‘Unflattening’, il fumetto che vi aiuterà a vedere il mondo in più dimensioni

Forse la causa di molti equivoci storici sul valore del fumetto è racchiusa tutta in quella prima frase del Vangelo di Giovanni – “In principio era la Parola” – che proclama in modo perentorio la supremazia incontrastata della dimensione verbale su ogni altro aspetto umano. È proprio per contrastare questa visione così logocentrica che l’anno scorso Nick Sousanis, un ricercatore della Columbia University di New York appassionato di fumetto, ha scritto (e disegnato, come vedremo) la sua tesi di dottorato Unflattening: A Visual-Verbal Inquiry into Learning in Many Dimensions (edita poi su libro dalla Harvard University Press con il semplice titolo Unflattening). Con la sua tesi Sousanis intende rivalutare l’importanza dell’aspetto visivo del nostro pensiero, una delle caratteristiche alla base della grande efficacia narrativa ed educativa del fumetto considerata tuttavia secondaria o non rilevante in buona parte della nostra attuale formazione scolastica e lavorativa. Sfida notevole, insomma. Ma lo è anche il risultato.

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La copertina di Unflattening

C’è però un dettaglio che differenzia nettamente Unflattening di Sousanis da tutte le altre analisi critiche e teoriche sul fumetto e che lo rende di fatto il principale erede diretto del seminale saggio Capire il fumetto di Scott McCloud uscito ormai oltre vent’anni fa: la tesi di dottorato di Sousanis, probabilmente la prima nel suo genere, è infatti interamente scritta e disegnata come un unico grande fumetto argomentativo di quasi 200 pagine suddivise in otto capitoli e due brevi interludi narrativi.

Il tono divulgativo di Unflattening potrebbe ricordare per certi versi altri esperimenti a fumetti del passato come Neurocomic (dedicato ai misteri del cervello) e Logicomix (sui fondamenti della matematica) ma le ambizioni narrative e teoretiche dell’opera di Sousanis sono decisamente superiori.

Perché scriverlo se puoi disegnarlo?

Avete presente il famoso detto di Marshall McLuhanIl medium è il messaggio“? Nick Sousanis ha preso alla lettera il sociologo canadese e con Unflattening ha creato un’opera che è di fatto la migliore rappresentazione cartacea del suo stesso argomento retorico, ovvero che le parole comunicano molto meglio quando si incrociano sapientemente con le immagini così come accade continuamente nei fumetti. Lo so, probabilmente ora penserete che la migliore analisi di un “saggio a fumetti sul fumetto” dovrebbe essere a sua volta disegnata ma, data la mia scarsa abilità artistica, spero che vi accontenterete comunque delle mie parole.

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Sommersi da un mondo fatto di parole

Un’immagine vale davvero più di mille parole?

La domanda fondamentale che ci pone Sousanis con Unflattening è: perché la cultura occidentale dai tempi di Platone ha deciso di privilegiare la comunicazione verbale e di lasciare in secondo piano le immagini, usate spesso come semplice supporto illustrativo? È vero: dall’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg le parole sono sempre state molto più facili e veloci da riprodurre in serie rispetto alle immagini, che invece hanno sempre richiesto un tempo molto più lungo per la realizzazione e sono spesso assai più difficili da standardizzare. Eppure, riflette Sousanis, nonostante questa forte impronta logocentrica l’essere umano moderno ogni giorno annega (metaforicamente, si intende) in una marea di immagini e fotografie che spesso non riesce ad analizzare e interpretare correttamente a causa della sua scarsa alfabetizzazione visiva.

«Parole, parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi.»

Mina

Un significato più completo e soddisfacente del mondo che ci circonda, secondo Sousanis, è possibile soltanto rivalutando il grande potere comunicativo delle immagini e incrociando costantemente i due diversi approcci mentali: quello verbale e quello visuale. La definizione che Sousanis dà dello strano termine “Unflattening” – la parola che dà il titolo al suo libro e che non esiste in realtà nel vocabolario inglese – suona infatti così: un coinvolgimento simultaneo di più punti di vista e di più approcci mentali diversi per creare nuovi e originali modi di vedere il mondo.

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L’importanza di integrare diversi punti di vista

Impariamo a guardare il mondo in modalità stereo

Vi faccio ora un breve esempio pratico (ripreso anche da Sousanis in Unflattening): mettete il pollice della mano destra davanti agli occhi, prendete un punto di riferimento fisso davanti a voi e chiudete rispettivamente prima l’occhio sinistro e poi quello destro. Ovviamente le due visioni che ottenete sono leggermente diverse l’una dall’altra a causa della differente posizione dei due occhi. Eppure le due immagini che avete appena visto non solo sono entrambe vere ma vengono istantaneamente unite assieme dal cervello in una visione unica e coerente che vi permette di avere il senso della distanza e della profondità delle cose davanti a voi.

«Noi non guardiamo mai una cosa soltanto; ciò che guardiamo è sempre il rapporto che esiste tra noi e le cose. La nostra visione è costantemente attiva e costantemente mobile e, costantemente, costringe le cose a girarle attorno, costituendo ciò che ci circonda nella nostra individualità.»

John Berger, Questioni di sguardi

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Tenere sempre aperti entrambi gli occhi è fondamentale

Perché allora, continua Sousanis in Unflattening, l’educazione scolastica e il mondo del lavoro al giorno d’oggi sembrano ruotare soprattutto intorno alla comunicazione testuale e all’uso intensivo delle parole? Se privilegiamo solo l’aspetto verbale a scapito di quello visuale rischiamo di diventare di fatto degli esseri parzialmente ciechi che guardano il mondo da un solo occhio (in modalità mono, solo verbale) invece che da entrambi i punti di vista (in modalità stereo, verbale e visuale).

«Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono. Ciechi che, pur vedendo, non vedono.»

José Saramago, Cecità

L’assurda pretesa di voler interpretare il mondo soltanto attraverso le parole ci rende tristemente simili ai buffi abitanti bidimensionali del romanzo Flatlandia, così abituati a vedere la realtà secondo le loro ristrette abitudini mentali da non concepire altri modi di percepire l’ambiente circostante.

«La verità e le parole non sono collegate. La verità può essere paragonata alla luna e le parole a un dito: posso usare il dito per indicarti la luna ma il mio dito non è la luna e tu non ne hai bisogno per vederla, vero? Ricordati: scambiare le parole con la verità è ridicolo quasi quanto confondere un dito con la luna.»

Proverbio zen

È ora di pensare a più dimensioni

Unflattening si scaglia duramente contro la piatta dittatura monodimensionale rappresentata dal dominio del pensiero verbale su quello visivo e dalla mancanza di curiosità e immaginazione (parola che, vi ricordo, contiene già in sé il termine “immagine”). Citando tra gli altri molti autori e intellettuali di riferimento come Herbert Marcuse, Italo Calvino, James Joyce, Lewis Carroll, Guy Debord, Ernst Gombrich, Edward Tufte, Gilles Deleuze, Félix Guattari, Ivan Illich e Bruno Latour, Nick Sousanis incita i lettori alla rivalutazione delle immagini contro gli schemi consolidati del pensiero verbale che troppo spesso, a causa di un’educazione scolastica passiva e finalizzata soltanto al rapido raggiungimento di un risultato quantificabile, si frappongono come veri e propri ostacoli a un possibile incontro con il nuovo e l’inconsueto. Con Unflattening Sousanis sottolinea, se ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza di un approccio multidisciplinare (verbale e visivo) per collegare tra loro differenti punti di vista in un’unica rete di scambio reciproco di idee e per cogliere meglio la fondamentale unità della trama sottostante alla realtà che ci circonda.

«C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione.»

Ai confini della realtà

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Pensare il mondo vuol dire vederlo per immagini, ovvero immaginarlo

Il fumetto può aiutarci a vedere la realtà con occhi nuovi

Qual è il medium che per sua natura può unire in piena modalità stereo la forza delle parole e la potenza delle immagini? Il fumetto, afferma Sousanis in Unflattening, ovvero il medium che per antonomasia vive in più dimensioni contemporaneamente, sequenziale e simultaneo allo stesso tempo: impegna l’emisfero sinistro del cervello per la lettura lineare delle parole (simboli che evocano e descrivono la realtà) e fa lavorare contemporaneamente l’emisfero destro del cervello per la percezione simultanea delle immagini (simboli che mostrano la realtà e che sono per loro natura percepiti in modo olistico e istantaneo).

Il fumetto è quindi un linguaggio ‘anfibio’ (come ha sostenuto anche Matteo Stefanelli, qualche anno fa), costantemente sospeso tra parola e immagine ed estremamente adatto per comunicare significati complessi non facilmente riproducibili con l’uso delle parole o delle immagini. È molto simile al nostro pensiero quotidiano, che si muove costantemente in modo non lineare nello spaziotempo, ed è il medium ideale per rappresentare al meglio la continua compresenza mentale di parole e immagini grazie alle sue composizioni narrative, vere e proprie “idee spazializzate” a due dimensioni.

«Vedere sarà sempre la migliore metafora per conoscere.»

Fernando Pessoa

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Capire un fumetto è una faccenda più complicata di quel che sembra

Per comprendere al meglio il fumetto, insiste Sousanis in Unflattening, bisogna essere in un certo senso bilingui, ovvero alfabetizzati non solo con le parole ma anche con le immagini. Tuttavia il prezzo di questo sforzo cognitivo è ricompensato dal magico incontro di parole e immagini che, grazie all’immaginazione attiva del lettore che anima con la propria mente il racconto, creano assieme un significato complesso e strutturato.

Secondo Sousanis il significato del fumetto è quindi una proprietà emergente che nasce dall’interazione di elementi diversi tra loro, ovvero da una costante collisione dialettica di simboli: parole e immagini si fondono come due onde in risonanza armonica per restituirci la forma narrativa di una storia.

«La Natura è un tempio dove a volte le parole escono confuse da pilastri viventi e che l’uomo attraversa tra foreste di simboli che gli lanciano occhiate familiari.»

Charles Baudelaire, I fiori del male

I fumetti si leggono, i fumetti si guardano

Ogni atto di comprensione di un fumetto è quindi una danza tra parole e immagini che delinea il passaggio del tempo sullo spazio fisico della pagina. A volte questi simboli così diversi possono perfino scambiarsi i ruoli: pensate alle parole che possono essere interpretate graficamente quasi come immagini (il variegato lettering di Todd Klein, per esempio), oppure alle immagini che in alcuni casi possono diventare simboliche e astratte tanto quanto le parole (le tipiche istruzioni a pittogrammi in stile Isotype per le operazioni igieniche in un ospedale o per le procedure di sicurezza in un aereo, per esempio).

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La continua danza di parole e immagini che crea il potere del fumetto

Le metafore visive di Unflattening

Unflattening fa della composizione visiva il suo punto di forza: ogni pagina infatti – pur contenendo analogie, allegorie, allusioni e motivi ricorrenti in comune con il resto del libro – è strutturata in modo diverso dalle altre e non fa uso di griglie o altre strutture grafiche predefinite. Le influenze visive più evidenti in Unflattening sono senz’altro gli intricati layout di Frank Quitely (Noi3) e J.H. Williams III (Promethea, Sandman Overture), lo stile minimal a diagrammi di Chris Ware e David Aja e le ingegnose soluzioni grafiche create da Paul Karasik e David Mazzuchelli per l’adattamento di Città di Vetro di Paul Auster.

C’è da dire che l’esperienza di lettura di Unflattening a volte diventa talmente complessa e articolata da sembrare quasi un’esplorazione architettonica dei celebri quadri di M.C. Escher. Per chi è interessato a una storia decisamente più breve e agile rispetto a Unflattening ma altrettanto abile nell’intrecciare assieme metafore verbali e visuali in modo narrativo, consiglio senz’altro l’ottimo racconto This Is Information (appena sei pagine, disponibile in lettura online QUI) creato da Alan Moore e Melinda Gebbie in memoria degli attentati dell’11 settembre 2001.

«L’arte non riproduce ciò che è visibile ma rende visibile ciò che non sempre lo è.»

Paul Klee

Perché leggere Unflattening?

Perché Unflattening di Nick Sousanis non solo è uno dei migliori fumetti del 2015 ma è anche un affascinante mash-up moderno (in forma grafica) di teorie visive, letteratura, mitologia, filosofia e neuroestetica che farà la gioia di molti designer, studiosi di semiotica e appassionati di teoria e critica del fumetto.

Perché Unflattening, oltre a essere il vero erede spirituale di Capire il fumetto di Scott McCloud, è più di ogni altra cosa un inno al potere della curiosità e alla capacità delle immagini – unite al testo – di ampliare e modificare i nostri abituali schemi di pensiero e di comportamento.

Unflattening
di Nick Sousanis
Harvard University Press, 2015
208 pagine, 20.50 €

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