In She Hulk assistiamo ad un prolungamento di quella tendenza che su queste stesse pagine Evil Monkey ha descritto come “la rivincita dei normali”. Infatti, anche se She-Hulk è una supereroina a tutti gli effetti, dotata com’è dei poteri del cugino Bruce Banner/Hulk, in questo primo volume il fuoco della narrazione è incentrato principalmente sulla sua difficoltosa carriera di avvocato, nei panni “civili” di Jennifer Walters. Supereroi con normali problemi, insomma. Non si tratta certo di una novità. Devil si è trovato spesso ad affrontare simili problematiche – e infatti viene interpellato da Walters per un consiglio – così come l’Uomo Ragno e anche i Fantastici Quattro, in un divertente quanto improbabile ciclo di avventure, si sono trovati a fare i conti con le bollette e l’affitto da pagare.

Lo sceneggiatore Charles Soule, anch’egli avvocato, riesce a rendere realistico e interessante il dietro le quinte del sottomondo legale newyorkese, evitando l’epica tipica dei legal thriller ma, piuttosto, mostrando con gusto ultrapop i sotterfugi, i piccoli imbrogli, gli accordi sottobanco che precedono o si muovono di pari passo con il processo. La fatica dello scontro quotidiano dell’irreprensibile Walters con questo apparentemente inestricabile gomitolo di codicilli, rinvii e società organizzate come scatole cinesi – cui non si sottrae neanche la società multinazionale guidata da Tony Stark – è resa con vivace fisicità da Pulido, il quale riesce ad applicare, con apprezzabile leggerezza, la retorica visiva del genere supereroico ad attività molto più terrene, come si può apprezzare nella dinamica tavola seguente.

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Ancora Pulido e She-Hulk

Naturalmente, come da tradizione, la serie qui presa in esame si apre ben presto ad una narrazione più ampia e complessa, incorporando tutti gli stilemi del caso (prospettiva globale, personaggi che non sono quello che sembrano, complotti, elementi di natura mistica) i cui sviluppi saranno probabilmente maggiormente apprezzabili nel corso del secondo e ultimo volume. Questa alternanza fra grande e piccolo, fra quotidiano e “divino” funziona però eccezionalmente bene, grazie anche all’apparato grafico messo in scena da Pulido. Il passaggio di consegne fra il disegnatore spagnolo e il pur ottimo Ron Wimberly gioca infatti a sfavore del secondo, il cui tratto deformato, carico e nervoso, stride sia nel contesto di una serie come quella qui descritta sia, e specialmente, se confrontato con quello di Pulido.

È interessante notare come al cambio, fortunatamente temporaneo, di disegnatore, cambi di conseguenza anche l’intero punto di vista dell’opera. Se, infatti, lo stile di Pulido si sposa alla perfezione con una New York medio borghese,”brooklyniana”, che riesce a rendere con pochi tratti anche nella normale banalità dei riti (il bar, il lavoro, i locali, i ristoranti), l’intervento a gamba tesa di Wimberly ci trasporta, immotivatamente, in un’altra città, acida e violenta. Non ci siamo mossi ma siamo altrove, e se il cambio di sguardo può avere un senso in funzione narrativa, non è certo questo il caso. E’ questa la potenza del disegno, ad ogni modo.

She-Hulk. I due volti della giustizia
di Charles Soule e Javier Pulido
Panini Comics, 2015
128 pagine, 14,00 €

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