I supereroi secondo Ta-Nehisi Coates, il nuovo sceneggiatore di Black Panther

Ta-Nehisi Coates è un giornalista e scrittore, e da qualche tempo è ormai una delle voci più influenti della comunità afroamericana. Il suo ultimo libro Between the world and me è stato definito dalla scrittrice premio Pulitzer Toni Morrison “una lettura fondamentale” per capire a che punto è arrivata la lotta al razzismo negli Stati Uniti.

Nel 2013 Coates aveva incontrato il presidente Barack Obama, forse la sua controparte principale, nella visione della lotta al razzismo negli States. La tesi di Coates, che ha fatto molto discutere intellettuali e politici, è tanto ‘pessimista’ quanto nitida: l’elezione di un afro-americano alla Casa Bianca non rappresenta, in verità, alcun profondo cambiamento nella questione razziale. L’America sarebbe ancora, secondo lo scrittore, immersa nell’eredità della schiavitù. Coates non ha mancato, inoltre, di criticare la moderazione con cui Obama ha sempre affrontato l’argomento. È suo, probabilmente, l’articolo giornalistico più discusso dell’era Obama.

Ta-Nehisi coates

Ta-Nehisi Coates, durante un discorso al 31° Martin Luther King Jr. Memorial, presso la Loyola University, Maryland, il 18 gennaio 2015 | Foto: Algerina Perna © Baltimore Sun

Ma cosa avrebbe a che fare Ta-Nehisi Coates col mondo del fumetto? Oltre ad essere un grande lettore di fumetti Marvel, Coates è il nuovo sceneggiatore delle storie di Black Panther, il supereroe nero della Casa delle idee. Una scelta tutt’altro che scontata. Ma anche un profilo professionale e culturale perfetto. Del resto, difficile trovare un narratore più rappresentativo di lui, oggi, per la comunità nera in America. Anche per ragioni generazionali.

Qualche tempo fa il New York Magazine ha intervistato Coates, ed è stata l’occasione per conoscerne le idee e gusti fumettistici, e capire quanto secondo lui i supereroi abbiano influenzato la cultura e la coscienza popolare. «Il motivo per cui i supereroi ed i cinecomics sono così popolari oggi – ha detto – è perché un sacco di giovani lettori di fumetti di venti o trent’anni fa, ora sono diventati registi e sceneggiatori. Sono cresciuti leggendo tante fantastiche storie di supereroi scritte negli anni Ottanta, ed ora le stanno raccontando attraverso il cinema. Poi bisogna considerare il fatto che la Marvel ha venduto i diritti su alcuni suoi personaggi nella metà degli anni Novanta, e nel 2000 ci sono stati ad esempio i primi film sugli X-Men. Quindi c’è anche una componente accidentale da considerare».

Coates vede i cinecomics come una buona possibilità per raccontare certe cose e sviluppare tematiche che altrimenti sarebbero rimaste solo ferme su carta. «Non vado matto per Capitan America, ma The Winter Soldier è riuscito davvero a raccontare un aspetto dell’America di oggi. Questo perché c’è qualcosa che va oltre questo ragazzo bianco che corre indossando i colori della bandiera americana, ci sono davvero diverse possibilità di discussione che un personaggio del genere può offrire». Alla domanda  sulle ragioni del forte legame tra fumetti e supereroi, Ta-Nehisi ha risposto, semplicemente: «Perché sono il meglio che i fumetti abbiano offerto all’immaginazione collettiva. Sono un misto tra parole scritte, immagini, e tutto ciò che la nostra mente può sviluppare grazie a questi personaggi».

Il legame intenso che si è creato tra supereroi e cinema non è altro che «un modo di cercare di raccontare quelle immagini che si creavano nelle nostre menti. È un modo per far sentire che voce ha Bruce Banner, anche se certe cose descritte nei film non potranno mai battere la nostra immaginazione. Per questo motivo provo profondo dispiacere per chi conosce i fumetti solo attraverso i film». Le serie di supereroi hanno spesso messo in primo piano questioni sociali e temi scomodi, e si sono soffermati anche sulle questioni razziali, per esempio introducendo nel tempo diversi supereroi di colore. «La Marvel ha aperto le porte a certi cambiamenti» ha sottolineato Coates. «Ha inserito negli X-Men il personaggio di Tempesta, o Black Iron Man negli anni ’80, oppure ancora il nativo americano Thunderbird. Da quando sono piccolo (e Coates è nato nel 1975, ndr) conosco supereroi che non sono solo maschi e bianchi. Questo ti fa crescere da lettore in un certo modo, e quando sei adulto vorresti vedere un passaggio ad un livello successivo».

In passato Coates è intervenuto scrivendo anche sull’identità politica della Marvel, e su questo argomento ha detto una cosa importante: «Negli anni ’80 la Casa delle Idee ha introdotto il personaggio di Tempesta, una donna nera nata a Harlem con una madre Keniota. Un’eroina così forte che anche nel momento in cui aveva perso i poteri, era comunque stata capace di prendere a calci in culo Ciclope. Il suo ruolo è sempre stato fondamentale negli X-Men. Questo i fumetti lo hanno raccontato, ma i film no. Ed è davvero triste che a Hollywood certe cose non vengano raccontate».

E della DC Comics, invece, che idee ha Coates? «Non è roba che mi ha mai appassionato. In qualche modo identifichi la DC con Superman, e perciò con giustizia, verità e stile americano. Poi vedi gli X-Men, che sono questi tipi strani ed un po’ mostruosi e ti accorgi che è il genere di roba che ti rispecchia di più. Per dire, non ho mai pensato a Peter Parker come ad un bianco, Superman invece mi dà un’idea diversa». Approfondendo questa risposta Coates ha inoltre precisato: «Sono cresciuto a Baltimora, un posto difficile in cui vivere soprattutto per la comunità nera. I fumetti per me rappresentavano una sorta di fuga e di libertà, e Peter Parker aveva una missione, una cosa che sentivo avesse in comune con me, ovvero: cosa sto facendo, che ruolo ho nel mondo?»

Com’è nata, dunque, la passione di questo scrittore per i fumetti dei supereroi? «Quando avevo dieci anni iniziai a frequentare un negozio di fumetti a Baltimora che vendeva molti vecchi albi. Divenni subito un fan di Spider-Man. Nel 1985 Gwen Stacy era già morta, e ho iniziato a leggere fumetti cercando di ricostruire quella storia ed il percorso dell’Uomo Ragno come fosse un puzzle. Ho continuato a fare così fino ai primi anni ’90, poi mi sono allontanato dai fumetti per circa dieci anni». In quel periodo Ta-Nehisi si è avvicinato all’hip-hop «e ad altri tipi di cose, anche perché la Marvel stava scrivendo storie piuttosto brutte. La cosa forte però è che l’hip-hop ha comunque delle somiglianze con i fumetti sui supereroi: anche lì si parla di personaggi eroici e di super-cattivi. E poi scavando ci sono personaggi come il rapper MF Doom che si ispira veramente al dottor Destino dei Fantastici Quattro. L’Hip-pop prende un sacco dalla cultura popolare, ed è un movimento nato negli anni ’80, perciò è naturale che mi senta vicino a questo tipo di musica».

Il riavvicinamento di Coates al mondo dei fumetti è avvenuto durante il ciclo di avventure di Spider-Man scritto da Straczynski. «Ultimamente – ha raccontato – mi ha anche molto appassionato la saga The Dark Reign di The Invincible Iron Man scritto da Matt Fraction. In questa storia c’è una grande scena di lotta tra Pepper Potts ed una supercattiva. Nell’albo successivo vedi la supercattiva che agisce come se avesse ucciso Pepper, e tu lettore non capisci cosa è successo fino a quando, due albi dopo, non viene rivelato che Pepper ha preso le sembianze della supercattiva. Si tratta di una formula molto simile a quella usata nei film e che ho davvero apprezzato».

In questo approccio ai comics, Coates rivela un’attenzione, al contempo normale e ‘seria’ alla scrittura dei fumetti. «Leggo i fumetti con la stessa attenzione e piacere dei romanzi – ha affermato – mi piacciono i fumetti allo stesso modo in cui mi piace la letteratura». E quando il pubblico gli chiede perché gli piacciano i fumetti, risponde così: «Mi è capitato di rispondere raccontando la trama della saga di The Dark Reign di Iron Man. In questa storia, lui ha lentamente eliminato il suo cervello. È una fottutissima grande idea. Piacerebbe a chiunque».

In un panorama editoriale in cui esistono così tante testate e storie da seguire nell’universo supereroi stico, Coates come si orienta? «Con le cose che mi segnalano su Twitter, o prima ancora chiedendo semplicemente alle persone». Ammettendo di non essere un amante delle serie pubblicate da DC Comics, Ta-Nehisi è consapevole «di perdere il 50% del mondo dei supereroi. Apprezzo roba come Watchmen e il Cavaliere Oscuro di Miller, ma non ne ho la stessa passione che nutro per la Marvel». In compenso «adoro le serie animate di Justice League Unlimited, Supeman e Batman. Sono completamente sottovalutate, e sono molto meglio di tutto ciò che vedete nei film. Nel cinema voglio vedere Tempesta così come lo è nei fumetti, non come Alexandra Shipp (l’attrice che l’ha interpretata fino ad ora ndr). Non che abbia niente nei suoi confronti, ma credo che un giorno riusciremo veramente a vedere i supereroi per come realmente appaiono nei fumetti».