Torpedo, la rivista del noir esasperato

Torpedo è stata una rivista intitolata al gangster creato da Enrique Sánchez Abulí e Alex Toth e proseguito graficamente da Jordi Bernet. Ne sono stati pubblicati undici numeri tra l’ottobre del 1990 e il settembre del 1991, a cui si aggiunge uno speciale “La strage di San Valentino”, pubblicato come supplemento al numero di febbraio del 1991. Sebbene la sua vita editoriale sia stata breve, fu comunque più lunga della sua ‘sorella’ spagnola – Luca Torelli es Torpedo – che riprese la formula della rivista italiana per soli quattro numeri, dal maggio al settembre 1991 per l’editore Makoki.

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La linea editoriale

Dopo il suo debutto nel 1982 sulla edizione spagnola della rivista americana Creepy, la serie aveva ottenuto un buon successo internazionale, conquistando un premio al festival di Angouleme del 1986 e ritornando sulle pagine del magazine El Pais Semanal nel 1990. In Italia era arrivata sulle pagine de L’Eternauta nel settembre 1982, a pochi mesi dal suo debutto, e negli anni seguenti – come in Francia su L’Echo des Savanes e nei volumi per Glénat, o in Spagna su Thriller, Comix Internacional, Totem, Co & Co o Viñetas – aveva mantenuto la stima rapidamente conquistata da parte del pubblico come della critica.

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Una pagina del fumetto “Torpedo”, da un numero della rivista

La nascita della rivista Torpedo vuole consolidare la già ampia proposta delle edizioni ACME rivolta alle edicole, che all’epoca spaziava dai protagonisti del fumetto umoristico Lupo Alberto e Cattivik fino alle horror – e discusse – Splatter e Mostri. Di lì a poco sarebbero usciti anche la rivista erotica Blue e il ‘giovanilistico’ Lupo Alberto Magazine.

Attorno all’affascinante e divertente personaggio viene costruito un palinsesto incentrato su un’interpretazione non troppo rigorosa del genere noir. La maggior parte delle storie, in bianco e nero e di scuola spagnola, fa da ideale complemento alle guasconate di Torpedo: gli spaccati di disagio giovanile raccontati da Jaime Martin, le sequenze di humour nero disegnate dall’onnipresente Bernet, le detective stories di Don Mac Gregor e della leggenda Gene Colan. Un menù ricco, in cui trovano visibilità anche gli autori italiani della scuderia ACME come Morales, Brindisi o Laurenti. La rivista trasgredisce però ben presto il suo progetto originario inserendo storie di sicuro impatto, ma a colori, come Hard Boiled di Frank Miller e Geof Darrow e afferenti alla fantascienza. Rimane il comune denominatore della “violenza esasperata” fino al parossismo.

I redazionali, le rubriche e le interviste approfondiscono i temi e spaziano tra il fumetto, la letteratura e il cinema di genere, con incursioni nell’attualità come nel caso di una intervista a Nicola Cavaliere, capo della Squadra Mobile di Roma di quegli anni. Su Torpedo si parla comunque molto di fumetto, con news provenienti dall’estero e diverse anticipazioni, soprattutto inerenti i progetti futuri della casa editrice.

Indice

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L’indice del primo numero della rivista

Tutti i numeri si aprono con un’unica pagina impostata per contenere l’indice, l’editoriale e le gerenze della pubblicazione. In alto troviamo una versione ridotta della testata, con l’indicazione del numero d’ordine e della data. A sinistra l’indice vero e proprio, molto essenziale e con l’indicazione in evidenza del copyright dei fumetti, abitudine che in genere gli editori praticano con modalità più essenziali. A destra l’editoriale, firmato genericamente “L’Editore”, che si rivolge seriosamente al pubblico: dapprima con “Cari lettori” e poi con un insolito “Egregi lettori”. Torpedo, in fondo, è un gangster di classe…

A fare da sfondo il dettaglio ingrandito di una vignetta interna di Torpedo, tradotta in giallo tonalità oro. Analoga impostazione viene seguita anche per le pagine interne di raccordo. Se è vero che i fumetti di Torpedo tendono nettamente al nero – nel senso narrativo come in quello grafico del termine – il riferimento al giallo sembra voler rappresentare anche un’attenzione al più ampio genere “giallo”, tanto è vero che la sezione seguente all’indice prende il titolo di “Nero su giallo”.

Le firme

La rivista è frutto di una progettazione e gestione corale, a cui hanno contribuito in diversa misura alcune personalità di spicco dell’editoria fumettistica italiana di quei primi anni Novanta. Direttore editoriale è lo sceneggiatore Roberto Dal Prà, cui si deve l’idea stessa della rivista, condivisa con gli autori Carlos Trillo e Gustavo Trigo. Il Direttore Responsabile, come per altre testate ACME, è Ferruccio Giromini. Francesco Coniglio firma gli editoriali: “L’Editore”, per l’appunto. Paolo Altibrandi è l’autore del progetto grafico. I redazionali e le rubriche fisse, come ‘Black Mask’, non sempre sono firmate.

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La testata, lasciando trasparire una visione da tipica “rivista di fumetto d’autore”, mostra un’attenzione trasversale verso i protagonisti del settore. I primi numeri pubblicano brevi lettere di saluto di autori ed editori importanti come Bonelli, Giardino, Milazzo, Castelli, Altuna, Rotundo e altri. Dopo l’indice troviamo la rubrica “Nota confidenziale”, aperta agli addetti ai lavori che intervengono su alcuni temi caldi del momento. Si segnala, per esempio, una polemica a distanza tra il critico Sergio Rossi e l’autore Eugenio Sicomoro.

Gli autori

Enrique Abuli e Jordi Bernet, con Torpedo

Enrique Abuli e Alfredo Geniès, con Alex Magnum

Enrique Abuli e Jordi Bernet, con Mississippi River e altri episoddi

Alfonso Font, con Privato

Roberto Dal Prà e Giancarlo Alessandrini, con L’Uomo di Mosca

Frank Miller e Geof Darrow, con Hard Boiled

Jaime Martin, con Fiori e boccioli e altri racconti

Makyo e Christian Rossi, con Jordan

Paolo Aleandri, Roberto Dal Prà e Giancarlo Alessandrini, con Flash

Paolo Aleandri, Stefano Santarelli e Mauro Laurenti, con Luisa Salerno

Greg e Blanc-Dumont, con Colby

Riccardo Barreiro e Massimo Rotundo, con Low Alcaide

Don Mc Gregor e Gene Colan, con Detectives Inc.

Antonio Segura e José Ortiz, con Il Guardaspalle

Antonio Segura e Paolo Morales, con Non ho niente da dire

Carlos Trillo e Jorge Zaffino, con Per Amore di Hoover

Enrique Abuli e Bruno Brindisi, con Palla di neve

Joe Kubert, con Abraham Stone

Jacques Tardi, con Manhattan

Francois Truchand e Jordi Longaron, con Ronda di notte

Angela e Luciana Giussani, Coretti e Facciolo, con Diabolik, chi sei?

Il logo

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Le lettere della testata sono quasi sempre bianche e sono circondate da una proiezione colorata che integra il logo, delimitandolo nettamente rispetto allo sfondo. La scritta TORPEDO campeggia così autorevolmente in una copertina che ha punti di contatto con quelle dei comic book statunitensi. Accanto al logo troviamo infatti un rettangolino verticale con il marchio dell’editore, il numero e la data di uscita. L’immagine protagonista della cover è generosamente condita con gli strilli dei numerosi contenuti. Il logo è pensato per essere molto visibile e d’impatto. Il font è un Times New Roman bold appositamente condensato per aumentarne l’efficacia.

Il fumetto che non ti aspetti

Con l’idea di aver messo a segno un bel colpo editoriale, a partire dal terzo numero, ecco irrompere inaspettatamente su Torpedo l’ennesimo progetto dirompente di Frank Miller, Hard Boiled, per l’occasione assistito dalle composizioni spettacolari di Geof Darrow. La storia viene pubblicata in cinque puntate, corrispondenti ai primi due tomi della miniserie Dark Horse, e risalta per la sua violenza eccessiva ma, al contempo, caricaturale. Appartenente in realtà a tutt’altro genere – si tratta a tutti gli effetti di fantascienza cyberpunk, in una Los Angeles del prossimo futuro – Hard Boiled si ispira a un racconto di Philip K. Dick.

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Una tavola di “Hard Boiled” da un numero della rivista

La sceneggiatura asciutta e tagliente di Miller e lo stile ipercromatico e graficamente ossessivo di Darrow, autentico maestro di dettagli microscopici, avevano reso questo fumetto un evento editoriale negli Stati Uniti, molto atteso anche in Italia (nel 1991 guadagnerà agli autori un Premio Eisner). Tuttavia la sua pubblicazione in questa rivista rappresenta un elemento palesemente eccentrico, se non conflittuale, per stile, scenari e linguaggi. Una contingenza storica che forse ha influito sul suo (relativo) insuccesso negli anni a seguire, rendendola una delle opere meno note e meno ristampate di Miller.

Si ringrazia Andrew Chiginu per la collaborazione e per i dati bibliografici.

*Rivisteria è una column che esplora il panorama delle grandi (e piccole) riviste del fumetto italiano. Ciascuna puntata si concentra su una testata, attingendo agli archivi della biblioteca del Centro Fumetto “ Andrea Pazienza”.

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