Il film dei Peanuts è fedele alla filosofia di Charles Schulz?

Quanti si sentono come Charlie Brown? Buoni, gentili, presi costantemente a schiaffi dalla vita. Palloni tolti all’ultimo momento. Aquiloni che non volano. Amori non corrisposti. Disastri nello sport. Cassetta delle lettere sempre vuota di valentine. 65 anni di insuccessi in cui un po’ tutti, almeno una volta, ci siamo riconosciuti, leggendo le avventure del personaggio creato da Charles Schulz. Insomma, per molti Charlie Brown è una filosofia di vita. Una ragion d’essere che in questi giorni arriva prepotentemente sul grande schermo con un film in 3D intitolato Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts.

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All’annuncio del film e con la diffusione dei primi trailer, i lettori di vecchia data e i puristi di Schulz erano terrorizzati. Un film d’animazione per bambini in computer grafica non avrebbe mai potuto rendere giustizia alla poetica di Sparky! Si prospettava un disastro, anche dal mio punto di vista – lo ammetto, ho fatto parte anch’io di quella schiera fino al buio in sala.

Quei folli di sceneggiatori-produttori-registi avevano addirittura osato mostrare la Ragazzina dai capelli rossi. La bambina amata da Charlie, che Schulz aveva deciso di non mostrare mai se non una volta sola in silhouette, diventava invece motore della trama, l’elemento centrale visibile già dai trailer. Il tradimento del fumetto era dietro l’angolo.

Invece Steve Martino e la sua troupe sono riusciti in un piccolo miracolo. Snoopy & Friends è straordinariamente fedele alle strip di Schulz. Il primo modo in cui si dimostra fedele è, a sorpresa, la resa grafica dei personaggi. Infatti i modelli 3D dei Peanuts sono costruiti a partire dalla versione fumettistica e incorporano gli elementi distintivi del tratto di Schulz, come il segno tremolante per le bocche o le proporzioni imperfette che a volte cambiano da inquadratura a inquadratura. Ad esempio Snoopy non viene mai inquadrato frontalmente ma sempre di tre quarti, come lo disegnava Sparky, o di profilo, e in quel caso perde completamente la sua tridimensionalità e torna bidimensionale come un fumetto.

Molto originale è anche l’utilizzo all’interno dell’animazione digitale di elementi propri del linguaggio del fumetto, come onomatopee, balloon e linee cinetiche, che sembrano disegnate a china dal pennino stesso di Schulz. Addirittura, in alcune sequenze, i pensieri di Charlie Brown vengono mostrati con vignette in bianco e nero animate che sembrano riprese pari pari dalle strisce.

La trama del film è molto semplice. Gli sceneggiatori (tra cui troviamo il nipote di Schulz), costruiscono una vicenda molto snella che viene arricchita da tutti i tormentoni e le situazioni che siamo abituati a trovare nelle strip, dal banchetto della psicologa di Lucy alle dormite a scuola di Piperita Patty, da Joe Falchetto alla coperta di Linus, fino alle chiacchierate sul senso della vita appoggiati al muretto.

La vicenda inizia con l’arrivo nel quartiere di una bambina nuova, la Ragazzina dai capelli rossi, e con l’immediato innamoramento di Charlie Brown. Lui decide che, per conquistarla, dovrà diventare una persona di successo. Decide quindi di cambiare e di non essere più se stesso. Ovviamente questa non è una morale accettabile per un film destinato a un pubblico infantile e Charlie alla fine, dopo mille fallimenti, capirà che non è quella la sua strada e che è molto meglio essere il “buon vecchio Charlie Brown”.

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In Italia il film è stato intitolato a Snoopy probabilmente perché il nome Peanuts è poco noto fuori dal circuito degli appassionati. In effetti, anche se è Charlie Brown il protagonista della vicenda, il bracchetto ha una parte importante nell’economia della pellicola. A lui sono affidate la maggior parte delle scene comiche, praticamente tutte le gag fisiche dal taglio nettamente infantile, e soprattutto le poche scene spettacolari. Poche ma molto efficaci. Regista e animatori, infatti, si sono sbizzarriti a far volare l’Asso della Prima Guerra Mondiale sulla sua cuccia nei cieli di Francia e a farlo combattere contro il triplano Fokker del Barone Rosso, muovendo la telecamera con inquadrature a volo d’uccello su paesaggi cartooneschi. Spettacolari rapide virate, cabrate e impennate, che seguono gli sviluppi dei duelli nei cieli.

C’è una cosa, però, che potrebbe lasciare scontenti i lettori dei Peanuts. Nel film manca il cinismo con cui Schulz guardava agli insuccessi di Charlie Brown. Quello sguardo disilluso con cui disegna i fallimenti del bambino, le parole aspre che mette in bocca a Lucy, a Sally o a Shermy – che incredibilmente compare nella pellicola! – il senso di inutilità e di impotenza che traspare in ogni tentativo del bambino. Ecco, tutto questo non compare se non in forma molto addolcita. Ricordiamolo, in fondo è un film pensato anche per i bambini: quale sceneggiatore si prenderebbe la responsabilità di dire in maniera così forte alle generazioni future che la vita è una teoria continua di fallimenti, insuccessi, delusioni, insuccessi e fallimenti?

Questa assenza di cinismo, però, non va letta come un tradimento della filosofia di Schulz. È vero, il fumettista ha vessato Charlie Brown per 50 anni, ma non ha mai pensato che fosse un perdente. È lui stesso a mostrarci come in fondo Charlie Brown sia una persona magnifica. Uno che quando smette di pensare a se stesso come a un perdente ha le potenzialità di un leader carismatico. Uno che è molto di più di una semplice macchietta, almeno quando si libera della nomea in cui i suoi amici, ovvero la società, lo hanno incasellato.

C’è una sequenza di strisce del giugno 1973 in cui Charlie è costretto a portare un sacchetto in testa durante il campo estivo. Gli altri bambini, che non lo conoscono, lo eleggono per scherzo presidente del campo e lui riesce a mostrare quello che è davvero. Senza il peso della nomea di perdente, senza la “faccia facciosa” che non viene presa mai sul serio, diventa un punto di riferimento per gli altri bambini, mostrandosi finalmente per quello che è.

Charlie brown

Charlie Brown è un vincente perché non smette mai di tentare, nonostante tutto quello che la vita gli tira addosso. Ed è questo quello che conta.

«Una volta ho letto un articolo su un giornale che definiva “un perdente” Charlie Brown. Questo non mi era mai passato per la mente: i veri perdenti smettono di tentare.» – Charles M. Schulz