Fumetti grandi come bandiere

Il principale interprete italiano del concetto di “fumetto autoprodotto”, da ormai qualche tempo, è Ratigher. Non solo il suo curriculum di partecipazioni alle principali microetichette è tra i più nutriti degli anni Duemila (Lamette, Monipodio, Nervi, Nixon…), e non solo perché ha animato esperienze come Donna Bavosa e SuperAmici, ma perché ha saputo traghettare con intelligenza l’approccio self-publishing al contesto digitale.

flag press ratigher

Cercando una strada alternativa a Kickstarter e simili, ha inventato e sperimentato un modello di crowdfunding, Prima o Mai, che consiste nel vendere esclusivamente in preorder un’opera (autoprodotta) per un periodo di tempo limitato: o lo compri subito – ‘prima’ – o non lo avrai mai più. Con questo ha pubblicato il graphic novel Le ragazzine stanno perdendo il controllo.

Ha quindi deciso che questo modello – che lui chiama ‘metodo’ – doveva essere aperto, e così lo scorso anno è stato pubblicato anche Il suicidio spiegato a mio figlio di Maicol & Mirco. Entrambi i libri hanno venduto oltre mille copie. Per le dimensioni abituali delle autoproduzioni, un successo bello e buono. Ne è quindi seguito un terzo, che raccoglie tutti i Fumetti della Gleba del Dr. Pira, in corso di finanziamento proprio in queste settimane.

Tutt’altro che privo di idee, Ratigher prova ora a rilanciare. Assieme a Gabriele di Fazio ha creato infatti Flag Press, una micro etichetta dedita alla pubblicazione di fumetti formato poster 70X100. Si tratta di un esperimento, come ha precisato lo stesso autore. L’intento è quello di permettere ai fumettisti che parteciperanno al progetto – i prossimi saranno Manuele Fior, Dash Shaw e Ruppert e Mulot – di confrontarsi con uno spazio “enorme” per creare una storia.

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‘Teoria, pratica e ancora teoria’ di Ratigher, la prima pubblicazione Flag Press

La prima uscita si intitola Teoria, pratica e ancora teoria, ed è firmata dallo stesso Ratigher. È il racconto surreale e al fulmicotone di un dirottamento aereo, con un twist improvviso, in cui l’autore gioca con la struttura delle due pagine di fumetto affiancate. Così il poster risulta diviso a metà per orizzontale dalla struttura dell’aereo. L’azione è costruita da piccole vignette e il ritmo e i cambi di scena sono scanditi dall’uso del colore. L’inizio e la fine, con la bambina e la madre, sono speculari e rimandano alla dimensione onirica della narrazione centrale.

L’operazione è rivolta a un pubblico di fumettòfili, appassionati vuoi dell’autore vuoi di “oggetti editoriali non identificati” legati al fumetto e all’illustrazione. La storia è stampata in 500 copie ed è inoltre riprodotta, sul retro, in bianco e nero con traduzione in inglese: la volontà di rendersi fruibile a un pubblico internazionale è chiara, per quanto strumentale (agli anglofoni il b/n, agli italofoni il full color). Ma a nutrire l’elevato tasso di fumettofilìa dell’iniziativa, quel più caratterizza Flag Press sono soprattutto le suggestioni, gli echi da un lontano passato. Il ‘gusto’ del fumetto ai temi delle tavole domenicali, le grandi e spettacolari sunday pages dei quotidiani nordamericani di inizio Novecento, quando tanti autori potevano sbizzarrirsi nel creare mondi a tutta pagina: Krazy Kat, Gasoline Alley, Little Nemo, Polly and her pals, Bringing up father… solo per citare alcuni tra i capolavori dell’epoca oggetto di recenti, sontuose (ed enormi) riedizioni.

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Una pagina domenicale di ‘Gasoline Alley’

Si sente, però, anche lo strascico del fumetto alternativo americano degli anni 1990. In quel periodo autori come Art Spiegelman, Seth, Daniel Clowes e in particolare Chris Ware facevano propria l’estetica delle tavole domenicali, smembrandola e ripensandola stampata sui più disparati formati cartacei. Dalle pagine dei magazine ai comic book, fino ad arrivare a veri e propri libri dalle dimensioni sempre diverse. Il puntiglioso e compulsivo Ware ha persino immaginato un nuovo modo di concepire la serializzazione del fumetto: alcune delle sue opere più famose, come Jimmy Corrigan o Quimby the mouse, sono state pubblicate a puntate prima su giornali, proprio in forma di tavole a tutta pagina, e poi in diversi altri libri dal formato sempre diverso. Solo in seguito le ha raccolte in volume, peraltro ogni volta riposizionando (quando non modificando) le vignette per adattarle ad una ulteriore nuova composizione e supporto. Da questo punto di vista Building Stories, il suo più recente graphic novel – che racchiude, in una maxi-scatola, una storia stampata su una dozzina di albi di formato diverso – è un inno alla tavola domenicale come mai se ne erano visti prima.

Ed è proprio dalle idee di Ware che sembra arrivare lo spunto di Ratigher per Flag Press. Perché quello che sembra voler fare questo nuovo micro editore pare proprio essere ciò che Ware aveva già abbozzato 12 anni fa. Era il 2004 quando McSweeney’s, la casa editrice fondata dallo scrittore Dave Eggers, dava alle stampe McSweeney’s Quarterly Concern 13. Quel volume, una specie di concept book travestito da antologia, rappresentò un unicum nella storia del fumetto americano. Un po’ perché era una selezione a dir poco insolita, una prestigiosa rivista letteraria eccezionalmente dedicata, per una volta, a fumetti (antichi e recenti). Ware ne fu il curatore non solo per i contenuti, ma anche per il design: la sua sovra copertina, altro non era che un fumetto, ripiegato su se stesso. Una volta estratta e aperta, infatti, questa andava a formare un poster sul quale era stampato un fumetto gigante su due pagine. Un oggetto da collezione che poteva essere incorniciato e appeso; un fumetto-poster tanto intrigante da leggere quanto bello da maneggiare.

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La sovra copertina di ‘McSweeney’s Quarterly Concern’ 13 di Crish Ware, che si apre e forma un poster.

E i fumetti Flag Press sono proprio così: si possono appendere in salotto o lasciarli arrotolati su se stessi (magari non piegateli, però). Un’operazione dunque tutto sommato non del tutto originale, ma sicuramente non comune e preziosa. Un modo diverso di sperimentare col fumetto, dal punto di vista artistico, produttivo e anche fruitivo. Una idea che ci pare favorita, inoltre, da un prezzo non proprio eccessivo – 20 euro – che spesso per una stampa d’arte o serigrafata di simili dimensioni può anche essere molto più elevato.

Naturalmente, per avere successo Flag Press dovrà emergere dal pantano della “oggettistica” puramente decorativa che imperversa per gli shop online e non. A differenza dei tanti poster che si possono trovare nelle fiere più disparate, da quelle dedicate alle autoproduzioni fino ai festival più blasonati, Flag Press ha dalla sua il contenuto. Su quella stampa c’è pur sempre un fumetto, e non un’illustrazione; una produzione ad hoc, e non una riproduzione. Il poster di Che Guevara, ormai, è noia.

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