Bonelli La carriera di Claudio Castellini dopo Nathan Never

La carriera di Claudio Castellini dopo Nathan Never

Claudio Castellini è stato uno dei talenti del fumetto italiano che hanno debuttato sulle pagine degli albi Sergio Bonelli Editore a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. La sua prima storia pubblicata è stata il numero 30 di Dylan Dog, intitolata La casa infestata. In seguito contribuì alla creazione del personaggio di Nathan Never, di cui disegnò le copertine dei primi 59 numeri. Dalla metà degli anni Novanta in poi cominciò a lavorare per gli editori statunitensi, e ancora oggi il suo fumetto più conosciuto rimane il one-shot Silver Surfer: Il Buio Oltre le Stelle, pubblicato da Marvel Comics nel 1996.

fumetto 98 anafi claudio castellini batman joker
La copertina di ‘Fumetto’ n. 98, disegnata da Castellini

I ritmi serrati del fumetto seriale americano, però, si sono scontrati con il suo pensiero e con i suoi metodi di lavoro. Il disegno di Castellini, infatti, è da sempre caratterizzato da una tempistica di produzione lenta, dovuta principalmente alla ricercatezza di un tratto dettagliato, attento nella resa delle anatomie e degli oggetti tecnologici. Nonostante il successo dei suoi fumetti, da tempo Castellini è sparito dai radar dell’industria del fumetto lasciando i fan in attesa di una nuova opera. Ma non è un mistero che oggi il suo lavoro principale sia quello di realizzare disegni su commissione per collezionisti privati.

Ora l’autore si racconta in una lunga intervista condotta da Luigi Marcianò e pubblicata sul numero 98 di Fumetto, la rivista di ANAFI, la più longeva associazione di collezionisti di fumetto italiana. Nell’estratto che pubblichiamo di seguito – qui riveduto per il contesto – Castellini spiega le motivazioni che lo hanno allontanato dall’industria del fumetto, ripercorrendo i passaggi della sua vita lavorativa e privata, e racconta i suoi progetti presenti e futuri.

silver surfer claudio castellini
La copertina della prima edizione italiana di ‘Silver Surfer: il buio oltre le stelle’

Il nostro ultimo incontro risale al 1998 quando, a casa tua a Roma, ti intervistai per la nostra rivista. Adesso, a 18 anni di distanza, ci ritroviamo dopo che, per vari motivi, ci eravamo persi. Cosa e’ successo in questo lungo lasso di tempo?

Dopo quell’intervista continuai a lavorare sulle pagine delle riviste e degli albi a fumetti per anni, collaborai con la Dark Horse prima su DH Presents n.137 con una storia di Predator, che mi valse la nomination all’Eisner Award e poi con la storia Extintion, scritta da Ron Marz e pubblicata in due parti sulla collana Star Wars Tales n.1 e 2. Seguirono l’esperienza con la CrossGen, la storia di Batman Black&White, The Call, la miniserie di Wolverine The End, varie copertine di Batman Gotham Knights, Superman/BatmanCountdown to Final Crisis per la DC, il volume The many worlds of Tesla Strong di Alan Moore e copertine di Thundercats e Robotech per la Wildstorm.

Negli ultimi anni, però, c’è stata una svolta radicale nella mia vita lavorativa; mi sono ritirato dalla pubblicazione, interrompendo le collaborazioni con le case editrici. Non è stato un passaggio brusco, né repentino, l’allontanamento è avvenuto gradualmente ed in modo naturale. Questa scelta è dovuta a molte ragioni; nel corso di questo lasso di tempo le esigenze delle case editrici sono cambiate e i tempi di consegna si sono ulteriormente velocizzati, e se per me un tempo era difficile mantenere i ritmi di consegna lo è diventato sempre più a fronte di altri cambiamenti importanti che si sono verificati nella mia vita personale.

Ho quindi rivolto sempre più la mia attenzione verso il mercato del collezionismo, accettando proposte che, magari un tempo, non avrei potuto prendere in considerazione occupato com’ero dalle consegne editoriali. Mi sono reso conto che quel mondo era in continua crescita, aprendo quindi nuovi orizzonti lavorativi. E cominciò così, fino a diventare la mia principale attività e permettermi di continuare a lavorare senza stress da scadenza e con rinnovata passione.

Quindi hai da tempo abbandonato il fumetto seriale per dedicarti alle cosiddette “commissioni”, cioè a richieste di disegni su ordinazione da parte dei collezionisti. Perché questa scelta?. E che tipo di cambiamenti ci sono stati nella tua vita personale?

Come ti ho detto le scadenze che una storia a fumetti impone non facevano più per me, ma anche importanti cambiamenti nella mia vita, sicuramente, sono alla base delle mie scelte recenti. A parte la passione per il fumetto, ho sempre avuto una certa sete di conoscenza che abbracciava diversi aspetti dello scibile umano, per così dire. Questo desiderio mi ha portato ad esaminare e approfondire, per esempio, alcuni temi dell’alimentazione o della medicina inerenti alla salute, allo scopo di indagare e cercare di scoprire cosa, probabilmente, non ci viene detto.

Allo stesso modo, ho provato interesse, per saperne di più, riguardo a tematiche religiose ed ho iniziato un cammino che mi ha portato a studiare approfonditamente la Bibbia e a scoprirne il vero messaggio fino a diventare un cristiano praticante. Questa nuova conoscenza ha cambiato di molto il mio modo di vedere le cose e cerco di vivere secondo quello che imparo quotidianamente dalla sua lettura.

Ho raggiunto una nuova maturità e serenità ed ora ho il giusto discernimento riguardo alle cose alle quali dare la priorità. Continuo, quindi, ad amare il mio lavoro ma con equilibrio, dandogli la giusta importanza, senza permettere che assorba tutto il mio tempo. L’essermi rivolto al mercato del collezionismo mi dà la possibilità di avere dei ritmi più rilassati e di poter dedicare più tempo alla mia famiglia e ad altre cose importanti fuori dalla sfera professionale. Le grandi case editrici impongono dei ritmi lavorativi serrati che non potrei più sostenere.

Inoltre, credo che col passare degli anni nel fumetto supereroistico siano sempre più frequenti contenuti di violenza gratuita che, ovviamente, non sono più compatibili con quello in cui credo. Un altro cambio importante è stato quello di trasferirmi a vivere vicino Barcellona, in Spagna.

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L’originale di Castellini per la copertina di ‘Batman/Superman’ #38

Quali sono stati i motivi che ti hanno indotto a stabilirti definitivamente in Spagna e cosa trovi, in meglio o peggio dell’Italia, dal punto di vista professionale?

Il motivo principale è stato quello di raggiungere la mia fidanzata e sposarmi qui in Spagna dove lei risiedeva, quindi ragioni sentimentali; e sono stato ben lieto di trasferirmi, perché un cambio radicale nella mia vita, anche sotto il punto di vista geografico, era stimolante ed emozionante.

La vita lavorativa non è cambiata, uno dei vantaggi di questa professione è che si lavora per il mondo (che legge fumetti) non per una singola nazione ed i rapporti con una casa editrice, ormai da tempo, non sono vincolati al paese di appartenenza. Si potrebbe lavorare anche su un isola deserta… purché ci sia una connessione internet!

Inoltre, come ti spiegavo, ora lavoro per il collezionismo internazionale, quindi non ci sono confini e poco importa dove io risieda. Stabilirmi definitivamente qui mi ha portato, però, altri vantaggi; infatti, superato il primo anno di adattamento, anche linguistico, ho cominciato a partecipare alle convention spagnole ed è stata come una rinascita professionale. La Spagna editoriale mi sta riscoprendo, e, per certi versi, anche scoprendo… mi riferisco, per esempio, al mio graphic novel di Silver Surfer, l’opera per la quale sono maggiormente conosciuto in Italia. Bene, qui in Spagna non fu mai pubblicata negli anni ‘90, mi spiegarono alla Panini España per problemi tecnici con le pellicole offset che arrivarono dagli USA. Per questa ragione hanno pensato di proporla al pubblico della nuova generazione e a giugno uscirà per la prima volta la versione spagnola di Dangerous Artifacts, una edizione artistica in b/n e in tiratura limitata.

La presenza dell’autore, ovviamente, ridesta interessi che altrimenti rimarrebbero confinati nel ricordo, essen-do passati molti anni. Probabilmente, se non mi avessero conosciuto di persona, non sarebbe venuta loro l’idea di questa nuova pubblicazione. Sono, quindi, entrato con grande soddisfazione nel circuito spagnolo e gli inviti alle varie convention ormai sono moltissimi; Metropoli a Gi-jon, Ficomic a Barcellona, Expocómic Madrid, Avilés, Santander… sono presente molto attivamente sulla scena fumettistica delle fiere in terra di Spagna e non solo: ho scoperto che lo scenario mondiale si sta ampliando e nascono molte più ere di quanto mi aspettassi. Sono stato ospite in Portogallo, Grecia e perfino a Dubai, dove mai avrei pensato di essere conosciuto.

Oltre Silver Surfer, c’è un altro personaggio, tra tutti quelli che hai disegnato, che hai amato o ami ancora. O le tue preferenze si fermano drasticamente a Silver Surfer?

Certo che no! Un altro personaggio che ho imparato ad amare, per le stesse ragioni, è Superman. In particolar modo nella miniserie che disegnai qualche anno fa, che, per logiche editoriali, è rimasta inedita.

Ho avuto modo di apprezzarne la personalità grazie anche alla inusuale sceneggiatura di Marv Wolfman, inusuale, perché sviluppa aspetti totalmente inediti. La storia infatti si svolge negli anni in cui un giovane Clark Kent appena arrivato dalla piccola e provinciale Smallville muove i suoi primi passi nella grande Metropolis in cerca di un appartamento, un lavoro e di una identità… Egli infatti, incoraggiato anche dai sui genitori adottivi, sa di avere la responsabilità di usare i suoi poteri al servizio del bene, ma ancora non si sente all’altezza; è insicuro e anche un po’ goffo, come mai abbiamo visto Superman! Ancora non indossa il suo costume, che custodisce nella valigia preparata dai suoi e nasconde la sua identità dietro una maschera improvvisata. Commette molti errori e addirittura non riesce a prevenire alcuni disastri che colpiscono la città, colpevolizzandosi al punto di rifiutare il suo ruolo di protettore di Metropolis. Nel corso della storia, ovviamente, raggiungerà gradualmente quella determinazione e quella sicurezza che contraddistinguono il personaggio, ma sarà un processo lungo e faticoso. Una storia davvero interessante sotto il profilo dell’introspezione psicologica; spero che un giorno giunga sugli scaffali delle fumetterie.

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I Fantastici Quattro visti da Castellini

Ma quali sono stati esattamente i motivi per cui questa serie non è stata pubblicata?

Il motivo per cui non è stata pubblicata è dovuto alla chiusura del contenitore che doveva comprenderla, Superman Confidential, serie che fu interrotta dopo solo un anno ancor prima che terminassi la mia storia.

Suppongo che alla DC Comics abbiano ritenuto che la trama riflettesse esattamente quelle caratteristiche della serie Confidential che avevano dimostrato di non piacere al pubblico, ovvero un approccio più intimistico al personaggio piuttosto che improntato alla pura azione. Non so se un giorno il progetto sarà ripreso, ma credo certamente sia più adatta al palato del pubblico italiano ed europeo.

Ti faccio una domanda che può apparire antipatica. Siccome bisogna lavorare per vivere, il tipo di lavoro che svolgi attualmente, cioè quello delle commissioni, ti permette di guadagnare di più o di meno che disegnare storie a fumetti?

La risposta a questa domanda può essere solo personale, perché chiaramente la richiesta di commissioni sarà diversa da autore ad autore, quindi il guadagno è soggettivo, come del resto anche quello derivante dal disegnare storie. Nel mio caso ti posso dire, comunque, che il mondo del collezionismo è molto vivace, quindi sicuramente mi consente di vivere tranquillamente. Non parliamo di arricchirsi, ma di avere quello che serve per garantire il necessario alla mia famiglia.

Questo tuo cambio di rotta lo consideri definitivo o possiamo continuare a sperare di rivederti, prima o poi, su una storia a fumetti?

Il tuo invito a tornare mi onora molto, grazie. Naturalmente non rifiuto affatto l’idea in sé, quanto i meccanismi editoriali di oggi ed il mercato cinicamente commerciale, in cui, a mio parere, ci troviamo.

Certamente se le condizioni dovessero cambiare ci penserei e non escludo nulla come definitivo, anche se, sinceramente, penso di aver trovato la dimensione lavorativa più adatta alle mie esigenze. Continuo ad amare l’arte del fumetto, ma vorrei che le case editrici tornassero allo spirito di anni fa, lasciando più tempo a chi vuole fare un lavoro con cura e autentica passione.

Dovrei poter essere messo nelle condizioni di esprimere al meglio le mie necessità artistiche, senza rinunciare alla vita personale e di lavorare su storie con contenuti non violenti, quindi ti rendi conto da solo che sono condizioni piuttosto difficili da incontrarsi di questi tempi.


L’intervista completa, molto più estesa, è pubblicata su Fumetto n. 98. La rivista è acquistabile in alcune fumetterie selezionate e richiedibile presso il sito dell’ANAFI. Qui si può leggere un’anteprima del numero, con copertina, sommario e alcune pagine selezionate.

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