Miti e archetipi nell’universo DC Comics

La presenza di riferimenti mitologici nell’universo dei fumetti DC Comics è un tema così vasto da poter ispirare una trattazione enciclopedica. Si potrebbe scrivere a riguardo un libro per quasi ogni personaggio-cardine, fra quelli creati dalla grande casa editrice americana. Tale presenza mitologica è molto più di un corredo di citazioni o un sistema di modelli di ispirazione, è l’ossatura stessa, in molti casi, di narrazioni celeberrime, divenute punti di riferimento dell’immaginario globale. Per questo motivo mi limiterò ad enunciare solo alcuni riferimenti fondamentali, spesso rifacendomi a interpretazioni largamente condivise, a volte suggerendo accostamenti meno evidenti. Invece di esplorare i riferimenti dichiarati, espliciti (che il lettore può facilmente approfondire nella loro origine), è forse più interessante scavare negli aspetti meno evidenti, ad esempio a culture come quella  egizia, indiana e norrena che sono meno immediatamente familiari al lettore occidentale. Una precisazione: in questa disamina non troverete le opere di quel grande studioso di miti e archetipi che è Alan Moore, per la semplice ragione che ritengo meritino un’analisi a parte.

grandiosa dc comics

La copertina del libro ‘La grandiosa DC Comics‘ (Comicon Edizioni), da cui è tratto questo articolo

La resistenza degli archetipi

Innanzitutto, credo sia necessario apporre una riflessione introduttiva prima di accostarci ai principali riferimenti che verranno affrontati: il recupero, e la reinterpretazione moderna, della mitologia classica nei fumetti dei supereroi è un tema straordinariamente interessante, perché testimonia la sopravvivenza (e il potere) degli archetipi, in un’epoca che ha smarrito il contatto tradizionale con la dimensione del sacro e del mito.

È il caso di fare chiarezza. Spesso utilizzato impropriamente, il termine archetipo viene dal greco antico e potrebbe essere tradotto come “modello originale”. Reso celebre (ma non inventato) dal grande psicanalista e studioso svizzero Carl Gustav Jung, il termine indica delle immagini primordiali, degli schemi preesistenti dell’Inconscio Collettivo, comuni all’intera umanità, presenti in ogni cultura in forme diverse. Fondamentale per il nostro discorso, il notissimo saggio dell’allievo di Jung Joseph Campbell, L’Eroe dai mille volti, divenuto celebre soprattutto dopo che George Lucas lo menzionò come fonte d’ispirazione nella creazione della saga di Guerre Stellari. Campbell ha elaborato la teoria del monomito, indicando dei motivi ricorrenti e fondamentali che uniscono tutte le grande narrazioni religiose e mitiche di tutti i tempi e di tutte le culture (nascita misteriosa, rapporto complesso con la figura paterna, esilio e iniziazione, morte e resurrezione, ritorno e vittoria tramite un’arma dai poteri straordinari acquisita nel percorso iniziatico).

Mi pare significativo il fatto che Campbell scriva il suo saggio negli anni Quaranta, ovvero alcuni anni dopo l’operazione di recupero mitologico operata proprio da DC Comics. Il primo supereroe che affrontiamo è infatti Superman (creato nel 1933 da Jerry Siegel e Joe Schuster, ma pubblicato per la prima volta nel 1938).

La mitografia solare di Superman

L’immediato riferimento, fin dal nome e dal principale attributo (“L’Uomo del Domani”) è chiaramente al concetto di Übermensch creato dal profetico filosofo Friedrich Nietzsche, termine per anni tradotto come Superuomo (anche se negli ultimi anni si è generalmente concordato sulla traduzione proposta da Gianni Vattimo, Oltreuomo).allstarsuperman

Lungi dalle deformazioni deliranti del nazismo o dalla superficiale interpretazione dannunziana, il Superuomo nietzscheano indica profeticamente il modello di una nuova consapevolezza umana, nata dopo la “morte di dio”: al tramonto delle speranze metafisiche, riconosciute come illusioni, il Superuomo si libera delle vetuste categorie morali e vive finalmente nel presente, accettando gioiosamente l’esistenza in tutta la sua tragica complessità. Dunque, il recupero della mitologia in Superman nasce proprio riferendosi allo smarrimento dei valori tradizionali, come una nuova interpretazione, rivolta alle masse, degli schemi mitici. In primo luogo, le circostanze della “nascita misteriosa” di Superman fanno riferimento a uno schema – salvataggio miracoloso/ritrovamento “casuale” da parte di genitori non naturali – che si ritrova in molte grandi narrazioni mitico-religiose: dalla nascita di Krishna (la cui culla verrà scambiata con quella di una neonata, per salvarlo dal demone Kamsa e poi affidarlo ai pastori, genitori della bimba sacrificata) a quella di Mosè (secondo la Bibbia, letteralmente “salvato dalle acque”, in quanto abbandonato sulle rive del Nilo, ritrovato e cresciuto alla corte del Faraone) a quella di Edipo (abbandonato in seguito a una profezia funesta e poi ritrovato da un pastore).

Dal punto di vista iconografico e delle caratteristiche superoistiche, una figura che potremmo ritenere un precedente se non un modello di Superman è quella di Hanuman, uno dei principali protagonisti del poema sacro indiano Ramayana. Personificazione dell’onestà e della saggezza, Hanuman vola nel cielo a suo piacimento, ha una forza sovrumana e ha diversi poteri che gli consentono di viaggiare a velocità elevatissime e spostare montagne e città. Inoltre, egli è il servo devoto dell’eroe del poema, il re virtuoso Rama, discendente della stirpe del Sole. Questo ci riporta ad un grande tema archetipico. Se è noto come Superman e i suoi poteri siano collegati all’influsso del Sole, ben più di questo è interessante il rapporto col suo padre originario, Jor­El. Il rapporto tra il supereroe e il padre è infatti assimilabile a quello che, nella tradizione egizia, ha Horus con Osiride: l’eroe divino del futuro che nasce dall’eroe divino morente, il nuovo sole che sorge dopo il tramonto del vecchio. Il mito di Horus è alla base di quello che potremmo indicare come monomito: lo stesso termine “eroe” è collegato etimologicamente ad esso. Horus, che è il presente (per tornare al Superuomo di Nietzsche), “il qui ed ora”, è l’eroe per eccellenza, ed è il prototipo del “bambino speciale che viene nascosto”, mito archetipico a cui appartengono Mosè, Gesù, Giove, nonché tutte le figure di “personaggi caduti dal cielo”, stranieri in terra straniera (Mosè tra gli egizi viene definito “tra noi ma non è uno di noi”), ovvero la stella caduta, Lucifero, o anche il serpente dell’eden punito e cacciato. Superman appartiene alla stessa categoria archetipica, egli è “un bambino speciale che viene nascosto” e “personaggio che cadde sulla terra” (come lo è il personaggio di David Bowie nel film L’Uomo che Cadde sulla Terra), e come lo è il monolite di 2001-Odissea nello Spazio, ovvero il Lapis Ex Coelis alchemico. I colori di Superman sono il blu, il rosso e il giallo, gli stessi di Horus, e nel suo petto porta il diamante. Dentro al diamante vi è la S, associabile sia iconograficamente che letteralmente al serpente (“snake”), simbolo della casa del padre, Jor­El. Superman porta quindi in petto l’eredità del padre, ed è esso stesso associato al serpente.

Serpente che nella nostra cultura è divenuto simbolo del Male, dal racconto di Genesi in poi, ma che è antichissimo simbolo di conoscenza: è presente sul bastone di Mosè come guida del popolo ebraico, negli insegnamenti di Gesù come simbolo di necessaria scaltrezza (Il Cristo è associato ad esso in alcuni testi apocrifi), come sul bastone del dio della medicina Esculapio. Ancor prima, nella tradizione yogica è simbolo dell’energia della conoscenza (Kundalini in sanscrito sta per “serpente femminile”). Anche il ruolo “in incognito” scelto da Superman non è certo casuale: il giornalista, colui che scrive, e che si nasconde sotto la scrittura. Krypton deriva dal termine greco Crypton, collegato etimologicamente sia a “nascosto” che a “scrittura”. Da cui, appunto, conoscenza “criptica”.

La mitografia oscura di Batman

Se, dunque, Superman si ricollega ad archetipi solari, il supereroe scuro per definizione è certamente Batman (creato da Bob Kane e Bill Finger, farà il suo esordio nel ’39, un anno dopo Superman). Ben prima della reinterpretazione indimenticabile di Frank Miller come Cavaliere Oscuro nel 1986, Batman è già per definizione eroe notturno, inquieto, rovesciatore della morale convenzionale. Batman dispone di risorse praticamente illimitate. La sua è una solitudine aristocratica, in lui l’elezione eroica coincide con l’assoluta indipendenza sociale. Inoltre, Batman è necessario nella misura in cui la Giustizia ufficiale, quella “alla luce del giorno”, è impotente di fronte al crimine, in quanto vincolata da invalidanti lacci morali.

batman jock

Il supereroe, conoscitore dell’Oscurità, riesce a far vincere il Bene sul Male proprio in quanto Al di là del Bene e del Male (ancora Nietzsche). Riesce a fare giustizia perché è al di là della Giustizia. In questo rovesciamento notturno dell’etica sociale, e nelle varie caratteristiche del personaggio, difficile non cogliere un aspetto evidentemente allegorico. Lo stesso simbolo identitario del pipistrello è evocatore della Notte e della conoscenza esoterica. Non è un caso che il geniale Alan Moore nella sua grandiosa rivisitazione della mitologia supereroistica (ovviamente, Watchmen) abbia reinterpretato (come rovescio negativo e parodistico) la figura di Batman proprio con quella del Gufo Notturno, simbolo massonico per antonomasia (rappresenta colui che vede nell’oscurità, dunque ciò che è nascosto all’uomo comune).

Dunque, Batman si pone come opposto archetipico di Superman. Al di là dello scontro che è stato successivamente esplicitato in alcune storie (inclusa la recente versione cinematografica), le due figure rappresentano nell’universo DC i due volti della realtà e della conoscenza, secondo uno schema di contrapposizioni archetipiche che attraversa tutta la storia della filosofia, dal Tao a Eraclito a Nietzsche: Yin e Yang, Sole e Luna, Apollo e Dioniso.

Leggi anche: la recensione del film Batman v Superman

Non solo amazzone: Wonder Woman, archetipo femminile

Accennerei soltanto in questa sede ad alcune riflessioni sulla figura di Wonder Woman, esempio di quello che Jung indica come uno degli archetipi fondamentali, cioè quello del Femminile. Dando per scontati i riferimenti ai miti greci esplicitamente evocati nella serie, vorrei suggerire un accostamento forse meno immediato per i lettori della coraggiosa amazzone.

wonder woman dc comics

Nella rinascita del personaggio come principessa Diana operata da George Pérez, il rito di passaggio iniziatico rappresentato del cambio del costume (da semplice amazzone a campionessa e rappresentante del proprio popolo) è un’allusione colta a uno dei poemi fondamentali sull’archetipo della Grande Madre, ovvero il Devi Mahatmyam. Un poema  dell’Alto Medioevo indiano davvero esemplare di numerosi stilemi ricorrenti della narrativa eroica: i devas (gli dèi) vengono spodestati dai rakshasas (i demoni), che così raccolgono tutte le offerte dei loro devoti e comandano le regioni celeste. Tutti gli dèi si rivolgono al preservatore Vishnu all’imperturbabile distruttore Shiva per intervenire: dal loro puro desiderio di Giustizia viene creata la Dea Durga, una guerriera divina, a cui ognuno degli dèi donerà la propria arma/potere (come avviene nel fumetto con i sandali di Hermes e il lazo d’oro di Efesto). La Dea affronterà, capitolo per capitolo, uno per uno tutti i demoni in ordine di valore, fino a sconfiggere e decapitare il loro capo Mahishasura e riportare il potere al Bene. Un prototipo per molte narrazioni a venire, dai poemi epici ai film d’azione ai videogiochi.

Il Ragnarok e la cultura norrena

Un’analisi a parte meriterebbero i Nuovi Dèi partoriti dalla creatività straordinaria di Jack Kirby. Dei moltissimi riferimenti ne scelgo uno, per almeno una rapida menzione: la presenza del Ragnarok, motivo fondamentale della mitologia scandinava pre-cristiana, come mito fondativo.

Il Ragnarok, più noto come Crepuscolo degli Dèi (reso celebre dall’omonima opera di Richard Wagner), rappresenta la battaglia finale tra il Bene e il Male, in seguito alla quale avverrà una distruzione palingenetica ed una nuova creazione armoniosa. Anche in questo, ci sono forti connessioni con la mitologia indiana, per la precisione il poema Mahabharata (risalente almeno al 400 A.C.), come notato dallo studioso Georges Dumézil. Anche la compresenza di due dimensioni parallele, Nuova Genesi e Apokolips, è un tema ricorrente nella letteratura mistica di ogni tempo, che attraverso Platone arriverà al Cristianesimo (si pensi alla Civitas Dei agostiniana contrapposta alla Babilonia del mondo terreno).

Sandman dc comics

Per concludere la nostra carrellata, delle molte opere che potremmo ripercorrere, vorrei dedicare alcuni brevi cenni all’imponente The Sandman di Neil Gaiman. Si tratta di un’opera traboccante di riferimenti alla mitologia, e alla storia, di ogni tempo: dal dio Loki della tradizione norrena alle Eumenidi del mito tragico greco, dai biblici Caino e Abele al dio germanico Odino e all’egizio Anubi. Eppure, nel complesso tessuto di rimandi che arricchisce l’opera di Gaiman, penso sia importante sottolineare il recupero della figura di Orfeo, poiché non si tratta di una semplice citazione dotta.

The Song of Orpheus è il perno centrale della lunga narrazione di Gaiman, una figura simbolica davvero cruciale. Orfeo, il mitico cantore e sciamano che affronta le prove iniziatiche nel regno dei morti, è in un certo senso la figura fondatrice della ricerca esoterica occidentale. Il suo culto, l’orfismo, è stato l’humus misterico che ha nutrito i circoli pitagorici, la ricerca filosofica presocratica fino a ispirare gli aspetti più mistici del pensiero di Platone (e da lì, sotteraneamente, in tutto il Cristianesimo). Oltre alle classiche versioni del mito di Platone, Apollonio Rodio, Ovidio e Virgilio, una serie impressionante di artisti moderni, musicisti (da Monteverdi a Gluck a Stravinskij), poeti (da Rilke e i suoi celebri Sonetti a Orfeo ai Canti Orfici di Dino Campana), pittori (da Tintoretto a Rubens a De Chirico), scultori (da Luca della Robbia a Rodin) e registi (da Cocteau a Kieslowski) hanno offerto il loro tributo alla figura mitica e misterica del cantore tracio. Un segno incontrovertibile del valore eterno, propriamente archetipico, della vicenda orfica. L’opera di Neil Gaiman, non solo per la sua complessa stratificazione simbolica ma anche per il mero pregio artistico, si colloca con piena dignità in questa altissima rassegna di calchi, riscritture e influenze.

Naturalmente, la mole maestosa di possibili rimandi e riferimenti al mito nella storia quasi centenaria di DC Comics potrebbe portare ben oltre. Per chi volesse approfondire, allora, mi permetto di rimandare ai seguenti testi, ottime sponde per proseguire il discorso:

Il fumetto supereroico. Mito, etica e strategie narrative, di Marco Arnaudo (Tunué)

Super Heroes: A Modern Mythology, di Richard Reynolds (University Press of Mississippi)

The Superhero Reader, a cura di Charles Hatfield, Jeet Heer, Kent Worcester (University Press of Mississippi)

Mythe et bande dessinée, a cura di Viviane Alary e Danielle Corrado (Presses Universitaires Blaise-Pascal)


* Questo testo riprende, leggermente integrato ed editato, un intervento precedente pubblicato nel volume La grandiosa DC Comics (Comicon Edizioni). L’autore ringrazia Emanuele Sabetta per la preziosa consulenza.