Una vita americana. Martha Washington di Frank Miller e Dave Gibbons

La Storia ci ha consegnato il nome di Martha Washington. Nata il 2 Giugno 1731, è stata la prima First Lady degli Stati Uniti d’America. La prima donna, la Eva di quel ‘paradiso terrestre’ che sin dall’inizio gli Stati Uniti hanno (o avrebbero) voluto essere. Più di due secoli e mezzo dopo, Frank Miller e Dave Gibbons fanno rivivere il nome di Martha con una protagonista omonima, in un’opera a fumetti coraggiosa e assolutamente peculiare, ma fedele allo spirito di un patriottismo che non può non assumere contorni quasi mitici.

martha washington integrale frank miller dave gibbons magic press

A quasi dieci anni dalla pubblicazione della storia conclusiva, Magic Press presenta al pubblico italiano le vicende della giovane Washington in una massiccia edizione integrale, ordinata in modo da rispettare la cronologia narrativa più che le date di pubblicazione. Soprattutto, pensata per mostrare questo frutto della creatività di Miller nella sua luce più propria: quella di una biografia americana di finzione, eppure esemplare. Una sorta di romanzo di formazione fantascientifico – e postmoderno – che possa sintetizzare nella storia di un individuo i valori di un popolo, i problemi di un mondo, le sfide e i doveri di un’intera specie. Nel pieno stile di Miller, una storia in cui gli Stati Uniti sono l’America e l’America è il mondo, ne è cardine e specchio simbolico.

La Martha Washington di Miller e Gibbons è nata l’11 marzo 1995, ovvero in un prossimo futuro narrativo rispetto alla sua prima apparizione editoriale, avvenuta nel 1990. Martha nasce in un’America facilmente immaginabile da chi ancora stava uscendo dalla crisi economica degli anni Ottanta: dilaniata dalla crisi sociale, vessata da una classe politica cinica e sempre più distante dagli interessi della popolazione, abbandonata agli interessi dei privati e delle grandi multinazionali. In sostanza, l’America di Martha Washington è molto simile a quella descritta in altre opere di Miller, da Robocop a Il ritorno del Cavaliere Oscuro, con più di uno spunto a echeggiare il Watchmen di Alan Moore (e dello stesso Gibbons).

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In questo scenario, Martha è una bambina di colore segregata in un quartiere-prigione dei sobborghi di Chicago. La sua storia è la storia di una redenzione globale, ovvero al tempo stesso sociale, esistenziale e morale, che si proietta inesorabilmente sul futuro di un’intera nazione. Martha si arruola ancora minorenne nelle “forze di pace”, serve due presidenti e mostra una forza d’animo fuori dal comune, una capacità di assorbire i valori della vita militare – disciplina, fedeltà, obbedienza – che la porta subito al centro dell’attenzione dei suoi superiori. Ma questo è solo l’inizio. Costantemente tradita da un esercito corrotto, costretta a scegliere tra obbedienza e giustizia, la storia di Martha è la storia di una conversione il cui nucleo è costituito da un unico valore, gridato dalla prima all’ultima pagina del fumetto: libertà.

Se la prima storia della raccolta, Give Me Liberty, mostra toni cupi e uno spirito critico non altrettanto presente nei numeri successivi, in essa sono già presenti tutti gli elementi che configureranno le caratteristiche principali della protagonista. Il fascino del personaggio di Martha sgorga principalmente dalla sua capacità di tenere insieme caratteristiche almeno apparentemente contraddittorie. Pur veicolando i valori tipici del conservatorismo reazionario statunitense – tipici della scrittura di Miller – Martha appartiene in toto a una minoranza: donna, di colore, di basso ceto sociale. Soldato provetto, Martha cerca la pace e se ne fa promotrice in ogni modo.

L’essenza del conservatorismo di Miller sta proprio nella caratteristica principale del suo personaggio, che si fa difensore di valori più potenti e sacri di qualsiasi appartenenza formale. Martha Washington non è nel giusto perché incarna l’America, ma incarna l’America perché è nel giusto: in questo senso, le sue storie mostrano proprio che nel difendere la Giustizia ad ogni costo essa può essere più americana degli americani, come il Thomas Mann che diceva «dove sono io, lì è la Germania».

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Proprio in quanto racconta una vita, Martha Washington rifiuta l’extra-temporalità canonica in molti fumetti di supereroi. Martha ha una data di nascita, cresce, invecchia e muore. Anche questo è un tratto tipico della poetica milleriana, in cui il corpo è un aspetto centrale della narrazione. Coprendo un arco temporale che va indicativamente dal 1995 al 2016, le storie contenute in questa raccolta forniscono un valido contrappunto critico agli ultimi 20 anni di politica globale, offrendo un futuro alternativo – ormai un passato e un presente – in cui tutti i demoni della civiltà occidentale si presentano con tinte più fosche ed estreme.

Chi vorrà vedere nel ghigno sopra le righe del presidente Rexall un’anticipazione caricaturale di Trump, o nella debolezza del presidente democratico Nissen un presagio dei risultati del mandato di Obama, non avrà di certo vita difficile. L’America di Miller, sprofondata in una feroce guerra civile, è il terreno sul quale si esprimono tutte le grandi questioni – e le grandi paure – della fine dello scorso millennio: la crisi ecologica, il pericolo nucleare, la questione sanitaria. Al lettore giudicare se questi temi siano ancora attuali, e se il modo in cui vengono affrontati in queste storie possa ancora offrire qualcosa. Certamente non ha senso seguire l’esempio di Benedetto Croce con Hegel, e chiedersi “cosa è vivo e cosa è morto” in Martha Washington. Il valore dell’opera sta innanzitutto nella propria capacità di esprimere una costellazione di ideali ancora al centro della retorica patriottica statunitense. A questo, ovviamente, si aggiunge tanto altro: una capacità narrativa difficilmente eguagliata, un umorismo sempre più presente e talvolta squisito, una resa grafica con illustrazioni a doppia pagina senza dubbio spettacolari.

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In particolare, Martha Washington appare innanzitutto come un documento dell’epoca d’oro della dark age dei fumetti. In questo, forse, la pletora di riferimenti a Watchmen – soprattutto visivi – può essere letta come un omaggio, come un tentativo di avvicinamento a una temperie culturale comune. Soprattutto, però, l’opera di Miller e Gibbons si presenta come una vera e propria Storia del disegno di supereroi negli ultimi trent’anni. Grazie anche alle utilissime introduzioni di Gibbons, al lettore è possibile seguire l’evoluzione delle tecniche di colorazione e il susseguirsi degli stili grafici, che si riflettono a propria volta sull’immagine della protagonista.

Tralasciando alcuni piccoli errori di traduzione – Ayn Rand, principale fonte d’ispirazione delle prime storie del volume, è una donna e non un uomo – l’edizione curata da Magic Press dà senz’altro al lettore italiano l’occasione di avvicinarsi (o riavvicinarsi) a un “classico minore” della storia del fumetto americano. Una lettura obbligata per gli appassionati dell’opera di Frank Miller. Ma anche e soprattutto per gli amanti delle storie forti. Ovvero, in questo caso, della grande epica americana in cui politica ed etica si intrecciano – e si scontrano – in narrazioni di portata universale.

Martha Washington. L’integrale
di Frank Miller e Dave Gibbons
traduzione di Mauro Neri e Giuseppe Guidi

Magic Press, 2016
600 pagine a colori, 34,00 €