iPad Pro per leggere fumetti (e disegnare): prova sul campo

Eccoci qui, siamo arrivati all’iPad Pro. Il più grande tablet mai realizzato da Apple, con uno schermo da 12,9 pollici. E dotato di due accessori che sono quasi obbligatori: la cover-tastiera (che ricorda molto concettualmente quella del Surface di Microsoft) e la penna “smart” (priva però di funzione gomma-da-cancellare sul retro).

iPadPro

Da quando è uscito questo apparecchio, lo scorso 8 dicembre, si è scritto davvero molto. In modo elogiativo e critico, come sempre accade con i prodotti di Apple che, a quanto pare, dividono: vengono difesi a oltranza dai fanboy e attaccati senza pietà dagli haters. Cerchiamo però di staccarci da questi pregiudizi e vediamo cos’è in realtà iPad Pro nella prospettiva piuttosto unica del mondo del fumetto. Perché uno schermo così grande e un dispositivo di input così unico come la Smart Pencil offrono due opportunità irripetibili per chi i fumetti ama leggerli e per chi invece ama disegnare.

Com’è fatto iPad Pro

Il primo approccio con l’iPad Pro è abbastanza spiazzante. L’apparecchio è decisamente grande, anzi grosso. Non fraintendetemi: è leggero e sottile, ma molto “ampio”. Ha una superficie di quasi 5,6 milioni di pixel: 2732 per 2048 pixel con una risoluzione di 264 pixel per pollice (ppi). Per far funzionare uno schermo retina di questo tipo occorre un coprocessore grafico “tosto”. Apple utilizza il 12-core PowerVR Series 7XT accanto al processore A9x, che contiene oltre al coprocessore M9 per il movimento anche una cpu dual core a 64 bit da 2,26GHz basata su ARMv6-A.

Non intendo dilungarmi su altre caratteristiche di attributi tecnologici, di connessione o di performance (se non per sottolineare che, facendo correre il test di Geekbench 3 il punteggio di 3240 punti per il single-core e 5580 per il multi-core è paragonabile a quello di un MacBook Air 13 del 2013) perché ne hanno già parlato in molti e da molte altre parti. Quello che mi interessa qui è capire come funziona l’iPad Pro in relazione ai comics.

L’apparecchio ha una notevole predisposizione per il video: con app come CineXPlay o la stessa app Video di Apple è possibile gustarsi film e telefilm senza problemi. La stessa cosa accade con le app di broadcaster o servizi tipo Netflix. Il merito è dello schermo e dell’impianto audio: quattro casse ai bordi dell’apparecchio che si orientano dinamicamente quando si ruota l’iPad Pro. E per il fumetto?

Tablet e comics

Partiamo dal fatto che in generale il fumetto è stato malamente digerito dai tablet (per fumetto intendo qua quello che ha primariamente una edizione cartacea e poi, in maniera ancillare, una digitale; e non prodotti nati già per il digitale, con audio, animazioni, video e cose simili). Il fumetto in digitale senza dubbio c’è, ma si potrebbe fare davvero molto di più. Da un lato ci sono poche app, molte delle quali piuttosto primitive. Soprattutto, mancano i contenuti, cioè i fumetti: le app-edicola sono piuttosto elementari se paragonate ad altri sistemi di diffusione dello storytelling. La chiave è che, a differenza dei libri, il fumetto non è re-impaginabile in modo dinamico e le meccaniche di zoom sulle singole vignette di una tavola – quelle che app americane come comiXology chiamano “Guided View” – per quanto funzionino con le strisce quotidiane o fumetti a gabbia molto rigida (pensate a Diabolik o molte cose Disney e Bonelli), non vanno già più bene per il fumetto giapponese, buona parte di quello supereroistico americano e un bel po’ tra i vari fumetti indipendenti, franco-belgi o graphic novel vari.

Se ci concentriamo invece sul formato digitale dei fumetti, cioè il file in cui vengono salvati i fumetti (PDF o CBR-CBZ, ovverosia formati nei quali è possibile comprare fumetti) si possono usare un bel po’ di app, ma con risultati oscillanti. Personalmente su iPad ho sempre usato GoodReader (che è una app generica per la visualizzazione e gestione di documenti: fa un ottimo lavoro con i Pdf e permette di avere sicronizzazioni con Dropbox e server esterni, oltre a cartelle su più livelli) e poi due app specifiche: ComicFlow prima e poi, su suggerimento di Matteo Stefanelli, Chunky.

Chunky, su iPad Air

Chunky, su iPad Air

Per quanto sia affezionato a ComicFlow, devo dire che Chunky è migliore: interfaccia più chiara e minimalista, facile organizzare le collezioni di comics (particolare questo fondamentale, vista la gran quantità di prodotti seriali), e dotato di una certa flessibilità per quanto riguarda le modalità di caricamento. Perché il problema, spesso, è questo: come “far entrare” i fumetti nelle varie app? GoodReader (app a pagamento) come detto è forse la più semplice, mentre Chunky (gratis ma con acquisti in-app) permette di caricare da tutti i servizi cloud e da server locali o cartelle condivise su rete locale Mac o Win (per queste ultime funzionalità bisogna pagare per passare alla versione Pro).

Fumetti alla prova

Una volta che i comics sono su iPad Pro, come vanno le cose? Perché, dopotutto, è questo il cuore del discorso. E le cose, va detto subito, vanno alla grande. Perché lo schermo da quasi 13 pollici è davvero sontuoso. La resa delle immagini, se la sorgente è adeguata, va molto bene, il processore e la memoria non hanno problemi a gestire anche file di dimensioni abbondanti, e la qualità dello schermo retina consente di apprezzare i dettagli anche minimi. Soprattutto, e lo dice uno che non porta gli occhiali anche se da vicino dovrebbe, le immagini sono sufficientemente grandi da poterle godere in santa pace, senza costrizioni.

La dimensione della tavola conta

Si potrebbe disquisire a lungo sul tema della corretta modalità di percezione delle immagini relativamente alle dimensioni. È un tema complesso ma affascinante. Ne tocco rapidamente due aspetti. Il primo: quando una tavola viene disegnata (a mano) è pensata per un certo formato. Di solito gli artisti la realizzano leggermente più grande per avere il vantaggio di una maggiore facilità nella resa dei dettagli, ma senza esagerare per non rischiare di avere un prodotto in stampa con particolari sostanzialmente invisibili all’occhio nudo (non solo nella dimensione dei particolari ma anche, ad esempio, nello spessore del tratto). Le dimensioni per le quali è concepita una tavola di fumetto sono quindi fondamentali (se l’artista è in grado di esprimersi con abilità, ovviamente) e questo spiega perché edizioni successive con dimensioni diverse hanno effetti, talvolta, negativi.

Esempio. Chi scrive si è comprato negli anni, ad esempio, i primi volumi di un’edizione peraltro pregevole di Valérian e Laureline di Jean-Claude Mézières e Pierre Christin pubblicata da 001 Edizioni e la collana da edicola di qualche anno fa Hugo Pratt pubblicata da RCS. Entrambe hanno lo stesso problema: sono stampate in formato più piccolo rispetto a quello che l’artista aveva pensato quando aveva creato le sue tavole. Ci vogliono gli occhiali per vedere bene i particolari e comunque si fa una gran fatica: le dimensioni contano e avere lo stesso fumetto riprodotto in dimensioni troppo piccole è molto penalizzante. Un po’ come leggere Asterix in formato Topolino

La corretta distanza dal fumetto

Secondo aspetto: il digitale uccide il senso delle proporzioni. Si vede bene anche nella fotografia: le immagini scattate con una reflex o uno smartphone sono difficili da valutare a schermo, perché la dimensione non è 1:1 e la distanza dalla quale guardiamo il video è differente da quella con la quale guarderemmo un’immagine scattata con una macchina fotografica a pellicola medio formato 6×6 e stampata. Se parliamo invece della stampa in camera oscura, perché la foto analogica, come il disegno, è stata costruita tecnologicamente per essere stampata e vista a una certa distanza da parte dell’osservatore, le cose riacquistano senso. Se infatti partiamo da un negativo 6×6 (il nome del formato indica anche i centimetri di lunghezza sui lati) stampato su un foglio di 20 per 30 centimetri in camera oscura, non è necessario alcun ingrandimento: la lente dell’ingranditore sta a zero. Se la pellicola è invece 24×36 (la classica pellicola 35mm, che in digitale viene tradotta come “pieno formato” o full frame) per stampare su un foglio 20 per 30 è necessario spostare la lente dell’ingranditore che proietta l’immagine del negativo sul foglio sino ad avere un ingrandimento di 8,3 volte.

(Nota storica: quello che noi chiamiamo full frame nel digitale, nel mondo della pellicola era conosciuto come “piccolo formato” rispetto al “medio” delle varie Rolleiflex e Hasseblad e al grande formato degli apparecchi a lastre. Richiedeva ingrandimenti molto forti e per questo motivo mostrava una relativa perdita di qualità. Fine della nota storica.)

Questo secondo aspetto è per dire che la risoluzione di una fotografia (e di qualsiasi altra stampa) si valuta con determinati formati assoluti (le dimensioni del foglio) che vengono visti dall’osservatore da una certa distanza fisica. Pensate a quando si va a guardare un quadro in un museo: le dimensioni del quadro contano e la distanza alla quale le persone si mettono per guardarli cambia in relazione a questa.

La differenza sullo schermo

Sullo schermo invece tutto questo non c’è più: si può guardare un poster di due metri per tre riprodotto come salvaschermo di un telefonino dotato di uno schermo da 4 pollici e, se si vogliono apprezzare i particolari, basta zoomare facendo le “pinze” con due dita. Non è come l’autore del poster l’aveva pensata, ma si può fare. Stessa cosa per una tavola di fumetti messa su un apparecchio da 5 pollici (iPhone 6), da 7,9 pollici (iPad mini), da 9,7 pollici (iPad Air) e da 12,9 pollici (iPad Pro). Si può vedere e zoomare, ma se si guarda, anziché alla sola risoluzione dello schermo anche alle sue dimensioni fisiche assolute (i centimetri, per capirci), le cose non sono più indifferenti. E vedere una tavola di un ‘Texone’ su iPad Pro, magari quello disegnato da Magnus, cambia tutto. Per certi versi, è la sua dimensione naturale.

iPhone 6S, 6S Plus, iPad Mini 4, iPad Air 2, iPad Pro (da sinistra a destra) | Foto: Sarah Tew / CNET

iPhone 6S, 6S Plus, iPad Mini 4, iPad Air 2, iPad Pro (da sinistra a destra) | Foto: Sarah Tew / CNET

Un lungo discorso, insomma, per dire che l’esperienza del fumetto su iPad Pro è proprio un’altra cosa grazie allo schermo di dimensioni non solo più grandi, ma anche più vicine a una buona porzione dei formati – i fogli – usati dagli autori per disegnare. Poi ci si può accontentare, si può fare zoom e pinch e tap e tutto il resto su apparecchi con schermi più piccoli. Ma vedersi squadernata una tavola nelle dimensioni pensate dal suo autore crea un rapporto con il fumetto tutto diverso. Invece, se la tavola è stata pensata per dimensioni inferiori a quelle dello schermo dell’iPad Pro, a quel punto si può ridimensionarla senza problemi con lo spazio nero attorno o magari vederla (come nel caso dei comics Disney, o nei Diabolik) a doppia pagina, recuperando addirittura il senso dell’albo, con la vista delle due pagine appaiate; cosa peraltro fondamentale per la fruizione dei fumetti di dimensioni inferiori al formato bonelliano classico.

Il versante della produzione

Ok, la prima metà di questa recensione, sull’uso dell’iPad Pro come strumento per il consumo di fumetti, come avrete capito è più che positiva. Poi sta a voi decidere se volete spendere quasi 800 euro (fino a 1200 per l’apparecchio più costoso) per sfogliare fumetti in formato digitale. Ma questo è un altro discorso.

Invece, vediamo il versante della produzione: l’iPad Pro come strumento per disegnare comics e non. Qui entra in gioco la Smart Pencil, l’accessorio da 109 euro indispensabile per chi voglia utilizzare l’iPad Pro nel suo senso principale. Cioè come reale “tavoletta”. Anche qui, due ragionamenti.

Le dimensioni del foglio

Il primo ragionamento ha a che fare con le dimensioni. È abbastanza simmetrico al precedente. Certo, si può disegnare su qualsiasi foglio in quanto alle dimensioni, ma quel che è importante è che le dimensioni del foglio contengono il disegno fatto a mano, e che questo disegno è una sintesi proporzionata a quello spazio: disegnare un bicchiere su un foglio di tre centimetri per due e disegnarlo su un foglio di tre metri per due porta a disegnare due bicchieri molto diversi, non semplicemente in scala diversa.

Poi, il digitale a differenza dell’analogico permette di fare ‘dentro’ e ‘fuori’ i particolari, per cui si può lavorare su un disegno molto grande e zoomare sui particolari quando bisogna fare delle rifiniture. Il che è leggermente diverso dal discorso della fruizione delle immagini, perché da sempre pittori e disegnatori hanno lavorato con minuzia sui particolari a distanze molto più ravvicinate di chi guarda l’illustrazione. Il rischio, casomai, è perdere il senso delle proporzioni. Dal mio punto di vista, invece, ho notato che disegnando sullo schermo dell’iPad Pro – le cui dimensioni sono leggermente inferiori a quelli di un foglio di formato A4 – si mantiene il senso dell’insieme, almeno per quanto riguarda chi ha l’abitudine a disegnare in questo formato. Certo, se si è passata la vita a disegnare con album Fabriano in formato A3, allora bisogna lavorare di zoom in e out.

La penna digitale e la materia del foglio virtuale

Secondo ragionamento: l’Apple Pencil. Lo strumento è fenomenale. Non fatevi trarre in inganno dalla mancanza della gomma sul dietro, dal sistema di ricarica singolare (si toglie il cappuccio – che rischia di perdersi subito – e si infilza l’iPad Pro nella presa Lightning) o da chi nota che diminuisce l’autonomia dell’iPad Pro a causa dell’uso del Bluetooth (vero) o che la penna è molto lunga (vero, ma si disegna con lapis e matite fatte così, non con mozziconi di dieci centimetri). Questo è uno strumento fantastico, che nella sua interazione con lo schermo dell’iPad Pro (che ha sensori pensati per funzionare solo con questa penna) è superiore alla maggior parte delle tavolette grafiche in commercio e fa cose notevoli.

apple pencil

I sensori realizzati al suo interno permettono di calibrare il tratto, di fare anche lo “sfumato”! Il ritardo è molto basso e, mano a mano che le app per il disegno vengono aggiornate per sfruttare le differenti capacità di questa Apple Pencil, si possono fare davvero cose di grande qualità a costi contenuti rispetto almeno alle tavolette grafiche professionali hi-end.

L’unica, vera nota stonata è la superficie di vetro, che è liscia e sostanzialmente priva di attrito. Disegnare a mano libera vuol dire sfruttare anche una “memoria muscolare” che si accumula negli anni e che fa del feedback infinitesimale della penna o del lapis sul foglio la sua forza. Cambiare la grana della carta, la durezza del lapis, la scorrevolezza dell’inchiostro sul pennino, per un disegnatore di qualità è come cambiare l’accordatura per un musicista, o il telaio della racchetta per un tennista di livello (o se volete, come spostarsi dalla terra rossa all’erba sino al cemento).

Qui è più difficile spiegare la sensazione che ho provato disegnando con l’iPad Pro, ma cerco di riassumerla così: si possono fare cose notevolissime e il limite è la bravura dell’artista. Tuttavia, bisogna capire che, per chi è abituato a disegnare sulla carta “vera” (quella analogica), disegnare con Apple Pencil e iPad Pro è come aver fatto l’anestesia dal dentista e poi muovere la lingua lungo i denti. Si sente certamente qualcosa, ma è tutto strano, ovattato, quasi distaccato. Poi, andando un po’ a memoria e un po’ con il nuovo feedback, ci si adatta (perché il nostro cervello è un organo straordinariamente plastico) e dopo due giorni sembra quasi di non aver mai potuto disegnare con nient’altro prima. Però la transizione c’è, e va tenuta di conto.

Com’è disegnare con l’iPad Pro

Ecco, al netto di questi due ragionamenti, bisogna dire che l’iPad Pro è davvero sorprendente. Apple, per suoi motivi tecnologici e di marketing, ha deciso di tenere la stessa interfaccia anche su uno schermo che è di due terzi più grande, con il risultato che l’iPad Pro all’utente iOS normale (di iPhone o di iPad) sembra veramente un “bisteccone”, un “ipaddone” con chilometri di spazio sprecato tra un’icona e l’altra. Poi però, quando si capisce che l’interazione è in realtà semplificata perché le mani sono per loro natura meno precise nel tocco casuale e si rilassano a muoversi in spazi ampi, si comincia a capire che c’è una logica e una coerenza. L’iPad Pro è intuitivo, apparentemente identico ai suoi fratelli minori (per dimensioni) e quindi con una curva di apprendimento fenomenale: corta e quasi piatta. Invece, l’interazione con la penna di Apple è al confine della magia, e si presta a tantissime interpretazioni.

ipad-pro

A me piace anche aggiungere che, per chi si diletta di disegno con il Mac da tempo e non ha motivo per giustificare l’acquisto di un iPad Pro, è invece possibile comprare una app che permette di trasformare l’iPad (qualsiasi iPad, anche il Pro) in una tavoletta grafica con tanto di visione della parte di schermo su cui si lavora. Lo dico perché ho provato a lungo Astropad, sia con iPad Air e mini che con il Pro e devo dire che, connesso al Mac con Photoshop o con Illustrator (ma ho usato tranquillamente anche Graphic e Sketchbook di Autodesk, e Pixelmator), dà parecchio filo da torcere a una tavoletta grafica. Tanto per cominciare perché si vede dove si sta lavorando (lo schermo dell’iPad duplica la porzione di schermo del Mac dove si disegna, quella che viene “catturata” anche dalle tavolette grafiche), la latenza è praticamente inesistente e le gesture sul display dell’iPad si mescolano perfettamente ai comandi Mac grazie al lavoro di integrazione dietro le quinte fatto dai programmatori di Astropad. Se volete trovarvi la scusa per compare un iPad Pro e annessa Apple Pencil e disegnare felicemente, insomma, sappiate che questa scusa esiste e si chiama Astropad.

In conclusione

Difficile raccontare una singola esperienza con una app in particolare: è talmente ricco e variegato l’ecosistema delle app per iOS che chiudere l’iPad Pro dentro questa piuttosto che quell’altra avrebbe effetti più distorcenti che altro.

Però bisogna dire che, per quanto riguarda il fumetto e il disegno, avere un iPad Pro con annessa pencil è qualcosa di unico. Con l’iPad Pro si torna a una esperienza “da rivista” dei fumetti (tanto da far quasi arrabbiare all’idea che non ci sia un vero e proprio mercato del fumetto digitale o un modo per comprarli più facile) e si può anche spingere il proprio talento grafico in direzioni interessanti.

Se alla fine la domanda che il lettore vuole porre al recensore è “vale la spesa comprare un iPad Pro e una Apple Pencil?” non posso che rispondere, in tutta franchezza, che secondo me sì, vale assolutamente la spesa. E suggerisco, a chi sia ben motivato, di procedere senza indugio. Consapevoli dei limiti e delle imperfezioni di questo strumento esposte sopra, e anche consapevoli del fatto che non vi renderà migliori disegnatori. Faciliterà però l’espressione delle vostre qualità artistiche, se ci sono, e comunque vi permetterà di rilassarvi leggendo dei buoni fumetti (se riuscirete a trovarli). Mi pare abbastanza onesto, no?

  • Era ora che qualcuno mettesse pressione a Wacom.
    Uso (con soddisfazione) una cintiq e, per quanto sia buona la tecnologia di base (e piacevole la superficie, molto più del vetro degli ipad che ho provato), il software e il touch sono semplicemente ridicoli nel 2016.
    Ipad Pro è molto interessante, ma credo che come strumento di lavoro principale 13 pollici siano troppo pochi – per me, almeno.

  • Gianpiero

    Jobs odiava le periferiche e non avrebbe mai approvato,e giustamente, una simile porcheria, non mi interessano le specifiche e neppure eventuali mirabolanti capacità, se compro un prodotto Apple mi aspetto un certo tipo di prodotto e questo tradisce lo spirito dell’anima Apple, Jobs si starà rivoltando nella tomba…per me questa NON è Apple

  • col mouse come la metti?