Focus L'altro DiCaprio

L’altro DiCaprio

George+Irmelin

City College di New York, 1963. Irmelin Indenbirkin, immigrata tedesca nata in Vestfalia sotto le bombe degli Alleati il 21 febbraio del 1945, conosce e si innamora di un hippie dall’aria bohémienne e con lunghi capelli arruffati. Il suo nome è George DiCaprio e anche lui, come tradisce il cognome, non è propriamente un americano purosangue. Sua mamma Olga era immigrata dalla Germania, mentre suo padre George Leon era nato da Rosina e Salvatore DiCaprio, napoletani emigrati a cercar fortuna.

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Irmelin+George=<3

I due non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altra. George, animatore della scena letteraria dell’East Coast, amico personale di Allen Ginsberg, William S. Burroughs, Hubert Selby, Robert Crumb e co-inquilino di Sterling Morrison, chitarrista dei Velvet Underground, è espansivo ed estroverso; Irmelin invece è timida e riservata. Nonostante ciò, i due formano una coppia affiatata, condividendo l’amore per l’avventura e il desiderio di vedere il mondo. Nel 1966, due anni dopo il loro primo incontro, diventano marito e moglie, trascorrendo la fine dei Sixties e primi anni del decennio successivo totalmente immersi nella controcultura, fino al 1974, quando Irmelin rimane incinta.

La coppia non sta attraversando il suo momento migliore e, per provare a rimettere a posto le cose, decide di trasferirsi sulla West Coast, a Hollywood, Los Angeles, credendolo – erroneamente, come scopriranno presto – il posto migliore per una giovane famiglia. Irmelin trova un impiego come assistente giudiziario, mentre George si barcamena fra un ben poco profittevole lavoro come installatore di amianto (all’epoca ancora molto diffuso come isolante termico), la sua attività di distributore di fumetti underground e l’organizzazione di letture pubbliche per Burroughs e Ginsberg.

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George DiCaprio e il piccolo Leo

Sfortunatamente, George e Irmelin non traggono alcun beneficio dal trasferimento. A meno di un anno dalla nascita del piccolo Leonardo, avvenuta l’11 novembre del 1974, i due si separano, sebbene solo emotivamente. Per crescere al meglio il loro bambino decidono di continuare a vivere vicini. Si trasferiscono a Echo Park, un malandato sobborgo di LA, andando ad abitare in due piccole villette adiacenti con un giardino condiviso.

Questo modello di famiglia non tradizionale funziona bene, resistendo anche all’arrivo della nuova compagna di George, Peggy Farrar, e di suo figlio, Michael. L’unico problema di Irmelin è l’irresponsabilità di George verso i propri doveri economici di padre. Tocca ricorrere alle maniere forti: lo trascina davanti al tribunale, dove il giudice lo obbliga a pagare 20 dollari a settimana per il sostentamento del figlio (equivalenti a circa 100 $ odierni).

Fumettista, editore, distributore

Se le notizie biografiche su George DiCaprio – grazie all’ascesa nello stardom di Leo e alla seguente bulimia per qualunque situazione a lui correlata – sono dettagliate, lo stesso non si può dire di quelle riguardanti il suo lato artistico e il suo ruolo all’interno degli underground comix.

Generalmente è ricordato in qualità di distributore dei fumetti di colleghi ben più rinomati di lui, come Robert Crumb o S. Clay Wilson, vero e proprio idolo del piccolo Leo, che scrisse infatti una prefazione a The Collected Checkered Demon vol. 1 della Last Gasp, dando uno spaccato di come fosse vivere con un padre distributore:

Quando cambiarono la mia culla con un piccolo lettino, mio padre, che faceva parte del mercato dei Comix, approfittò dello spazio sotto al letto per ammassarci fumetti. Ho dormito su questo letto supportato da scatole di cartone piene di fumetti underground per anni. Se ricordo bene, una scatola contenente Pork era piazzata direttamente sotto la mia testa. Ancora peggio, i miei chakra spinali erano otturati da Bent, 2 e 2 Squared [fumetti di S. Clay Wilson]. I quattro angoli del letto erano sollevati da terra da altrettante scatole del numero 1 di Checkered Demon.

Un ricordo confermato dallo stesso Clay Wilson in un’intervista al Comics Journal: «[Leo] È un mio fanboy. La prima volta che lo incontrai, pensai fosse un ragazzino simpatico. Un po’ fastidioso. Continuava a filmarmi con la sua videocamera e farmi vedere come riusciva a tenere una bottiglia di birra tra le scapole. Il suo primo letto era una scatola di fumetti  di Checkered Demon

La cover di Baloney Mocasins, scan tratta da Comixjoint.com
La cover di Baloney Mocasins, scan tratta da Comixjoint.com

Nel 1970 George esordisce come fumettista vero e proprio autoproducendo con la sua casa editrice Half-Ass Press Baloney Mocasins, traducibile come Mocassini di mortadella/Mocassini di stronzate (baloney è sia il nome di un poco invitante salume americano, sia un termine gergale per indicare cose senza senso). Gli albi vengono stampati a mezzanotte all’interno degli uffici del sindaco di New York, per il quale George aveva lavorato in qualità di stampatore. Fornito di una elegante wrap-around cover, Baloney Mocasins presenta 24 pagine di storie sceneggiate da DiCaprio e disegnate da Laurie Anderson, musicista, performance artist, scrittrice nonché moglie di Lou Reed.

La carriera di George DiCaprio si sviluppa lungo tutto il decennio: nel 1971 è la volta di Greaser Comics, sempre pubblicato dalla Half-Ass Press, una serie durata due albi che racconta le folli avventure di un tamarro gellato; poi è il turno di Forbidden Knowledge (due albi fra il ’75 e il ’78), Pure Joy Comix (Poor Bear Productions, 1975), Bicentenniel Grossouts, (Yentzer and Gonif Comic Production, 1976), apparizioni su Slow Death #7 (Last Gasp, 1975) e #10 (1979), su Snarf #6 (Kitchen Sink, 1976) con copertina di Robert Crumb e partecipazione di artisti come Harvey Pekar e Howard Cruse.

Due pagine da due fumetti di George DiCaprio: Asbestos Workers Revenge (La vendetta dei lavoratori dell'amianto) e Bonus Army
Due pagine da due fumetti di George DiCaprio: Asbestos Workers Revenge (La vendetta dei lavoratori dell’amianto) e Bonus Army

Particolarmente interessanti risultano altre due opere: Neurocomics (Last Gasp, 1979), fumetto di fantascienza (psichedelica) scritto da DiCaprio assieme a Timothy Leary, psicologo, scrittore e noto sostenitore dell’utilizzo dell’LSD – colui che il presidente Nixon chiamò ‘l’uomo più pericoloso d’America’; Cocaine Comix, serie di quattro albi pubblicati tra il 1975 e il 1982 dalla Last Gasp che ospitò numerosi contributi di DiCaprio (e il cui secondo numero vide una pagina disegnata da Jim Valentino, l’amico sfortunato dei sei transfughi Marvel che crearono l’Image negli anni ’90).

Una breve ricerca su Amazon.com riporta che i prezzi per i suoi fumetti attualmente oscillano dai 3 dollari e 49 per Forbidden Comics #1 ai 40 dollari per Cocaine Comix #1. Siamo ben lontani dai 12.000 $ scuciti nel 2012 da Mark Parker, CEO di Nike, per accaparrarsi una copia di Zap Comix #1.

Un padre non convenzionale

In questo sottobosco fatto di controcultura e underground, com’è stato il rapporto fra George e Leo nel corso degli anni? Positivo, verrebbe da dire visto l’orgoglio con cui l’attore porta come proprio accompagnatore il padre alla occasioni di gala, come successo agli ultimi Golden Globes.

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George DiCaprio e Leo da ragazzino

Di certo il loro non è stato un rapporto padre-figlio convenzionale. George portava Leo con sé quando andava in visita agli amici. Un’esperienza che di volta in volta poteva concretizzarsi in cose come un sabato pomeriggio passato a giocare a nascondino nel giadino della casa di Aldous Huxley, un incontro col succitato Timothy Leary, una mostra dedicata a William Burroughs o una chiacchierata con Robert Crumb o Charles Bukowski.

A differenza di sua madre Irmelin, che faceva di tutto per evitare che Leo entrasse in contatto con situazioni non adatte alla sua età (cosa molto difficile, considerato che la zona dove vivevano era conosciuta col nome di “Syringe Alley”), George faceva esattamente il contrario. «Non ho mai escluso Leo da conversazioni sulle droghe o sul sesso» ha dichiarato il padre negli anni Novanta, agli inizi della carriera del figlio, il quale, a sua volta, ha confermato ricordando il seguente episodio, risalente a quando aveva sei anni:

«Eravamo seduti in macchina, quando mio padre all’improvviso annuncia: “La prima volta che ho fatto sesso, avevo la tua età. Dovresti provare anche tu.” Ma non mi interessava. Dissi a mio padre: “Stai zitto papà, non voglio provarlo, andrò invece a casa a fare i compiti.”»

Nonostante ciò, Leo ha sempre rimarcato la profonda importanza di suo padre per la sua carriera di attore. È stato George a supportarlo quando i primi provini per gli spot pubblicitari non andavano bene, e sempre George è stato a indicargli come modello da seguire Robert De Niro, attore con cui si troverà poi a recitare nel suo primo vero film, Voglia di ricominciare.

Il più grosso merito che Leo riconosce al padre tuttavia è quello di averlo aiutato a muoversi all’inizio della carriera, guidandolo verso ruoli e registi che magari il giovane Leonardo non avrebbe considerato. È infatti al padre che si deve la sua partecipazione Poeti dall’inferno, biopic sul poeta francese Arthur Rimbaud. George aveva il compito di supervisionare tutte le sceneggiature mandate al figlio, e per Poeti dall’inferno convinse Leo con queste parole: «Lascia che ti spieghi chi era questo tizio. Era un ribelle dei suoi tempi. Era il James Dean della poesia. Era un artista radicale». E lo stesso accadde con Baz Luhrmann e il suo Romeo+Giulietta.

Leonardo DiCaprio e il suo agognato Oscar; potete smetterla coi meme
Leonardo DiCaprio e il suo agognato Oscar; potete smetterla coi meme

George ricoprì questo ruolo informale fino al 1996, quando lasciò il compito al nuovo manager di Leo, Rick Yorn. Non smise comunque i panni di consigliere, accompagnando passo dopo passo il figlio nella propria carriera e, dal 2004, anno della sua fondazione, ricoprendo vari ruoli all’interno della Appian Way Productions, la casa di produzione fondata da Leo. In particolare, come produttore esecutivo di numerosi documentari di propaganda ambientalista (Greensburg, Last Hours, Carbon, Green World Rising), un tema molto caro all’attore, come dimostrato anche dal suo discorso tenuto alla premiazione degli Oscar.

*Si ringraziano Michele Mordente e Patrick Rosenkranz per il fondamentale aiuto

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