‘Gioco finale’, l’eterno scontro tra Batman e Joker

Un teatro, un palco, due grandi protagonisti, due maschere che rappresentano gli estremi opposti. Nelle loro mani le sorti di un’intera città ed il loro stesso futuro. Una classica storia di apocalisse urbana si trasforma, invece, in una (ancor più classica) tragedia shakespeariana. Sono questi gli elementi che caratterizzano la minisaga di Batman Gioco finale, articolata in sei albi e conclusasi il mese scorso anche qui in Italia (dove è apparsa sui nn. 37-42 di Batman, edizione RW Lion). Con questa storia, Scott Snyder e Greg Capullo hanno proposto l’ennesima sfida ai canoni del Cavaliere Oscuro, e la carta messa in gioco dai due stavolta è niente meno che l’immortalità del Joker. Il pagliaccio del crimine viene presentato nella sceneggiatura di Snyder come una figura ancestrale, appartenente alla storia di Gotham, e comparsa in città in varie epoche e situazioni. Quasi una rappresentazione batmaniana della figura di Pennywise (anche lui rappresentato sotto forma di pagliaccio) nel celebre romanzo It di Stephen King.

Joker si ripresenta a Gotham a diversi anni di distanza dalla saga Morte della Famiglia, con una faccia nuova di zecca e un piano perfetto per mettere Gotham sull’orlo dell’apocalisse attraverso un virus capace di contagiare e jokerizzare tutta la città. L’unico mezzo per fermarlo è all’interno del corpo dello stesso criminale: la possibilità di guarigione per i cittadini di Gotham è contenuta nella sostanza che garantirebbe l'”immortalità” al Joker, il Dionesio. In questa risiede anche la risposta all’interrogativo – di un certo peso, per la storia di questo personaggio – posto in questa saga: Joker è mortale o immortale?

batman gioco finale

La saga è improntata su atmosfere horror, e le cupe matite di Capullo sono perfette per imprimerne il giusto mood. Alcuni dei temi di questa storia erano già stati sviluppati in Morte della famiglia, nella quale la coppia che ormai da quattro anni si occupa di gestire la continuity di Batman aveva rimesso in primo piano lo stesso Joker, dopo un periodo di assenza dalla testata, con la sua faccia – in precedenza strappatagli da Dollmaker – tenuta addosso come fosse una maschera (caratteristica che aveva esaltato le matite di Capullo, autore di una sorta di Joker zombi). In quella storia, Joker aveva rapito tutta la bat-family, colpevole di distrarre Batman dalla lotta alla giustizia e da lui (Snyder aveva così messo in evidenza una sorta di amore malato e indissolubile tra il Cavaliere Oscuro e il pagliaccio del crimine). L’eroe di Gotham era alle strette e aveva rischiato di perdere tutta la propria famiglia (Batgirl, Nightwing, Cappuccio Rosso, Red Robin e Damian Wayne), ma alla fine era riuscito a salvare tutti e sconfiggere il Joker, le cui tracce si erano di nuovo perse. Fino ad oggi.

Proprio questo finale aperto aveva in parte rappresentato una delusione per i fan, rimasti sulle spine. Nel caso di di Gioco finale la chiusura del cerchio, invece, è stata esemplare. Batman e Joker arrivano alla resa dei conti davanti al luogo segreto in cui scorre la linfa del Dionesio. Le vignette d’apertura della prima parte della saga, con il palco del Gotham Theater in primo piano a rappresentare una sorta di metafora narrativa, trovano la loro concretezza in questo duello finale, la cui enfasi drammatica pare davvero echeggiare un clima da tragedia classica. Batman e Joker di nuovo l’uno contro l’altro, ma non in senso strettamente supereroistico: i due personaggi durante lo scontro si confrontano con le loro identità e, soprattutto, con le loro ‘umane’ paure. Le vignette finali dello scontro sembrano infatti non avere né vinti né vincitori: solo due maschere tragiche distese a terra, stremate, pronte a recitare le ultimissime battute, a rivelare i loro “veri volti”, e a riconoscersi. Come compagni di palco di una antica, lunga opera tragica.

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Tutto si apre e si chiude con il Gotham Royal Theater, cornice simbolica di un conflitto che punta alla “prova d’attore” messa in scena da Snyder. Nelle prime vignette del numero 37, Bruce Wayne, che ha preso in gestione il teatro, racconta dell’improvviso aumento dei costi di gestione della struttura. Chieste delucidazioni ad un amico architetto all’opera su un’importante rappresentazione teatrale, Bruce ottiene le sue risposte: l’architetto sta lavorando ad un grande effetto scenico (costoso ma stupefacente), un deus ex machina che risolverà l’opera teatrale. «Voglio che sembri reale – dice l’amico di Bruce – voglio che tutto il pubblico del teatro creda che un dio sta scendendo per aiutare i personaggi. Voglio che si sentano protetti». Bruce Wayne comprende e lascia fare, conosce bene questa sensazione.

Sei albi dopo, l’episodio #42 si chiude ancora con il Gotham Royal Theater in primo piano. La corazza che veniva usata per rappresentare il deus ex machina viene gettata nella spazzatura: l’artificio scenico è stato eliminato dal palco, ed anche Gotham ha perso il suo dio.

«Con Gioco Finale ho voluto rappresentare Batman dal mio punto di vista – ha affermato Scott Snyder – volevo rappresentare il suo essere mortale, che è anche il suo elemento di forza». Del resto, come recitano le battute finali di questa minisaga, «la storia di Batman sarà sempre una tragedia, Batman avrebbe potuto vivere per sempre ma ha scelto di non farlo. Batman muore come succede a ognuno di noi, è questa la sua forza, la cosa che lo rende immortale. Perché dice che in questo è con noi, dice che dobbiamo vivere con coraggio il nostro tempo limitato e sorridere al vuoto».

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Batman potrebbe infatti scegliere l’immortalità, ma non lo fa. Perché essere mortale è ciò che lo rende uguale ad ogni essere umano che intende difendere: è questo che lo rende un supereroe e definisce il suo senso della giustizia. E Joker? Snyder ha dichiarato che intende ancora scavare dentro il personaggio, e che avrebbe altre sorprese in serbo. Tuttavia, un ultimo spunto interessante Batman: Gioco finale lo lascia.

Snyder e Capullo in questa saga hanno provato a rappresentare Joker come una figura ancestrale, presente quasi dall’alba dei tempi. Le prime dichiarazioni di Jared Leto sul ruolo del Joker che interpreterà nel film Suicide Squad (in uscita ad agosto 2016) sono state: «Ho sempre avuto la sensazione che il Joker fosse più vecchio di quello che sembra. Per entrare nel personaggio ho ascoltato molta musica gospel e mi sono buttato nella letteratura sciamanica. Volevo dare una sensibilità artistica, esoterica e arcaica a questo personaggio». E a leggere queste parole i punti in comune con il Joker di Gioco finale (look compreso) sono davvero tanti. Che non sia celata all’interno di questa storia l’identità cinematografica del nuovo Joker?

Batman: Gioco finale (Batman nn. 37-42)
di Scott Snyder e Greg Capullo
RW Lion, 2015
96-72 pagine, 4,50-3,50 € cad.