La Banda Bassotti e l’arresto ingiusto (secondo la legge)

Al termine delle storie Disney, siamo così abituati ad assistere all’arresto di Gambadilegno, Macchia Nera o della Banda Bassotti da non domandarci mai se l’arresto sia legittimo. Certo, nella maggior parte dei casi vengono colti il flagranza di reato, che sia un furto, una truffa o un rapimento, ma questo non avviene sempre.

Purtroppo l’abitudine può far cadere in errore noi lettori, gli autori, e perfino la polizia del Calisota, facendo sì che a volte si verifichino errori giudiziari e arresti illeciti, come quello dei Bassotti in Zio Paperone e i triliardi in bottiglia, di Carlo Panaro e Luciano Gatto, pubblicata di recente su Topolino n. 3167.

paperone banda bassotti triliardi

Il problema che affligge Zio Paperone in questa storia è una brutta infiltrazione di umidità all’interno del Deposito. Ovviamente la parete interessata è coperta dal denaro e, per poter fare gli interventi di sanificazione e riverniciare, è necessario spostare i tre ettari cubici di monete. Archimede corre in suo aiuto offrendogli una tecnobottiglia, del tutto identica a una bottiglia di limonata, in grado di aspirare e contenere tutto il denaro. Un dispositivo di sicurezza basato sulla lettura delle impronte digitali fa sì che solo il miliardario la possa aprire.

Mentre sta per riporre in cassaforte il contenitore ormai colmo di tutte le sue ricchezze, Paperone lo scambia per sbaglio con una bottiglia di aranciata di Paperino che, ignaro di tutto, si dirige in spiaggia per un picnic. Non appena si accorge dell’errore, lo Zione parte all’inseguimento.

La tecnobottiglia

La tecnobottiglia

Paperino è al mare a prendere il sole. Non ha più la bottiglia perché l’ha donata a un tizio. Dopo qualche pagina di ricerche e una manciata di gag, i paperi trovano l’uomo, che purtroppo ha ceduto a sua volta la bottiglia: non riuscendo ad aprirla, l’ha regalata a un collezionista di bottiglie. Il collezionista – colpo di scena – è un Bassotto, più precisamente 176-716, che insieme ai suoi fratelli ha osservato tutta la vicenda e ha pensato di approfittarne. Ora la tecnobottiglia è legalmente in mano sua, e per riaverla Paperone dovrà sborsare un miliardo di dollari in lingotti d’oro.

Il vecchio papero decide di accettare, si presenta all’appuntamento con i Bassotti con una cassaforte colma di lingotti e… fa cadere i criminali in una trappola. Una rete fuoriesce dalla cassaforte catturando due fratelli, mentre i nipotini placcano il terzo. La bottiglia – e quindi il denaro del Deposito – tornano a Paperone e la polizia porta via i Bassotti ammanettati.

I buoni cittadini a questo punto dovrebbero porsi una domanda, la stessa che gli zelanti poliziotti di Paperopoli non si sono posti: che crimine hanno commesso i Bassotti?

bassotti

L’arresto “incriminato”

Innanzitutto, la bottiglia non è stata rubata. Il possesso da parte dei Bassotti è legittimo, in quanto è stata loro regalata da chi la possedeva, anche lui legalmente perché nemmeno lui l’aveva rubata. A monte della catena c’è Paperino, che l’ha ottenuta per sbaglio e non certamente per furto. Paperone non è in grado di dimostrare che quella bottiglia non appartenga ai Bassotti. In caso di processo, il tizio che l’ha ricevuta da Paperino testimonierà certamente in loro favore, raccontando come l’ha avuta e come l’ha ceduta.

Paperone in realtà probabilmente non è nemmeno in grado di dimostrare che la tecnobottiglia sia sua. Non esiste un contratto, una fattura, qualcosa che dimostri che lui l’abbia ottenuta da Archimede, se non la parola dell’inventore. Paperone non ha nemmeno sporto denuncia di smarrimento né di furto, per il quale, al limite, dovrebbe accusare il povero nipote.

I Bassotti, d’altro canto, si sono comportati tutto il tempo secondo la legge: hanno ottenuto legalmente un oggetto e hanno provato a rivenderlo. Certo, loro sapevano la provenienza della bottiglia, ma ancora una volta non è qualcosa che Paperone possa dimostrare. E se anche la loro richiesta economica fosse stata esagerata o il loro tono troppo ostile nei confronti del papero, tutto questo rientrerebbe nei normali confini di una contrattazione commerciale. Non si contano le volte in cui Paperone stesso si è comportato peggio di loro, in questo senso.

Se il Giudice Gufo, al momento di emettere il suo verdetto, terrà conto di tutte queste cose e non si farà accecare dal pregiudizio nel confronti di una banda di criminali plurirecidivi, non solo i Bassotti verranno scarcerati, ma potrebbero anche ottenere facilmente un risarcimento per danni morali per la vicenda. Inoltre, se Paperone non sarà in grado di dimostrare la loro cattiva fede – e non dovrebbe avere i mezzi per farlo – né che la tecnobottiglia gli appartenga e gli sia stata sottratta contro la sua volontà da Paperino, il giudice potrebbe addirittura confermarne il possesso legittimo da parte dei Bassotti.

paperone bassotti

“Legalmente” è la parola chiave

In effetti, se bisognasse indicare chi commette un reato in questa storia, bisognerebbe puntare il dito su Paperone, che tende una trappola ai Bassotti e li imprigiona in una rete. Penso che cercherò il numero dell’avvocato Cavillo Busillis: una denuncia per lesioni e sequestro di persona al Vecchio Cilindro non la leva nessuno, e probabilmente salterà qualche poltrona nel Commissariato di Paperopoli…

* Si ringrazia Andrea Conte per la consulenza legale.

  • Francyduck

    Interessantissimo articolo. Mi permetto di segnalare che sui temi della giustizia e del Diritto nei fumetti esiste un libro, intitolato GIUSTIZIA A STRISCE, e un omonimo blog

  • Ahmet

    A quanto ricordo, i tipi della Banda Bassotti sono dei fuggitivi, perciò vengono arrestati appena beccati..

  • ManySkills

    Ma in questo articolo si fa riferimento alle leggi degli Stati Uniti d’America, e in particolare a quelle dello stato del Calisota, come sarebbe opportuno, oppure alla legislazione italiana?

  • Carlo Panaro

    Ciao a tutti, sono Carlo Panaro, autore del testo della storia “Zio Paperone e i triliardi in bottiglia”. Innanzi tutto, secondo quanto lo stesso Alberto Brambilla ha scritto su Facebook e sul sito del Papersera con il nickname di Q Wynkennon, il suo articolo voleva essere un semplice gioco che, purtroppo, però, sembra…veramente molto serioso e lesivo per gli autori della storia, visto che la notizia è stata poi ripresa da altri siti di fumetti senza conoscere l’intento scherzoso dell’autore, peraltro assolutamente non comprensibile da chi si dedica alla mera lettura dell’articolo stesso senza “indagare” su Facebook in cui il signor Brambilla dichiara chiaramente che si è trattato di un puro divertissement, un gioco quindi che non voleva essere assolutamente lesivo nei confronti di chi ha scritto la storia!
    Non mi dilungo più di tanto sui risvolti legali che sono stati tirati in ballo per quella che è nata semplicemente come una storia di svago da leggere sotto l’ombrellone ma che, invece, è stata trattata come un caso da dibattere nelle aule di un tribunale. Potrete leggere commenti e giudizi legali espressi da ben due avvocati (i cui nickname sono Gancio e Avv. Photomas) sul comportamento dei Bassotti, il loro giusto arresto ed altro. Uno di questi avvocati (Gancio) cita addirittura gli articoli del codice ed i reati commessi dai Bassotti sul forum del Papersera al seguente link http://www.papersera.net/cgi-bin/yabb/YaBB.cgi?num=1469712489/all
    Spero che questo mio intervento chiarisca la questione. Chiedo espressamente al signor Brambilla di scrivere nella parte alta del suo articolo quello che era il suo intento cioè divertirsi, giocare, e che non si tratta invece di un qualcosa di terribilmente serio come invece, purtroppo, già alcune persone hanno pensato che fosse.
    Grazie a tutti.

  • Giordano Crimi

    Va detto che la storia è italiana per un pubblico italiano, quindi se la legge italiana dà certe indicazioni già starebbe bene.
    Ma soprattutto, il pubblico è generalmente costituito di bambini.
    Infatti, come giustizia “morale”, ci sta bene che i bassotti vengano ammanettati e portati via (nessuno sa dove), perché alla fine il lettore sa che le cose che fanno i bassotti sono sbagliate, e magari si compiace di vederli ammanettati.
    Cosiccome alcuni film o romanzi finiscono con la morte dell’antagonista, che legalmente è un’ingiustizia, ma moralmente e – soprattutto – perché si tratta di finzione narrativa, il lettore non risulta infastidito.

    Così, a me basta la spiegazione di Panaro sul Papersera, senza andare a spulciare codici americani o italiani.

    Cosa che è anche divertente da leggere, però: mi è piaciuta molto la discussione sul Papersera, come anche questo articolo.

  • Giovanni Lorenzo Porrà

    Internet ha rovinato la vita degli autori, uno non può neanche scrivere una storia bella e divertente che deve preoccuparsi del feedback online e leggere mille commenti pignoli. Anche il mio commento è ironico, però un “poche ragazze da quelle parti” a chi prende sul serio l’articolo ci starebbe bene!

  • Davide Somma

    “Non esiste un contratto, una fattura, qualcosa che dimostri che lui l’abbia ottenuta da Archimede, se non la parola dell’inventore”
    Ma la bottiglia può essere aperta solo con le impronte digitali di Paperone.
    Non mi sembra un dettaglio da poco, visto che – insieme alla testimonianza di Archimede – potrebbe essere considerata prova che sia stata prodotta su misura per lui.

  • bonzo79

    il fatto che molto probabilmente siano evasi non passa per la testa a nessuno?

  • Sara Bersani

    Il segreto, a questo punto, è evitare di leggerli