Focus Profili Il Ventesimo secolo secondo Alan Moore

Il Ventesimo secolo secondo Alan Moore

Lo scrittore e giornalista John Higgs ha da poco pubblicato Stranger Than We Can Imagine: Making Sense of the Twentieth Century, un libro nel quale cerca di spiegare e analizzare il Ventesimo secolo, soprattutto in riferimento a quanto la cultura pop e l’immaginazione abbiano raccontato di quest’epoca. Tra gli estimatori di questo saggio c’è stato nientemeno che Alan Moore. E, grazie al consenso ricevuto dal suo romanzo, Higgs ha avuto la possibilità di tenere una conversazione con il fumettista inglese su ciò che ha rappresentato il Ventesimo secolo secondo la sua visione, e su quanto abbia influenzato il suo lavoro.

Il video della conversazione è stato diffuso in questi giorni proprio dallo stesso Higgs sul suo canale YouTube. Moore si è aperto al dialogo in maniera totale, senza risparmiarsi, parlando della nascita della fantascienza, di Lovecraft, Providence, From Hell, Lega degli Straordinari Gentlemen e di quanto il secolo passato sia entrato all’interno delle sue storie a fumetti. Riportiamo qui di seguito, dopo l’immagine, alcuni estratti della conversazione.

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alan moore

Higgs: Ci sono un sacco di tuoi lavori che dicono parecchie cose interessanti sul Ventesimo secolo. In From Hell hai parlato di Jack lo Squartatore e hai detto che i suoi atti omicidi hanno dato inizio al Novecento. Vorrei sapere da dove è venuta questa tua idea.

Moore: C’è parecchio materiale che è venuto fuori mentre facevo ricerche per scrivere From Hell. Ho notato che in quel 1888 successero tantissime cose che segnarono e cambiarono la storia. Ad esempio l’esperimento rivoluzionario per la fisica ad opera di Mickelson e Morley che provò la teoria dell’etere luminifero, la nascita dell’Indocina francese, l’inizio del movimento modernista con Emile Zola, e sempre nella letteratura e nelle arti iniziò ad esserci maggiore attenzione nei confronti della prostituzione. Tutte queste cose diedero colore e forma a quello che sarebbe stato il Ventesimo secolo, e la violenza e gli omicidi insensati di Jack Lo Squartatore in quel 1888 un po’ simboleggiarono uno spartiacque. E in questo senso ne rappresentava l’inizio.

Higgs: Leggendo Providence invece ho notato che il mondo di Lovecraft analizza il Ventesimo secolo molto meglio di come lo faccia il mio libro o qualsiasi altra cosa che parli di questo periodo. Condividi anche tu questa idea?

Moore: Sì, è vero. Facendo ricerche per Providence ho cambiato idea su Lovecraft, non su ciò che ha scritto, perché più passa il tempo più amo i suoi romanzi, ma ho capito molte cose su lui mettendolo in relazione col suo tempo. Generalmente Lovecraft è considerato un outsider e un omofobo, in tutto ciò però non si considera che agli inizi del Ventesimo secolo per le strade di New York giravano molti uomini gay che mostravano il loro essere in maniera molto visibile e provocatoria, si era diffusa inoltre una grande subcultura gay, non si tratta quindi di una cosa iniziata solo dopo la Seconda guerra mondiale. Lovecraft non era certo un misogino, ma aveva qualcosa che rendeva difficile il suo rapporto con le donne, e questo è proprio il periodo in cui le donne iniziano ad emanciparsi e acquisiscono il diritto di voto.

Inoltre nei primi vent’anni del Novecento negli Stati Uniti si verifica il più alto afflusso d’immigrati della storia, e la società conservatrice che esisteva fino ad ora inizia ad aprirsi ad i matrimoni misti e all’endogamia, e l’identità americana comincia a perdersi. Nel 1917 scoppia la rivoluzione russa, e gli americani decidono di entrare nella Prima guerra mondiale, rompendo l’isolazionismo, e inizia in questoperiodo la “Paura Rossa”, anche se molti credono avrà inizio nel 1950.

Ed in qualche modo Lovecraft assorbe queste percezioni e riesce a rappresentarle, perché è maledettamente sensibile, assimila anche la paura che l’uomo ha nei confronti di se stesso, del suo non sentirsi più al centro dell’universo, perché inizia a conoscerlo. Lovecraft era diverso dalle altre persone del suo tempo, lui aveva subito capito certe cose. Aveva assimilato in maniera molto rapida le teorie di Einstein.

Era molto vicino allo stile dei modernisti, anche se odiava Gertrude Stein, James Joyce, Thomas Eliot. Ma molto del suo stile deriva da loro: usa la tecnica dell’alienazione e del flusso di coscienza, confonde e aliena il lettore, usa un linguaggio che non è scorrevole, misterioso, che non è capace di descrivere certe esperienze. Lovecraft crea il romanzo horror moderno, allontanandosi dall’horror gotico, parla di cose antiche e oscure ma proiettandosi nel futuro. Parla di un tempo in cui l’uomo sarà in grado di organizzare la propria conoscenza, e arrivato quel tempo dovrà solo capire se vorrà abbracciare questa grandiosa e accecante luce oppure tornare in una più rassicurante epoca dell’oscurità. Tutto questo lo rende un preveggente, considerando che il fondamentalismo di adesso è una risposta ad un mondo dove c’è tantissima conoscenza e possibilità di accedere all’informazione.  In questo senso Lovecraft è ancora uno scrittore contemporaneo, e ha rappresentato il punto d’inizio dell’horror moderno.

Higgs: Questo modo d’intendere il Ventesimo secolo mi fa ricordare il terzo volume della Lega degli Straordinari Gentlmen, che è probabilmente il più cupo, ed è quello che tira fuori un grande senso d’immaginazione che apparteneva molto al Ventesimo secolo…

Moore: Alcuni dicono che dentro quel volume non ci sia la mia impronta, ma io non lo credo. E lo si può riconoscere dal fatto che ho considerato L’opera del mendicante come uno dei più importanti momenti culturalo del 1910. E dal fatto che ho scelto il film Performance di Donald Cammell come uno dei momenti culturali più importanti del 1969. Così come lo si può riconoscere dal fatto che ho descritto Harry Potter come uno dei più importanti fenomeni culturale del 2009. Ho provato a fare delle fotografie delle varie epoche, e tutto ciò è sinonimo del fatto che il nostro modo di approcciarci alla cultura mainstream è degenerato, il valore dei prodotti del 2000 si è indebolito.

Nella Lega degli Straordinari Gentlemen ho provato a descrivere tutto questo, perché questa storia è piena di tutta quella letteratura e quelle opere di fantasia che hanno segnato il Ventesimo secolo e che hanno fatto da intermezzo tra ciò che era finzione e ciò che non lo era. Ho provato a far vedere il Ventesimo secolo dal punto di vista della cultura di massa di quel periodo e ne ho tratto la conclusione che la cultura di massa di fine Ventesimo secolo è spazzatura, negli ultimi decenni è diventata ripetitiva e non ha idee originali.

Higgs: Nel mio libro ho parlato molto dell’impatto della fantascienza sul Ventesimo secolo, a partire da Jules Verne e passando per Flash Gordon. Ultimamente ho visto Prometheus e l’ho trovato davvero cupo. Nel film gli uomini pensano che siano stati gli dei a darci la vita, e invece quando arrivano su questo pianeta si rendono conto che forse essi stanno cercando di distruggerci. Tutto questo rappresenta un passaggio in avanti piuttosto cupo per la fantascienza, non credi?

Moore: Be’, sai, il primo contributo alla fantascienza fu dato dal Frankenstein di Mary Shelley, che dava una visione cupa e allarmante del futuro, allarmata e cupa nei confronti della tecnologia e della rivoluzione industriale. H.G. Wells fu uno scrittore di fantascienza distopica, e poi ci fu Jules Verne che scrisse di personaggi particolari  e folli come il Capitano Nemo.

Le cose cambiarono invece attorno al 1910-1915, quando gli Stati Uniti scoprirono la fantascienza con la serie di libri su Tom Swift, che cambiavano completamente il punto di vista. Non guardavano più al futuro con preoccupazione ma con la prospettiva positiva dell’America che stava andando verso il futuro. E’ come la tendenza delle vecchie nazioni che guardano al loro passato ricordando l’epoca di Re Artù o cose del genere, è un modo per dire «guardate cosa eravamo». E l’America, non avendo un passato, provava a dire invece «guardate cosa saremo», la loro fantascienza del 1920 era profondamente ottimista. Era come se si raccontassero le storie di cowboy e indiani, trasformando i cowboy negli abitanti della Terra e gli indiani in quelli di Nettuno. Era come ambientare storie western nello spazio, penso sia stato il periodo peggiore per la fantascienza.

Le cose cambiarono dopo la bomba atomica di Hiroshima, si materializzò un senso della morte che diede una qualità altissima alla fantascienza, che raggiunse forse il suo periodo migliore e durò fino all’arrivo di Guerre Stellari di George Lucas, che invece riportò l’impronta ottimistica di cinquant’anni prima.

Higgs: Finzione e realtà s’influenzano di continuo, ma se pensiamo alla serie tv Black Mirror e all’episodio del maiale che ha coinvolto il Primo ministro  questo margine diventa sottilissimo. (Nel telefilm per una sorta di ricatto il premier inglese viene costretto ad avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta tv; alcuni anni dopo la messa in onda di questo episodio si è scoperto che in passato il vero Primo ministro britannico David Cameron si è trovato in gioventù in una situazione simile, Ndr)

Moore: Il margine che divide la finzione dalla realtà è molto labile, e spesso ho sfruttato questa cosa per dare vita alle idee più ridicole. Ma se improvvisamente la gente di tutto il mondo invade le piazze usando la maschera di Guy Fawkes di V for Vendetta (il che non è una cattiva cosa) e se per le strade di Northampton si aggira un clown sinistro, inizi a pensare che quella barriera tra realtà e finzione a volte viene facilmente abbattuta.

Charlie Brooker (lo sceneggiatore di Black Mirror, Ndr) quando ha scritto quella puntata non conosceva affatto il passato di David Cameron, solo dopo si è scoperto che quella cosa è realmente successa. Ora si cerca di dire che non è vero quello che si è raccontato, ma Cameron è esattamente il tipo di persona che farebbe una cosa del genere, se non letteralmente, metaforicamente.

Di seguito, il video con la conversazione completa in inglese.

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