L’asfalto che scotta di Baru, e la sua Autoroute du soleil

Fino all’ultimo respiro, asfalto che scotta. Potrebbe essere già un’ottima recensione in sette parole di Autoroute du soleil, ma sono anche i titoli di due film usciti a distanza di circa un anno l’uno dall’altro (il primo, molto noto, nel 1960, a opera di Jean-Luc Godard; il secondo, purtroppo meno, di Claude Sautet, nel 1961), che mi sono venuti immediatamente in mente dopo la lettura del fumetto. E non escludo che siano stati anche un riferimento per Baru, durante la realizzazione del proprio lavoro, sebbene sia ambientato almeno vent’anni dopo.

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Se Godard è il padre riconosciuto della nouvelle vague, Sautet si è sempre posto su posizioni distanti e critiche, nonostante operasse nello stesso periodo. Resta il fatto che entrambi i registi avevano a cuore il cinema hollywoodiano classico, e cercavano nuove direzioni per il cinema francese che superassero la cristallizzazione delle narrazioni su pellicola degli anni Cinquanta. C’è in questi film un ritorno alla vita, una forza autodistruttiva, veicolata attraverso le storie di piccoli gangster, ladri e truffatori (e assassini per necessità), costretti dalla situazione a essere perennemente in fuga, braccati dalle forze dell’ordine e non solo. Forse non è un caso che in entrambi i film uno degli attori principali sia Jean-Paul Belmondo.

Autoroute du soleil narra le rocambolesche avventure di Karim, ventiduenne di origini arabe, il classico bello maledetto, amato dalle donne e con le mani in pasta in un sacco di affari poco leciti, e di Alexandre, ancora minorenne, timido e riservato, lo sfigato del quartiere. Alexandre nutre ammirazione e invidia per Karim, ma non si può dire che i due siano legati da un’amicizia, almeno inizialmente. La situazione cambia, anzi ingrana, quando Alexandre salva Karim dal linciaggio a opera di Raoul Faurissier, leader di un partito di estrema destra, folle di rabbia dopo la scoperta che il giovane intratteneva una relazione con la propria moglie.

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Inizia qui una fuga rocambolesca che porta i due giovani a convivere forzatamente, e a sfrecciare per le strade della Francia meridionale, nel tentativo di lasciarsi alle spalle Faurissier e la sua claque. Nel corso del viaggio, che alterna inseguimenti frenetici, risse, amori di una notte, brevi momenti di tregua per prendere fiato, la scoperta di nuovi alleati ma anche di nuovi nemici, Karim e Alexandre svilupperanno inevitabilmente un forte legame. Inevitabile anche la resa dei conti finale con Faurissier, ormai impazzito e arso dal desiderio di vendetta nei confronti di Karim. Tenendo fede alla linea interpretativa secondo cui il personaggio che cambia ed evolve di più nel corso della narrazione è anche il vero protagonista, non possiamo non affermare che questa è in definitiva il “coming of age” di Alexandre che, accompagnato dal proprio Virgilio Karim, esce dal proprio bozzolo: da ragazzino diventa uomo, scopre l’indipendenza, l’amore, il sesso, la delusione, la morte.

Nato per il mercato giapponese, e solo successivamente giunto in Europa, dove ottenne un grandissimo successo (vinse infatti nel 1996 il premio come miglior libro al Festival de la bande dessinée d’Angoulême) consacrando Baru tra i grandi maestri del fumetto francese, L’autoroute du soleil sembra voler sottolineare molti degli aspetti che connotano l’immaginario francese all’estero (e che non è poi molto diverso da quello dei cugini italiani): automobili, da corsa e non, ma sempre rappresentate con una cura e maestria uniche, belle donne, fatali, formose e disposte a tutto, provincia rurale e quartieri popolari, abitati da un proletariato che si arrabatta come può per vivere, e conflitti sociali e culturali sempre sul punto di esplodere (lotte di classe, contrasti tra comunità di diverse origine ed etnia).

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Possiamo immaginare che la scelta tematica sia stata dettata da una precisa richiesta degli editor giapponesi, interessati a mostrare in patria una certa immagine europea anche un po’ stereotipata, che Baru è però riuscito a fare propria, immettendo nel fumetto i principali nodi della propria poetica.

A dispetto della mole (432 pagine), l’opera si legge tutta d’un fiato, grazie al ritmo forsennato che l’autore imprime alle vicende, e a una regia che predilige l’azione e la cinematograficità delle sequenze ai dialoghi e a una gabbia statica (abbondante l’uso di splashpage e di vignette orizzontali, quasi in “sedici noni”, che animano il classico schema a sei vignette quadrate).

Un plauso alla Coconino, che a distanza di sedici anni dalla prima edizione italiana (una delle prime pubblicazioni della casa editrice), riporta in libreria in un unico volume una storia che riesce a proporre intrattenimento di alto livello unito all’affresco sociale.

Autoroute du soleil
di Baru
Coconino Press, 2016
432 pagine, 23,00 €