Recensioni Classic Pantera Nera, l’eroe tanto vintage quanto d’avanguardia

Pantera Nera, l’eroe tanto vintage quanto d’avanguardia

Se c’è una cosa che invidio alle librerie francesi, sono gli scaffali su scaffali dedicati alle riedizioni integrali di opere (in gran parte seriali) del passato. Dargaud, Lombard, Dupuis… tutte le case editrici “storiche” della tradizione francobelga realizzano con costanza, infatti, volumi cartonati non solo completi nella (ri)proposta delle opere, ma arricchiti di approfondimenti sui personaggi classici delle loro scuderie. E così, se un lettore degli anni Duemila volesse leggere le prime avventure di Spirou o Asterix – ma anche di Gil Jourdan, della Pattuglia dei Castori, di Sybilline, Achille Talon e tutti quei personaggi che in Italia abbiamo sempre ignorato – non dovrà fare altro che impiegare pochi minuti in una libreria ben fornita, che sia una fumetteria o un bookshop online.

Dalle nostre parti, invece, le “Integrali” non sono invece altrettanto comuni. E l’appassionato di fumetto classico o d’epoca si trova spesso costretto a lunghe e frustranti ricerche nei mercatini dell’usato, alla ricerca di albi e riviste di -anta anni fa… Per fortuna di tutti noi giovani-vecchi, di recente anche in Italia stanno aumentando queste ristampe e riedizioni, di fumetti che siano italiani, francesi, o americani.

È questo il caso di La rabbia della Pantera Nera, ristampato di recente da Panini Comics in un bel volume cartonato, di quelli che fanno un’ottima figura nella libreria di un true believer. Si tratta della ristampa di un ciclo di Pantera Nera del 1973-1976, uscito in Italia soltanto una volta in appendice al Thor della Corno a fine anni Settanta. Nonostante si tratti di uno dei cicli più importanti del personaggio, fondamentale per comprendere gli sviluppi successivi e rivoluzionario per i tempi in cui uscì, era sparito dai radar delle librerie da allora, per ben quarant’anni.

pantera nera
‘La rabbia della Pantera Nera’, cover di Gil Kane

Ritorno al Wakanda

La testata si chiamava Jungle Action e pubblicava storie di tarzanidi, cioè quei personaggi ispirati a Tarzan che erano divenuti celebri una ventina di anni prima e, all’epoca, ormai in netto declino. Per di più quella testata non pubblicava i tarzanidi più famosi, ma solo ristampe dei cloni che Martin Goodman e Stan Lee avevano fatto disegnare ai tempi della Atlas: Lorna the Jungle Queen, copia di Sheena Queen of the Jungle di Will Eisner e Jerry Iger, e Tharn the Magnificent, già Lo-Zar Lord of the Jungle, “ispirato” all’eroe dei pulp Ka-Zar, progenitore del più celebre Ka-Zar della Marvel.

I primi due numeri di Jungle Action, 1972. Le copertine sono di John Buscema e Gil Kane
I primi due numeri di Jungle Action, 1972. Le copertine sono di John Buscema e Gil Kane

Come è facile immaginare, le vendite non andavano a gonfie vele. Editor di Jungle Action era Don McGregor, ex giornalista ed ex guardia giurata, che trovava anacronistici i racconti ristampati sulla testata. Il titolo, però, non lasciava molte libertà ai temi e materiali da utilizzare. Nel quinto numero si pensò dunque di inserire l’unico supereroe Marvel che c’entrasse qualcosa con la giungla, ovvero Pantera Nera, ristampando una sua avventura con i Vendicatori. E quando la direzione decise che, per risollevare le vendite, tutte le collane di ristampe avrebbero dovuto inserire delle storie inedite, la scelta fu obbligata.

Da Jungle Action #6 iniziarono così a comparire delle nuove storie di Pantera Nera scritte dallo stesso McGregor e disegnate da Rich Buckler. Alle chine troviamo Klaus Janson – il celebrato inchiostratore del Dark Knight di Frank Miller – che per la prima volta vede il proprio lavoro accreditato ufficialmente. La prima serie dedicata a Pantera Nera prende spunto dalle origini del personaggio, cioè da quanto Stan Lee e Jack Kirby avevano mostrato in Fantastic Four 52, e si concentra sul Wakanda, il regno africano di cui è re, dove convivono tradizione e tecnologia fantascientifica. Il protagonista T’Challa torna quindi in Africa, lasciando New York e i Vendicatori, e portando con sé la sua nuova fidanzata Monica Lynne. Ma la situazione in patria per lui non è affatto semplice. Molti membri della sua corte regale si erano sentiti abbandonati a causa della sua lunga assenza all’estero. Monica, inoltre, si ritrova invisa alle altre donne, troppo diversa nelle abitudini e costumi sociali ‘occidentali’. Infine, nel paese è in atto una ribellione, capitanata da Erik Killmonger, la cui famiglia era stata esiliata dal Wakanda dal padre di T’Challa. Pantera Nera è così costretto a combattere i nemici esterni e, intanto, a fronteggiare i dissidi all’interno della sua cerchia di alleati. Una situazione per niente semplice e potenzialmente molto interessante. Potenzialmente…

Jungle Action 6, copertina di Rich Buckler
Jungle Action 6, copertina di Rich Buckler

McGregor il politico

Jungle Action – si sarà capito – non era una collana di punta della Marvel e godeva quindi di maggiore libertà rispetto ad altre serie, svicolando tra le maglie del coordinamento editoriale e dell’autocensura. Inoltre, in quegli anni, i supervisori di testata erano anche editor di se stessi e non c’era alcun controllo esterno sulla loro produzione. McGregor poteva quindi permettersi un lusso ormai ben poco comune: scegliere un tema e auto-approvarselo. Ne approfittò allora per lavorare su un cast di soli neri. Un’autentica rivoluzione, in un fumetto letto soprattutto – come peraltro la totalità dei comics di allora – da ragazzi bianchi. Era un modo per toccare tematiche che gli stavano a cuore, spesso ignorate dal fumetto mainstream dell’epoca. Sulle pagine della storia intitolata Rabbia della Pantera Nera raccontò quindi il dramma di Monica, isolata all’interno della corte perché diversa. Raccontò quindi il razzismo da parte di neri africani nei confronti di una nera americana, proveniente da un mondo più “civilizzato”; ma non solo: quel racconto conteneva anche la (forse) prima storia d’amore omosessuale nel campo del fumetto di supereroi. Ancora – in quello che potremmo ricordare come il momento più intenso di tutto il ciclo – McGregor raccontò la fine dell’amore tra W’Kabi, capo delle guardie del palazzo, e sua moglie Chandra, con una sensibilità struggente, inedita per l’epoca in quel contesto action.

Crisi matrimoniale nel Wakanda, da Jungle Action 18. Testi di Don McGregor, disegni di Billy Graham e Bob McLeod
Crisi matrimoniale nel Wakanda, da Jungle Action 18. Testi di Don McGregor, disegni di Billy Graham e Bob McLeod

Ancora più spinto nell’attenzione al sociale è il secondo ciclo contenuto in questa ristampa, ovvero La Pantera contro il Ku Klux Klan. Quasi un fumetto politico nelle intenzioni dello sceneggiatore, che mette il primo eroe nero della Marvel contro i nemici dei neri per eccellenza. In quegli anni il Klan era infatti ancora molto attivo, con aggressioni contro afroamericani (e comunisti), attentati e addirittura omicidi. Parlarne apertamente in un fumetto, in un’epoca in cui il concetto di “fumetto impegnato” era confinato al movimento underground, e per di più rappresentare il KKK come una vera e propria organizzazione criminale – al pari di Hydra o A.I.M. – non era altro che una cosa: un atto di coraggio. Tuttavia il coraggio, si sa, non è necessariamente legato al successo di vendite. I tempi e il pubblico non erano maturi per un approccio così politico.

Una delle scene più forti di La Pantera contro il Ku Klux Klan. Da Jungle Action 21, Testi di Don McGregor, disegni di Billy Graham e Bob McLeod
Una delle scene più forti di La Pantera contro il Ku Klux Klan. Da Jungle Action 21, Testi di Don McGregor, disegni di Billy Graham e Bob McLeod

Nel 1976 Jack Kirby torna alla Marvel per scrivere e disegnare Capitan America, l’adattamento di 2001: Odissea nello spazio e Pantera Nera. Le vendite della serie di McGregor non sono tali da garantire voce in capitolo allo sceneggiatore, e il personaggio viene quindi assegnato al “Re” Kirby. Che ignorerà tutto il lavoro fatto finora e creerà un suo ciclo personale, interrompendo a metà la stessa saga contro il KKK. La conclusione arriverà solo anni dopo, ad opera di altri autori.

Cosa non funziona più

Si diceva su altre pagine di come, durante la cosiddetta Bronze Age dei supereroi, ci sia stato un fiorire di due filoni, quello psichedelico-fantastico-fantascientifico e quello politico-sociale. I titoli che appartengono al primo gruppo hanno in buona parte resistito al tempo che è passato, e rimangono quantomeno godibili – e lisergici – ancora oggi. La maggior parte delle storie con un taglio più realistico, grande novità all’epoca, hanno invece perso gran parte della loro carica eversiva, sia per contenuto che per forma. La rabbia della Pantera Nera fa parte, ovviamente, di questo secondo gruppo.

I temi che McGregor aveva inserito nelle sue storie avevano potenzialità enormi. Soprattutto nel primo ciclo, aveva trasformato la serie di Pantera Nera in un romanzo corale in cui anche i personaggi secondari avevano davvero importanza, in sottotrame spesso più interessanti di quelle del protagonista. A remare contro lo sceneggiatore, però, vi erano la brevità degli albi americani, 24 pagine al massimo, e la periodicità bimestrale della serie. Era costretto quindi a scrivere storie molto dense, in cui dovevano accadere molte cose e in cui dovevano comparire tutti i personaggi almeno per una sequenza ad albo, in modo che i lettori non si scordassero di loro a distanza di mesi. Così facendo, però, non rimaneva il tempo di sviluppare ciò che avrebbe meritato di essere sviluppato, lasciando molto al non detto e dando fin troppo spazio a quel che un fumetto di supereroi doveva essere in quei tempi: azione azione azione.

Una scena da Jungle Action 6, che ben rappresenta il tono della serie. Testi di Don McGregor, disegni di Rick Buchler e Klaus Janson
Una scena da Jungle Action 6, che ben rappresenta il tono della serie. Testi di Don McGregor, disegni di Rick Buchler e Klaus Janson

E se negli anni Settanta queste storie erano troppo ‘avanti’, trattando temi mai toccati prima, ma poco apprezzati dal pubblico, oggigiorno appaiono certamente superati. Il fumetto mainstream si è evoluto e ormai parlare di omosessualità non è più un’eccezione, così come dare spazio alla vita sentimentale di un personaggio secondario o portare avanti un discorso politico. A uno sguardo contemporaneo, La rabbia della Pantera Nera appare perciò ingenua e quasi superficiale, se non fossimo in grado di contestualizzare nel periodo storico in cui uscì.

Un’ultima parola sui disegni. Normalmente sulle serie minori non lavorano certo i grandi nomi del fumetto e Jungle Action non faceva eccezione, se si escludono alcune copertine e un episodio firmati da Gil Kane. I primi numeri erano disegnati da Rich Buckler, creatore grafico di Deathlock e autore solido ma tutt’altro che sorprendente, con in curriculum decine di testate diverse tra Marvel, DC, Atlas/Seaboard, Warren, Archie…

La maggior parte del volume, però, proviene dalla mano di Billy Graham. Disegnatore afroamericano, ha legato il suo nome (ironia della sorte o della redazione?) ai due supereroi neri della Casa delle Idee. Prima di Pantera Nera, infatti, aveva lavorato sul primo ciclo di Luke Cage, inchiostrando le matite di George Tuska. Lo stile di Graham guarda a Gil Kane e John Buscema, adottando anche delle interessanti soluzioni narrative nella composizione della tavola, soprattutto per le prime pagine dei vari episodi. Il suo grosso difetto è la legnosità delle figure, spesso davvero troppo rigide, come se gli fosse rimasta nelle dita l’influenza di Tuska.

Il peggior dinosauro della storia della Marvel. Jungle Action 14, disegni di Billy Graham e Pablo Marcos
Il peggior dinosauro della storia della Marvel. Jungle Action 14, disegni di Billy Graham e Pablo Marcos

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Qual è il valore dell’operazione di ristampa della Rabbia della Pantera Nera, allora, se i disegni sono mediocri e i testi datati? Certamente non è un fumetto tra i più semplici da leggere. Non è nemmeno un volume da consigliare a chi sia digiuno di supereroi o sia abituato solo al materiale degli ultimi venti anni. Tuttavia, come dicevamo, il ciclo è stato seminale per molti dei fumetti venuti dopo. Il coraggio di parlare di attualità politica in un fumetto mainstream e la sensibilità di inserire argomenti scottanti in una storia di botte e cazzotti lo rendono una tappa fondamentale per chi voglia approfondire il fumetto americano degli anni Settanta. È il figlio perfetto dell’epoca in cui è stato pubblicato. Non sarebbe potuto uscire in nessun altro momento storico, ed è una perfetta testimonianza di cosa voleva dire realizzare un fumetto mainstream di avanguardia, nella lontana America di quarant’anni fa.

La rabbia della Pantera Nera
di Don McGregor e Aa.Vv.
Panini Comics, 2015
352 pagine, 29,90 €

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