Astrogamma, un fumetto che va a 200 all’ora. Intervista a LRNZ

È un momento di grande fermento per Lorenzo Ceccotti in arte LRNZ. Nell’ultimo anno ha esordito con Golem (da poco tradotto negli USA dove sta ricevendo recensioni, molto positive) ha vinto il Premio Boscarato come miglior disegnatore, ha illustrato per Einaudi La strana biblioteca di Murakami, ha lavorato alla versione cinematografica del progetto Monolith. A Lucca Comics è uscito il suo secondo libro, Astrogamma (nuova versione di una opera giovanile precedente). Abbiamo approfondito l’opera con lui:

Leggi le prime pagine di Astrogamma

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Iniziamo molto semplicemente: spiegaci il titolo del libro.

Astrogamma è il nome di questa stella marina in cui si imbatte il protagonista del libro, quando si tuffa dagli scogli del mare di Ostia. Stella Gamma= Astrogamma.

Mi sembrava un nome bellissimo e, essendo comunque un’opera giovanile, confesso la ricerca di un effetto forte. Fra i Superamici facevamo gara a fare il fumetto di maggior effetto. Volevamo realizzare fumetti d’azione che riportassero al fumetto popolare mainstream (per quanto possa aver ancora senso nel 2015 distinguere tra fumetto d’autore e fumetto popolare, esistono solo fumetti belli o fumetti brutti). Ognuno di noi voleva ritagliarsi uno spazio che fosse distante dal fumetto intimista che in quegli anni spopolava nella scena indipendente. I nostri volevano essere fumetti indipendenti con gli effetti speciali! Un fumetto che non parlasse solo dei fatti nostri, ma che sfruttasse anche il medium per il suo potenziale immaginifico enorme. Il fumetto che ci piaceva fare ha il potenziale di raccontare cose al limite dell’immaginazione umana.

All’inizio il progetto era molto diverso, aveva uno spirito goliardico, con dialoghi in romanesco tendenti all’umorismo. Quando hai avuto la percezione che la storia poteva toccare tematiche profonde come la necessità dell’evoluzione umana?

Mi diverte molto l’idea che qualcosa che scrivo possa far ridere qualcun altro. È una molla che ti ispira a realizzare storie divertenti, come quelle che scrivevamo su TurboAmico o ai tempi di Lampi Grevi. Sicuramente, la pausa tra il numero 0 e il numero 1 di Hobby Comics è stata determinante: il primo è uscito autoprodotto, il secondo con un editore (GRRRzetic). Ci abbiamo messo molto tempo a trovare un editore che ci garantisse la libertà che volevamo. Ho avuto dunque il tempo per interrogarmi sul da farsi. Per i Superamici i fumetti erano una cosa molto seria, pur nell’ironia: era un’ironia nera e severissima, che non compiaceva mai il lettore. Mai alla ricerca del riconoscimento, o della complicità. Come se non bastasse, ero reduce da una fresca rilettura di Devilman di Go Nagai…

Astrogamma

Una delle influenze più evidenti in questo caso...

Senza dubbio è l’influenza più importante di Astrogamma. Dunque, in quell’anno di tempo ho avuto la possibilità di rifondare completamente la storia. Fondamentali sono state le conversazioni con Alessandro Caroni, su come reinventare il fumetto, e quindi ho deciso di chiamarlo a scrivere i testi. Comunque, anche all’interno della storia originale le tematiche erano già predisposte.

Quanto è stato importante il contributo di Alessandro Caroni?

Caroni ha fornito due apporti fondamentali: ha fatto sparire qualsiasi traccia di ironia dal fumetto; ha sintetizzato in maniera splendida i dialoghi, che nella prima versione erano molto farraginosi. Molti possono pensare che il suo lavoro è stato poco perché ci sono pochi dialoghi. Al contrario, è stato notevole perché ha compiuto un’efficace sottrazione del superfluo. In più, è stato fondamentale nel tenere ferma la bussola. Astrogamma ha avuto un approccio radicale, asciutto. Per questo avere un compagno rigoroso nella creazione è stato determinante.

Quali sono i pregi di questa nuova versione rispetto alle precedenti?

Ho solo rovesciato la prospettiva. Il vero salto di qualità della nuova versione è, secondo me, il duplice debito che ho contratto con la tradizione giapponese. Già ne avevamo parlato su Conversazioni sul Fumetto della mia visione del fumetto giapponese, chiarendo l’equivoco sulla mia “discendenza” nipponica.

Su Astrogamma in primo luogo mi sono rifatto alla tecnica giapponese, in secondo al formato, ovverossia il genere tokusatsu: le serie dal vivo come Megaloman, per intenderci, in cui l’uomo comune si trasforma in un supereoe gigantesco che deve difendere la città da mostri enormi. Ciò che è interessante di queste serie è che, come le serie di robot come Mazinga, hanno un forte carico simbolico per la società giapponese. Per noi possono sembrare irragionevoli, ma nel contesto della ripresa industriale del dopo-bomba hanno una serie di significati molto schietti, evidenti e propedeutici alla formazione del cittadino giapponese. Non a caso, si riferiscono alla fascia shonen, dell’intrattenimento giapponese, della piena adolescenza (come Dragon Ball e Hokuto No Ken).

Mi pare tu abbia però attribuito altri significati, filosoficamente più occidentali a quell’immaginario.

Con Caroni abbiamo preso il concetto di henshin (trasformazione) e lo abbiamo riportato su un piano filosofico traversale, più compatibile con la nostra cultura.

Eppure, molti considerano Astrogamma più riuscito di Golem perché meno “complesso”, quando invece c’è anche qui molto da dire…

La critica che va accettata serenamente è che forma e contenuto in Golem possano essere non armoniosi. Secondo Evil Monkey, ad esempio, in Astrogamma c’è una sovrapposizione perfetta tra questi elementi. Personalmente non sono d’accordo, ma ovviamente lo accetto. Il punto è che non mi si dice dov’è l’eccesso di contenuto. Se c’è un contenuto ulteriore va sviscerato, credo. Molti dicono che in Astrogamma la metafora è evidente e centrale, in Golem no. In Golem in realtà… è in copertina! Per non parlare del titolo: si riferisce a un racconto iniziatico i cui temi sono centrali nel libro.

Probabilmente, le metafore e i richiami simbolici di Golem sono meno pop rispetto a quelli di Astrogamma

In effetti, Astrogamma parla più il linguaggio dei fumetti. D’altro canto, forse, la vera critica su Golem che ritengo centrata è che il primo livello di lettura conta talmente tanto sulla visione da essere poco esplicito per chi cerca nel plot il senso narrativo: non ci sarebbe stato il problema di spiegare gli altri.

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In Astrogamma, a quanto pare, funziona talmente bene il primo che molti non si pongono il problema di sviscerare gli altri. Esagero nel dire che i concetti filosofici espressi hanno un forte rimando ai concetti nietzscheani di divenire e superamento dei limiti umani?

Evidentemente lo hanno. Come è evidente il riferimento a Leopardi, esplicitamente citato. C’è l’idea, molto moderna, che la Natura, in realtà, si perpetua senza etica, in senso umano. L’evoluzione fa ciò che è “giusto” per essa, senza dare spiegazioni. Oramai, è anche parzialmente superata l’idea darwiniana della specie. I geni cercano di sopravvivere, anche a scapito della specie. Ovviamente, io ho mescolato le carte: perché ciò accade va esattamente nella direzione opposta del darwinismo.

Il tema dell’indifferenza della Natura contrapposto alla decadenza umana non può che far pensare a un altro tuo punto di riferimento che è Miyazaki.

Chiaramente. Io credo ci siano dei riferimenti dichiarati, sia a livello filosofico (appunto, Nietzsche e Leopardi) che a livello di influenze artistiche. Penso sia impossibile non rilevare la somiglianza fra alcune scene di Astrogamma e, per esempio, l’apparizione degli Ō mushi in Nausicaa. Molti mi dicono che ricorda Akira di Otomo, ma io rispondo sempre che l’ispirazione è Devil Man di Go Nagai, dove è centrale il concetto di ibridazione. Paradossalmente, è più presente l’influenza di Carpenter che di Otomo. Quel cinema veloce, dritto, spietato.

Sei soddisfatto del libro?

Graficamente no, lo vorrei ridisegnare ancora e ancora. Ci sono delle sviste registiche che fanno tenerezza, ma le ho volute mantenere, nella loro ingenuità, come testimonianza del mio percorso artistico di allora. Trovo, però, che dal punto di vista narrativo faccia ciò che deve: è un fumetto che va a 200 Km/h, senza orpelli. Dal punto di vista della ricerca sul fumetto per me è stato un centro: la prima volta che ho messo in pratica alcune idee che avevo in mente da anni. Tutti coloro a cui l’ho fatto leggere, prima della pubblicazione, hanno detto di non essere riusciti a chiudere il libro prima di averlo finito. Questa è una soddisfazione. Era un obiettivo che ci ponevamo con maicol&mirco da anni. I fumetti sono principalmente storie: sapere che da racconta-storie io non faccio annoiare il lettore è un bel risultato.