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La vita con Mr. Dangerous e l’impossibile fuga dal reale di Paul Hornschemeier

La vita con Mister Dangerous è l’ultimo graphic novel di Paul Hornschemeier, risale al 2011, precedentemente pubblicato a puntate sulla rivista Mome di Fantagraphics (un progetto interessante e variegato, che durò purtroppo solo dal 2005 al 2008). Era la serie più regolare di Mome, dove trovavano spazio sia storie lunghe che autoconclusive. Erano anni in cui Hornschemeier era piuttosto prolifico; in precedenza era stato anche ospite di una delle prime edizioni di BilBOlbul (nell’edizione del 2008), insieme a Anders Nilsen e Kevin Huizenga. Si cominciava a parlare un po’ in giro di lui, si stava affermando come un narratore delicato, complesso, raffinato, e con singolari tendenze pop (ottime da questo punto di vista certe immagini di LVCMD, come quella del gelato che appare qui nella storia).

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La vita con Mister Dangerous prosegue il percorso poetico di ricerca introspettiva già intrapreso dai precedenti graphic novel di Hornschemeier. Perdita di un affetto, distanza, ricerca di sé, questi i temi più cari all’autore, affrontati con una spiazzante attenzione verso l’ordinario, rifuggendo da ogni orpello narrativo che possa ingannare il lettore. Hornschemeier racconta stati d’animo e frangenti di un vissuto che non servono al lettore per fuggire dalla realtà, bensì a indagarla. Per quanto i soggetti del suo narrare siano di pura finzione – in altre sue opere era anche apparso un volto simile a quello dell’autore stesso, ma mai per una partecipazione diretta e autobiografica – essi sono di ispirazione puramente realistica.

La vita con Mister Dangerous racconta di una ragazza poco più che ventenne, sola (o più che del tutto sola, “lonely”, nell’accezione malinconica della solitudine), che fugge a una realtà monotona e insoddisfacente, rifugiandosi nell’abitudinaria e compulsiva visione di un cartone animato, il Mr. Dangerous, che dà il titolo alla storia. Mr. Dangerous è un elemento che fa parte del suo passato (dell’infanzia, probabilmente) e che nel presente le dà sicurezza, conforto; è l’unica certezza non imposta che ha nelle proprie giornate. Tornare a casa e guardarlo dal divano ha una funzione di conforto primordiale, quasi la cullasse in un nido ancor più sicuro della casa stessa, tanto da arrivare al punto di confondere realtà e finzione.

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È tematica attuale, quella di una certa ossessione per la finzione televisiva seriale. Chi non ha mai “sofferto” per la fine di una serie televisiva particolarmente amata, o chi non ricorda con piacere e nostalgia il periodo in cui certi cartoni animati erano un appuntamento fisso e di sollievo durante la giornata? A volte capita anche di rendersi conto che questa affezione è anzi una dipendenza, un modo per fuggire dalla realtà. Non so se ci sia un nome, se questa sia una patologia, ma di certo ne “soffre” la protagonista di La vita con Mister Dangerous. Eppure, la storia di Hornschemeier non scade nel pedissequo ragionamento autoreferenziale o metanarrativo attorno al valore e al ruolo della fiction.

Lo sguardo dell’autore è estremamente asciutto, non freddo, ma sempre in bilico tra l’osservazione neutra e la totale asetticità. Eppure, nonostante la linea sottile e netta o i colori quasi spenti, l’umanità della protagonista è capace di evocare grande empatia nel lettore. Hornschemeier sfida il lettore mettendolo di fronte alla cruda banalità di certe difficoltà ordinarie: di certo non lo fa per il solo gusto dell’intrattenimento, ma anche per offrire una testimonianza, un documento di quotidianità, e uno spunto di riflessione. Già nel suo approccio narrativo si nasconde la soluzione ai problemi della protagonista; quel che riesce al lettore e non riesce a lei è sorridere di certe piccole sventure. Hornschemeier con un distacco positivamente ingenuo e chiaro, riesce stranamente a far sorridere e non ad affliggere il lettore, col suo racconto dalle tinte spesso grigie.

L’autore disegna applicando una rotondità alle sue figure nette che ricorda molto la semplicità grafica dell’animazione contemporanea americana (solo, in questo caso, più aggraziata), quella delle serie non esattamente da bambini, come i Griffin o King of the Hill, coniugando quel tipo di linguaggio a un approccio più autoriale, che attinge dal cinema d’autore o dalla letteratura contemporanea e che indaga e racconta i disagi dell’individuo comune, si pensi a Jonathan Franzen o Dave Eggers, spietati narratori di una ordinarietà vicina al lettore, libera dall’eccesso di vezzi narrativi o stilistici.

La vita con Mr. Dangerous
di Paul Hornschemeier
Edizioni Tunuè
153 pagine, colore – 19,90€

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