Recensioni Novità Capitan Hydra è il cattivo che mancava

Capitan Hydra è il cattivo che mancava

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER PER CHI STA SEGUENDO CIVIL WAR II IN ITALIANO.

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

captain america 10 hydra capitan america hydra

Come avevamo immaginato già tre settimane fa, il prossimo grande evento Marvel (Secret Empire) sarà legato alla trama che vede Capitan America rigenerato nel corpo ma deviato nella mente, dove ricorda sia la sua vita da eroe sia un diverso e nuovo passato in cui è stato allevato dall’Hydra come il loro prescelto.

Questa settimana ha portato a una significativa svolta nel decimo numero della testata Captain America – Steve Rogers [Spoiler: Cap è diventato direttore dello S.H.I.E.L.D. al posto di Maria Hill e l’organizzazione ha ottenuto enormi poteri speciali proprio grazie alla fiducia che suscita Steve Rogers], tanto che Civil War II: The Oath, disegnato da Rod Reiss e scritto non a caso da Nick Spencer, è più una conseguenza di quest’ultimo sviluppo che non l’epilogo di Civil War II. Il protagonista indiscusso è infatti Steve Rogers, che si reca al capezzale di un incosciente Tony Stark e confessa finalmente la sua visione del mondo, quel che pensa di Capitan Marvel, della comunità dei super-eroi, di Iron Man e del proprio stesso passato prima che fosse riscritto. Infine ci lascia con spaventose immagini dei suoi piani futuri.

civil war confession
Da “Civil War: The confession”

Si tratta di un diretto ribaltamento di Civil War: The Confession, ossia l’epilogo della prima guerra civile firmato da Bendis e Maleev, di cui qui viene ripresa a parti alterne l’immagine più iconica, con l’inquadratura a piombo di un eroe al capezzale dell’altro. Se però Tony allora piangeva il Capitano caduto e iniziava così il suo lungo percorso di redenzione, qui Steve Rogers esprime il proprio dolore per il compagno, ma non rimpiange nulla e anzi ritiene che quella fosse l’inevitabile fine della filosofia di Stark e degli altri supereroi.

civil war II the oath capitan america hydra
Da “Civil War II: The Oath”

Troppo intenti a fare di se stessi degli Dei e a essere adorati (con una finezza di continuity Spencer cita House of M, in cui Scarlet aveva realizzava il sogno di Capitan Marvel: essere appunto il super eroe più amato della Terra) gli eroi hanno perso il contatto con la popolazione, con la pancia della Nazione. Il Capitan America dell’Hydra, in un discorso influenzato dalla vittoria di Trump, chiarisce che la gente è stanca e arrabbiata anche dei supereroi e che sarà lui a cambiare le cose e rifare grande la Nazione, e il mondo intero, forgiandolo nel fuoco.

Sembra così deciso ad abbracciare il futuro mostratogli da Ulisse che nemmeno la previsione della sua stessa morte, per mano di Miles Morales, pare scoraggiarlo. In cosa la sua Hydra si differenzi da quella del Teschio Rosso non è però ancora chiaro e le immagini finali sembrano raccontare uno stato totalitario e xenofobo come in effetti piacerebbe alla nemesi storica di Capitan America.

civil war II the oath capitan america hydra
Da “Civil War II: The Oath”

Rimane insomma da capire se Spencer ha deciso che il suo Steve Rogers è in realtà un mostro fatto e finito o se aggiungerà, come sembra aver fatto finora nello scriverlo, elementi più ambigui e un progetto politico più complesso. Di certo il modo in cui cerca di convincere Capitan Marvel a non alzare un muro tra la Terra e il cosmo (in forma di uno scudo spaziale) pare un chiaro riferimento al muro tra gli Stati Uniti e il Messico promesso da Trump, visto come una misura estrema di sicurezza che sacrifica gli ideali del Paese. È possibile che faccia questo discorso a Carol Danvers solo per un secondo fine strategico, ma finora il nuovo Steve Rogers pare davvero avere in sé una forte carica ideale, che il Teschio Rosso non ha mai avuto e che ne fa un villain finalmente complesso e affascinante come ne mancavano da troppo tempo. La scommessa è far sopravvivere questa stratificazione al solito micidiale tripudio di azione degli “eventoni” Marvel, ma Spencer su questa serie finora non ha sbagliato nulla e inizia a farci credere nella possibilità del miracolo.

bloodshot

BONUS: Con Bloodshot U.S.A. si conclude il primo lungo corso di Jeff Lemire sull’assassino indistruttibile di casa Valiant: la miniserie ha infatti sostituito la serie regolare Bloodshot Reborn di cui a marzo arriverà il numero zero per poi lasciare spazio al rilancio Bloodshot Salvation, sceneggiato sempre da Lemire.

Come dicevamo, però, la miniserie chiude una fase, porta il personaggio a fare i conti con il proprio passato e con il proprio precedente amore, risorto dal Project Rising Spirit in una modalità assassina potentissima: Deathmate. Il piano del PRS è di contaminare New York con i naniti di Bloodshot per poi salvare la nazione all’ultimo minuto utile grazie a Deathmate e prendere così il controllo del Paese. Solo Bloodshot – con i suoi commilitoni da varie guerre del XX secolo – può fermare questo progetto e per farlo deve definitivamente abbracciare la propria natura, così il cerchio si chiude e il protagonista torna dove è iniziata la serie, in quel motel dove si affogava nell’alcol e dove ha incontrato la sua nuova compagna Magic.

Da "Bllodshoot U.S.A." #4
Da “Bloodshot U.S.A.” #4

Disegnata dal buon Doug Braithwaite, la miniserie è più solida che strepitosa, ma funziona bene come chiusura di un percorso narrativo nel complesso ben sviluppato da Lemire e dai vari disegnatori che si sono succeduti sulla serie, di certo tra le migliori finora pubblicate dalla nuova Valiant.

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