Nei luoghi segreti dei bambini. Sunny di Taiyo Matsumoto

«Leggi Sunny di Taiyo Matsumoto», mi dicono dalla redazione. «È una bomba. Fidati». Va bene, mi fido. Mi ritrovo fra le mani un volume che è un gioiello, e capisco subito che ho fatto bene. Mi sento come se avessi trovato il tesoro sepolto in giardino e, com’è logico, viene da chiedermi se sono molto disattenta io, o se era stato nascosto molto bene.

sunny matsumoto

Guardandomi intorno scopro che di questo manga, in Italia, si è parlato bene ma poco. Ammetto che io stessa me l’ero perso, fino a poco tempo fa: ho iniziato a notare i volumi sugli scaffali delle fumetterie solo di recente, ornati di fascette rosse. Celebrano la vittoria di Sunny agli Shogakukan Manga Awards del 2016, che l’hanno proclamato manga dell’anno. Scopro anche che in generale le opere di Matsumoto, a dispetto dei riconoscimenti ottenuti in patria, hanno una storia editoriale travagliata nel nostro paese. Del suo Tekkonkinkreet – dal quale è stato tratto un noto film di animazione – è stato pubblicato il primo volume da Kappa Edizioni nel 2008 e poi più nulla. Una sorte simile, forse, stava per toccare anche a Sunny: il primo volume è uscito nel 2013 per J-Pop e, da allora, ne sono stati pubblicati solo tre su un totale di sei. Ci voleva uno dei premi editoriali più importanti del Giappone per dare una spinta al rilancio di quest’opera, e meno male.

Pur essendo cresciuta in città, sono stata una bambina un po’ campagnola. Avevo un cortile che nella mia testa era un bosco, e lì ho scalato alberi, catturato lucertole e impastato intrugli di fango e foglie. Ho trascorso l’infanzia con le mani nella terra e la terra sotto le unghie. E ho sempre saputo che gli adulti mi nascondevano qualcosa. Tra le pagine di Sunny di Taiyo Matsumoto ho ritrovato quella sensazione. Tante sensazioni, in realtà: ginocchia sbucciate, caramelle sciolte sulla lingua, fango secco sulle dita. Ma soprattutto quella lì, una specie di inquietudine mista a meraviglia, che ti sussurra: «c’è qualcosa sotto, qualcosa che i grandi non vogliono farti sapere». E se anche la scoprissi, chissà se saresti in grado di comprenderla.

Con questo mistero sono alle prese i giovani protagonisti di Sunny, che dagli adulti delle loro vite sono stati traditi. Ci sono i “figli di casa”, cioè i bambini che abitano coi propri genitori, e poi loro, i piccoli ospiti della casa-famiglia Horikoshi. Bambini accantonati dalle loro famiglie o a esse strappati dalle circostanze della vita, che ora si trovano a condividere tutto.

sunny Taiyo Matsumoto

Una grande e vecchia casa di legno in periferia, il bento del venerdì – semplice e sostanzioso, nulla di teatrale – avvolto nella carta di giornale, la tv che si può guardare solo per due ore alla settimana. E la Sunny, una vecchia Nissan che ormai si muove solo con la forza del pensiero, roccaforte dei bambini e unico mezzo per evadere, per fuggire con la fantasia verso luoghi lontani.

I grandi non possono entrarci, è la regola, ma a volte sono i bambini a portarli con sé. È nel vano del cruscotto che sono nascoste le riviste porno ed è su quei sedili che le bambine giocano a fingersi adulte, qui si cerca di decifrare i misteri del sesso e si confessano i primi amori.

Quando siede al volante, l’ombroso Haruo, i cui capelli sono diventati tutti bianchi, si immagina cresciuto e libero, in balìa dei coyote del deserto. Sei, invece, vuole solo tornare a casa. Ricorda ogni particolare della strada che un giorno, ne è sicuro, lo riporterà dai suoi genitori. Non l’hanno abbandonato, è solo una soluzione temporanea. Non c’è motivo di perdere il suo accento di Yokohama. Junsuke dal naso gocciolante e dalle unghie lunghe – il rito di tagliarle è riservato per la madre, ricoverata per una grave malattia – i cui capelli sono una macchia informe sulla carta, ama tutte le cose che luccicano. Vorrebbe andare sulla luna, o anche solo mangiare con delle bacchette brilla-brilla come quelle dei suoi compagni di scuola. Poi ci sono Kenji e la sorella Asako, già adolescenti. Per loro la Sunny ormai non basta più. Ci vorrebbe un treno che li porti via dal padre ubriacone, lontano abbastanza da spezzare i fili che continuano a riportarli da lui.

Matsumoto intesse e intreccia voci e racconti con l’indiscrezione di un narratore-bambino, che tutto vede e nulla tace. Non ci nasconde niente, per quanto brutto possa essere. Non distogliamo lo sguardo dalle budella di un gatto morto o dagli occhi ciechi e lattiginosi dell’anziano direttore dell’istituto (una figura dolente e ammantata di mistero, quasi da romanzo gotico), né dalle gengive marce del padre alcoolizzato di Kenji e Asako. Ma è con la stessa infantile curiosità che l’autore penetra nei luoghi segreti in cui i bambini sono più fragili.

Haruo è un bulletto temuto da tutti i ragazzini del vicinato, ma ogni giorno per calmarsi annusa il barattolo di crema per le mani che gli ha lasciato la sua mamma. Kenji non ha mai imparato a fumare una sigaretta, anche se si atteggia a cattivo ragazzo di fronte alla compagna di scuola che gli piace. Sei piange, la notte. Ha capito benissimo che i suoi genitori non torneranno a prenderlo.

sunny Taiyo Matsumoto

Il tratto di Matsumoto è distintivo e inconfondibile, estraneo all’”estetica manga” che permea il nostro immaginario. Senz’altro è l’aspetto che di primo acchito colpisce di più, anche perché i volumi di Sunny sono splendidi e preziosi, curatissimi anche nell’edizione. Tuttavia l’eclettismo stilistico dell’autore non è mai stonato o invasivo: superato lo straniamento iniziale, ci si accorge che è proprio il suo tratto sporco e impreciso (ma solo apparentemente), talvolta grottesco, a definire l’atmosfera che tiene insieme l’impasto del racconto. Il suo è un disegno grezzo ma non povero di particolari, che alle linee ruvide del pennino accosta grigi morbidi e acquerellati. Le immagini sembrano quasi assumere una consistenza tattile, ci graffiano e ci accarezzano allo stesso modo in cui la storia sa riempirci di disagio e di tenerezza.

Non voglio dirvi a cosa somiglia Sunny, quali autori riporta alla mente con le sue atmosfere, o che dovreste leggerlo se vi sono piaciute questa o quest’altra opera. Le coordinate che vi porteranno da lui sono più intime di così. E, spero, ve lo faranno amare come lo sto amando io.

Sunny vol. 1 – 6
di Taiyo Matsumoto
J-Pop, 2003 – 2016
200 pagine circa, 9,90 € a volume