“Una gru infreddolita – Storia di una geisha” di Kamimura Kazuo

Il mio primo incontro con Kamimura Kazuo risale ai tempi del liceo grazie a un volume dal titolo Storia del fumetto giapponese – L’evoluzione dall’era Meiji agli anni Settanta di Maria Teresa Orsi (Musa Edizioni, 1998). Erano bastate soltanto due tavole tratte da Dōsei jidai (L’epoca della convivenza, del 1972-73) e poche righe di commento sull’opera a far scattare la scintilla. Le parole di Maria Teresa Orsi avevano fatto centro e il disegno di Kamimura, così morbido ed elegante, aveva fatto il resto. Restavano però aperti una serie di interrogativi: chi era Kamimura Kazuo e quali altre opere aveva realizzato?

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A quei tempi, Internet non era la miniera di informazioni che conosciamo oggi. C’erano piccoli siti che parlavano di manga e anime, ma lo facevano in maniera del tutto amatoriale e con fonti non sempre attendibili. Ricordo però l’esistenza di un database in cui erano presenti molti dei più famosi mangaka e tra questi, ovviamente, c’era anche Uemura Kazuo (sic!), citato come autore del celebre Dōsei jidai. Poi, null’altro.

Credo che siano essenzialmente tre i motivi della sua “assenza” su quel web appena nato:

1 – nessun anime era stato tratto dai suoi manga;

2 – i suoi lettori non erano  adolescenti (target medio, invece, dei lettori italiani ed europei di allora) e i suoi manga venivano pubblicati su riviste indirizzate a uomini adulti (Weekly Manga Action, Young Comic, Weekly Playboy, Big Comic, etc.);

3 ma soprattutto, non esisteva ancora una cultura del fumetto e si ignorava (quasi) completamente la storia del manga.

Per gli italiani, il “manga” era quel fumetto strano che si “leggeva dalla fine” e che in molti ricollegavano a opere come Ranma1/2, Dragon Ball, Ken il guerriero e Lamù: in altre parole, fumetti destinati a un pubblico adolescenziale, resi popolari grazie ai rispettivi cartoni animati. Proprio in quegli anni la parola “manga” entrava di diritto nel lessico italiano, seppur carica di pregiudizi e imprecisioni. Bastava leggere il saggio di Maria Teresa Orsi (scritto peraltro tra il 1978 e il 1981) per capire realmente cosa fosse il manga.

Leggendo quel volume non avrei mai pensato, neanche lontanamente, che un giorno la mia strada si sarebbe potuta incrociare con Kamimura Kazuo e soprattutto con Maria Teresa Orsi: quest’ultima sarebbe diventata la mia professoressa di lingua e letteratura giapponese all’università, mentre di Kamimura ne sarei diventato il traduttore ufficiale. Dopo Shurayuki hime (Lady Snowblood, J-Pop; 2014), lo incontro per la seconda volta con un’altra sua opera: Itezuru (Una gru infreddolita – Storia di una geisha), pubblicato in questi giorni da J-Pop.

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Ancora una volta, al centro di un suo manga troviamo una donna: non sarà spietata e vendicativa come Yuki di Lady Snowblood, ma ugualmente umana e in balia degli eventi. Ambientato durante i primi anni dell’epoca Shōwa (1926-1989), Una gru infreddolita racconta la storia di Tsuru, una bambina venduta a una casa di geisha. Il suo ingresso nel “mondo dei fiori e dei salici” (karyūkai) avviene come shikomikko, una giovane apprendista tuttofare. Attraverso i suoi occhi, il lettore viene trasportato in un mondo ormai quasi del tutto scomparso, dove l’eleganza si mescolava al talento, la bellezza alla tristezza, il dolore alla solitudine. Un universo femminile cui Kamimura dedica pagine e ritratti indimenticabili: donne egoiste, ribelli, ambiziose, appassionate e innamorate. E poi c’è lei, la piccola Tsuru, destinata a diventare la più bella e desiderata di tutte.

Apparso tra il 1974 e il 1980 sulle pagine della rivista Big Comic, Una gru infreddolita viene pubblicato per la prima volta in formato monografico nel marzo del 1992 e una seconda volta in formato tascabile nel settembre del 1996. In entrambe le edizioni, però, mancano all’appello due dei sedici capitoli di cui si compone la storia: l’ottavo (apparso sul numero del 10 marzo del 1977) e il tredicesimo (apparso invece sul numero del 10 dicembre del 1978).

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Perché escludere questi due episodi? L’autore era morto nel 1986 e la famiglia Kamimura non era stata interpellata in merito alla vicenda. Si può quindi ipotizzare che la decisione di escludere questi due racconti sia stata presa dalla casa editrice giapponese (la Shōgakukan) e dal curatore del volume. Anche le versioni in lingua francese e spagnola, basandosi su quella giapponese, sono prive di questi due capitoli: cinquanta pagine scomparse inspiegabilmente senza lasciar traccia.

Quando sono stato contattato dalla J-Pop in merito alla traduzione del manga, ho pensato soltanto a una cosa: restituire a quel fumetto tutti i suoi capitoli. Entusiasta all’idea di un’edizione finalmente completa, Kamimura Migiwa – la figlia del fumettista, qui intervistata a riguardo – mi ha autorizzato a portare avanti questo progetto con la casa editrice italiana. Il problema erano i materiali: gran parte delle tavole originali non erano più disponibili né presso la famiglia Kamimura né presso la casa editrice Shōgakukan. L’unica soluzione possibile era ricorrere alle scansioni degli episodi apparsi su Big Comic… due vecchi numeri, per fortuna, in mio possesso. L’edizione J-Pop, quindi, è l’unica al mondo a contenere tutti i sedici capitoli: i lettori italiani di Una gru infreddolita potranno leggere la storia così come era stata concepita dall’autore.

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La scommessa con quest’opera è iniziata dal titolo. Uniformarsi alle edizioni in lingue occidentali (francese e spagnola) non avrebbe avuto alcun senso: Tsuru è un’apprendista geisha soltanto per otto capitoli, poi diventa una geisha a tutti gli effetti. Perché quindi intitolare il manga L’apprendista geisha (L’apprentie Geisha) o semplicemente Storia di una geisha (Historia de una geisha)? Il titolo giapponese non è soltanto un chiaro “riferimento stagionale” (un «kigo»), ma è anche un collegamento diretto tra l’eleganza e la bellezza di una gru e la protagonista Tsuru (che significa, per l’appunto, “gru”). Nel corso della lettura, poi, si avrà modo di scoprire altri dettagli che mettono in relazione, soprattutto a livello comportamentale, Tsuru con le gru. Infine, la seconda scommessa era riuscire a presentare l’opera nella sua interezza: restituirle tutti i suoi capitoli era un atto doveroso oltre che necessario.

L’edizione italiana di Itezuru, quindi, è un chiaro omaggio a Kamimura Kazuo a trent’anni dalla sua scomparsa. Poiché sarei fin troppo di parte nell’esprimere un giudizio su quest’opera e sull’arte di Kamimura, vorrei lasciare la parola alla figlia del fumettista, Migiwa, riportando un suo giudizio sulle opere del padre. Un pensiero cristallino che sintetizza, a mio avviso, l’universo racchiuso in Una gru infreddolita – Storia di una geisha:

“La sua scrittura rimane ancora oggi viva, intensa e ammaliante. Un inno alla bellezza femminile che solo lui è stato capace di cogliere e disegnare, un invito a entrare in un mondo di amore e perversione”.


*Paolo La Marca si occupa di letteratura giapponese moderna e contemporanea e di storia del manga. Insegna Lingua e Letteratura Giapponese all’Università degli Studi di Catania (facoltà di Lingue e Letterature Straniere e Dipartimento di Scienze Umanistiche) e Mediazione linguistica orale – Giapponese presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria. Ha un blog sul manga: Una Stanza Piena di Manga.

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  • Ultrablue

    Ti ringrazio per avermi fatto conoscere questa opera, non mancherò di acquistare l’ edizione jpop soprattutto ora che so che è praticamente l’ unica che contiene tutti i capitoli.
    Il tratto dell’ autore mi ha catturato subito, spero di riuscire a recuperare altre sue opere in futuro.

  • plm

    Sono contento il mio articolo ti abbia fatto nascere la curiosità di leggere questo manga. Di Kamimura è stato pubblicato anche “Lady Snowblood” (J-Pop, 2014) e a breve anche il suo seguito. Ti auguro una buona lettura.

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