Intervista a Pietro Scarnera, vincitore del Premio Rivelazione ad Angoulême

Pietro Scarnera, torinese classe 1979, vive a Bologna dove gestisce il sito di giornalismo a fumetti Graphic News, e dalla scorsa settimana è entrato nel palmarès dei Fauves di Angoulême, gli “Oscar europei del fumetto”. Il suo graphic novel Une étoile tranquille, originariamente pubblicato in Italia da Comma 22 nel 2014 con il titolo Una stella tranquilla. Ritratto sentimentale di Primo Levi, ha vinto il Premio Rivelazione ad Angoulême.

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A metà tra la biografia illustrata, saggio storico e monologo personale, il graphic novel di Scarnera racconta la vita e la poetica di uno dei più importanti e necessari scrittori del secondo Novecento, basandosi esclusivamente su episodi raccontati o citati dallo stesso Levi, a partire dal ritorno a casa dopo la guerra, nel 1945, fino all’ultima opera I sommersi e i salvati. Una riflessione finale sul lager che chiude un cerchio perfetto iniziato 40 anni prima con Se questo è un uomo. Un itinerario  alla ricerca della risposta a una domanda precisa: “Perché si scrive?”.

Un stella tranquilla è il secondo libro di Scarnera dopo Diario di un addio (Comma 22), una toccante storia autobiografica che racconta l’esperienza in clinica a fianco del padre in stato vegetativo per cinque anni. Dopo queste due opere dal taglio documentaristico, Scarnera, di ritorno dalla Francia dopo il festival e un tour promozionale, ci racconta l’emozione della sua prima Angoulême e i suoi prossimi progetti, che potrebbero prendere la strada della fiction.

Pietro Scarnera durante il ritiro del premio ad Angoulême | © 9eArt+, Foto: Jorge Fidel Alvarez

Pietro Scarnera durante il ritiro del premio ad Angoulême | © 9eArt+, Foto: Jorge Fidel Alvarez

Te l’aspettavi, era nell’aria?

Assolutamente no! Anzi, Latino di Rackham ha costretto me e il bravissimo Alvaro Ortiz ad andare alla premiazione, dicendoci “non avete vinto niente ma una volta nella vita vi tocca andare alla cerimonia”. Quindi quando mi hanno chiamato sul palco ero semplicemente terrorizzato. Io poi non mi azzardo a parlare francese (ma giuro che adesso mi iscrivo a un corso), quindi si è dovuto cercare un traduttore in sala, invece che un medico. Devo dire però che allo stand di Rackham avevamo venduto quasi tutte le copie già sabato, prima della premiazione.

È stata un’edizione controversa fin da prima dell’inizio del Festival. Eppure il tuo premio sembra aver messo d’accordo tutti. Quali sono le tue opinioni sulla gestione delle candidature (accusate di essere maschiliste) e sulla ‘falsa’ premiazione?

Per quanto riguarda le polemiche sul maschilismo del Grand prix avevo scritto un breve intervento (si può leggere qui). Penso sia stata una grave miopia: non era una questione di “quote rosa” ma di una scelta che non rispecchiava la realtà. Ho assistito invece alla falsa premiazione senza capire bene cosa stesse succedendo, ed evidentemente non ero l’unico. Mi sembra una scherzo mal riuscito, tutto giocato sulla parola fauve (fiera, felino), ma usare libri realmente esistenti e in corsa per i premi non è stata una grande idea, direi. Ho visto che l’editore Cornélius ha deciso di rispondere nella maniera più intelligente, applicando uno sticker “faux-fauve” sul libro di Adrian Tomine Les intrus. Tuttavia ho appena iniziato a conoscere il mondo dell’editoria a fumetti francese e il festival di Angoulême: mi ha colpito il fatto che queste polemiche abbiano avuto un’eco anche sui grandi media, dai quotidiani alla tv, segno dell’importanza del fumetto in terra francofona. Così come mi ha colpito che al festival ci fossero persone di tutte le età.

Quali sono gli autori a cui ti ispiri? Un accostamento immediato per il tema è stato Spiegelman.

Be’, per Una stella tranquilla sicuramente il lavoro di Spiegelman è stato un costante punto di riferimento, anche se a livello di disegno io ho preso una strada molto diversa. Gli autori che mi hanno sempre appassionato sono quelli più “letterari”, potremmo dire. Se dovessi fare un nome su tutti direi David B. Però molti stimoli arrivano dagli autori che conosco personalmente, con cui posso avere un confronto. Sono un grande fan di Alessandro Tota, e poi Giulia Sagramola, Marino Neri, Bianca Bagnarelli, Cristina Portolano (l’elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo).

Come ti sei trovato a tradurre in fumetti le parole celebri di un autore come Primo Levi?

In generale la scrittura di Levi è sempre molto precisa e dosata, la “chiarezza” era uno dei suoi principi guida. Volevo che anche il fumetto rispecchiasse questa scelta, e ci ho messo parecchio tempo a trovare il modo per me adatto di disegnare Una stella tranquilla. Alla fine ho usato un tratto molto delicato, penso, ma anche preciso. Per quanto riguarda il testo, all’inizio c’erano molte più osservazioni mie (o meglio del mio alter ego nel libro), ma progressivamente le ho asciugate, ho fatto un passo indietro e ho lasciato molto più spazio alle parole di Levi. Potrei dire che si tratta di un grande collage, in cui ho rimesso in un ordine mio brani tratti da libri, interviste e poesie. È una lettura “in diagonale”, come ha scritto Marco Belpoliti nella prefazione al libro.

A quali progetti stai lavorando, ora?

Faccio parte della redazione di Graphic News: è un progetto partito a marzo 2015 ed è una duplice sperimentazione sul giornalismo a fumetti e sul fumetto digitale. Pubblichiamo una storia a settimana. Personalmente ho pubblicato da poco Rec Playsempre per Comma 22 (QUI la nostra anteprima NDR) – una storia breve che può essere vista come un preludio/studio per un futuro libro, in cui vorrei provare per la prima volta a fare un lavoro di fiction.