Mariem Hassan: “Io sono Saharaui”

Mariem Hassan è stata molto più di una cantante di musica popolare. L’artista (scomparsa nell’agosto scorso) è divenuta negli anni simbolo e portavoce del tormentato popolo Saharaui (minoranza etnica tradizionalmente residente nel Sahara Occidentale soggetta a continue invasioni ed esili forzati), fino ad essere chiamata “La voz del Sahara”.

Mariem Hassan

Gianluca Diana (giornalista de Il Manifesto e voce radiofonica delle emittenti storiche della sinistra popolare romana) e Andromalis (all’anagrafe Andrea Malis, autore di illustrazioni, cartoni animati e fumetti, ad esempio Il Gigante per Gallucci editore) hanno avuto occasione di incontrare più volte la leggendaria cantante, potendo così ascoltare la straordinaria storia del suo popolo dalla sua voce.

Il fumetto Io sono Saharaui (Edizioni Barta) ne è la fedele, devota, appassionata versione a fumetti. Il libro è un’immersione completa nel mondo, sconosciuto ai più, della cultura saharaui, raccontata attraverso la rocambolesca carriera della sua più celebre figlia, dagli esordi degli anni 1970 fino alla diffusione internazionale nei primi anni 2000 dell’haul, la musica tradizionale saharaui, fino alla partecipazione nel 2010 al concerto Womad, il festival internazionale di World Music fondato, tra gli altri, anche da Peter Gabriel.

Mariem Hassan

Un libro che non rispetta di certo le regole indicate da Scott McCloud nei suoi ben noti trattati sulla narrazione a fumetti. Diana racconta, racconta, racconta come un fiume in piena, con la disinvolta torrenzialità del conduttore radiofonico, Andromalis riesce ad attenuare l’effetto “muro di parole” tramite un tour de force di variazioni grafiche e soluzioni continuamente diverse, che rendono la lettura comunque scorrevole.

Ritroviamo nel libro un po’ i pregi e i difetti del fumetto militante (pensiamo a Guerrilla Radio del più esperto fumettista Stefano Piccoli): da un lato un grande coinvolgimento passionale del lettore, un impressionante sforzo documentale e una onesta adesione ideale alle tematiche trattate; dall’altro una distribuzione squilibrata del rapporto parole/immagini, a sfavore delle seconde, con una mole di informazioni per pagina spesso letteralmente traboccante. Come già accennato, la narrazione dettagliatissima di Diana è accompagnata dalle tavole, coloratissime fino a raggiungere un effetto psichedelico, di Andromalis, spesso inframezzate da testi di canzoni, citazioni dirette dai protagonisti, documenti d’epoca, mappe e simboli del popolo in lotta.

Mariem Hassan

Spesso l’umorismo interviene a stemperare un racconto altrimenti appesantito da continui soprusi, violazioni, colpi ripetutamente inflitti da popoli invasori e politica internazionale sia al popolo che, di riflesso, alla cantante del Sahara.

La musica è, chiaramente, grande protagonista del libro, che è circolarmente aperto e chiuso sulle immagini simboliche della mani della cantante, evocando una delle copertine più celebri dei suoi dischi.

Un libro che nasce per destare empatia, coinvolgimento emotivo, volontà di approfondimento. Per quanto impostazione e gestione narrativa potranno far storcere il naso ai critici accademici, si tratta di un’occasione gradevole per scoprire una cultura del tutto ignara ai più, attraverso l’arte di una cantante straordinaria per talento e carisma.

Io sono Saharaui
di Gianluca Diana e Andormalis
Edizioni Barta, 2016
64 pagine, 12,00 €