Dragon Ball not so Super: la maledizione di Toei Animation colpisce ancora

La chiamano “la maledizione della Toei”. I sintomi includono gravi casi di micro o macrocefalia, strabismo più o meno acuto, torsioni impossibili degli arti e deformazioni di vario genere. Il più recente caso diagnosticato è quello che affligge Dragon Ball Super, l’attesissima serie-evento dell’estate 2015, targata Toei Animation e nuovo capitolo della fortunata saga di Akira Toriyama. I segni del contagio si sono manifestati in tutta la loro evidenza all’altezza del quinto episodio, in cui le animazioni hanno subito un drastico calo di qualità, scatenando aspre polemiche da parte dei fan giapponesi e non solo.

In verità, basta girare un po’ per la rete per appurare che si tratta di un problema tutt’altro che isolato a un singolo episodio. E che i precedenti – altrettanto clamorosi – non mancano. Insomma, Toei Animation continua a proporre grandi progetti, ma ogni tanto scivola sulla qualità tecnica. E inesorabilmente Internet alza il dito, decretando il fail (con tanto di impietoso tumblr dedicato).

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Un fotogramma di Dragon Ball Super proveniente dal tumblr Dragon Ball Super Failures

Tra gli esempi più (infelicemente) noti prima di Dragon Ball Super, c’è Sailor Moon Crystal, reboot di Bishoujo Senshi Sailor Moon annunciato nel 2012, in occasione del ventennale, e lanciato in livestream mondiale nel luglio 2014. Nonostante la lunga lavorazione e la calorosa accoglienza del pubblico, già dai primi episodi diventò evidente che la qualità del prodotto non era all’altezza delle aspettative. Ed ecco che, insieme alle critiche  più argomentate, spuntarono un primo e un secondo e un terzo tumblr.

Insomma, in entrambi i casi il pubblico si aspettava un ritorno in pompa magna per due dei più grandi successi della storia dell’animazione giapponese; e in entrambe i casi, invece, quel che ha ottenuto sono state animazioni scadenti, sproporzioni anatomiche imperdonabili e una CG che sembra uscita dagli anni Novanta.

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Un fotogramma di Dragon Ball Super proveniente dal tumblr Dragon Ball Super Failures

Le cause del problema non sono certo difficili da immaginare: i ritmi di lavoro frenetici degli animatori, la fretta nella realizzazione degli episodi, la ristrettezza del budget. Piuttosto, viene da chiedersi se, alla luce degli incassi stellari assicurati alla Toei Animation da due titoli di tale calibro, tutto questo sia giustificabile. In ogni caso, pare proprio che lo studio sia intenzionato ad applicare il principio del massimo risultato con il minimo sforzo. Non resta altro da fare che rassegnarsi e sperare che, com’è avvenuto per i dvd di Sailor Moon Crystal (del quale, nonostante tutto, è da poco stata annunciata la terza stagione), anche i disastri più evidenti di Dragon Ball Super vengano rattoppati nell’edizione home video.

Del resto, se negli ultimi anni l’animazione giapponese ci ha abituato a standard qualitativi che permangono, più o meno invariati, per tutta la durata della serie, chi è cresciuto guardando anime tra gli anni Ottanta e Novanta sa bene che non è sempre stato così. La regola aurea che caratterizza le produzioni dell’epoca sembra essere questa: episodi iniziali e finali di buona fattura e, in mezzo, il caos, con picchi qualitativi negli episodi più rilevanti e traumatiche discese nel baratro della bruttezza in quelli riempitivi. Questo è particolarmente evidente nelle serie classiche di Sailor Moon e Dragon Ball (le differenze tra un episodio e l’altro sono tali che è perfino possibile identificare l’animatore dei singoli episodi), ma gli esempi abbondano.

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Un fotogramma di Dragon Ball Super proveniente dal tumblr Dragon Ball Super Failures

Una ipotetica medaglia per la qualità più altalenante delle animazioni va senza dubbio conferita allo studio Gainax, celebre anche per le sue vicissitudini finanziarie non proprio rosee, di cui alcune produzioni hanno portato segni molto evidenti. Impossibile dimenticare, in Fushigi no umi no Nadia (Nadia – Il mistero della pietra azzurra) l’arco di episodi ‘riempitivi’ che va dal 23 al 34, commissionato a uno studio di animazione sudcoreano per arginare le spese. Caso ancor più clamoroso è l’episodio 4 di Tengen Toppa Gurren Lagann: l’abisso qualitativo che lo separa dal resto della serie scatenò le ire del pubblico al punto che Takami Akai, uno dei soci fondatori storici dello studio, si lasciò coinvolgere in una feroce flame war su Internet e finì col rassegnare le dimissioni.

Non sempre, tuttavia, le reazioni degli spettatori sono state così polemiche e violente. Anzi. Nel caso di Puella Magi Madoka Magica, i (va detto, pochissimi) fotogrammi mal disegnati sono stati raccolti dai fan in un’esilarante e sgrammaticata parodia della serie, Meduka Meguca (pronuncia: “Mèduka Mègiuca”), diventata un piccolo tormentone sul web.

Forse la soluzione migliore – e l’unica alternativa possibile – al ricorrente (e irritante) problema degli off-model è prenderla sul ridere.