Quando Bowie ispirò il Joker di Grant Morrison

Sin dagli anni Ottanta, a partire dal graphic novel Arkham Asylum illustrato da Dave McKean, lo scozzese Grant Morrison, uno dei più importanti sceneggiatori di comics, ha raccontato alcune tra le più notevoli storie di Joker. Nei suoi fumetti ha esplorato e ampliato a più riprese la psicologia del personaggio, cercando ogni volta di toccare aspetti diversi.

Per uno dei suoi più recenti cicli di storie di Batman, Morrison dichiarò di essersi ispirato a David Bowie per aggiornare e ridefinire il Joker:

Penso che il Joker più moderno a cui siamo abituati sia diventato troppo familiare, e non ci restituisca più il brivido raccapricciante che Joker dovrebbe trasmettere. Così è stato davvero un modo per tornare alla sua figura borderline originale, ma allo stesso tempo l’obiettivo era renderlo un po’ più moderno. La gente è abituata a un certo tipo di sensazioni date dai film horror e simili, e un tipo come il Joker dovrebbe essere più spaventoso di tutte quelle cose. È questo a cui puntavamo. Poi inseriamo quell’aspetto inquietante dal gusto europeo, da tossico, da David Bowie a Berlino negli anni Settanta, che ben si adatta alla ecletticità di Joker. Ha quello stile cabarettistico leggermente trasandato e decadente. Credo che tutte queste influenze lo rendano più inquietante.

Il Joker di Morrison, dal ciclo su "Batman & Robin"

Il Joker di Morrison, dal ciclo su “Batman & Robin”

In quell’intervista, Morrison fece riferimento alla sua versione del Joker rappresentata nella saga Batman R.I.P., pubblicata in America nel 2008 sui numeri 676-681 della testata Batman, e nelle storie successive pubblicate nel 2009 su Batman & Robin. Per quelle storie lo sceneggiatore voleva recuperare l’aspetto inquietante che secondo lui il personaggio aveva perso e, nel tracciarne un profilo, disse a Playboy:

In una certa misura mi identifico con il Joker – almeno il modo in cui lo scrivo, nella sua pazzia gigantesca. È il perfetto opposto di Batman e per questo è sexy come Batman, se non di più. Quando il Joker è stato introdotto nel 1940, era un maniaco omicida accigliato. Poi hanno eliminato la violenza e la morte, e lui è diventato il pagliaccio ghignante che gira con la sua Joker-mobile. Poi c’è stata la versione ghignante da malato mentale dallo show TV: Cesar Romero con i baffi coperti di cerone. Improvvisamente, nel 1970, stava uccidendo di nuovo i suoi scagnozzi. E nel 1980 era una specie di travestito. Mi sono detto: «Ok, abbiamo avuto tutte le varie versioni passate del Joker. Diciamo che si tratta della stessa persona che cambia personalità ogni giorno». Sono giunto alla conclusione che si tratta di una persona sanissima, la prima persona del 21esimo secolo che sfida il grande flusso di informazioni per cambiare interamente la sua personalità. Lo adoro perché è una pop-star, è come Bowie.