Focus 9 storie (più una) per conoscere meglio il Punitore

9 storie (più una) per conoscere meglio il Punitore

Nonostante abbia già tre film alle spalle – Il vendicatore del 1989, The Punisher del 2004 e Punisher: Zona di guerra del 2008 – il Punitore non è mai riuscito a sfondare ed entrare nell’immaginario collettivo come gli altri supereroi Marvel (forse anche a causa della scarsa qualità dei lungometraggi). Ripresi in mano i diritti del personaggio, Marvel ha subito inserito il Punitore nel pacchetto concesso a Netflix per le nuove serie tv, con la speranza di invertire la tendenza. La sua apparizione in Daredevil 2 – in attesa, perché no, di una serie a suo nome – potrebbe cambiare definitivamente le cose, vista la risonanza che i prodotti Marvel/Netflix stanno ricevendo da un anno a questa parte.

Considerando però la versione a fumetti, parliamo di un personaggio con una lunga storia alle spalle. Il Punitore infatti esordì nel febbraio 1974 sulle pagine di The Amazing Spider-Man (nel #129, di Gerry Conway, Ross Andru e John Romita), come antagonista dell’Uomo Ragno, ruolo che mantenne per alcuni anni, finché, a metà anni Ottanta, la Marvel non lo considerò adatto a incarnare al meglio la tipologia di eroe rude di strada divenuta predominante in seguito al successo di Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Così Frank Castle – reduce del Vietnam la cui famiglia era stata massacrata durante un regolamento di conti tra bande criminali – divenne protagonista prima di una miniserie e poi di ben tre serie regolari mensili parallele tra loro. Un vero e proprio boom, che con il tempo si sgonfiò, ma che ci lasciò un personaggio ancora oggi affascinante per la sua idea anticonvenzionale e sommaria di giustizia, antitetica a quella dei supereroi classici.

Il Punitore è in fondo un personaggio particolarmente sfaccettato, che si è prestato a diverse interpretazioni da parte dei vari sceneggiatori che ne hanno raccontato le storie. E, inoltre, può vantare una schiera di disegnatori dai nomi particolarmente altisonanti, come pochi altri supereroi: Mike Zeck, Jorge Zaffino, Joe Kubert, John Buscema, Jim Lee, Bernie Wrightson, John Romita padre e figlio, Goran Parlov e Richard Corben, tra i tanti.

In occasione dell’esordio del Punitore in tv ˗ il 18 marzo ˗ abbiamo selezionato alcune tra le sue storie più memorabili, nel tentativo di tracciarne un profilo quanto più possibile ideale. Ve le presentiamo di seguito, in rigoroso ordine cronologico.

Leggi anche: 10 storie (più una) per conoscere meglio Devil

1. Cerchio di sangue, di Steven Grant, Mary Jo Duffy, Mike Zeck e Mike Vosburg

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La vera vita (editoriale) per il Punitore ebbe inizio quando fu preso in mano da Roger McKenzie e Frank Miller, che lo inserirono come co-protagonista in una doppia storia di Devil. In quel momento, grazie anche alla contrapposizione con il Diavolo Rosso, ci fu un cambiamento importante nella visione del personaggio: non più folle manipolabile in bilico tra bene e male, ma individuo quasi definitivamente positivo, pur se con molte sfumature. L’attenzione, a quel punto, fu posta sui metodi radicali, più che sull’uomo in sé. Avendo a disposizione un personaggio più complesso, la Marvel provò a lanciarlo in una serie tutta sua, che uscì in quel magico 1986 che vide anche la pubblicazione di Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro, tra le altre cose.

La storia ˗ che probabilmente molti conoscono come Circolo di sangue, dalla prima versione Star Comics ˗ iniziava da dove si era interrotto il team-up con Devil di alcuni anni prima: con il Punitore in prigione ˗ a Ryker’s Island ˗ e pronto a riprendere la sua crociata contro il crimine. Nella storia tornarono Mosaico, criminale già apparso in alcune storie dell’Uomo Ragno e in procinto di diventare una delle nemesi principali del Punitore, e Kingpin, ormai sgrossato da Miller di tutte le caratteristiche più pacchiane e pronto a calarsi in un mondo crudamente realistico come quello dell’antieroe Marvel.

2. La loggia degli assassini, di Mary Jo Duffy e Jorge Zaffino

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Potrebbe non essere una delle storie più celebrate del Punitore, ma La loggia degli assassini ˗ che uscì nel 1988 in formato graphic novel ˗ si segnala per diversi motivi. Innanzitutto, a rileggerla con il senno di poi, sembra quasi di trovarci di fronte a una storia ante litteram della linea Marvel Max, per il taglio crudo e realistico. In secondo luogo, presenta una delle rare donne memorabili della saga del Punitore, l’assassina giapponese Reiko, forse anche grazie al fatto che la storia era stata realizzata da Mary Jo Duffy, scrittrice e soprattutto editor talentuosa ˗ a cui si deve, tra le altre cose, l’adattamento dei testi per l’edizione americana dell’Akira di Katsuhiro Otomo.

Infine, la storia era disegnata da Jorge Zaffino, uno dei più raffinati disegnatori della scuola sudamericana, ma dalla produzione purtroppo limitata a causa della sua prematura scomparsa nel 2002. Nella sua bibliografia, in ogni caso, figurano ben due storie del Punitore, dato che, oltre ad Assassin’s Guild, nel 1990 realizzò anche l’altro graphic novel intitolato Kingdom Gone, con sceneggiatura di Chuck Dixon.

3. Sniper, di Carl Potts e Jim Lee

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Tra fine anni Ottanta e inizio anni Novanta, le due testate regolari del Punitore, The Punisher (sceneggiata da Mike Baron, uno degli autori storici del personaggio) e Punisher War Journal (affidata a Carl Potts) presero una decisa svolta action, in linea con il resto della produzione Marvel di quegli anni. E, non a caso, a disegnarne le storie, c’erano autori alle prime armi che sarebbero diventati delle vere e proprie star del fumetto supereroico tout court, come Whilce Portacio e soprattutto Jim Lee. Quest’ultimo disegnò i primi albi di Punisher War Journal e si ritrovò a battezzare nuovo nemico del Punitore, Sniper, che aveva una caratterizzazione speculare a quella del protagonista e un passato comune con lui in Vietnam.

Le storie di Potts e Lee furono pubblicate in Italia sui primi numeri della testata Il Punitore di Star Comics, caratterizzati da un formato allora insolito per il fumetto americano, quello bonelliano e in bianco e nero. Fu poi la Marvel Italia, diversi anni dopo, a ristampare questo ciclo in un unico volume (ormai introvabile), in formato comic book e a colori.

4. Punisher: P.O.V., di Jim Starlin e Bernie Wrightson

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Negli anni Novanta, dato il grande successo riscosso dal personaggio, miniserie e speciali a suo nome si moltiplicarono. E si trattava perlopiù di eventi davvero speciali, come questa miniserie realizzata da due autori ˗ Jim Starlin e Bernie Wrightson ˗ difficilmente associabili al Punitore, a primo sguardo, ma che in realtà ne fornirono una rappresentazione coerente, pur infondendoci una chiara una sensibilità personale.

Punisher: P.O.V. presentò un’intricata vicenda di fantapolitica raccontata sotto diversi punti di vista, con il Punitore che si ritrovò a dover fronteggiare un nemico, un vero e proprio mostro, che non poteva abbattere semplicemente a colpi di armi da fuoco. Oltre a permettere a Starlin di mostrare Frank in una situazione inedita, il mostro in questione rese soprattutto sensata la presenza di Bernie Wrightson, uno dei più influenti disegnatori di fumetti horror di sempre.

5. Punisher War Zone, di Chuck Dixon e John Romita Jr.

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Non pago di due testate regolari e miniserie e speciali a volontà, nel marzo 1992 il Punitore vide dedicarsi dalla Marvel una nuova serie, Punisher War Zone, sceneggiata da Chuck Dixon ˗ che sarebbe diventato di lì a breve lo sceneggiatore più rappresentativo del personaggio, in quegli anni ˗ e disegnata da un giovane ma già formato John Romita Jr.

Il Punitore di Dixon era meno atletico, più segnato dalle guerre e dalle vicende vissute, e mostrava sul volto e sul corpo gli anni trascorsi dopo il Vietnam. In particolare, poi, Dixon mise da parte il forte lato idealistico del personaggio, che divenne così molto più cinico e spietato.

I due autori si sarebbero poi riuniti due anni dopo, nel 1994, per il crossover tra il Punitore e Batman, che i fan del primo ricordano di certo con piacere per questo momento:

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6. Fiume di sangue, di Chuck Dixon e Joe Kubert

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Tra le storie più amate dai fan di Dixon, ce ne sono alcune che in Italia sono state pubblicate per la prima volta in un formato che richiamava le prime incursioni del personaggio sul mercato italiano: in una miniserie in bianco e nero e in formato bonelliano, intitolata Frank Castle: The Punisher. Storie come “Operazione: Miami” e “Fiumi di sangue” mostravano la quintessenza del Punitore, inteso come personaggio metodico, determinato, spietato.

La seconda, in particolare, fu disegnata da una leggenda come Joe Kubert, che contribuì a caratterizzare il personaggio con tratti rudi e vissuti. La sua saga è stata raccolta nel 2013 in volume da Panini Comics.

7. Bentornato, Frank, di Garth Ennis e Steve Dillon

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Dopo anni di tentativi di rilancio ˗ alcuni anche molto opinabili, come accadde con la versione “angelica” ˗ la Marvel trovò finalmente la quadra quando affidò il personaggio a Garth Ennis e Steve Dillon sotto l’etichetta Marvel Knights.

La prima serie sceneggiata da Ennis, in 12 albi pubblicati tra il 2000 e il 2001, vide Frank Castle confrontarsi con la famiglia criminale degli Gnucci, tra scene parecchio violente (a volte piacevolmente gratuite) e dialoghi sboccati, in storie che giocavano sul forte contrasto tra la seriosa determinazione del protagonista e l’aura grottesca degli avversari (su tutti il Russo).

8. Born, di Garth Ennis e Darick Robertson

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Dopo essere diventato lo sceneggiatore per eccellenza del Punitore, Garth Ennis decise di dire la sua anche sulle origini del personaggio, che secondo lui non risalgono all’omicidio della sua famiglia ma ˗ andando ancora più indietro nel tempo ˗ ai mesi trascorsi in Vietnam (del resto, se c’è un genere che lo scrittore nordirlandese predilige, è proprio quello bellico).

Born è forse la storia più emozionante scritta da Ennis per il personaggio, grazie al modo in cui eleva i personaggi sopra le drammatiche vicende storiche, partendo dal particolare per raggiungere l’universale, tracciando un profilo psicologico sintetico ma esemplare di Frank Castle. E al successo della storia contribuisce anche il tratto di Darick Robertson, perfetto nel caratterizzare la sofferenza di personaggi impegnati in uno scenario di guerra non particolarmente nobile (se mai la guerra possa essere considerata tale).

9. In principio, di Garth Ennis e Lewis Larosa

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Dopo una collana regolare durata 37 numeri per l’etichetta Marvel Knights, nel 2004 Ennis rilanciò ancora una volta il personaggio sotto la linea Max (rivolta ai lettori più adulti), ma con delle caratteristiche ancora più peculiari: se nell’universo Marvel regolare il personaggio era ringiovanito e i richiami al Vietnam erano scomparsi, qui c’era il vero Punitore, invecchiato ma sempre dotato di fredda determinazione, in storie realistiche e sgrossate dalle atmosfere supereroiche degli anni Novanta, ma anche dai toni più grotteschi delle precedenti opere dello stesso Ennis. In breve, quello della linea Marvel Max è il vero Punitore del nuovo millennio.

In aggiunta, le tonalità delle storie erano letteralmente scure, grazie all’apporto di disegnatori come Leandro Fernandez e Goran Parlov. Difficile scegliere un unico ciclo di storie, ma di certo “In principio” è quello che ha presentato il tono della serie. Tra le altre saghe, possiamo citare “Madre Russia” e “Barracuda” e lo speciale fuoriserie “The Cell”, ma la serie andrebbe recuperata integralmente ˗ come sta facendo Panini Comics con la collana Garth Ennis Collection: The Punisher.

Bonus. The End, di Garth Ennis e Richard Corben

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Dopo averne raccontato le origini e gran parte di ciò che è avvenuto dopo, Ennis decise di presentare anche una possibile ultima storia del Punitore, con il personaggio calato in uno scenario post-atomico ma sempre determinato a portare avanti la sua missione.

Nell’essenzialità della trama e delle ambientazioni ˗ tratteggiate in modo evocativo da Richard Corben ˗, Ennis ci presenta un Punitore ridotto in modo esemplare ai tratti fondamentali di cacciatore determinato a catturare la propria preda, nonostante le avversità della situazione e l’ineluttabilità del fato che sembra spettare a tutti.

Si ringrazia Luca Blasi per il contributo alla realizzazione dell’articolo.

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