La Guerrilla Radio di Vittorio Arrigoni [Recensione]

Stefano Piccoli è un nome storico del fumetto romano: dagli esordi con Il Massacratore e l’esperienza della Factory verso la fine degli anni ’90 fino al battesimo del festival ARF! (di cui è uno degli organizzatori) del maggio scorso. Dopo aver sciolto il suo peana al mondo del rap e dell’hardcore metropolitano con Kuore nella Notte (Tunué), Piccoli ha deciso di raccontare per Round Robin la figura del giornalista e attivista Vittorio Arrigoni, coraggioso inviato di guerra apertamente schierato dalla parte palestinese e ucciso a Gaza nel 2011, probabilmente, da fanatici salafiti.

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Ora, non è certo questa la sede per affrontare un tragico nodo politico internazionale come la crisi arabo-israeliana. Ciò che ci interessa è una riflessione sul medium fumetto, su come esso possa essere testimonianza civile, sul diverso modo di affrontare stilisticamente tematiche socio-politiche da parte di diversi autori.

Si può scegliere uno sguardo metaforico (come ad esempio in Maus di Spiegelman), si può tentare la via della cronaca distaccata (pensiamo a Guy Delisle), si può narrare la propria vita come testimonianza e frammento di un mosaico più grande (come Marjane Satrapi), si può scegliere di narrare la situazione dall’interno di essa, in un reportage sul campo (come Joe Sacco). In questo caso, l’autore sceglie di riproporre fedelmente i documenti, le tracce (scritte, video, audio) di Arrigoni: amplificare quello che è stata la sua testimonianza. Piccoli non ha mai nascosto la sua connotata militanza politica, anzi ha spesso utilizzato le sue storie come megafono delle proprie idee.

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L’adesione alla visione di Arrigoni traspare, come traspare l’ammirazione per un uomo che ha rischiato in prima persona la vita, fino alle estreme conseguenze, per raccontare ciò che veniva occultato dai media. La narrazione ripercorre i numerosi viaggi di Arrigoni a Gaza, tra cui lo storico sbarco del 2008 (assieme ad una quarantina di attivisti di diciassette paesi diversi) che interruppe un assedio iniziato dal 1967: il giornalista fu tra le prime persone a salpare a Gaza dopo più di 40 anni.

Il giornalista emerge nel suo lato più nobile, senza eccessi agiografici. L’autore sottolinea come egli (pur nel suo dichiarato schierarsi contro le politiche israeliane) fosse critico anche nei confronti del regime palestinese di Hamas. Uno degli aspetti interessanti del libro è il desiderio traboccante di restituire, meticolosamente, le parole del giornalista, fin dal titolo (Guerrilla Radio era il nome del blog del protagonista aggiornato quotidianamente da Gaza).

Le tavole sono invase da lunghi estratti di articoli o discorsi registrati di Arrigoni, pare quasi che nessuna delle preziose parole voglia essere smarrita da Piccoli nel suo resoconto. Certo, a volte l’effetto “muro di parole” appesantisce la narrazione: ma si tratta di un fumetto “di pensiero”, non d’intrattenimento e l’immagine è serva del messaggio.

C’è un altro aspetto interessante, che fa riflettere sull’impatto che la proliferazione dei contenuti (nell’era degli smartphone) ha su forme artistiche tradizionali. Piccoli, per esigenza documentaristica, non può prescindere dalla mole di testimonianze dirette di Arrigoni: non solo scritte, ci riferiamo anche ad interviste o a video facilmente rintracciabili su Youtube. Ecco dunque la polemica unilaterale sulla partecipazione di Roberto Saviano alla maratona Per la verità, per Israele (l’autore di Gomorra non rispose mai alla lettera aperta di Arrigoni) o gli interventi a sostegno di Emergency, restituiti in maniera pressoché identica. Dunque, l’autore riporta integralmente brani di documenti disponibili altrove, invece che raccontare nuovamente la storia: la trasfigurazione artistica è vincolata dall’evidenza imprescindibile delle testimonianze disponibili. È un cortocircuito presente in tutti i biopic su figure contemporanee.

A livello cinematografico ricordiamo come anche in un tentativo originale come Io non sono qui di Todd Haynes, si ricalcavano pari pari scene tratte dal documentario di Martin Scorsese No Direction Home, uscito due anni prima: l’unica differenza era Cate Blanchett che interpretava Bob Dylan, ma mosse, parole, tempi erano gli stessi dei video originali. Ci vorrebbe un nuovo Walter Benjamin per analizzare approfonditamente tali dinamiche, lui che aveva intuito in maniera formidabile l’influsso della tecnologia sull’arte nel saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica del 1936.

L’opera di Piccoli dichiara apertamente il suo intento documentaristico: un terzo del volume è occupato da ricordi ed omaggi scritti da colleghi e compagni di Arrigoni. In conclusione, sarebbe ingiusto valutare quest’opera con i parametri di un fumetto convenzionale: ritmi, gestione degli spazi e approccio narrativo risulterebbero indigesti per un lettore comune. Ma se leggiamo il libro per come forse è stato ideato, cioè un invito a scoprire e ad approfondire la figura di un giornalista di raro coraggio e esaltazione ideale, Piccoli ha senza dubbio colto nel segno. Un tentativo ancor più apprezzabile se si tengono a mente le parole dello stesso Arrigoni: «Alla fine, anche se la storia ha dei pessimi alunni, in qualche modo insegna».

Guerrilla Radio. Vittorio Arrigoni, la possibile utopia
di Stefano Piccoli
Raund Robin, 2015
133 pagine, 15,00 €