Il manga di Tezuka che racconta il Festival d’Angoulême del 1982

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Nel 1982, Tezuka Osamu aveva preso parte alla nona edizione del Salon International de la Bande Dessinee ospitato, come di consueto, nella cittadina di Angoulême. La partecipazione al Salon era stata sponsorizzata dal governo giapponese e si avvaleva anche della presenza di alcuni esponenti di spicco dell’ambiente politico. Per raccontare questi tre giorni di fiera (dal 29 al 31 gennaio), Tezuka aveva disegnato un brevissimo un manga (in tutto soltanto tre pagine) con lo spirito di un vero e proprio reportage. Ad accompagnarlo per le strade di Angoulême, troviamo Nanairo Inko (L’ara dei sette colori), il protagonista dell’omonimo manga serializzato proprio in quegli anni (1981-83) su Shūkan Shōnen Champion, rivista sulla quale, non a caso, verrà pubblicato anche questo manga sul numero del 26 febbraio del 1982.

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Tezuka era rimasto piacevolmente colpito da questo festival della bande dessinee, soprattutto in relazione a due aspetti: il primo riguardava l’affluenza di visitatori (170mila, almeno secondo quanto riportato nel manga); il secondo, invece, la trasformazione di Angoulême in una vera e propria “città del fumetto”, dove perfino gli edifici storici – dal Museo al Palazzo dei Congressi – erano tappezzati con poster raffiguranti i personaggi più popolari della nona arte. Come se non bastasse, anche il centro cittadino lasciava spazio al fumetto: grandi tendoni ospitavano gli stand con i vari editori e con i fumettisti, famosi e non, impegnati a disegnare o ad autografare i propri volumi. E poi tavole originali, sfilate sulla via principale e spettacoli pirotecnici. A Tezuka, sembrava di vivere in un sogno.

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Passeggiando tra gli stand, Tezuka si era accorto che gran parte delle opere esposte erano rivolte a un pubblico di bambini, per lo più realizzate e prodotte in Francia. La presenza di fumetti stranieri era molto bassa e si limitava a qualche titolo americano. Grandi assenti, i manga, anche se – come ricorda Tezuka – molti erano conosciuti grazie alle rispettive serie a cartoni animati (Grendizer/Goldrake, Candy Candy, Capitan Harlock, La principessa Zaffiro, etc.).

La partecipazione giapponese si articolava su due fronti, quello dell’animazione e quello del fumetto: mentre alcuni visitatori potevano assistere alla proiezione di alcuni lungometraggi (L’uccello di fuoco 2772; Le avventure di Bandar; Astroboy), altri potevano intrattenersi con Tezuka e altri mangaka (tra cui Tatsumi Yoshihiro) impegnati a vendere e far conoscere i fumetti giapponesi. Peccato, però, che alcuni visitatori li avessero scambiati per nazisti, confondendo la croce buddhista (manji) con la svastica nazista; mentre altri ne sfogliavano, curiosi e perplessi, i manga.

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Fonte: Tezuka Osamu Manga Zenshū vol.389, Tōkyō, Kōdansha, 1997, pp. 205-207.


*Paolo La Marca si occupa di letteratura giapponese moderna e contemporanea e di storia del manga. Insegna Lingua e Letteratura Giapponese all’Università degli Studi di Catania (facoltà di Lingue e Letterature Straniere e Dipartimento di Scienze Umanistiche) e Mediazione linguistica orale – Giapponese presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria. Ha un blog sul manga: Una Stanza Piena di Manga.