Focus Opinioni I segni bianchi di Dino Battaglia

I segni bianchi di Dino Battaglia

Sulla pagina bianca lo strumento del disegnatore traccia linee che delimitano zone, che descrivono forme. Le aree bianche inglobate diventano a loro volta segni, distaccandosi dal fondo in virtù di quel margine continuo. Le aree bianche che inglobate non sono possono, in certi casi, subire la stessa sorte, secondo leggi percettive molto studiate dalla psicologia della Gestalt. Ma può restare comunque un residuo, un bianco che non è forma e appartiene in ogni caso allo sfondo – un bianco decisamente bianco, destituito di significato perché, banalmente, nessun significato percettivo specifico gli è stato attribuito. Un bianco il cui unico senso è puramente negativo: ciò in cui non sta quello che ha significato – al massimo, il vuoto che separa le varie aree significanti.

battaglia

Nel fumetto, il tipico bianco di questo genere è quello che sta attorno e tra le vignette, escluso al senso dalla linea nera che le definisce. Ne esiste una variante ancora debolmente significativa: lo sfondo bianco indifferenziato che si trova talvolta dentro le vignette, senza con ciò voler simboleggiare un qualche sfondo uniforme (parete o cielo), ma soltanto un’assenza di sfondo, una pura negatività narrativa. Eppure un residuo di senso rimane attaccato a questo bianco dal suo trovarsi ancora all’interno dello spazio deputato al racconto, all’interno della vignetta: il margine regolare che lo separa dall’autentico fondo pagina gli conferisce comunque lo statuto di indicatore di un luogo del racconto, per quanto si tratti di un luogo la cui irrilevanza è sancita dall’assenza di descrizioni.

Ecco dunque i tre ruoli del bianco nel disegno del fumetto: come forma vera e propria, come sfondo neutro del raccontato, come sfondo neutro del raccontare. Vicini, ma non coincidenti, gli ultimi due, e tutti e tre accomunati dal potersi o doversi trovare al di fuori di linee chiuse, questi tre ruoli possono essere giocati anche in maniera da confondere le carte. Non solo è possibile attribuire qualche significato fino al più neutro dei ruoli del bianco, quello di sfondo del raccontare, ma si può anche fondare un intero stile sulla modulazione di tali ruoli e dei loro intrecci.

L’opera di Dino Battaglia, un autore italiano scomparso sessantenne nel 1983, è forse la migliore testimonianza di uno stile figurativo che fa dei giochi sul bianco il proprio punto di forza. Non solo troviamo al suo interno un catalogo di usi sapienti di ciascuno di questi ruoli e delle loro interazioni, ma vi troviamo anche un quarto ruolo, assai più desueto e particolare, quello del bianco come tessitura, un ruolo che solitamente pertiene al nero.

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Quello di sfondo del raccontare è, come abbiamo visto, il ruolo del bianco semanticamente più amorfo. Eppure Battaglia riesce a modularlo sino a renderlo intensamente significativo. La condizione per attribuire significato a questo tipo di bianco è una struttura di pagina mossa, irregolare: sono infatti le variazioni di dimensione, spessore, le uniche che gli siano possibili. In una pagina scandita da una divisione regolare in vignette, al bianco del fondo viene a mancare anche quest’unica possibilità di modulazione. L’irregolarità di struttura deve perciò investire la dimensione delle zone bianche di divisione, e non solo i rapporti di forma e grandezza tra le vignette.

La strategia che ne risulta è un po’ quella del passe-partout, il fondo bianco che separa un’immagine dalla sua cornice mettendola in risalto per contrasto. Nel contesto della figurazione a fumetti questa strategia è ancora più efficace a ragione della sua inconsuetudine. Non si tratta inoltre di singole immagini da mettere in risalto in modo indifferenziato, ma di immagini narrativamente collegate, ciascuna delle quali richiede una differente accentuazione grafica. In questo modo, nello stile di Battaglia, lo spazio bianco di separazione acquista un’importanza narrativo-visiva simile a quella dell’inquadratura, intervenendo a modulare e correggere gli effetti di questa. Per esempio, ove sia necessario un primo piano, ma tale primo piano non possa occupare un’area eccessivamente ampia per non diventare graficamente dominante nella pagina (e narrativamente dominante nella sequenza), un largo margine bianco può contribuire ad aggiungere all’immagine piccola il peso grafico (e narrativo) di cui essa abbisogna. L’effetto complessivo sarà quello di un’accentuazione insieme a una smorzatura, paragonabile a effetti musicali come quelli di un forte su un tempo non accentato della battuta, o, viceversa, di un piano su un tempo accentato.

Molto spesso in Battaglia il bianco del fondo pagina viene usato per contenere parole, sia cartigli di testo narrativo che balloons di conversazione. Si può notare come la presenza dei cartigli contribuisca a rafforzare l’idea che questa zona bianca sia non solo lo sfondo, ma lo spazio stesso del raccontare, un luogo esplicitamente del narratore, dove si pongono fisicamente le sue parole, e tramite il quale vengono da lui modulati gli effetti visivi delle immagini. La presenza eventuale di balloons crea invece particolari effetti di staccato: ove i balloons, cioè il sonoro, si posano direttamente sul bianco del fondo pagina, essi assumono la stessa dignità narrativa delle vignette, delle quali, una volta tanto, non fanno parte. Sono perciò eventi, momenti narrativi, la cui peculiare importanza, rispetto all’immagine cui fanno riferimento, viene evidenziata. Oltre all’effetto passe-partout, c’è dunque anche quello di estraniazione dall’immagine. Nel cinema, una resa analoga si ottiene con la voce in off su immagini neutre, o addirittura su schermo nero, dove essa spicca con particolare evidenza.

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Anche il ruolo del bianco che lo vede come sfondo neutro del raccontato trova in Battaglia frequente applicazione. Solo di rado tuttavia, nel nostro autore, questo sfondo del racconto è davvero racchiuso all’interno delle linee della vignetta; molto più raramente, in ogni caso, di quanto accada in tantissimi altri autori. Quello che si ritrova invece spesso, anzi continuamente, è che il bianco come sfondo del racconto si trasformi senza soluzione di continuità nel bianco di fondo pagina. Come accennato sopra, vi è una differenza concettuale tra questi due ruoli del bianco, una differenza che è maggiormente accentuata, nello stile di Battaglia, dal fatto che il bianco del fondo pagina vi assume pienamente la funzione di spazio del narratore, spazio del raccontare, e non solo quella di sfondo. Nelle immagini a fondo bianco non delimitato o solo parzialmente delimitato da linee, quindi, lo spazio del raccontato, di cui anche il fondo bianco fa parte in quanto sfondo neutro, non esibisce confini con lo spazio del raccontare, ugualmente bianco.

Normalmente, nel racconto a fumetti la dimensione del raccontare, la dimensione di quello che in semiotica viene detto il soggetto dell’enunciazione, viene lasciata in ombra, a favore di quella dei soggetti dell’enunciato, ovvero degli attori dei fatti raccontati. La stessa struttura a dominanza visiva del fumetto favorisce questa prevalenza del raccontato sul raccontare – mentre nel discorso verbale le due dimensioni sono difficilmente separabili, e nei testi narrativi continuano a emergere entrambe con la dominanza ora dell’una ora dell’altra. Attraverso il suo uso particolare del bianco di fondo pagina, Battaglia ha inventato un modo per ricreare la dimensione del soggetto dell’enunciazione in un linguaggio in cui essa fatica a farsi sentire. E una volta che questa dimensione sia istanziata, si possono proporre anche possibilità di modulazione tra dimensione dell’enunciazione e dimensione dell’enunciato (tra raccontare e raccontato) paragonabili a quelle del discorso verbale.

È l’indifferenziazione visiva del bianco a rendere effettive queste possibilità. La coincidenza nel bianco di fondo tra spazio del raccontato e spazio del raccontare istituisce localmente una coincidenza o una stretta vicinanza tra narratore e narrato, con l’effetto di un trompe l’oeil narrativo, di relativa frequenza in letteratura ma raro e difficile nel campo del visivo. Gli eventi rappresentati all’interno di queste situazioni ricevono un risalto narrativo particolare, non di rado accompagnato anche dal risalto grafico prodotto dall’abbondante spazio bianco che li avvolge. Così il segno bianco di sfondo esercita in Battaglia una duplice funzione semantica, sia direttamente visiva, grafica, sia indirettamente narrativa, enunciazionale: viene usato per modulare le accentuazioni in entrambe i modi, ora allontanando enunciazionalmente un’immagine topologicamente chiusa, ora avvicinandone una aperta, ora smorzando graficamente un’immagine circondata di fitti segni, ora esaltandone una immersa nel bianco.

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Con queste operazioni il segno bianco si carica di connotazioni emotive che possono ben essere sfruttate anche all’interno del suo uso più tradizionalmente significativo, quello come vera e propria forma quando circondato completamente o parzialmente da linee. Che in Battaglia il bianco sia la tonalità dell’intensità emotiva si può valutare anche dal fatto che nelle sue storie la luminosità della pagina sale là dove una logica tradizionale del mistero e dell’ombroso la vorrebbe piuttosto veder scendere. Certo, in una figurazione del bianconero come la sua, sono i contrasti di luce ed ombra gli strumenti dell’espressione, per cui è piuttosto ovvio che ad esprimere un’intensità emotiva forte sia chiamato un contrasto in cui lo scuro è molto scuro e il chiaro è molto chiaro. Tuttavia, la logica dell’accentuazione grafica e narrativa attraverso eliminazione dei bordi delle immagini, fa sì che sia proprio il bianco, spesso, a costituire il fondo di contrasto; e va tenuto conto che un’immagine misteriosa, ombrosa, può essere anche un’immagine che manca di definizione, una definizione che su quel bianco potrebbe invece acquistare se fosse scura; ne consegue che molto spesso sono proprio tali immagini a risultare le più chiare, le più bianche.

Tanto più che Battaglia fa uso anche di un quarto ruolo del bianco, istoriando in certi casi di fitte tessiture chiare le zone nere, come a interporre un diaframma tra lo spettatore e la figura, in modo che questa si ritrova nuovamente attratta dal fondo bianco indifferenziato dal quale emerge. Un ruolo del bianco che lo configura come metafora, al tempo stesso, dell’indeterminatezza (e quindi del mistero) delle figure da esso intessute, e della reticenza del narratore, in direzione della cui dimensione le figure sembrano svanire. Se altrove il bianco funge da meccanismo di accentuazione, qui sembra invece fungere da smorzatore dei toni troppo intensi – carico però, allo stesso tempo, di un’intensa disforia. Uno degli esempi migliori di questo uso del bianco si trova nella pagina cruciale de “La maschera della Morte Rossa” (da Poe), dove, quando l’orrore atteso dal lettore finalmente compare, invece di dargli corpo e importanza come ci si potrebbe attendere, Battaglia lo relega in un angolo, intessendolo così fittamente di bianco da lasciargli pochissimo contrasto con il fondo, specialmente all’interno di una pagina che sul forte contrasto è per il rimanente del tutto giocata: là dove ci si aspetta l’urlo, il sussurro del mistero a fatica trapelato può rappresentare un’angoscia ben più forte!

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Infine, secondo questa medesima logica, sono bianchi anche i fondi delle grandi lettere (titoli, rumori, grida), non solo quando la base su cui si stagliano è nera, ma anche quando è bianca, come più frequentemente accade. Nuovamente, là dove l’effetto narrativo e la dimensione alzano il tono emotivo, l’uso del bianco su fondo bianco lo abbassa smorzando il contrasto.

Complessivamente dunque, il segno bianco si mostra, nella poetica di Battaglia, come uno strumento semantico versatile ed efficace, che l’autore utilizza per modulare i suoi racconti visivi in modo da evitare le tinte emotive troppo forti. Con il bianco si smorzano gli effetti troppo acuti e si magnificano quelli che altrimenti scomparirebbero. Con la modulazione dei ruoli del bianco l’autore è inoltre in grado di comunicare una propria presenza nel racconto e una propria stessa partecipazione emotiva. Sappiamo bene tutti che l’immagine interpreta, oltre che mostrare, ma questo non toglie che in generale essa riveli a fatica chi le sta dietro, forte della letterale evidenza di quello che invece mostra. Il segno bianco di Dino Battaglia ci suggerisce discretamente il proprio retroscena.

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