Focus Interviste Sesso, fumetti e criminali. Intervista a Matt Fraction e Chip Zdarsky

Sesso, fumetti e criminali. Intervista a Matt Fraction e Chip Zdarsky

Matt Fraction (al secolo Matt Fritchman) e Chip Zdarsky (a.k.a. Steve Murray) hanno una strana alchimia. Più che coppia di autori pluripremiati, sembrano due compagni ripetenti che fanno casino all’ultimo banco di scuola di qualche istituto superiore. Umorismo scatologico e disegni sconci a parte, dalle loro parole traspare però grande competenza e passione nei confronti della materia trattata. E non è un caso se i lavori Marvel più apprezzati da pubblico e critica (Hawkeye, Howard The Duck) portano la loro firma. Li abbiamo raggiunti a Lucca per parlare del loro lavoro e della loro collaborazione su Sex Criminals, una delle serie più fresche del nuovo rinascimento Image.

Leggi anche: Sex Criminals: quando il fumetto si accorge che siamo nel 2015

Matt Fraction e Chip Zdarsky (vestito da Flash) allo stand Bao Publishing a Lucca Comics 2015 | Foto: Serena Mascali
Matt Fraction e Chip Zdarsky (vestito da Flash) allo stand Bao Publishing a Lucca Comics 2015 | Foto: Serena Mascali

Prima di tutto una domanda obbligata: come vi è venuta l’idea di un rapporto sessuale in grado di fermare il tempo?

Matt: Non mi ricordo (ride). Di solito ho un’ottima risposta. Di solito mi ricordo il momento in cui le idee hanno preso forma, ma ora brancolo nel buio, non mi ricordo quando è successo. Mia figlia era nata da poco…dovrei controllare le date sulle mail. [A Chip] Ti ricordi la data?

Chip: Era più o meno maggio

Matt: Del 2011?

Chip: Maggio 2011.

Matt: Sì, e mia figlia aveva solo un mese, dormivo pochissimo e stavo più o meno realizzando che l’unico momento in cui riuscivo a non pensare al sesso era dopo il sesso (che è l’unico momento in cui riesci a concentrarti su altro). Per quanto mi riguarda, direi che quasi tutti gli elementi di Sex Criminals sono venuti fuori lavorando con Chip: stavamo buttando giù una serie di idee terribili, e a un certo punto trovammo un’idea terribile che abbiamo deciso di sviluppare. Io volevo lavorare con Chip, e quella è stato il punto di partenza per tutto.

Chip: Matt è l’unica persona con cui abbia mai preso in considerazione di lavorare. Proprio perché condividiamo la stessa sensibilità, e lo stesso senso dell’umorismo. Quando ho ricevuto la mail…

Matt: (lo interrompe) Le lunghezze dei nostri peni sono complementari.

(ridono)

Chip: “complementari” può includere da molto grande a molto piccolo no?

Matt: Abbiamo entrambi una lunghezza nella media.

Daniele: Direi che è condizione necessaria per lavorare bene insieme.

Chip: Esattamente.

Qual è la vostra opinione circa la rappresentazione del sesso e della sessualità all’interno del fumetto mainstream statunitense?

Matt: Non penso ci sia una rappresentazione. Penso che venga mostrata la disponibilità sessuale femminile. È comune una visione del sesso molto infantile, incentrata sulla disponibilità delle donne. Trovo che sia una cosa deumanizzante, crudele e offensiva.

Chip: Mentre io la adoro. (ridono). Quindi mi sento molto a disagio.

Matt: avremmo dovuto parlarne prima dell’intervista. Maledizione!

Chip: sì, ci si aspetta un’opinione condivisa. Comunque, concordo ovviamente con Matt. E inoltre penso che i fumetti siano colmi di omoerotismo latente ma non affrontano mai la tematica dell’omosessualità. C’è un sacco di roba nascosta sotto, ma nessuno vuole ammetterlo.

Matt: è irritante come la fragile mascolinità del maschio occidentale sia sovrarappresentata. Quando abbiamo inquadrato la direzione per la serie, eravamo esaltati all’idea di fare un fumetto sul sesso che non fosse sexy. Potevamo fare una storia sulla sessualità che non fosse sessuale. Penso a quella cosa che ci unisce tutti, gay, etero, bisessuali, polisessuali, asessuali, ovunque ti metto all’interno di questo continuum. Quello che abbiamo tutti in comune è che dobbiamo determinarlo da noi. Questo è quello che volevamo fare, ma con un sacco di battute sul cazzo e sullo sperma.

Sono contento che tu abbia menzionato diversi tipi di sessualità, perché la mia domanda successiva chiede se sarebbe stato possibile fare Sex Criminals mettendo al centro una coppia non bianca e/o non eterosessuale.

Matt: Sì, certamente.

Daniele: Pensate che l’opinione e l’accoglienza del pubblico sarebbero state diverse?

Chip: Beh…non saprei. È una cosa che non sapremmo nemmeno se tornassimo indietro nel tempo a cambiarla. Mi sembra che…

Matt: In occidente c’è lo stereotipo dell’omosessuale come creatura ipersessualizzata. Forse il pubblico etero avrebbe respinto facilmente Sex Criminals se avesse avuto protagonisti gay. In America agli etero non viene mai chiesto di identificarsi con personaggi di orientamenti sessuali differenti, mentre gay e bisex devono farlo sempre.

Chip: Penso anche che il ciclo di apertura prendeva molti spunti dalle nostre esperienze, e quindi è stato più facile aprire con un punto di vista etero.

Matt: Direi che parte tutto dalle nostre esperienze. E da un punto di vista cognitivo è stato già un bel salto adottare la prospettiva di Suzie. È stato già abbastanza difficile.

Chip: Già.

Matt: La prima versione di Sex Criminals aveva al centro la vicenda di Jon, ma abbiamo in qualche modo capito che non volevamo proseguire su quella strada. Diventava subito stantio, erano solo battute sul cazzo. Non funzionava.

Chip: Suzie è diventata presto il fulcro della narrazione.

Matt: È diventata la sua storia.

sex criminals
Sex Criminals | © Image Comics

Che tipo di ricerche avete fatto per Sex Criminals? Avete testato sul campo gli effetti dell’orgasmo sul corpo e sulla mente umana?

(ridono)

Matt: Costantemente. Di solito ogni giorno, (mima una masturbazione) e in compagnia di me stesso.

Parlando seriamente, sì. Ho letto molto, ho fatto un sacco di ricerche.

Daniele: Chiedevo perché ho avuto l’impressione che abbiate voluto adottare un tono giocoso ma ben supportato.

Matt: Non siamo nemmeno lontanamente dei sessuologi, ma abbiamo fatto i nostri compiti.

Chip: Siamo sessuologi amatoriali, degli appassionati.

Una domanda per Matt. Come hai cambiato l’approccio alla scrittura quando sei passato da lavori creator-owned a personaggi già esistenti come Hawkeye e Iron Man, e viceversa?

Matt: Sono un alcolizzato e un tossicodipendente in fase di riabilitazione, e mi caccio nei guai quando mi annoio. Ho sempre cercato di scegliere progetti che possano tenermi occupato, e ho scoperto che è molto efficace se ciascuno dei progetti è diverso dal precedente. È come un allenamento a circuito in palestra: un giorno puoi esercitare le braccia, un altro le gambe, un altro il torace…Fintanto che ciascun fumetto è diverso dal precedente per me va bene. Iron Man era tanto diverso da Thor quanto Thor lo era da Occhio di Falco, e Occhio di Falco era altrettanto dissimile dai Fantastici Quattro. Cerco qualcosa che sia nuovo rispetto a quanto sto facendo ora.

Occhio di Falco, serie di grande successo sia di pubblico che di critica, incarna un trend urbano e terreno all’interno del fumetto di supereroi. Pensi che sia il modo più proficuo per affrontare il genere nel 2015?

Matt: No, ho pensato che potesse essere il modo più proficuo per approcciare Occhio di Falco nei mesi immediatamente precedenti al film degli Avengers. Era in sette fumetti diversi, letti da un mucchio di persone. E mi è parso che la cosa più appropriata e più semplice fosse raccontare piccole storie, racconti autoconclusivi. Era il personaggio giusto per approcciare questa forma di storytelling. Avevo appena concluso un ciclo di una sessantina di numeri per Iron Man, durato anni, e una run su Thor durata una cinquantina di numeri: volevo fare storie autoconclusive, da buttar giù in un sorso solo.

Hawkeye #13 | © Marvel Comics
Hawkeye #13 | © Marvel Comics

L’arte di Chip è stata definita un ibrido tra il modo cartoonesco e un’estetica visiva psichedelica. Come hai sviluppato questo stile?

Chip: Chi l’ha detto? (ride)

Daniele: L’ho letto su internet.

Chip: Il lato psichedelico viene principalmente da Matt, perché aveva un’idea molto precisa di come l’effetto di Quiete/Schizzoworld dovesse essere.

Matt: [a Chip] Però tutto ciò viene dai tuo lavori, dalla roba strana alla Zdarsky. È gioiosamente vivido e colorato come la roba che hai fatto tu…

Chip: sì, sì

Matt: È come essere dentro di te. Ho provato a pensarlo il più Chip possibile.

Chip: Oh, capisco. Ma alla fine l’ho fatto per renderti felice. Tutto ciò che ho sempre voluto è renderti felice.

Matt: Giusto.

Chip: Beh, sì. Penso ci siano dieci variazioni dello stesso effetto. E vorrei soltanto sentirmi dire “Sei stato bravo, sei stato bravo Chip”. E sai che un giorno lo sentirò.

Matt: Forse.

Chip: Beh, quindi direi che la roba psichedelica viene da entrambi. Io di solito lavoro senza le reference fotografiche, ma per questo fumetto ho dovuto usarle per via delle emozioni espresse dei personaggi. Quindi mi sono rivolto ai miei amici e alle mie amiche, che hanno posato per questo fumetto. Questa cosa mi ha aiutato a non renderlo pruriginoso o sexy, proprio perché sono amici miei che si sono spogliati e hanno mimato atti sessuali. Non volevo estranei che si masturbassero guardando le mie amiche.

Matt: Ma nessun problema per gli amici maschi.

(ridono)

Chi è al comando ora? Chip Zdarsky o Steve Murray?

Chip: Beh, dipende da dove mi trovo. Prima stavo raccontando a Matt che ho portato mio fratello con me a San Diego [al Comic-con, ndt], e quando provava a chiamarmi da lontano, se diceva “Steve” non mi giravo. Dipende da dove sono, se è roba legata ai fumetti sono Chip. Solo se sono a casa riconosco il nome Steve.

Daniele: Una situazione alla Clark Kent/Superman.

Chip: Sì, un pochino. Specialmente perché tutto quello che firmo come Steve è per i quotidiani, quindi mi sento come Clark Kent.

Matt: Inoltre metti le mutande sopra i pantaloni.

Chip: Sempre.

Matt: Ed eiaculi come un fucile.

(ridono)

Matt è americano, Chip viene dal Canada. Per quanto vicini possano essere i due paesi, ritenete che le inevitabili differenze culturali possano aver influito o impreziosito il processo creativo? Mi riferisco nello specifico al diverso contesto sociale e artistico.

Matt: Penso ci sia una cosa sola in comune tra Canada e Stati Uniti oltre a Tim Hortons [nota catena canadese di caffetterie, ndt], ed è la concezione puritana della sessualità. È illegale vendere in Canada libri che hanno le parole “Sesso” e “Criminale” nel titolo.

Chip: Sì, nello specifico i fumetti. C’è una legge di censura per i fumetti: tutto quello che rappresenta attività sessuali e/o criminali è illegale.

Daniele: Quindi voi le avete scelte entrambe.

Chip: Già.

Matt: Chip e io la pensiamo allo stesso modo. E siamo fortunati a essere vicini.

Chip: [a Matt] Tu hai il senso di colpa dell’americano del sud, io quello del canadese.

Matt: Funzioniamo proprio grazie al senso di colpa, è il nostro carburante.

Qualcosa che i nostri lettori vogliono sapere: conoscete qualche fumettista italiano?

Dario: Forse Francesco Francavilla?

Matt e Chip: Sì, certo, Francesco.

Matt: Solo di recente il fumetto italiano ha iniziato a comparire con regolarità nel mercato americano. Non è facile accaparrarsi la roba europea. Ma la amo, l’ho sempre amata, ed è così diversa dai prodotti americani. Mi sono appena immerso in una serie di volumi di Dylan Dog…

Daniele: Quelli con le cover di Mignola.

Matt e Chip: Sì.

Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro imminente futuro?

Matt: Tornare alle sessioni di firme. Abbiamo un incontro alle 6, e poi penso andremo a cena.

Chip: Mi piace.


*Intervista realizzata in collaborazione con Dario Forti. 

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