Graphic Novel Il thriller medievale della ‘sorpresa’ Néjib

Il thriller medievale della ‘sorpresa’ Néjib

Come può la scienza opporsi alla superstizione e all’ignoranza? È legittimo, in suo nome, scendere a compromessi col potere? Come assicurarsi le amicizie giuste, oltre che le giuste idee? Ma soprattutto, perché tanta fatica? Perché la scienza? Cosa ce ne facciamo?

Più di tutti i pericoli e i sabotaggi, più di tutte le peripezie e i compromessi, è quest’ultima domanda ad aleggiare come uno spettro sulla burrascosa vicenda di Hannibal, l’arcigno protagonista di Stupor Mundi, thriller medievale scritto e disegnato dal tunisino Néjib, alla sua seconda prova d’autore dopo Haddon Hall (2012), graphic novel sugli inizi di carriera di David Bowie.

stupor mundi nejib

Siamo nel XIII secolo e, sotto un cielo profeticamente torvo, vediamo Hannibal, il più grande sapiente del mondo arabo, venire accolto con un misto di curiosità e sospetto dai suoi colleghi europei nel rifugio di Castel del Monte, in Puglia, sotto la protezione dell’Imperatore Federico II. Confidando nella fama di mecenate del monarca di Svevia, Hannibal cerca supporto economico e scientifico per perfezionare la sua ultima invenzione: il primissimo prototipo di macchina fotografica.

Inutile dire che le cose non saranno così semplici. Già nelle pacate battute iniziali il lettore viene mantenuto in uno stato di sospettosa irrequietezza dalla sapiente narrazione di Néjib, che in un numero relativamente contenuto di pagine riesce a fondere insieme dialoghi, tratto e colori per costruire un’atmosfera di tensione incredibilmente tangibile.

Se in Haddon Hall la rinuncia a gabbie e vignette regolari, e la libertà assoluta sulla pagina, costituivano lo strumento ideale per penetrare nel genio dispersivo e caotico del primo Bowie, con Stupor Mundi Néjib predilige le ombre e i colori cupi, e ritorna ad una griglia più regolare, quasi classica, che conferisce alla vicenda il suo caratteristico incedere, pacato e sostenuto al tempo stesso. Una regolarità spezzata solo nei momenti di massimo pathos, in cui l’autore non esista a farla scomparire del tutto, con porzioni di tavole prive di griglia, à la Eisner.

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In questa cornice suggestiva, la trama evolve rapidamente verso un intrigo che molti hanno accostato a quello de Il nome della rosa, con la presentazione ufficiale dell’invenzione al (suscettibile) Imperatore che trasforma la ricerca di Hannibal in una vera e propria corsa contro il tempo.  I colpi di scena non mancano, e le quasi 300 pagine di narrazione potrebbero quasi scorrer via tutte d’un fiato.

L’autentica genialità di Néjib sta però altrove: senza limitarsi a raccontare una nuova, avvincente, parabola sull’eterna lotta della Luce contro le Tenebre, l’autore sceglie di farne piuttosto il centro gravitazionale per un microcosmo di storie individuali, popolando il suo universo di personaggi (principali e secondari) tridimensionali e credibili. Un caleidoscopio di punti di vista particolari, utilizzato da Néjib come prisma di rifrazione della vicenda principale, che le illumina e ne esce a sua volta illuminata.

A fare da legame sotterraneo fra tutte queste storie, l’assillante domanda cui si accennava all’inizio: “Questa invenzione per cui domandi tanto denaro, Hannibal, a cosa serve?”. Una domanda spietata, che non mette in discussione il come, ma il cosa e il perché della ricerca, di ogni ricerca, poiché tutti i personaggi di Stupor Mundi, non meno di Hannibal e forse non diversamente da ciascuno di noi, sono in cerca di qualcosa.

Cerca qualcosa Houdê, la figlia di Hannibal, che scava nel suo passato con l’aiuto del monaco Sigismondo (nel nome e nei tratti un delizioso omaggio  a Sigmund Freud), cerca qualcosa lo schiavo El Ghoul, cerca qualcosa l’Imperatore Federico… Tutti cercano cose diverse, o forse tutti cercano la stessa cosa, come sembra suggerire questo racconto mai didascalico né prolisso, che preferisce sempre lasciar parlare la vicenda e le azioni dei personaggi piuttosto che dilungarsi in descrizioni o inverosimili dichiarazioni di intenzioni.

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Quando si parla di personaggi tridimensionali, il lettore non deve aspettarsi una profusione di informazioni, né un minuzioso approfondimento biografico (niente a che vedere con Alan Moore, per capirci). Alcuni personaggi trovano la loro dimensione in due vignette, in un’espressione del viso, in una battuta. Ed è un piacere vedere come ogni vignetta, ogni espressione del viso, ogni battuta suoni sempre così irriducibilmente verosimile, così giusta. Il tratto più gustoso della narrazione di Néjib, e la sua impressionante maestria come sceneggiatore e come disegnatore, stanno proprio in questa sorta di parsimonia narrativa la quale, piuttosto che cercare la verosimiglianza nella moltiplicazione dei dettagli la cerca piuttosto nell’assenza di ogni contraddizione o backtracking nella costruizione di personaggi che rimangono, in fondo, abbastanza semplici.

Grande ammiratore di Persepolis, ed egli stesso autore, con Haddon Hall, di un fumetto più strettamente biografico, Néjib mette invece in scena con Stupor Mundi un teatro di personaggi dai ruoli abbastanza stereotipati (il sapiente ieratico, il servitore devoto, l’orfana in crisi, l’imperatore severo, etc…), ma la sua attenzione per i dettagli, la sua cura dei dialoghi e l’uso sapiente di silenzi ed espressioni gli permettono di dare a queste figure archetipiche un inconsueto spessore umano.

Ne risulta una storia toccante e dal sapore autentico, con tutto ciò che questo implica sul piano della complessità del suo “messaggio”, su cui proprio per questo non vogliamo qui anticipare nulla: Stupor Mundi è una fucina di spunti di riflessione, una storia da digerire e rimuginare, una sfida per la riflessione critica che non si risolve mai nel semplice sciorinamento di qualche ideuzza pronta per l’uso.

Néjib é riuscito a dare corpo e sostanza ad un’idea pericolosamente in equilibrio sull’abisso del già sentito. Dopo l’audace esordio di Haddon Hall, Stupor Mundi è l’opera della sua definitiva consacrazione come autore tra i più interessanti della bande dessinée francofona contemporanea.

Supor Mundi
di Néjib
Gallimard, 2016
304 pagine, 26,00 €

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